Davvero […] Duplicità

Domanda

DAVVERO
1.
Ti dico Davvero: si può uscire dal pensiero/ ed entrare nel non veduto mai/ che diventa il cielo della luce che si lascia./ Si va a vedere insomma la luce dove si stava immersi,/ che appare così: come stella d’altra vita.

DECADUTO
1.
Mi sorprendo spesso di trovarmi/ in questa posizione umana,/ come se fossi un Decaduto.
2.
Ho perso nobiltà, mi sento in basso,/ anzi in un interno, dentro a una gabbia.

DECIFRARE
1.
Affinando l’ascolto si riceve dall’indistinto/ e Decifrando appare la parola.
2.
La Decifrazione è incidenza di segnali/ finché non compare la parola.

DECRETO
1.
È Decretato ormai che c’è chi resta/ nel giro umano ripetitivamente chiuso.
2.
Il giro umano è un contenimento,/ come ha confini il mare, il cielo, il vento.

DEDIZIONE
1.
Mi sono Dedicato/ al problema della morte/ e l’ho risolto.

DEFORMAZIONE
1.
Che si Deformi questo aspetto del mondo/ trasformando la natura in materiale utilizzato,/ credo che non sarà tollerato oltre a questo punto.
2.
La riduzione della foresta in legname utilizzabile/ non è un piano essenziale della vita/ – quindi dell’Essere –, ma un suo uso limitato:/ la costruzione di un impalcato per salire/ e quindi da smontare una volta utilizzato/ o da lasciare nel museo dell’arte umana.
3.
Similmente sono rimaste tele di ragno/ dighe di castori, alveari, termitai.

DÈI
1.
Gli Dèi tutti sono scesi in terra/ all’aprirsi del giorno della mente/ e la poesia ha raccontato quella festa/ da inizio a fine, fino al terrestre nume.

DEMIURGO
1.
Nemmeno io, che sono il suo Demiurgo,/ riesco a rintracciare capo e coda/ del mio Vocabolario./ E lo stesso – io credo – è accaduto a Dio/ con quell’esterno che chiamiamo mondo.

DEMOCRAZIA-TECNOCRAZIA
1.
Si può prevedere che la scienza-tecnica/ abbandonerà presto la Democrazia delle grandi masse,/ e dal chiuso di cittadelle impenetrabili e di torri di guardia/ sorveglierà e impedirà ogni accesso che non vuole.
2.
La Tecnocrazia/ sarà la nuova padrona/ della terra.

DENSO-DENSITÀ
1.
La veglia è uno stato di apparizioni Dense/ più di quelle che si mostrano nel sonno./ Non accade mai di addormentarsi in un sogno/ ma accade sempre di svegliarsi in questo mondo/ – finché dura la veglia, cioè la vita – / a causa della sua maggiore Densità e continuità.

DENTRO
1.
Dentro la luce del sole splende il fiore/ e Dentro la mente tu sorridi.
2.
C’è una luce da cui siamo usciti: il sole. E un’altra dove siamo dentro: il logos./ E uscire da quest’ultima è un altro varco della vita.

DESERTO
1.
Io la chiamerei una risalita attraverso l’inferno animale/ questa corporeità che ancora ci chiude./ Un’odissea per Deserti di un corpo d’acqua e carne/ che ha necessità d’acqua e carne per sopravvivere.
2.
Il regno dell’uomo di cui tanto si parla,/ e di cui esiste un vasto esempio,/ è in ogni caso il dominio dell’animalità razionale/ la cui terra è il corpo.
3.
La marcia nel Deserto, guidati da una voce.

DESIDERIO
1.
Sai cosa vorrei!/ Ritornare passando per il tuo ventre/ perché è l’unica via per arrivare/ fino alle dorate spiagge del sole/ ed è anche bella e desiderata.

