Il Vocabolario: l’evoluzione della lingua

I vocaboli sono segnavia
Che tracciano il cammino
Fino al confine della mente
E indicano il suo superamento

Il Vocabolario è il luogo di tutti i vocaboli. Però, inserendo le parole, in questo si sono presentate anche combinazioni di vocaboli, nomi propri, numeri, frasi; ed altro ancora di diverso che ha credenziali per entrare può farsi avanti ed esigere, perciò sospetto che le inclusioni nella raccolta siano illimitate. Fra le combinazioni di vocaboli è già inserita, per esempio, PRESENZA-ESISTENZA; fra i numeri sono già stati introdotti UNO, DUE, TRE; fra i nomi PARMENIDE, ERACLITO eccetera.

Poi i ritorni. Una parola già raccolta e scritta si ripresenta, e io devo accoglierla ancora e includerla, sotto la prima apparizione. La prima apparizione è indicata con i numeri 1, 2, 3…; la seconda con i numeri seguiti dalla lettera “a”: 1a, 2a, 3a…; la terza con i numeri e la lettera “b”: 1b, 2b, 3b… eccetera.

Le apparizioni avvengono nei miei giorni e nelle mie notti, quindi nel mio tempo; tempo che altri tempi ha ad incontrare: le stagioni, la nascita dei fiori, il loro sciogliersi e sparire, l’arrotondarsi della luna dentro il cielo, il sorgere delle costellazioni; e ritorna la neve e ritorna la parola, si apre il fiore e canta la mia vita. Non c’è limite ai ritorni perché ogni parola gira con le stelle; si nasconde e riappare; ritorna in un altro momento della vita e io l’aggiungo sotto a quella che è già stata. Uguale è il luogo ma s’allarga il suo respiro.

Perciò il luogo è lo stesso, ma non è mai uguale e definito; sulle pagine aumentano i segni ma ognuna non è mai piena e mai è vuota. Può capitare che la fine di una manifestazione giunga a fine pagina, ma quel limite di pagina e di parole è soltanto casuale; in un’altra manifestazione s’aggiunge un’altra pagina che fa giustizia di quell’effimera pienezza.

Alle ripetizioni che si succedono nel tempo sono legate le estensioni senza fine nello spazio e quindi non sono eliminabili i vuoti; essi costituiscono il Vocabolario quanto i pieni, cioè i luoghi delle parole. Se non ci fossero o venissero eliminati collegando le parole, non rimarrebbe più spazio per i ritorni, non si potrebbero includere i nuovi vocaboli che si presentano e che hanno il loro ordine nell’insieme. Perché c’è l’ordine alfabetico che mai si potrebbe trascurare. Mi è capitato, infatti, che arrivando a fine pagina con l’illustrazione di un vocabolo, ho ottenuto continuità con il vocabolo che seguiva nell’ordine e che iniziava un’altra pagina; ma quella successione ininterrotta si è dimostrata in breve effimera e vana, perché un’altra parola si è introdotta fra le due, nel posto che le spettava, sciogliendo un impossibile legame e alimentando nuovo spazio nell’interno.

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2 Risposte to “Il Vocabolario: l’evoluzione della lingua”

  1. Realismo ingenuo | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] del soggetto conoscente”. (A. Schopenhauer, Die Welt als Wille und Vorstellung, II, pag. 534. Nel Vocabolario ci sono le seguenti indicazioni. Alla voce Porta: − T’affacci sul divino della luce quando […]

  2. 4. Non è più tempo di vani convegni ciarlieri | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] modi dell’eguale); dov’è la Porta c’è ora anche la chiave per chi entra e chi esce (vedi su Vocabolario: l’evoluzione della lingua, il vocabolo Porta); l’aspetto della via è ora un circolo completo, apparso così quando si è […]

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