Achille […] Amore

Il Pelìde Achille

ACHILLE
1.
Il mondo tu lo vedi rotondo/ soltanto perché il tuo cervello è sferico.
2.
O almeno c’è uniformità nella progettazione/ e nella visione di ogni cosa.
3.
Tutto gira e rigira/ nei cieli e nel cervello.
4.
E mi sembra di capire che sta qui il segreto/ fra il cerchio e la sua misura a cui tendiamo.
5.
Similmente la gara fra Achille e la tartaruga non è finita/ e ancora si rincorrono i due eterni duellanti.
6.
Il mondo non è vero, è una parvenza,/ che portiamo quassù con occhi e mente.

7.
E il vero, semmai, è sovrapposizioni di parvenze,/ sostenute e mantenute dalla vita.

ACQUA
1.
In genere, come acqua si versa questa vita/ da sponde di terra dentro il mare,/ e scompare il suo corso.

ACUTEZZA
1.
Io parlo di Acutezza della vita/ che fora il suo guscio di pensiero.
2.
Sono anche le piante fatte a punta per uscire,/ e quindi si può anche capire/ che ogni vita antica e nuova/ ha un’Acutezza e un varco.
3.
All’inizio, ogni vita affiora da un intero./ Da un luogo racchiuso punta e varca./ Ed esce e sale nella luce.
4.
La primavera è ripetizione/ di varchi antichi e di affioramenti.

ADATTARE – ADATTAMENTO
1.
Tutti si Adattano/ ad apparire e sparire dalla scena senza perché,/ e questo insegna qualcosa sulla qualità della vita/ raggiunta qui sulla terra./ Anche se qualcuno prevede e persegue un Mutamento/ non si presta attenzione in questo verso.

ADDENSAMENTI
1.
Mi giungono Addensamenti e non le cose/ e Addensamenti trasformo in stelle e fiori.
1a.
Ho visto la cieca morte/ farsi notte, punteggiata di luci/ quando penetrano in essa le parole.
1b.
Il biancore della neve nella notte/ è come il lumeggiare della parola.
2a.
Mi basta d’aver appreso in questa notte/ che punti di biancore come la neve/ suscitano l’ombra nella notte fonda.
3h.
Addenserò le parole del mio canto/ per rischiarare tenebra profonda/ come fa la neve quando scende a notte.
1c.
Sono Addensamenti della luce i fiori,/ luoghi di sosta prediletti/ del Suo diuturno infaticabile operare.

ADDITARE
1.
Nessuno mi crede se dico/ e perciò devo solo Additare/ e accompagnare chi vuole proseguire.

ADDORMENTARE
1.
Mi addormentano le vite primitive/ e mi svegliano il loro arrovellarsi.

AFFIORARE
1.
Dal canto, Affiora la parola, e poi s’immerge,/ per riapparire in un’altra primavera.
1a.
Mi sovvengono Affioramenti e separazioni da altre terre./ Dal fiore, pesce, mammifero, uccello, uomo./ Chi è lasciato, poi diventa cosa.
2a.
Il giorno del sole e la notte delle stelle/ entrano in una sfera illuminante/ seguendo cunicoli della vita.
3a.
Il corpo è cosa dentro il mondo,/ ma il mondo sta dentro nella vita.
1b.
La vita è un cammino nel tempo/ e il vivente si muove nello spazio./ Non può essere diversamente, se si guarda bene.
2b.
Il viaggio nel tempo per noi è predisposto/ fino all’Affioramento nella vita umana.
3b.
Da cui appare la visione di luci antiche/ e di vite antiche in quelle luci.
4b.
Io so che è stata sormontata/ tutta la struttura che appare dalla vita.
5b.
Tutta la struttura è il cammino/ fino allo sbocco.

AGGIRARE-AGGIRAMENTO
1.
Dobbiamo Aggirare la tenebra in noi/ quella più vasta e profonda/ e che ha il nome più nero, cioè morte,/ com’è già accaduto con la veglia e il sonno.

ALA
1.
La mia vita è ala sul pensiero/ come volo di gabbiano sopra il mare.

ALATI
1.
L’era dell’animale è ormai finita,/ l’uomo è l’ultimo modello,/ e inizia l’era dell’angelo./ Appena si aprirà la porta dalle due parti/ usciranno gli Alati a conquistare
1a.
I bianchissimi li chiamerei, forme di luce,/ gli Alati che s’avvicinano all’umano.

