Le indicazioni del destino. Capitolo 2: Cinquant’anni dopo (terza parte)

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Il Rebis raffigurato sul Codex Monacensis (XV secolo)

Nona indicazione

 

La parte più nera e profonda
dell’abisso superato
era la morte.
La cosa più riposta
del segreto rivelato
era la chiave
della Porta d’uscita
dal ciclo dell’eterno ritorno.

Visto il nome dell’Abisso, la cui natura era nota ma che ora appare inciso in questo cartello in lettere indelebili e inconfondibili, e cosa ha comportato la scoperta del segreto della Porta: l’uscita dal ciclo dell’eterno ritorno, ben si capisce perché le imprese erano sovrumane e non potevano essere compiute dall’uomo com’era “fino a quel momento”. Era una metà dell’intero, o in tale stato si trovava per la maggior parte della sua vita che solo qualche volta era illuminata da Amore. Una metà separata dall’altra metà, o una appariva e l’altra no. Una metà, maschio o femmina, staccata dall’altra metà, femmina o maschio, o unita soltanto per brevi periodi, spesso esclusivamente per gli incontri e gli scopi dettati o imposti dalla natura.
Per il superamento di quelle prove, lo stato richiesto era invece l’unità delle due parti. Le più grandi imprese è Amore che le fa compiere, che è uomo e donna assieme, quindi si è in due. È quest’essere nuovo che è potuto uscire dal cerchio dell’eterno ritorno e vederlo da fuori.
Dunque, è venuto in luce in modo chiaro e preciso per quali prove era necessario essere in due per riuscire a superarle e ciò non era neppure una novità: le religioni, il mito, le dottrine esoteriche, l’hanno da molto previsto e nei loro domini forse anche realizzato. Ed ora quella possibilità si è aperta anche alla filosofia
Nel mito − come ha raccontato Platone −, c’erano gli ermafroditi, fusioni ognuno di un uomo e di una donna, autosufficienti in tutto e, per questa loro duplice natura, immuni dalla morte perché ripetevano se stessi. Ma per quelle loro qualità hanno fatto paura agli dei, e per sventare la temuta minaccia Giove li ha divisi in due e ha disperso ai quattro venti le metà separate. Ha potuto farlo perché le vittime in quell’inizio non conoscevano ancora i loro poteri, ma la via poi seguita sarà quella della ricerca della metà perduta e la meta la ricomposizione dell’unità originaria.
Alla fine dei tempi, per Paolo di Tarso ci sarà la riconciliazione dei contrari: “Non vi è né schiavo né uomo libero, né uomo né donna”.
Nel Vangelo di Tommaso è detto: “E quando farete del maschio e della femmina una cosa sola in modo che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina…, allora entrerete nel regno”.
“Ogni anima e ogni spirito,” si legge nello Zohar ebraico, “prima di penetrare in questo mondo, è composto da un maschio e una femmina uniti in un solo essere. Quando discende su questa terra, le due parti si separano e si animano in due corpi diversi. Al momento del matrimonio, il Santo, li unisce di nuovo come prima, e di nuovo essi costituiscono un solo corpo e una sola anima, formando così la destra e la sinistra di un individuo… Questa unione, tuttavia, è influenzata dalle azioni dell’uomo e dal modo in cui si comporta. Se l’uomo è puro e la sua azione è gradita a Dio, egli viene unito alla parte femminile della sua anima, che faceva parte di lui prima della nascita”.
In un frammento da un testo apocrifo, chiamato Il vangelo degli Egizi, conservato da Clemente Alessandrino ci viene detto che il Redentore, interrogato su quando sarebbe venuto il Suo regno, avrebbe risposto: “Quando quei due (maschio e femmina) saranno uno solo, nell’esterno come nell’interno, e il maschio con la femmina non sarà né maschio né femmina”.
Nell’ermetismo alchemico uno dei simboli principali era Rebis (letteralmente “due cose”), l’androgino cosmico, rappresentato iconograficamente sotto la forma di una creatura umana bisessuale. Rebis nasceva dall’unione del sole con la luna o, in termini alchemici, tra lo “zolfo sofico” e il “mercurio sofico”. Chi poteva ottenerlo, si trovava di fatto in possesso della pietra filosofale; poiché la pietra si chiamava anche Rebis o “l’androgino ermetico”.
In filosofia, specialmente la più recente, c’è l’attesa dell’uomo nuovo. Nietzsche l’ha chiamato oltre uomo o superuomo. Per Heidegger dopo il lungo sonno ci sarà “il momento improvviso del Risveglio”. Per Jünger si tratta di superare la “linea di mezzanotte” dove l’uomo vecchio finisce e comincia il nuovo.
Uomo nuovo
, oltre uomo, superuomo, Svegliato, Risorto, cominciano ora ad avere un aspetto diverso da quello espresso da un recente passato: dal guerriero nazista, dal cow-boy americano, dai forzuti e dalle forzute che popolano le innumerevoli palestre dell’Occidente e che hanno Rambo fra i loro modelli. Ora l’uomo nuovo è unità d’uomo e donna, fusione. Una fusione d’amore, il nuovo evento; un ritorno all’inizio e contemporaneamente alla fine dei tempi. In due uniti per compiere insieme il cammino che valica l’abisso e scopre il segreto dell’uscita.
Perciò se m’è riuscito il superamento di tali prove è ormai certo che qualcosa di nuovo aveva cominciato ad agire. Nei momenti più difficili sono stato quel Sé, unità di conscio e inconscio di cui molto si è parlato anche in tempi recenti e che è esprimibile con disegni. Uno di essi è il simbolo del Tao; un altro quello che appare sulla copertina di questo libro: il cerchio metà giallo e metà grigio iscritto in un campo bianco e nero. In tale cerchio, il centro non si trova più nel giallo − che rappresenta la metà maschile −, ma sulla linea di divisione fra le due metà uguali. Questo sarebbe il punto del nuovo equilibrio, una nuova centratura della personalità complessiva, che offre alla personalità, per la sua posizione centrale fra coscienza ed inconscio, una nuova sicura base.
Solo un’unità siffatta poteva arrivare fino alla chiesetta.