DESTINO
1.
Il Destino è il dio che lascia e che dispone,/ e se qualcuno di noi ora propone,/ deve camminare con il Destino.
1a.
Nella Grecia antica è accaduto/ lo spuntare dell’umano razionale dentro il logos,/ e la sua Destinazione a quella luce.
2a.
Poi il sigillo a quell’ingresso è stato posto,/ ma il rito antico ha avuto un testimone.
3a.
Dopo la fioritura e la raccolta,/ mi sono avvicinato all’ingresso sigillato/ e ho ricordato.
4a.
E ho chiesto a gran voce che si apra,/ perché quella Destinazione è giunta a fine.
1b.
L’Essere non ha bisogno di aspettare,/ ma si parte da te lasciando il gioco./ Quindi non sei privilegiato, ma lasciato./ Però puoi aggrapparti a quel destino.
1c.
Da quando siamo entrati nello slargo luminoso/ che i sapienti antichi hanno chiamato Essere o Logos,/ il dado del Destino era già tratto:/ percorrere la strada del giorno iniziata da Parmenide/ e continuata dalla filosofia/ fino alla sera e alla Notte che ora incombe.
1d.
Siamo consci che è la rotazione della terra/ attorno al sole e a se stessa/ che fa fiorire il fiore/ – e questo è il suo Destino./ Ma per apparire anche diversamente/ il fiore ha inventato l’uomo./ Similmente se l’uomo fiorisce anche fuori stagione,/ fuori del ciclo dove si trova a rigirare/ – quindi indipendentemente dall’apparizione che il Destino gli ha assegnato –,/ deve inventare l’oltreuomo./ Tutto qui il problema:/ si lotta contro dei limiti;/ ci si scontra con una Destinazione,/ che senza la lotta e la vittoria diventa/ ripetizione cieca e illimitata.
1e.
Quando tu dici di seguire il Destino/ senza preoccuparti di quel che accadrà/ ma fiduciosa che tutto non finisce,/ tu segui la via della natura, ma ciecamente,/ come sempre accade in natura./ Ma da un po’, invece,/ la stessa via la si può percorrere a mente sveglia./ Ecco cosa significa “collaborare con il destino”.
2.
Quando il Destino/ mi porterà dall’altra parte/ io gli dirò che voglio ritornare/ come ora mi sto recando nel passato/ verso le plaghe/ del ricordo e dell’amore.
2a.
Il Destino ti riporta sempre,/ perché è il girotondo/ della natura e della vita./ Allora spetta a te conoscere il cammino/ che ha un abisso e un segreto nel suo circolo.
2b.
Valicare l’abisso/ e svelare il segreto della porta/ sono state le due prove/ più difficili, anzi sovrumane,/ per ciò che era l’uomo/ fino a quel momento.
2c.
La parte più nera e profonda/ dell’abisso superato/ era la morte./ La cosa più riposta/ del segreto rivelato/ era la chiave dell’uscita/ dal ciclo dell’eterno ritorno.
3.
M’accorgo sempre più/ d’aver seguito un Destino/ che all’inizio era un’immagine di sogno/ – la chiesetta sperduta –,/ e c’erano soltanto/ indicazioni vaghe/ e misteriose per trovarla.
3a.
Il mio Destino era segnato fin dall’inizio:/ un’immagine sacra – la chiesetta –,/ per un linguaggio oracolare/ dove tutto era detto/ ma enigmaticamente.
3b.
Il Destino mi ha dato/ una chiesetta misteriosa/ e un misterioso piano per trovarla,/ ma io non mi sono tirato indietro./ Ho accettato la sfida del Destino,/ ma forse era quanto anch’io volevo:/ scoprire dell’amore il regno eterno.
1c.
Il Destino mi ha riportato/ lì, dove dovevo arrivare,/ ma ho dovuto imparare/ che inizio e fine sono lo stesso.

DEVASTAZIONE
1.
Con i vostri ventri tesi come palloni gonfiati/ voi state prolungandovi nella Devastazione.
2.
Le mie indicazioni per l’uscita non incontrano nulla,/ o quasi nulla, quando le comunico./ Passano come la luce nel vuoto e sembra che non ci sia.

