Sulla pagina della cultura del Corriere della Sera di venerdì 21 ottobre 2011, campeggiava a tutto foglio il titolo: L’uomo è più in alto di Dio: l’eternità secondo Severino, frase che esprime il senso dell’ultimo libro del filosofo italiano più famoso, intitolato La morte e la terra.
Una superiorità, quella dell’uomo su Dio, ribadita da Armando Torno, che sulla stessa pagina del Corriere, presentando il nuovo libro di Severino, così l’esprime: l’uomo per il filosofo di Brescia è “qualcosa di infinitamente più grande di Dio”.
Però per Severino Dio non c’è. Non c’è l’Essere dei filosofi e non c’è il Dio delle religioni. Ci sono solo gli enti, gli uomini ecc., e ognuno di essi per lui è eterno, immutabile, immobile, ha cioè gli attributi della divinità. Come si può, perciò, stabilire un confronto di uno in carne e ossa con l’altro che non c’è, non è mai stato, e se c’è − perché la parola esiste pure nel vocabolario ed è continuamente pronunciata −, è solo una chimera, pura fantasticheria!
Inoltre se il confronto viene fatto con una chimera e si dice che l’uomo è più di essa, non si ottiene il risultato di far dell’uomo una Superchimera anziché un “Superdio”, vale a dire una parvenza del nulla!?
Tale è, infatti, l’uomo di Severino. E se ora si pone mente a quant’altro abbiamo detto del suo pensiero in questo tempo di nichilismo diventato condizione normale, questo è un ulteriore aspetto di quanto è apparso in altre occasioni: che la sua filosofia è il più grande monumento al nulla finora costruito, e il suo uomo in carne e ossa (l’ente) non è eterno, immutabile, immobile, ma una maschera del nulla.
