Cadere […] Chiesetta sperduta

Maurits Cornelis Escher, Ordine e Caos

CADERE
1.
Dall’essere all’ente c’è Caduta./ Cade come pioggia la parola.
2.
Essere: è come il cielo che non ha acqua./ Ma tutta l’acqua cade giù dal cielo.
1a.
C’è Caduta dalla luce della vita/ quando si consuma il tuo sostegno come cera.

CADUTA-RISCATTO
1.
Certamente la donna è la causa delle Ricadute/ negli immutabili cicli della natura/ per cui sono anche inganni il suo volto/ il suo sorriso, le forme tenere e rotonde,/ dei suoi seni e dei suoi fianchi,/ i fori d’ingresso e d’uscita dal suo corpo./ Ma la ripetizione instancabile della vita/ rappresenta anche l’unica speranza/ di cercare e trovare l’uscita da quei giri,/ ciò che ho già incominciato a comunicare e insegnare./ E in questa scoperta è contenuto/ il completo Riscatto della donna.
2.
Il Riscatto completo della donna/ come molla e genitrice degli eterni giri/ in questa prima linea che è la vita umana,/ ci sarà quando l’esistenza nostra non sarà
più/ un continuo ritorno dal misterioso e inesplorato/ dominio della morte, ma ci sarà vittoria e conquista./ Fino a quel momento l’ingresso nel suo ventre/ e ciò che segue è una Caduta/ e uscire da esso una sconfitta annunciata/ un’altra bocciatura all’ultimo esame.
1a.
Per chi aspirava all’Uno, a Dio, all’Atman, al Nirvana,/ era naturale addebitare alla donna la caduta/ negli immutabili giri della natura/ e quella colpa è rimasta finora incancellata./ Solo se si riuscirà ad uscire dalla rete/ ci sarà completa riabilitazione.

CALEIDOSCOPIO
1.
Siamo figurazioni – aspetti del Caleidoscopio –,/ di un totale che chiamiamo Dio,/ ma tutte le figure non le conosciamo./ Ed è perciò che continua questa vita/ fino a confini e a porte di passaggio.

CALTE
1.
Ho quest’oggi un appuntamento con dei fiori,/ con le Calte che sbocciano il ventun marzo.
2.
L’appuntamento è avvenuto./ Sono andato lontano per un po’/ ma sono ritornato in tempo per quest’inizio,/ per il loro primo sbocciare ai lati del pantano/ e lungo i molli bordi del ruscello che discende./ E il premio ambito è un fiore arancio nella mano.
3.
Si sboccia nella luce come i fiori,/ ma ora è notte e inverno sulla nostra terra.
4.
Si è chiuso un ciclo del fiorire, mi sembra,/ e siamo caduti come semi sulla nostra terra.