ALBERI – UOMINI
1.
Essi, senz’occhi per il sole./ E noi, senz’occhi per il Logos.

2.
Non c’è senza di te l’albero che vedi./ Precipita nel suo tempo, cosa non veduta,/ e luce non veduta la sua vita.
1a.
La maggior parte di noi/ neppur si apre all’altra luce/ che pure scalda il cuore./ E’ come pianta verde senza il fiore.
2a.
Se gli Alberi spuntano nel sole e gli uomini nel Logos,/ qualcuno apparirà ancora più in alto.
1b.
Incapaci gli Alberi di aprire gli occhi al sole/ e incapaci gli uomini di aprire gli occhi al Logos./ Ma qualcosa di nuovo sta accadendo e c’è l’attesa.
2b.
Gli Alberi si sono alzati verso il sole/ che non vedranno mai,/ perché siamo noi gli occhi e la mente./ E gli uomini si sono alzati verso il Logos/ che alcuni hanno già visto,/ ma che molti non vedranno/ se si lasceranno troppo sorpassare.
1c.
Guardate gli Alberi!/ Hanno sopra di loro il sole luminoso/ che con il suo moto apparente li fa nascere, crescere, declinare e morire/ in un sempiterno giro di vita e di morte,/ in cicli fissi e immutabili./ Se ogni uomo si potesse vedere dall’alto o da fuori/ come vede l’albero,/ similmente si scorgerebbe:/ dentro ad una luce, dentro ad un’oscurità./ Ed è questo cielo più alto/ che stiamo cercando di avvicinare e capire/ attraversando strati luminosi e penetrando zone oscure.
2c.
Abbiamo tutto un passato da osservare/ per vedere e capire quel che siamo ora./ Il mondo è il libro dei rimasti/ e della loro storia raccontata e instancabilmente ripetuta./ Di cui tu occupi l’ultima pagina/ ma che ha tante pagine bianche dopo di te/ se vuoi scrivere ancora.

ALBERI – ANGELI
1.
Quelli che tu vedi, ed essi non ti vedono./ Quelli che ti vedono, e tu che non li vedi.

ALBERO D’INVERNO
1.
Io conosco il tuo sole che ti veste/ e sto cercando chi conosce il mio.

1a.
Assomiglio anch’io all’Albero d’inverno,/ ma io cammino per incontrare ancora luce.
2a.
La primavera che verrà io la conosco,/ ed essa allieta ma non mi sveglia il cuore.
3a.
Albero d’inverno/ tu stai fermo ad indicare/ che si esce dalla vita/ che abbiamo avuto.
4a.
E in quest’esistenza io conto di trovare/ un’altra uscita, e perciò cammino,/ cammino sulla neve.
5a.
Anche il Logos sarà presto un sormontato.
6a.
Di più dell’invisibile/ non c’è nulla che m’attira.
1b.
Soltanto se si preme s’apre il foro,/ come fa il fiore quando spunta dalla terra./ Non s’apre prima il foro e poi si passa./ Chi passa a foro aperto non è mai primo.
2b.
E ognuno che passa per un foro aperto,/ è ripetizione di chi ha scoperto quel passaggio,/ o continuazione di un’opera già iniziata.

ALDILÀ
1.
L’aldilà non è fuori o lontano./ Appena dopo la veglia comincia l’Aldilà/ ma non c’è dall’una all’altro passaggio che conosci/ e perciò quando sei di là non ti conosci./ O appena dopo la coscienza comincia l’aldilà, e si chiama inconscio,/ o appena dopo la vita e si chiama morte./ Ma esso è siffatto che tu/ ci arrivi soltanto addormentato/ o incosciente, o morto.