DISFARE-DISFACIMENTO
1.
Se scendi nella vita,/ questo scenario di luci e di colori/ si disfa e non c’è più.

DIMENSIONE
1.
Non è vero assolutamente/ che l’infaticabile rumore dell’onda/ accade qui ed ora, cioè nel presente,/ perché è l’antico./ Qui ed ora piuttosto io l’incontro/ nella Dimensione della mente.
2.
Quindi si può prevedere:/ io vado ad incontrarlo in riva al mare.
3.
Similmente, anche ripetizioni meno continue e costanti/ si possono prevedere:/ terremoti, sommovimenti del mare,/ spegnimenti di stelle dentro il cielo,/ perché tutto è già accaduto.
4.
Anche il sole che perde la sua luce?/ Certamente, io direi, e, infatti, ne parliamo./ Quest’avvenimento non avverrà, esso è già stato,/ e noi di quella sfera di passato/ non abbiamo colto finora il giro intero.
5.
Sono state anticamente decretate e realizzate/ l’inizio della Terra e la sua fine.
6.
Il cerchio del pensiero chiude il mondo,/ quindi ogni avvenimento che c’è stato,/ e anche i più ampi del passato si possono prevedere.
7.
Quindi la visione/ non è solo constatazione/ ma anche anticipazione.
1a.
Abitare una Dimensione:/ ecco la sensazione dominante e ricorrente./ Abitare l’invisibile Dimensione della mente.
1b.
La Porta che si apre alla fine del cammino umano,/ è soltanto l’uscita dalla Dimensione dove ci troviamo./ Di essa però, a questo punto, si può dire/ che è una soltanto fra le tante.

DIMENSIONE IMMOBILE
1.
Nella Dimensione Immobile: l’Essere,/ avvengono i movimenti delle altre sfere.
2.
Quando si arriva ad essa,/ l’io, partendo la lì,/ compie le sue peregrinazioni/ sapendo quando parte e quando arriva.
3.
Come tu vedi i ciclici ritorni/ e i risvegli di piante e fiori nella luce del sole,/ similmente ti vedrai apparire dentro il Logos e scomparire,/ conoscendo i luoghi e i tempi di questi avvenimenti.

DIMESTICHEZZA CON IL NULLA
1.
È cominciata la Dimestichezza con il Nulla:/ perdo i miei passi, annoto le parole./ E i pensieri! Io non so com’è il fluire/ e il finire di quelli che non segno.
2.
E la luce del giorno chi la raccoglie?/ Un po’ io e un po’ le piante – piccoli vasi –,/ ma il rimanente è nel Nulla che si scioglie.
3.
Dimestichezza con il Nulla – passi lasciati –,/ e Dimestichezza con Dio se ancor cammino.

DIMORA
1.
Nella Dimora umana io sono entrato,/ ma come un pellegrino.
2.
Una Dimora, indubbiamente, il razionale,/ su cui si fermeranno molti ad abitarla/ e a conservarla così: cosa del mondo.

DIO
1.
Iddio è la vita e non l’avrai mai tutta,/ ma mettiti in quel vento se sei seme.
1a.
Iddio vuole e non vuole ogni suo nome.
2a.
Se ti fermi su un nome Egli ti lascia/ e tu lo cerchi nella notte e morte.
1c.
Se Dio aprendo gli occhi/ ha prodotto questo mondo/ che anche noi ora vediamo,/ ciò significa soltanto che Egli s’è fatto uomo,/ o che l’uomo provenendo dal profondo/ ha raggiunto questa illuminazione.
1d.
Bisogna aspettare il tramonto del sole/ se si vogliono vedere le stelle./ Similmente bisogna spegnere la luce della ragione/ perché si mostri Dio.
2d.
Dio è dalla parte opposta della luce/ dove vediamo il mondo e le sue cose.