Decima indicazione

Credo di aver contribuito in modo consistente
allo svelamento del segreto dell’amore
carpendo notizie al Destino.
Esso ci porta dove siamo già stati,
dove abbiamo visto e conosciuto,
ma non ci dice tempo e luogo dell’arrivo.
Agisce con noi come con le piante e gli animali,
anche se da alcuni millenni
è in corso il tentativo di riscatto.

 

Quasi una medaglia al merito questo cartello: dice che ho “contribuito in modo consistente/ allo svelamento del segreto dell’amore”. Sembra tuttavia un’auto elogio dal modo in cui è scritto, cioè sembro io il suo autore, ma questa è una caratteristica di molti segnali. D’altronde ognuno inizia come impulso, ma poi sono io che li traduco, che do ad essi l’aspetto di verbo e si vede che questa volta ho calcato la mano a mio favore, mi sono messo in prima fila. Però è il Destino che detta ed io ho solo esagerato con la traduzione.
Perciò se ho carpito notizie al Destino è stato perché lui l’ha voluto. Neppur ci provo a prendere iniziative solitarie, anche perché io e lui in quest’impresa siamo una cosa sola, come con Amore, e sono piccolo e breve al suo cospetto. Per chi mi guarda da un colle sono solo un punto, e se si trova un po’ più in alto non mi vede più, mentre il Destino muove l’universo con i suoi input. Vediamo gli altri versi.
Il Destinoci porta dove siamo già stati, dove abbiamo visto e conosciuto”. Ed io dico: mi riporterà “alla chiesetta”, quello è ormai il posto dell’arrivo ed io dovrò svegliarmi in quel momento. Ecco perché è fatta di pietra e di legno: perché duri a lungo per ritrovarla. Ecco perché ci sono monumenti ed opere d’arte: sono come fari sulla riva del mare immenso e misterioso, messi lì perché il navigante li veda e riconosca e si diriga sicuro nel suo porto.
D’altronde questi punti di riconoscimento e di ritrovo erano già indicati nel poemetto d’inizio (la chiesetta sperduta, 39) dove si dice che “per non perdere luce, luce siamo riusciti a ripetere; per non perdere immagini, immagini abbiamo segnato e inciso con luce e spazio attorno, volti d’esseri cari, corpi armoniosi; immagini tutte che non volevano cessare in noi e che non volevamo lasciare. E son lì conservate con cura ed amore, non vive ma neppure senza vita, non durevoli sempre ma conservate e tramandate nei secoli”.