ALETHEIA
1.
Se è vero che la radice della pianta umana/ ha il nodo nella testa e poi affonda/ da ogni parte nella sua terra,/ allora la pianta è rivolta o è aperta ad una luce.
2.
Quando è sbocciata la prima volta/ lo sappiamo: nell’Aletheia.
3.
Il luogo del risveglio è la sfera di Parmenide.
4.
Il foro d’uscita/ ha l’aspetto di una porta/ nella visione antica.
5.
L’ingresso nel pensiero è l’inizio di una vita:/ la vita razionale, l’ultimo aspetto,/ io credo, dell’umano.
6.
L’Aletheia non è l’accesso al sole/ perché l’ingresso in esso/ è accaduto molto prima,/ ad altri: agli alberi e ai fiori.
7.
Per noi il sole è un passato/ che entra ogni mattina nella luce/ dove ora ci troviamo,/ e viene illuminato.

ALTOPIANO
1.
Io so che il cielo è come un Altopiano,/ e biancheggiano i narcisi come galassie./ Ma qui io tocco stelle con la mano,/ e non ditemi che non è luce questo chiarore.
2.
Ma se è ondulato come un altopiano,/ non si vede che cosa c’è dopo quel dosso./ E perciò sono uscito dal biancore, sono salito,/ e un altro cielo si dispiega più lontano./ E c’è un altro versante dopo la cima.
3.
Il versante che è apparso non ha stelle./ Le stelle stanno dalla parte della luce.
1a.
Su ripidi declivi stanno le stelle/ e a volte su orli di baratri e abissi.
2a.
Sono addensamenti della luce abbarbicati./ Perciò io credo ai buchi neri dentro il cielo,/ ai venti del tempo,/ e alle ondulazioni e distorsioni dello spazio.
3a.
Io credo a quasi tutto ormai e per ciò voglio uscire,/ ma per saperne di più e non per chiudere l’occhio./ Per aprire un nuovo occhio che colga l’invisibile.

ALTRO
1.
C’è un Altro che attende la mia vita,/ ma io ho lasciato segni indecifrabili/ sulla sabbia del mare e dentro il vento,/ perché sia costretto ad accordarsi per sapere.

ALVEO
1.
Anche il mio corpo è un Alveo della vita/ ed io uno sradicato dalla piena.
2.
Un Alveo asciutto è un corpo senza vita.

AMBASCIATORE
1.
Il volto dell’Essere è il ciclico apparire della totalità./ Io sono Ambasciatore presso quel regno/ e dovrò annunciare il volto del Signore.
2.
Sto trascorrendo per luci di sogni per immaginarlo quel volto,/ per non rimanere senza parola quando verrà la pienezza,/ perché il mio compito è comunicare quel ritorno./ Il ritorno è un aspetto dell’intero.

AMBEDUE (io e il mio Signore)
1.
Ci avviciniamo Ambedue a punti della luce./ Tu alle stelle in cielo, immagino,/ ed io alle genziane dentro il prato/ e in quest’occasione non T’invidio./ Le mie luci sono azzurre e le tocco con la mano.

AMBIENTE
1.
La vita compone degli Ambienti,/ e per la sua manifestazione e sviluppo/ la vita umana ha composto questo mondo/ che confina con le stelle e le galassie.

AMBITI DI LUCE
1.
Io dico di uscire dalla luce del lampione/ quando ritorna buia la mia strada./ Quindi ci sono ambiti di luce e limiti.
2.
Se non ci fossero, come il sole che è vicino,/ ogni stella colmerebbe questa notte.
3.
Se ci sono Ambiti di luce,/ non esce la luce dal suo luogo./ Eppure si vede la luce del lampione/ se mi volgo dopo averla superata.
4.
Qui parlo delle luci della note/ e non del giorno.
5.
Uscendo da Ambiti di luce – luoghi di vita -,/ possiamo guardare notti antiche.
6.
Se la stella della notte non mi giunge,/ sono io che arrivo ad essa: la disvelo.
7.
Non è vero il viaggio della luce/ oltre il suo limite di stella./ Può circolare soltanto nel suo tempo.
8.
Se esco dalla luce del lampione/ più non mi giunge – è evidente – la sua luce./ E se mi volgo e ancor m’appare da lontano/ interviene l’altro aspetto: la visione.
9.
Io illumino le stelle quando le guardo,/ cioè vedo luce da luce.
10.
Perciò la visione non è mai/ soltanto ciò che giunge,/ come sembra quando è giorno.
11.
È anche notte e morte/ e una luce non percepita,/ come il logos.
12.
Tu dici che arriva il cielo della notte,/ ed io dico che lo portiamo alla presenza.
13.
Come la voce giunge all’orecchio o mai arriva,/ così la luce incontra l’occhio o mai arriva.
14.
Il gioco della luce/ si gioca con l’occhio e una lontana stella./ Oppure con il sole nel suo giorno.
15.
Non credo a luce perennemente in fuga/ e indirizzata in un cielo dove la sua fonte è già scomparsa./ Va raccontata meglio questa storia.
16.
Il racconto del cielo lascia buchi,/ come la luce che sempre corre e mai arriva.