DIPARTITA
1.
Io canto la Dipartita da questa casa/ abitata dalla vita umana./ E il brivido che mi coglie nel mio passo/ è l’angelo che verrà che scioglie le ali.

DIRE
1.
Io sto Dicendo che si può uscire dal pensiero/ come i pesci sono emersi dal mare/ diventando cose diverse sulla terra e nell’aria/ e indico il cammino e il passaggio.

DISEGNO
1.
Io Disegno l’universo in modo nuovo,/ cioè nel modo in cui giunge alla mia riva.

DISSOLVENZA
1.
È la densità di una lunga veglia che Dissolvo,/ le certezze che durano una vita.

DISTACCARE
1.
Distaccarsi da se stessi/ per vedersi da fuori.

DISTINTO-DETERMINATO
1.
Io sono come un cerchio/ iscritto nel cielo e nell’abisso/ – come quello del simbolo, per intenderci -,/ ed è ciò che è Distinto e Determinato/ nell’indistinta e indeterminata totalità.

DISTRUZIONE ATOMICA
1.
Quest’immagine – luci puntiformi e costellazioni in cielo,/ forme e colori sulla terra ordinate e misurate
,/ è stata estratta dal caos.
2.
L’estremo risultato della composizione/ è questo mondo che ci appare,/ in continua elaborazione tuttavia.
3.
Ed è questa elaborazione che svanisce/ se succede l’irreparabile per essa:/ la Distruzione Atomica.

DISTACCO
1.
So perché una stella è sola dentro il cielo,/ perché apparteneva alla luce e s’è Staccata.
2.
Ti senti solo quando sei slegato./ Allora perdi Dio nell’abbandono./ La cosa è ciò che è stato Distaccato per sempre./ Si muore ad essere cosa.
1a.
Mi Distacco dalle cose/ e dalle parole delle cose conosciute/ per cercare le parole di cose sconosciute/ che saranno, che cioè saliranno alla visione.

DISVELARE
1.
Il fiore Appare quando chiama il cielo.
2.
Ti nascondi anche tu nella tua notte/ e ti Desti al sole del mattino.
3.
Sali per strati di nascondimento/ e varchi balze di luce nel risveglio.
4.
Una vela sulla luce è la mia vita.

DIVENIRE
1.
A me giunge il suo tempo e non la cosa./ Il Divenire è gioco temporale.
2.
Le cose sono già state, non Divengono./ Noi piuttosto commentiamo antiche date./ Chi passa lascia sfere incatenate.
3.
È sempre già avvenuto e non Diviene/ quel che accade in cielo e scende in terra./ Sono io che passando lo ritrovo.
4.
E tu credi che Divengano le cose,/ mentre porti a visione il Divenuto.
5.
Io vedo il Divenire nel passato./ Divenire di cose dentro antichi giri.
1a.
Il Divenire, semmai, è rotolamento/ su centro intatto che raccoglie e tiene.
2a.
Incatenato il pensiero fin dal suo inizio,/ da pesanti catene dice il veggente./ Non è mai Divenuto, è sempre stato.
3a.
Non rompe il cerchio del passato/ Questo volo del gabbiano dentro il cielo./ Non pensare che Divenga, esso è già stato./ Qui raggiunge soltanto la sua riva.
4a.
Quindi tutto rimane imprigionato/ in cerchi antichi, o arriva fino all’uomo.
4b.
Non c’è un Divenire delle cose./ Anche un’eclisse non giunge, ma è già stata,/ e perciò si è potuto calcolarla.

DIVENIRE-ESSERE
1. Il Divenire è nell’Essere,/ cioè in un’illuminazione originaria/ a cui abbiamo avuto accesso/ all’inizio della nostra Storia./ Il superamento del Divenire/ (del nostro lavoro nel dominio,/ già eseguito nella sua generalità)/ è l’uscita da quel nome e aspetto dell’Essere che chiamiamo mente/ diretti a un’altra dimensione della vita.

DIVERTIMENTO
1.
Andiamo a Divertirci con un corpo/ ho detto al mio io dopo il distacco./ Andiamo a rivedere com’è ora la terra.