Undicesima indicazione

Il destino domina ancora
soprattutto sui cammini oscuri,
quelli del sonno e dell’inconscio,
ed è sovrano assoluto
su quello della morte.

 

Quasi una constatazione quest’undicesimo segnale. Dopo aver trovato nei precedenti l’affermazione che gli ostacoli più grandi sono il sonno, l’inconscio e la morte, qui si afferma che gli uni e l’altra sono ancora domini del Destino e sulla seconda la sua sovranità è assoluta. Ciò vuol dire che anche il mio tentativo rientra nelle eccezioni di cui c’è stato qualche altro esempio in passato e alcuni li ho riportati, ma si tratta sempre di conferme di una regola indiscussa, vale a dire si continua a morire come sempre è accaduto finora; e io devo riconoscere che le cose stanno davvero così, che sul piano della natura nulla è cambiato e forse può cambiare.
Allora tutto è come prima, si dirà.
No, anzi nulla è come prima ormai. Perché ora ci sono tante cose che prima non c’erano: la chiesetta sperduta, i tanti segnali che portano ad essa, il ponte sull’Abisso, la coincidenza degli opposti, l’uscita dal ciclo o il Risveglio, la chiesetta aldilà, meta della ricerca. Un’opera cui non ho posto mano io solo ma anche il Destino ed è stato proprio lui a incominciare facendomi vedere la chiesetta, luogo d’appuntamento perenne. Lui voleva di più dalla vita umana e l’ho accontentato e ho chiesto in cambio l’eternità dell’amore e, com’era stabilito, me l’ha concesso. Ha scritto nel suo libro “che immagini raccoglie senza data né luogo”, data e luogo di quelle che gli ho indicato, che perciò non andranno perdute. Perciò se tutto è come prima se si guarda solo alla natura, nulla lo è invece per ciò che è avvenuto nella cultura e se ora c’è un patto fra le due e continuità fra l’una e l’altra.
Si può approfittare di quest’undicesima indicazione per sviluppare ancora un po’ il problema che qui è sorto: che dopo che si lascia questo mondo c’è solo il Destino che può riportare fino al campo base, cioè fino alla nascita. Com’è sempre avvenuto finora, d’altronde. Finora qui si arriva per le vie naturali che si conoscono: uomo, donna, amore, congiunzione fisica, famiglia, gestazione, uscita nella luce del sole e in quella della ragione. Ciò che si aggiunge è il cammino che ho compiuto fino alla chiesetta e la sua scoperta, descritto in questo libro. Era perduta ed è stata ritrovata.
Non si può escludere tuttavia che anche la cultura − quella che si occupa del mondo e delle sue cose , cioè la scienza − sia chiamata a collaborare per progettare e costruire cammini artificiali fino al campo base, un po’ come già avviene per i tratti più difficili e pericolosi delle vie della terra. Sulle montagne ci sono impianti di risalita che portano fin presso le cime; ci sono ponti che attraversano i fiumi collegando le due rive; gallerie che forano le montagne e si passa da un paese all’altro. La più direttamente interessata in quest’opera è l’ingegneria genetica e il traguardo che si prefigge è la clonazione, di cui esistono già esperimenti e risultati parziali. Si tratta allora di ripetere dei corpi, che appartengono al mondo fisico e obbediscono alle sue leggi, per un “” che appare imperituro, e non sembra che ci sia disaccordo con il Destino.

Dodicesima indicazione

Il Destino è come una rete ferroviaria
che certamente ha percorsi e orari
perché molti sono stati decifrati:
i giorni, i mesi, gli anni,
le fasi della luna e le stagioni,
la precessione degli equinozi,
i cicli delle piante e quelli
degli animali e dell’uomo.
Ma molti sono ancora nascosti e segreti
e fra essi i percorsi dei viventi nella vita.