AMBITO
1.
Il sole è l’Ambito di luce delle piante.
2.
Il logos è l’Ambito di luce della pianta umana.
3.
La pianta umana ha superato l’Ambito del sole./ Lo vede e vede lo stellato cielo.
4.
Prospetto che si può uscire anche dal Logos.
5.
L’ambito del Logos comprende il sole e le altre stelle/ ed è la vita razionale per l’umano.
6.
Uscire dal cerchio della sua luce/ dove da millenni siamo immersi,/ è vederlo con nuovi occhi, come si vede il sole.
7.
Appariranno altre terre e altri cieli./ Apparirà la pianta che si lascia.
8.
Vedrai la faccia della tua vita quando uscirai.
1a.
C’è la vita dentro la donna,/ c’è la vita dentro il sole,/ c’è la vita dentro il Logos./ E dopo un’altra ancora, che raggiungeremo.
2a
Raggiungeremo Ambito e apparizione.
1b.
Logos è un Ambito di luce immenso,/ perché contiene tutta la visione che abbiamo:/ cioè la terra, il sole e l’universo.

AMORE
1.
C’è una nostra età che il sogno ci arriva nel volto./ Un antico sogno che giunge da dove si crede la morte./ E si può riconoscerci e amarci./ Ci sono cose che non si sanno, e una è l’amore./ Ma io dico ora di esso che è voce d’eterno.
1a.
Quando la metà oscura/ – il sonno, l’inconscio, la morte -,/ acquista forma ed aspetto di donna,/ o quando forma ed aspetto l’uomo lo ritrova/ nel gran mondo delle cose contrapposte,/ allora è amore.
1b.
Dietro siamo ciechi,/ non solo nel corpo/ ma anche nella mente. Soltanto che la mente/ ha potuto superare quel suo stato aggirandolo,/ come ha fatto la scienza/ con la faccia nascosta della luna./ Quel che si scopre è un altro volto/ che non si sapeva d’avere/ ma che quando ci appare/ – finora ce l’ha presentato soltanto Amore -,/ per esso stravediamo.
1c.
Quando la parte oscura che tu sei/ acquista forma ed aspetto di donna,/ e quando forma ed aspetto/ lo ritrovi e riconosci nel gran mondo/ delle cose contrapposte/, allora è amore.
1d.
Che tu sei l’unico Amore io l’ho riscoperto/ dopo un cammino lungo quarantasette anni/ della mia vita/ e più di tremila anni di Storia./ Ma la prima volta io non lo sapevo,/ lo sentivo solamente./ E’ la conoscenza che s’è aggiunta/ nella riscoperta.
1e.
La vittoria sulla morte è l’Amore./ Anche sul piano fisico/ l’unione è la continuazione della vita della specie./ E si va verso l’altra meta: l’immortalità dell’io,/ o meglio del Sé, che comincia/ l’unità di conscio e inconscio.
1f.
Ci stiamo inoltrando/ nei segreti dell’Amore/ quando si dice che quel sentimento/ che ci prende e sconvolge/ è la scoperta là fuori/ di quel che è in noi in altro modo.
1g.
Ho vissuto in gioventù/ l’amore terreno/ ed ora mi sono legato/ a quello celeste./ L’uno si nutre dell’altro/ mi sembra./ Ma ora che sono qui/ vorrei essere là/ e quando ero là/ volevo arrivare dove ora mi trovo.

1e.
Ritrovare e riconoscere:/ quello è il grande amore./ Io ho ritrovato/ ma non ho subito riconosciuto/ in modo chiaro e distinto,/ perciò ho cercato/ per quasi tutta la vita/ finché il segreto della metà nascosta/ s’è svelato.
1f.
L’Amore, per chi o trova,/ è uno, uno soltanto./ Il resto è ricerca.

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