La strada della natura dalla quale si giunge a questo mondo l’abbiamo illuminata e segnalata. Prima passava solo la specie nei modi segreti che essa adotta. Ora anche il singolo da solo.
Prima c’erano entrata e uscita misteriose e una visita soltanto a questa terra, o di altre non esistevano le prove chiare e distinte (non c’era più il ricordo). Ora si conosce la strada per tornare e cambia tutto. Bisogna però imparare quel cammino.
L’eterno ritorno dell’uguale avviene nel mondo delle apparenze – la numerosa, variopinta e multiforme natura. Ma è dalla cultura che diventa idea chiara e distinta, cioè eterno ritorno anziché una presenza improvvisa e sempre nuova. E ciò dopo che la via circolare è stata indicata, illuminata e percorsa fino alla coincidenza d’inizio e fine, e dopo che uscendo da quel punto si è giunti nel Centro del giro.
Con l’eterno ritorno dell’uguale non si conquista l’eternità che essa è da sempre nell’eguale. Si conquista invece l’apparenza, perché si ritorna nel mondo delle apparenze. Questa volta non portati ciecamente dal volgere eterno della vita, ma perché si conosce la strada. Perciò si sa da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo.
Il ritorno dell’eterno ritorno dell’uguale si svolge dall’Essere alle apparenze. C’è il retaggio dell’incarnazione di Dio in questo “ritorno”. Ma qui stiamo parlando dalla filosofia.
