La via dell’eterno ritorno dello stesso. Dalle apparenze all’essere

Anticipiamo un estratto del primo capitolo di
La via dell’eterno ritorno dell’uguale,
in vendita nel formato ebook in tutte le librerie online.

La Porta rosa di Velia-Elea

 

1. Ogni cosa è costituita da due aspetti contrapposti, di cui uno è comunemente noto e l’altro sconosciuto ai più

Ogni cosa, come ben si sa, ha sempre due aspetti contrapposti: la duplice faccia della moneta o della medaglia, si dice normalmente. La Terra è per metà nella luce e per metà nell’ombra. La Luna volge sempre la stessa faccia e l’altra è ignota; o meglio siamo riusciti a vederla solo da quando le navicelle spaziali l’hanno aggirata inviandoci le foto di quel celeste segreto. Le piante sono per circa metà dentro la terra e il resto nell’aperto luminoso, e chi ha occhi per vederle coglie solo la parte che appare. Gli animali sono contemporaneamente volto e nuca, davanti e dietro, emisfero sinistro del cervello ed emisfero destro, e tale è anche il corpo dell’uomo; il quale però è riuscito a superare l’ostacolo con gli specchi e da molto perciò si vede anche dall’altra parte.

Ma se passiamo dalla dimensione fisica a quella che chiamiamo psichica, o mentale, o spirituale, allora cade l’asino, il re è nudo. Perché anche in tale dimensione l’uomo ha facce contrapposte: non è solo veglia, ma anche sonno, non solo conscio, ma anche inconscio, non solo vita ma anche morte, ma qui i conti non tornano più, perché è insuperabile il confine. Dalla parte della veglia, del conscio, della vita, si somma, si sottrae, si moltiplica, si divide, e alle volte le operazioni danno risultati strabilianti: tante cose fatte, tanti soldi accumulati, numerosi viaggi, avventure a non finire con le donne, in terre lontane, nei deserti, nei mari, a scalare montagne, a sprofondare in abissi. Ma dall’altra parte il risultato è sempre zero, o quasi. Oppure non si hanno certezze definitive a causa dei metodi adottati. Solo sogni, per lo più, quelli che accadono nel sonno; o complessi nascosti che lo psicanalista è riuscito a far emergere per un po’ dal profondo; o speranze di vita futura che l’Occidente della filosofia e della scienza non può dimostrare e su cui perciò non ha giurisdizione.

Ma ora viene il bello, − si fa per dire. Siccome ognuno di noi è non solo la prima parte ma anche la seconda, e le due sono indissolubili, ecco perciò cosa accade a tutti, senza esclusioni, − quindi anche ai più grandi, anche ai più celebri, coloro che hanno espresso le maggiori certezze, che hanno occupato cattedre e troni: che a un certo punto per tutti tutto finisce. Perché la prima parte termina e comincia l’altra, e le poche operazioni eseguite nell’altra, come ho detto poco fa, hanno dato risultato nullo, oppure solo qualcosa di indistinto e indeterminato, solo ectoplasmi. Ecco il guaio: siamo due facce e ne conosciamo una sola; siamo una specie di monete che finiscono nel bordo, che diventa quello di un abisso; c’immaginiamo qualche volta circolari, come l’androgeno del mito, ma quando si è presso all’orizzonte arrivano le ombre e poi ci acceca il buio. Per questo motivo ogni cosa rimane incompiuta e si dice anche dei più illustri: è nato, ha fatto questo e quello, e poi la caduta nell’Abisso, tutto finisce con la data della morte. Però non ci sta quel limite estremo e poi il nulla, diranno i realisti, quelli che si dedicano pressoché esclusivamente alla parte nota: alle cure del corpo, dei rapporti sessuali, degli affari, del lavoro, dei divertimenti, della politica. Perché se il defunto, prima di diventare tale, ha fatto opere utili, compiuto imprese importanti per sé e gli altri, e se i suoi funerali sono a carico dello Stato e le autorità lo accompagnano e lo onorano, hanno riconoscimento e valore. Alcune di esse, come si sa, si fregiano perfino del titolo di eterne. Eterne nella prima metà, dico io, vale a dire nel visibile e nel determinato, dove però, come s’è visto, tutto sorge e tutto tramonta, tutto è veglia e insieme sonno, tutto è conscio sorretto dall’inconscio, dove tutto quello che è determinato giunge dall’indeterminato e in esso va a cadere. E allora, piuttosto che eterne, anche le più grandi, io le chiamerei le trattenute e mantenute di qua; continuamente portate alla ribalta da chi vive, i quali però si succedono in prima linea nella battaglia senza tregua e senza scampo della vita con la morte. Tutto perché l’altra faccia non è nota. Tutto perché, per davvero, non si hanno prove inconfutabili che ci sia stato e ci sia qualcuno tutto tondo, con le due parti non divise e contrapposte. Tutto perché non c’è da questa parte nessun esempio di coincidenza degli opposti.