CAMMINO-CAMMINARE (della natura e della conoscenza)
1.
In Cammino da millenni per varcare/ la sfera della luce che fa splendere le stelle.
2.
È questo Camminare nella vita che m’importa,/ perché vedo uscita ormai da questa sfera.
3.
Io che Cammino e non mi volto indietro,/ se non da alture e da tappe di ristoro.
4.
Alla sorgente del pensiero sono diretto.
1a.
Innumerevoli i Cammini fino allo slargo della vita umana./ Fanno parte dell’onda del vissuto/ dentro ad un mare che le onde le produce.
2a.
Poi sta tutta nelle circonvoluzioni del cervello/ l’estrema strada che ti porta in cima.
1b.
Sto indicando anch’io che c’è un Cammino/ e c’è alla fine una porta da passare.
1c.
Ma io Cammino verso il superamento/ perché mi appare limpidamente/ che questo corpo non è un insediamento fisso,/ ma un accampamento provvisorio./ Poi rimarranno le tendopoli, ma vuote di passaggi e d’avventure.
2c.
E il mio Cammino è giunto fino all’uscita/ ed io la grido questa mia scoperta.
3c.
La vita trae da se stessa le sue pietre di sormonto./ Sono le sedimentazioni della vita superata./ Sono cioè le cose e sono il mondo.
1d.
Si va da ingressi ad uscite di sfere animate o illuminate./ E io sto semplicemente indicando un’altra porta.
2d.
Non è esercizio il mio,/ non è cultura, non è letteratura, né poesia./ E soltanto l’avanzare della vita.
3d.
Io e il mio bastone stiamo percorrendo questa strada,/ e annoto alcuni passi del Cammino/ per lasciare tracce e ricordarle un giorno.
4d.
Sopra questa sfera dove siamo internati/ forse la vita è bella, ma non qui./ Qui la bellezza qualche volta appare,/ ma poi rapidamente si dilegua.
5d.
Per il gretto del torrente asciutto,/ uno dei miei Cammini preferiti,/ aspetto la mia piena/ che mi sollevi e porti fino allo sbocco.
1e.
Ora che so di poter ricordare,/ annoto le tappe del cammino/ e anche i passi più importanti a volte.
2e.
Non c’è altro perché, solo il Camminare,/ e vedere andando avanti quel che accade.
3e.
Anche la scienza è il mondo visto da una tappa,/ che dura ormai da duemilaseicento anni./ Ma io punto a spiantarmi dalla tappa,/ a smontare la tenda e andare avanti.
1f.
Io sono un Cammino e non principio e fine./ Semmai essendo circolare il mio procedere,/ il principio e la fine è in ogni punto.
1g.
È un Cammino lontano dalle strade d’ogni giorno,/ e molto più lungo di una vita.
1h.
Il sonno,/ quello che va dalla fine di una veglia all’inizio di un’altra,/ è un Cammino della natura, inconoscibile in sé dal singolo/ che pur lo compie.
2h.
L’inconscio,/ quello che va da uno stato di coscienza ad un altro,/ è un Cammino della natura/ che lo si compie da trasportati, bendati e spenti,/ qualche volta aiutati a fare prima.
3h.
Uguale è la morte,/ anche se è così lungo quel cammino/ che chi arriva non ricorda più la sua partenza.
4h.
Cammini della natura, dunque, sonno, inconscio e morte./ Una via della conoscenza, invece, quella che io ho trovato,/ che parte da dove partono le altre e arriva dove arrivano./ Ma chi la percorre in tal modo come aquila vola, solitaria e alta,/ e vede le altre cose e vite che stanno sotto.
1i.
Il Cammino oscuro che io ho compiuto nella mente,/ in natura avviene nel corpo della donna./ Quest’ultimo è la via della specie,/
l’altro quello del singolo.

CAMMINO TENEBROSO
1.
Il cammino che ho percorso nella mente,/- la metà oscura del ciclo vita-morte -/ è anche nel tuo ventre./ L’altra parte di te che sei completa/ è il tuo volto ridente e il tuo corpo luminoso.