DOMANDE
1.
Hanno ripreso a farmi domande,/ non gli uomini ancora, ma gli dèi./ Forse hanno curiosità di interrogarci loro che sanno,/ ma poi chiedono, insistono, quasi supplicano,/ e allora m’accorgo che tutto non sanno/ e non possono conoscere./ Non conoscono le notizie dal fronte,/ quelle ultime almeno./ Poi gli accorgimenti, i patteggiamenti, le giustificazioni,/ le astuzie, gli inganni, le gioie, i dolori,/ l’angoscia, il terrore, essi non possono conoscere./ Mi hanno chiesto come va la battaglia./ Si rimane sconfitti, continuamente./ Ma perché continuate?/ Qualcosa ogni tanto si riesce a strappare,/ qualche briciola, qualche palmo di terreno./ Nel nulla?/ In noi stessi, aumentando l’esistente./ Ne vale la pena?/ A noi tocca soltanto questo stato e non c’è scampo./ Nemmeno dalla parte vostra?/ Abbiamo di qua innumerevoli enti che possono rimanere/ e che rimangono, e costituiscono il mondo./ Ma per l’essere nuovo che ciascuno di noi è/ non c’è ancora consistenza per quassù, perché possa rimanere:/ né forma, né materia, né dimensioni fisse e costanti./ E’ tenuto soltanto alla ribalta da chi vive/ come un avamposto nella terra del nemico./ In che posizione vi trovate?/ Sappiamo un po’ cosa siamo,/ un composto i cui componenti sono il cielo e la terra./ La soluzione del problema della conoscenza/ ha ciò a fondamento: conosciamo, riconosciamo,/ perché scopriamo in noi ciò che è fuori quando si cerca./ Così conosciamo il mondo/ e formule di esso in noi si fanno/ e diventano cose dell’anima./ Abbiamo così raccolto cielo e terra dentro di noi./ Dove volete arrivare?/ E’ questione di vita o di morte per ora: vogliamo vivere./ E poi?/ Non risposi, qualcosa mi trattenne./ Un improvviso insopprimibile sospetto,/ un sottile disegno dell’astuzia,/ una remora dell’odio e della pietà/ o il dispetto./ Gli uomini sono diversi dagli dèi.

DONNA
1.
La Donna è la più bella della vita/ o l’ultima spuntata./ Infatti poi non è più stata e più non ci sarà/ un’altra forma di fiore in quest’intero.
2.
Diversamente dal grembo della terra/ che feconda e sviluppa fino al sole,/ tu porti l’umano fino al Logos./ Sei terra d’emersione in un’altra luce.
3.
E ci sarà terra ancora e ancora luce/ e ti porto con me nel gran viaggio.
1a.
Sei il fiore cresciuto dentro il Logos./ Terra liberata dalla Terra/ e sorriso che dalla luce s’è staccato.
1b.
Il luogo più fiorito presso l’arrivo.
1c.
È come terra dove semini il tuo frutto/ ed è dolcissima e accogliente/ fatta di rotondità e di nicchie di ristoro.
1d.
L’altra parte di me che s’è svegliata,/ e che è anche là fuori in tanti aspetti:/ ecco l’origine della dualità, molteplicità, diversità./ Poi tutto è diventato così: multiforme, variopinto, numeroso.
2d.
Parlo con la Donna come con l’altra parte di me,/ quella che nell’aspetto non sono,/ e perciò è quasi un soliloquio il mio/ anche se c’è chi mi ascolta e mi pare che sorrida.
3d.
La metà che in me è donna/ ha le tue sembianze/ nello schermo della vita.
1e.
La detentrice dell’antica porta/ e dell’antico percorso della vita.
2e.
Il cammino che io ho percorso nella mente/ tu lo hai nel corpo./ Il mio è nuovo, tuttavia,/ e il tuo antichissimo,/ realizzato in innumerevoli copie,/ mentre il mio è ancora allo stato di progetto.
3e.
La porta è anche chiamata “Madre”/ nelle reminiscenze antiche
1f.
È una porta come la sua,/ quella che ho scoperto nella dimensione del pensiero./ A un livello più basso la sua,/ ma però funzionante, diventata natura naturata./ Mentre la mia per ora è soltanto in potenza,/ come un nuovo seme nella terra che non è ancora spuntato./ O se ha forato la superficie è solitario e negletto/ come il brutto anatroccolo della favola.