2. La mia decisione di affrontare l’altra metà di me stesso

Dunque, ecco il dramma di questo mondo duplice, da cui poi è sorto il molteplice: essere uno e apparire due, perché è nota solo la metà. Due anche maschio e femmina, questa volta neppure contenuti in uno stesso involucro, come lo sono invece, per esempio, sonno e veglia, ma ancora più separati, uno in un corpo e l’altra in un altro, quasi a sancire l’inappellabilità della condanna, la cosa fatta senza più rimedi. Due e tanti, ecco quello che si vede e che è il mondo della comune e universale esperienza. Ecco la faccia nota delle cose e del loro insieme che si chiama mondo, universo. Il quale può anche essere aumentato ancora, oltre i tredici miliardi di anni luce dei più recenti calcoli, ed è ciò che si sta continuamente facendo, ma senza perciò saperne di più dell’altra parte. Il quale può anche subire variazioni nel numero e forma di aspetti e di facce che lo compongono, − sempre nuove particelle subatomiche vengono tratte dall’indeterminato e dal mistero, o cose nuove entrano in scena prodotte dalle manipolazioni del Dna e dall’ingegneria genetica, mentre di converso antiche facce di animali e tipi di piante scompaiono per l’inquinamento e l’invasione umana – ma non perciò viene scalfito il mistero dell’altra parte, quella che ci portiamo appresso come l’ombra del corpo e l’angoscia della morte. Ragion per cui ho cominciato a pensare così: se non m’aggiro non combino niente. Rimarrò sempre un enigma per metà. Sempre un problema irrisolto per quante operazioni io riesca a svolgere, anche se mi faccio aiutare dai computer più potenti. Sempre uno che è arrivato senza volerlo e senza sapere da dove, e che magari è un ritornante ma non ricorda, e poi sparisce, a volte senza nessun preavviso. Per sempre dicono i più.

3. Come ho iniziato l’avventura

Certamente uno non si alza la mattina − magari dopo un incubo notturno o uno di quei sogni che avvengono prima del risveglio e che sembrano anticipare quanto accadrà nel giorno o nel vicino futuro − e dice: qua le cose non sono tanto chiare, anzi tenebrose e paurose, oppure strane e misteriose, e perciò vado a vedere di persona. E siccome si entra sempre nel sonno ogni sera quando si chiudono gli occhi e la mente si spegne, si dovrebbe allora fare in modo di tenerli aperti e rimanere di guardia, per cogliere i sogni quando si presentano e trattenerli finché non confessano chi sono o cosa sono. Ma a far così, non si riuscirebbe a compiere neppure un passo oltre il confine della veglia. E neppure oltre quelli che separano la coscienza dall’inconscio e la vita nella morte. Quest’ultima copia di opposti è poi il campo dell’estrema avventura, quella cui soprattutto mi sono dedicato quando mi sono imposto di andare a vedere. A seguire questo metodo, si riuscirebbe soltanto, come effettivamente avviene per innumerevoli altri motivi legati alla vita di ogni giorno, a prolungare artificialmente la veglia, mai a valicare la soglia fra l’una e l’altra faccia. D’altronde esperimenti di tal genere sono già stati tentati e sono tutti falliti. Il primo è stato quello di Gilgamesh, leggendario re della città di Uruk in Mesopotamia, che fu patria anche di Abramo, dove il papa Giovanni Paolo II sarebbe voluto andare in pellegrinaggio durante la sua recente visita in Israele, ma non gli fu concesso. Gilgamesh aveva un amico, Enkidu, assieme al quale aveva compiuto memorabili imprese. Ma così uniti erano troppo potenti, anzi invincibili, perciò gli dei decisero di separarli per sempre, togliendo ad Enkidu prematuramente la vita. Sconvolto dal dolore, ma anche angosciato dalla morte che per sei giorni e sette notti aveva guatato mentre vegliava l’amico “finché i vermi non gli caddero dal naso” [1], decise di cercarla ed affrontarla, prima che fosse lei ad aggredirlo alle spalle e all’improvviso, come aveva fatto con Enkidu. L’avventura lo condusse prima a scoprire il cammino del sole dopo il tramonto e nella notte che nessuno prima di lui conosceva, poi, seguendo la sua paura che non aveva mai posa, a tentare l’attraversamento delle “acque di morte” [2]. Avrebbe superato così il confine della vita e raggiunto l’altra sponda. Ma una prova l’attendeva, che si dimostrò insuperabile: per sei giorni e sette notti senza interruzione avrebbe dovuto valicare da sveglio l’abisso veglia-sonno, che era poi quello che aveva superato quando ha seguito il sole nella notte fino all’alba. L’abisso vita-morte, era, dunque, sette volte più grande, sette volte più difficile. Gilgamesh tentò ma “il sonno come una densa nebbia si stese su di lui” [3] fin dalla prima notte. La prova era fallita, il sogno infranto.