CAMPO
1.
Il Campo dove il tuo cervello,/ che è cosa limitata e si vede – sta nella testa, / si applica, è anch’esso limitato/ anche se contiene terra, mare e cielo./ Si chiama mente il Campo.
1a.
Non è un’avventura nel Campo/ dove gli uomini ancora cercano e conquistano,/ cioè nella sfera che chiamiamo mente,/ ma è la conoscenza dell’ingresso e dell’uscita da questo Campo/ e quindi il superamento di nuove Colonne d’Ercole.
1b.
Il mondo è ricavato dall’immenso,/ è un Campo coltivato e dissodato.
2b.
Questi Campo immenso che tu chiami mondo,/ è per me solo un sogno della vita.
3b.
Questo mondo che tu percepisci, dove si svolge la tua vita/ è solo un Campo dissodato e coltivato./ Il resto è caos, mostruoso avvicendarsi./ O è il divino, un sogno senza tenebra.
4b.
Luce è il sole, luce è il logos./ Ma c’è tenebra che incombe da ogni parte.
5b.
Pulsioni nella tenebra e nella luce/ sono i tentativi di sapere.
1c.
Io accendo un Campo quando mi sveglio,/ e divento un osservatore di quel Campo.
2c.
È entrata prima la luce/ poi il canto di un uccello.
3c.
Un piccolo Campo è apparso dentro il Campo:/ la stanza dove mi trovo/ con la porta e la finestra della luce.
4c.
E fuori dalla finestra un altro Campo:/ il giorno del sole appena spuntato/ dalla notte delle stelle.
5c.
Si dice che quest’ultimo ha un diametro/ di quindici miliardi d’anni luce,/ una misura trovata di recente.
6c.
All’inizio, invece, c’era soltanto/ luogo di punti luminosi e movimenti./ Ancora non c’erano intrecci e calcoli.
7c.
Essere è stato chiamato il Campo in quell’inizio.
8c.
E anche noi del Campo siamo apparizioni, movimenti e osservazioni./ La vita apre Campi dove poi pone anche le sue cose più vicine,/ che sono aperture su quel Campo.
9c.
Nel Campo che s’è aperto il mio corpo/ e ancora di più i miei occhi, sono minuscoli oggetti,/ e si aprono e si chiudono, appaiono e scompaiono./ Ma però sono un osservatorio di tutto il Campo,/ di tutto quello che s’è aperto alla mia vita.
10c.
In questo Campo che chiamiamo anche mondo,/ sono entrate tutte le stelle che vediamo con gli occhi/ e con i prolungamenti di essi: i telescopi.
11c.
E il fuori Campo?/ Il fuori Campo non c’è/ o ha nome Caos.
12c.
Limite di campo è dove comincia a tintinnare/ o a baluginare ciò che poi accade dentro il Campo./ Perché un limite c’è: il campo è finito,/ anche se sono illimitate le apparizioni dentro ad esso.
13c.
Io che sono entrato nel campo come una cosa e come osservatore,/ so che ne uscirò un giorno./ Ma ora che conosco i limiti del Campo, che è linea dell’ingresso e dell’uscita,/ potrei ritrovarla un giorno, se mi piace.

14c.
A Dio appartiene il fuori Campo e chissà cos’altro./ Ma questo Campo può vederlo soltanto con i nostri occhi.
15c.
Gli occhi d’inviati nelle lontane terre.

CANDELABRO
1.
Il corpo è il Candelabro della luce della vita./ La mantiene in verticale nell’aperto, e quindi accesa./ Vita su vita è il mantenersi della vita,/ su vite antiche diventate cose nei sorpassi.

CANE
1.
Io vado qui come Cane randagio,/ dopo che un’ala ha valicato il cielo.

CANNA UMANA
1.
Il corpo umano è una Canna di salita/ per la vita che arriva fino ala logos.
2.
Provenendo dal cielo più profondo,/ passa la vita per la Canna umana,/ che dunque rimarrà dopo il sorpasso.
3.
Canali della vita che si chiudono e si seccano./ Vitalità portate ad una misura e poi lasciate.
4.
A volte soltanto capillari tanti umani,/ e a volte torrenti e fiumi in piena,/ e aperti oceani all’estremo d’uomo.
1a.
C’è il sole e il mondo vegetale si è alzato verso di esso./ Ma poi c’è anche un’altra luce, più alta e più splendente,/ e l’uomo è la canna che continua fino a quella
dimensione.

CANTARE
1.
Canteremo il superamento della notte del logos,/ com’è stato Cantato il superamento del deserto./ Sta scritto all’inizio del cammino: “Io vi porterò fino alla luce/ che illumina il sole e le altre stelle.

CANTO
1.
Il Canto ha il verso,/ la primavera il fiore.
2.
Io cerco la parola/ come cerco il fiore.
2a.
E vado a coglierla là/ dove c’è il prato.
2b.
Anzi è così simile il raccolto/ che cerco la parola e trovo il fiore.
2c.
E una mano tiene i fiori/ e l’altra annota.
2d.
Oppure la terra ha per respiro il Canto/ e giunge il fiore fino alla parola.
2e.
C’è un numero finito di parole dentro il Canto:/ le parole del Vocabolario./ Ma illimitato è il loro sorgere e occultarsi./ Senza fine inverni e primavere/ e forme e sfumature di colori./ Illimitate le rarefazioni e addensamenti.
2f.
Se vuoi vedere un Canto antico guarda il cielo./ Un altro Canto è un prato a primavera.
2g.
È la sua corporeità che già m’attira,/ una forma rotonda dentro il cuore.
2h.
Darò alle cose l’eterno ritornare/ e a me stesso a memoria della vita.
3.
Prorompe il Canto quando chiama Iddio.
3a.
Io continuo a tessere la trama/ che avvolge il pensiero per il sormonto.