 

I cicli e orari finora decifrati sono la scienza. Una puntata sulla scienza perciò quest’ultimo segnale intitolato Destino, su quella che è giunta a risultati stabili e sicuri, ma anche sull’altra delle ipotesi e delle teorie, perché la ricerca continua. Una rete ferroviaria non solo in funzione e che si può usare, ma anche in continua espansione ed evoluzione. Fra i risultati già ottenuti, quelli indicati in questo segnale.
Il giro del giorno − che comprende anche la notte ma ha preso il nome dalla parte che veniva considerata la più importante −, fino a pochi millenni fa era incerto, incompleto, misterioso. Non si sapeva, per esempio, dove andava il sole dopo il tramonto e perciò non c’era la certezza che sarebbe tornato si offrivano sacrifici per rivederlo. È stato Gilgamesh, re di Uruk, un’antica città sumera situata sulle rive del fiume Eufrate, a scoprire tutto il cammino seguendo il sole nelle tenebre. Ad occhi aperti lo ha pedinato, contando le ore e arrivando con lui fino al suo sorgere. Così un suo giro completo e le instancabili ripetizioni dello stesso, perché di un cammino circolare si trattava, è stato scoperto e misurato e ha fatto il suo ingresso nella cultura.
Multipli del giorno i mesi e gli anni per la cui determinazione e misurazione hanno posto mano tanti rami della scienza. Il risultato è l’attuale calendario gregoriano, dove i giorni sono raggruppati in settimane, mesi, anni, e c’è accordo fra essi e i cicli astronomici principali: posizione del sole e conseguente ritmi stagionali, e fasi lunari.
La Precessione degli equinozi, vale a dire il loro avanzamento sulla volta celeste, dipende dal moto della Terra attorno al suo asse, che non è verticale rispetto al piano dell’eclittica su cui gira ma inclinato di 23°27”. La sua rotazione perciò è simile a quella di una trottola quando rallenta il suo movimento e s’inclina, e in tal modo l’asse traccia un cerchio in alto, la base di un cono rovesciato. Su quel cerchio girano gli equinozi e le costellazioni, ed essendo la rotazione assai lenta ci vogliano 25.760 anni per compierla tutta. Dopo tale periodo i cieli ritorneranno al punto di partenza e tutto riprenderà da capo, nello stesso modo.
Anche gli uomini, hanno detto gli antichi e alcuni moderni, perché se i periodi planetari sono ciclici, non si può escludere che lo sia anche la storia universale. Di questi eterni ritorni dello stesso che fanno capo alla precessione degli equinozi o ad altri movimenti celesti, ci sono molti esempi nella vasta e numerosa letteratura.
Per Lucilio Vanini, al termine di quel vasto periodo cosmico “di nuovo Achille andrà a Troia; rinasceranno le cerimonie e le religioni; la storia umana si ripete; nulla c’è adesso che non sia stato; ciò che è stato sarà; ma tutto questo in generale, non (come determina Platone) in particolare”.
Per Emanuele Severino “ogni ente (stella, fiore, animale, uomo…), ogni suo aspetto e ogni suo atto, sono eterni e nell’eterno ciclo dell’apparire e scomparire, se scompaiono riappariranno, se appaiono scompariranno, in un ininterrotto su e giù”.
Anche se immaginata, non era però facile includere anche i singoli uomini nei ciclici ritorni, per cui alcuni hanno osato fino a quel punto senza poterlo dimostrare, altri no. Non si poteva a causa dell’Abisso io dico ora, dove ogni uomo precipitava e veniva inghiottito − poche le eccezioni come si è visto −, e perché non si conosceva il segreto della Porta: perciò chi arrivava al punto di coincidenza ma non trovava l’uscita, riprendeva il cieco girotondo. Ma ora l’abisso è stato attraversato e il segreto svelato, e dell’Occidente e di ognuno di noi si può dire qualcosa di nuovo: dell’Occidente, che non è precipitato tutto intero nella voragine perché le sue avanguardie l’hanno affrontata ed è apparso almeno un caso di superamento, e perciò potrebbe non sparire o lasciare di sé solo impronte e tracce: e del singolo occidentale, che il suo giro appare ormai completamente e potrebbe ritornare in tempi che si potranno calcolare. Credo che si misureranno i percorsi degli uomini nella vita come oggi quelli delle stelle e delle costellazioni dentro il cielo, che come loro appaiono e scompaiono.
Questo sarebbe l’uomo nuovo e la civiltà che risorge dalle sue ceneri.

[Continua]

Una Risposta to “Le indicazioni del destino. Capitolo 2: Cinquant’anni dopo (terza parte)”

  1. Le indicazioni del destino. Capitolo 3: Rivoluzione « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Leggi qui la prima parte del secondo capitolo Leggi qui la seconda parte del secondo capitolo Leggi qui la terza parte del quarto […]

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