L’avventura di Gilgamesh − non riuscita già alcuni millenni fa e poi ripetuta inutilmente anche da altri che forse non conoscevano quel primo esito − non era dunque quella da imitare. Tentativi di tal genere erano tutti destinati al fallimento. Come, allora? Come superare in altro modo l’abisso più ampio e profondo di ogni altro? Tentando da un’altra dimensione, ma lo dirò più avanti da dove. In un compendio, tuttavia, perché diffusamente l’ho già fatto. Semmai informerò dove essa si trova squadernata ad uso di chi vorrà conoscere tutte le informazioni per tentare di ripeterla. Perciò a dopo, perché prima voglio fare cenni di chi mi ha preceduto nel cammino circolare della vita, fino a trovare la fine e a scoprire che essa coincide con l’inizio. E dove fine e inizio stanno assieme, dove sono la stessa cosa, s’apre la Porta di passaggio.

 

[1] La Bibbia, Gilgamesh, decima tavoletta, II, v. 34, Rusconi Editore.
[2] Ivi, nona tavoletta, V, vv. 42-51.
[3] Ivi, decima tavoletta, II, v. 13.
[Continua]

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19 Risposte to “La via dell’eterno ritorno dello stesso. Dalle apparenze all’essere”

  1. Mario Says:

    Fantastico. Una lettura appassionante. Spero che non ti fermerai qui.

  2. wilmo e franco boraso Says:

    Grazie per il tuo “fantastico”. Sta sicuro: non ci fermiamo. Di “Compendio” è uscita finora la prima parte ma ne seguiranno altre quattro con cadenza quindicinale.

  3. Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Seconda parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] La via d’uscita dal nichilismo O vie di fuga per pochi se i più staranno inerti ad aspettare… « Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte […]

  4. Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Terza parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] il sonno, l’inconscio, la morte. Terza parte Di wilmo e franco boraso Leggi i capitoli 1-6 e 7-12 della Prima parte. Leggi la Seconda […]

  5. Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Quarta e ultima parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] l’inconscio, la morte. Quarta e ultima parte Di wilmo e franco boraso Leggi i capitoli 1-6 e 7-12 della Prima parte. Leggi la Seconda parte. Leggi la Terza […]

  6. Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Seconda parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] il sonno, l’inconscio, la morte. Seconda parte Di wilmo e franco boraso Leggi i capitoli 1-6 e 7-12 della Prima […]

  7. Presagio « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] via dei miti e dei misteri – percorsa ora con la lampada della conoscenza filosofica. Oppure Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. [2] Frequentata presso il Collegio Vescovile Atestino di Este (Pd). [3] L’oco, in dialetto […]

  8. Ritorno « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] aspetti della cultura: dei miti, misteri, religioni, poesia, come abbiamo documentato nei post Compendio, La metà nascosta, Coincidenze, ecc. Fra le difficoltà più grandi che sono state affrontate: […]

  9. L’aspetto privato dell’Eterno ritorno dell’uguale « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] della fantascienza, della poesia, come hanno fatto altri, ed io, infatti, specialmente nei libri Compendio e Coincidenze, ho esposto molti di quei casi (vedi in Coincidenze specialmente L’infinito di […]

  10. Severino e la logica (Le due logiche) « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Paradiso” del Cusano, o dell’“Abisso”che noi abbiamo attraversato costruendo un Ponte (vedi Compendio, parte quarta, capitoli 2 e 3); è anche se il suo intento era un altro, ha costruito il monumento […]

  11. Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’uguale « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] in altri modi o in momenti eccezionali, ed anche di essi abbiamo parlato in numerosi post (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte). Essa apre sull’Essere. Ci sono tanti cartelli che la annunciano e la indicano e due di essi fra […]

  12. Struttura e sovrastruttura « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Rispetto ad Aristotele e al suo “animale razionale”, che si trova già nel Giorno della filosofia, l’Essere ha cominciato ad illuminare quella struttura animale predisposta a ricevere la sua luce, vale a dire in modo chiaro e distinto, circa trecento anni prima di lui, vale a dire nei secoli sesto e quinto a.C. e alcuni dei presenti a quell’apparizione si chiamano Lao-tzu, Buddha, Parmenide, Eraclito. Il primo in Cina, il secondo in India, Parmenide e Eraclito nel Medio oriente, perché quello è stato anche il cammino della luce: da Oriente verso Occidente. Quei sapienti sono stati i testimoni di quell’apparizione e dei suoi effetti e l’hanno in vari modi raccontata. Così abbiamo fatto anche noi, dopo che abbiamo raggiunto quell’inizio arrivando dal Tramonto e dalla Notte, aggiungendo agli antichi racconti qualcosa di nostro (vedi il post Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio e la morte). […]

  13. Quel che permane nell’eterno ritorno dell’uguale, dopo il completamento della via « La via d’uscita dal nichilismo Says:

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  14. Opere d’arte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] l’hanno con loro. Questo furto o sottrazione è ben presente nei miti, misteri, religioni (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte). Il luogo da cui si arriva è l’Essere o Logos − così l’hanno chiamato sapienti e filosofi […]

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    […] (vedi Quattromilacinquecento anni dopo – Seconda parte), il segreto della Porta svelato (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte). Ora lo stesso che ritorna può compiere anche da solo tutto il […]

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