CAOS
1.
L’assenza di presenza è il Caos.
2.
Assenza di presenza nel logos (o nell’esistenza).
3.
Caos prima del logos/ cui è poi toccato un ordinamento
4.
Il collegamento è realizzato/ dalla pianta umana, la fuoriuscente.
5.
Il Caos che entra nell’esistenza è il mondo.
6.
L’uomo è il collegamento fra il Caos e il mondo.
7.
Quest’uomo è un primo attore, come ogni vita,/ Ogni vita solleva la sua parte./ La terra e il sole li collega il fiore.
8.
È dal Caos che è stato tratto questo ordinamento/ che chiamiamo civiltà occidentale./ Essa infatti inizia con Il Caos,/ e poi si differenzia con ordini e misure.
8a.
Uscendo un giorno – questo giorno della mente –,/ un cielo intero ha acquistato ordine e misura.
8b.
Io so che nei miei sogni, nelle mie visioni,/ sto attirando un’altra luce dall’informe./ Non c’è prima la luce e poi la vita,/ e non c’è la vita e quindi c’è la luce,/ ma l’una e l’altra si costituiscono/ in un’uscita concordata.
9.
I primi fuoriuscenti dal Caos sono stati gli dèi,/ i non esistenti ancora ma i potenti,/ gli inizianti la differenziazione.
9a.
Mi sembra che sia ancora tempo di dèi.
9b.
So di certo che la luce che intravedo/ è solo un seme che vuole illuminare,/ come io sono vita nuova che attende di spuntare.
9c.
Altre cose appariranno./ Esistenze invisibili da qui/ e non mai viste.
9d.
Gli dèi i primi: i fuoriuscenti appena dal Caos/ e i rientranti io credo,/ o che stanno sul limitare dell’abisso.
9e.
Hanno lasciato all’uomo l’avventura, all’incarnato,/ e così hanno evitato finora/ le pene della differenziazione.
9f.
I primi incarnati furono gli eroi:/ ecco l’inizio antico in questa luce.
10.
Ciò che è fondamentale è l’indistinto, il Caos,/ (che forse è anche il nulla e anche Dio),/ da cui la vita trae le sue visioni.
11.
Le nicchie o isole che l’uomo ha ricavato dal Caos/ elaborando le informazioni che arrivano dai sensi e rappresentandole,/ sono luoghi e tempi della vita, – della sua manifestazione ed espansione –./ Il totale di esse è diventato immenso/ dopo le recenti scoperte della fisica atomica e dell’astronomia./ E tuttavia non si sciolgono i suoi limiti:/ esso è soltanto un’elaborazione e rappresentazione/ e non supera i confini della mente.
11a.
Ogni vita è un’isola nel Caos,/ come questo universo per l’umano.
11b.
Poi come corrente nell’oceano immenso/ anche la vita ha direzioni dentro il Caos.
12.
Il mondo dentro il Caos/ è simile a un giardinetto/ in una sterminata landa/ che un abile e operoso giardiniere/ ha coltivato.