1g.
Tu sei la padrona delle cose/ che mi piacciono tanto./ Nomino solo la bocca,/ ma sono molteplici e varie:/ punte di dolci colline,/ ingressi d’accoglienti cavità.
1h.
È la Donna ideale, eterna,/ quella che per me ha importanza,/ quella che è in me e con me./ Se la troverò anche fuori,/ nell’immenso libro del mondo,/ sarà la fortuna più grande./ E la vita nella dimensione delle cose numerose,/ distinte e contrapposte/ è soprattutto questa ricerca.

DONNA-UOMO
1.
La Donna è la via e lo sbocco./ Non c’è altro modo per arrivare/ alle dorate spiagge del sole e del logos,/ l’ultimo campo base dei viventi./ Poi spetta all’Uomo di condurre/ se non si vuole che si fermi questa vita,/ ma allora su sentieri inesplorati, misteriosi e perfino inesistenti,/ quando il cammino si forma camminando.
1a.
Una Donna che volesse seguirmi/ lungo il cammino della conoscenza/ che conduce alla coincidenza degli opposti,/ arriverebbe con me fino a quel punto/ e dopo c’è l’ingresso nell’eterno.
1b.
La coincidenza degli opposti accade anche ora/ ma per breve tempo e in rare occasioni,/ in modo quasi casuale, quando vuole la natura./ Ma quando avverrà in maggior misura/ perché conosciuta e cercata,/ allora lei sarà ancora il prevalente cammino/ fino alle attuali spiagge della vita/ e poi tu la prenderai per mano fino all’altra uscita.
1c.
Il cammino nel tuo ventre conduce/ fino alle dorate spiagge del sole/ e alla luce della mente e qui si esce/ e si rimane per un po’, per ripetere poi/ a visita finita la stessa lunga strada/ cominciando da primordi assai lontani:/  cellule, spermatozoi, mutazioni innumerevoli./ Ma ora io conosco un nuovo giro,/ uno nuovo arrivo, un’altra uscita nella luce/ e c’è questo patto da firmare: tu mi porti/ dove finora siamo giunti come hai sempre fatto/ ed io ti conduco con me in un nuovo giro,/ fino all’uscita in un’altra luce.
1d.
Che uomini e donne/ non siano essenzialmente diversi/  lo si vede fin dalla nascita:/ hanno un’origine comune,/  si sviluppano nello stesso ventre,/  escono dalla stessa porta.

DOPOTUTTO
1.
Dopotutto io sto cercando/ di programmare e manifestare/ un altro aspetto del mondo/ seguendo la via naturale per uscire da questo,/ (quasi un fuggire ormai)/ che sarà dominato dalle macchine/ e dalle programmazioni artificiose.

DUE
1.
Si tratta di essere in Due/ anche per la continuazione del singolo,/ come già accade  per quella della specie./ E’ solo la conoscenza che s’accresce/ non il metodo.
2.
Oggi ci troviamo in un gradino intermedio/ di tale conoscenza, qui in Occidente./ qualcosa di tale consapevolezza/ è stata raggiunta o almeno intuita./ Poi un’avanguardia è arrivata a vedere.

DUPLICITÀ
1.
Siamo tutti Duplici/ ma volti da una sola parte/ come la luna./ Ci vediamo con una sola faccia/ come nello specchio.
2.
Solo qualche volta è dato di vedere/ la propria faccia nascosta nella luce./ Accade all’improvviso nell’amore.

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