CAOS QUANTICO
1.
Caos quantico è uno dei nomi dell’abisso/ da cui gli scienziati, con i loro mostruosi macchinari,/ traggono nuove possibilità di far disegni/ per aumentare e complicare quelli che ci sono già:/ la terra e le sue cose, il cielo e le sue stelle./ Invece soltanto Caos lo chiamavano i poeti dell’ottavo secolo a.C./ da cui poi è stato tratto il Cosmo che normalmente e comunemente/ è ancora la rappresentazione che vediamo./ Ma tutto, come già nel tempo antico,/ è misteriosamente sospeso nell’abisso.
2.
Per costruire disegni c’è la vita/ e sono anche luoghi e case i suoi intrecci.
3.
Non c’è molta diversità fra i poeti dell’ottavo secolo a.C. e i moderni scienziati/ nei metodi seguiti per ottenere immagini del mondo./ I primi sono partiti dal Caos e sono giunti al Cosmo,/ i secondi dal Caos quantico e hanno ampliato e complicato/ la visione antica, in vista di un’altra che verrà.
4.
Poi però ciò che si porta alla visione,/ continuamente sostenuto e mantenuto,/ diventa struttura da abitare./ Soltanto questa è la realtà dove viviamo.
5.
L’ingresso al Cosmo aprendo gli occhi della mente/ è avvenuto nel sesto secolo a.C.,/ ma da circa trecento anni è stato aumentato e complicato il suo aspetto/ guardando con telescopi e microscopi.
6.
Ci troviamo così nel Caos quantico,/ luogo non completamente diverso/ dal Caos di quasi tremila anni fa,/ e si sta studiando un nuovo ordinamento,/ una nuova genealogia possiamo dire.
7.
I poeti come Omero ed Esiodo sono stati i sognanti/ un risveglio nella luce, che poi è avvenuto./ Ed io credo che alcuni dei maggiori scienziati d’oggi/ siano sognatori anch’essi. Uno di loro mi sembra Heisemberg./ Ma chi si accorge che sta sognando è più avanti ancora:/ è vita presso il risveglio e non nel profondo sonno.

CAPIRE
1.
Si Capisce che ci sono dei passaggi/ all’inizio e alla fine di ogni ciclo della vita,/ e incominci a Capire quando vedi.
1a.
Capire che siamo dentro nel pensiero/ come un pesce dentro il mare/ è quello che c’è ancora da Capire./ E uscire è un altro passo della vita.

CAPOVOLTO
1.
Cresciamo dall’interno e si avanza a ritroso/ come un pallone che si gonfia.
2.
Tutti rivolti all’interno/ dove c’è il mondo che si vede./ E si avanza così a faccia Rovesciata.
3.
Si cresce a ritroso/ e si vede il sormontato.
4.
I Capovolti, io li chiamerei,/ o i vedenti luci antiche e non la luce.
5.
Senz’occhi per la luce/ che illumina le stelle.
6.
Sei di spalle al Logos/ che ti illumina la scena.

CARNAIO
1.
Questo homo sapiens sapiens/ si trascina da molti millenni/ nel Carnaio di un’era evolutiva./ Ma è giunto il tempo di oltrepassare.

CARNE
1.
La materialità del mondo dipende/ dalla profondità della Carne dove si abita.
2.
Se occupi i piani bassi e interni di quest’abitazione/ tutto è più Carnale e materiale.

CASA
1.
Si abita il mondo e non si sa di essere abitazioni./ Poi giunge lo straniero alla mia Casa.
2.
Farmi abitare è la destinazione mia./ Io sono la Casa di chi arriva da lontano.
3.
Abito mondo corpo e mente,/ ma mondo è Casa che vedo dal di fuori/ e corpo ha prolungamenti vasi e fori/ da cui si esce, e sono tante le sortite./ Solo la mente ancor mi racchiudeva.
4.
Il divino è l’abitante/ dell’ultima sua Casa.
1a.
Stai dentro alla Casa della luce/ che illumina un intero già compiuto./ Il sole è una lampada là dentro/ in un luogo prefissato: il tuo soggiorno.
1b.
Il mondo è la Casa/ di cui non abbiamo la chiave della porta,/ e perciò non si entra e non si esce quando si vuole,/ ma siamo gettati e tolti./ Ma almeno in un’occasione uno ha visto ed è entrato/ ed ha lasciato testimonianze
dell’avvenimento.
1c.
Io non abito più dentro una Casa/ senza le porte e senza le finestre,/ com’è il mondo per i più e com’è la mente./ ma so che ci sono le porte e le finestre/ e che si può uscire e rientrare.
2c.
Quando attraversi tutta la Casa per uscire / – che ha zona giorno e zona notte –,/ incontri tutta la filosofia e tutta la scienza dentro la luce/ e poi l’invisibile e misterioso delle tenebre./ Ciò che non è ancora arrivato sulla scena con una parte.

CASTELLO
1.
Non posso abitare ancora a lungo/ nei piani bassi di questo mio Castello,/ o lasciarmi trattenere./ Ma devo ormai salire alla stanza del pensiero/ come compete a quel signore che io sono./ E poi sulla torre aperta al cielo.

CATASTROFE
1.
Quest’umanità sarà oscurata da catastrofi./ Ma c’è un passaggio verso un’altra
luce.
1a.
La soluzione che ho indicato/ nel “Il ritorno a casa” e nel “Compendio”,/ sembra ormai certo che non avverrà/ prima della catastrofe./ Goderà di essa chi viene dopo/ se nuovi germogli spunteranno.
1b.
Si arriva pur sempre nel punto da cui si è partiti./ A casa se si è partiti alla casa ed è quello più frequente./ E l’intenzione è pur sempre di Tornare,/ per cui si svolge su un cerchio ogni viaggio,/ o per strade in cui una va e un’altra Torna,/ o per la stessa volgendosi indietro./ Allora soltanto perché qualcosa impedisce il Ritorno/ non si Torna./ Perché non si ricorda più la strada/ non si Torna./ Perché è stata troppo lunga l’andata e manca il tempo/ non si Torna./ Perché sulla via della vita c’è una direzione soltanto/ non si Torna.
2a.
Sarà necessario allora andare contro corrente/ e non lasciarsi soltanto trasportare.

CATENA
1.
Forse la Catena è lunga/ ma è legata a un palo e ci giriamo attorno./ e sembra che sia il mondo il roteante.

CECITÀ
1.
Noi, i guardanti dalla parte illuminata,/ e Ciechi alle spalle: al sonno e morte.
2.
Dove la Cecità è più profonda mi son volto.

CENTRO
1.
Mi trovo nei luoghi incantati
nel Centro della mia vita
dove c’è calma e pace
anche se tutto vortica attorno.

CERCARE
1.
Ti giri attorno se ti cerchi/ finché ti trovi dove hai incominciato.

CERCATORE
1.
Sono un Cercatore del Divino/ e poi di fiori quando mi rivolgo.

CERTEZZA
1.
Come il fiore ha il sole l’uomo ha Iddio./ Ma la Certezza del sole la possiede l’uomo.
1a.
La Certezza l’avete guadagnata rimanendo e sedimentando./ Ma io me ne vado e lascio ogni Certezza.
2a.
Le nostre Certezze sono tracce antiche./ Anche la terra e l’albero che tocchi.
1b.
Una cosa è Certa: io sto parlando da pari a pari/ con i sapienti che mi hanno preceduto,/ con Anassimandro, Parmenide, Eraclito…

CERVELLO-RADICE
1.
Il Cervello è la radice della pianta/ che vive dentro il logos.
2.
Dai racchiusi Cervelli voglio uscire/ e dalla pianta che produce la parola.
3.
La radice sviluppata nella testa (il Cervello)/ sostiene e alimenta la pianta del pensiero.
4.
In questa terra animale da millenni è radicata/ la pianta della mente. Il Cervello è la Radice.
5.
Il Cervello è la Radice di una pianta/ che trasforma l’antico in una visione.
6.
Il Cervello è la Radice della vita/ e sostiene e mantiene la sua pianta/ fin dentro la sfera del pensiero.
7.
Similmente l’albero è sostenuto/ e mantenuto dentro il sole.
8.
Certamente c’è continuità e collaborazione/ fra la parte nella terra e quella nella luce:/ se s’innalza la pianta s’allarga e s’affonda la Radice.
9.
La pianta che chiamiamo vita umana è invisibile all’occhio,/ che invece coglie la sua terra e la Radice.
10.
Quindi piante della vita sollevate/ fino al logos, questi umani.
11.
Ed io che invento nuove terre e nuovi cieli/ per radicarmi e innalzarmi in un’altra luce.
12.
La nuova terra sarà la luce che si lascia.
13.
Quando una vita lascia la sua sponda,/ il suo antico cielo diventa la sua terra.
14.
Similmente è accaduto a questo sole,/ che è vita delle piante e terra umana.
15.
E poi io che cavalco la mia vita,/ che appoggia sulla luce e lascia impronte.
1a.
Il Cervello riceve, ma che cosa non si sa,/ perché anche “ondulazioni” e “vibrazioni” sono parole/ e quindi già composizioni./ Il Cervello comunque riceve, elabora e proietta,/ e questa apparizione ha nome mondo.
1b.
Dal momento che tutto è elaborazione e proiezione del Cervello umano,/ – un lavoro che ha coinvolto tutta l’umanità fino ad oggi/ nella costruzione che chiamiamo mondo -/ io penso che non si possa più parlare/ di mondo oggettivo indipendente dal soggetto.
1c.
Il Cervello è il computer che ci dà/ questa visione, cioè il mondo./ Ma a questo punto è il programma (il software) che ci manca,/ e non sappiamo chi è che batte i tasti./ Autocoscienza potrebbe essere un indizio/ di questa conoscenza.

CERVELLO ANIMALE
1.
Il Cervello animale abita assieme a quello umano/ ma è sito ai piani bassi della casa.

CHIACCHIERA
1.
Immersi nella Chiacchiera gli umani./ E Chiacchierando continuamente giungono/ alla fine del viaggio.
2.
Ed io da incontro a incontro conto un anno,/ e fra un anno – io spero – ritornerò/ a rivederlo questo fiore azzurro/ che sboccia nell’autunno presso il mare,/ finché non finiranno questi miei giri./ Ma non cesserà questo mio fiore di fiorire./ Per cui sembra che io mi sia distaccato per morire./ Ecco cos’è la vita umana d’oggi./ Chiacchiera di grandezza solamente.
3.
Il fiore non muore e nemmeno l’animale./ Il loro è un lungo sonno nella specie/ e un ritorno in tempi prefissati./ Soltanto l’uomo muore sapendo di morire/ da quando s’è staccato e vaga solo.
4.
Una grande Chiacchierata,/ senza ritegno ormai e perfino senza pudore/ anche l’immensa letteratura e la nobile filosofia.
1a.
A una grande Chiacchierata s’è ridotta/ l’infaticabile e pomposa letteratura/ e perfino l’aristocratica filosofia.

CHIESA
1.
Finora ho trovato immagini di porte del tempo/ fra gli ingressi delle Chiese/ e tracce di percorsi del tempo/ lungo i sentieri che portano ad esse.

CHIESETTA SPERDUTA
1.
C’è quella Chiesetta/ che era lontana e sperduta/ dove incontrerò quelli che son stati/ e che sto ora indicando ai vivi.
1a.
Finché sono qui, ritorno alla Chiesetta/ seguendo la via del ricordo,/ vale a dire tornando indietro/ per la strada sulla terra/ che ho già percorso tante volte./ Ma il mio sogno è raggiungerla/ dalla parte del futuro/ anche se davanti c’è la morte,/ valicando perciò quell’abisso/ che non mi appare più insuperabile.
1b.
La prima volta/ l’appuntamento non era fissato/ e il luogo era ignoto./ Solo l’amore ci ha fatto ritrovare./ La seconda volta/ il luogo è noto, il tempo no./ Ma si tratta allora di aspettare,/ a meno di non riuscire ad introdurre/ anche il tempo.
1c.
Per ritrovare la Chiesetta sperduta/ ho dovuto superare l’Abisso più profondo/ e scoprire il segreto della Porta./ Aldilà la Chiesetta e con essa anche tu/ com’eri allora e come sei ancora,/ perché nulla muta o trascorre/ in quella dimensione.
1d.
Ritrovare la Chiesetta che era sperduta/ è stato come rivedere il faro/ che mi guiderà nel porto,/ quando arriverò ancora/ dall’oceano tempestoso e misterioso.
1e.
Qui arriveranno tutti coloro/ che sono in attesa di passare/ perché ora la Porta è aperta.

Una Risposta to “Cadere […] Chiesetta sperduta”

  1. Veda e Filosofia « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] che diventa “eterno ritorno consapevole”), recitare la mia parte e amare Iddio” (vedi Il vocabolario, lettera C). (La propria parte la si recita nel mondo delle apparenze dove si è limitati, […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: