L’Ente – Seconda parte

L’Ente,
e in che modo si può dire che è eterno

Seconda parte

Michel Eugène Chevreul, Il cerchio cromatico (1839)


L’ente della filosofia è l'”eterno ritorno dello stesso”
.
Qui s’insegna la rotonda via
della conoscenza
che rende consapevole
della sua eternità
chi, alla fine del corso,
arriva dove ha cominciato
e lo riconosce.

 

1.
Il risultato cui siamo giunti alla fine della via filosofica e dopo l’uscita da essa dal punto dove coincidono gli opposti e l’arrivo nel Centro è, dunque, l’eterno ritorno dello stesso. Questo è il nome dell’ente della filosofia, del più importante. A questo punto si sa esattamente cos’è, soprattutto ciò che noi stessi siamo, perché la filosofia più d’ogni altra cosa ha in cura l’uomo.
Una conoscenza diversa da quella della scienza che i suoi enti – stelle, piante, animali – li vede da fuori e diventa la loro voce: osservando i loro moti e trasformazioni, il loro apparire e sparire, il loro farsi e disfarsi, le potenze e gli atti. Ma dall’esterno, dunque.
Noi invece ora ci vediamo dal Centro. Non gli altri, ma noi stessi. Non siamo solo osservatori e conoscitori dei cicli altrui come finora è accaduto, ma del nostro, o anche degli altri ma in rapporto ad esso.
A questo punto, dopo il lungo cammino dell’Occidente, ecco cos’è l’ente che s’aggiunge a quello che già siamo occupando il primo posto.
– È il lungo giro della filosofia – circa venticinque secoli –, da un inizio fino alla fine che coincide con l’inizio.
– È punto di coincidenza, non soltanto di fine e inizio, ma d’ogni altra coppia d’opposti.
– Lungo il camino circolare è giorno e notte, sonno e veglia, conscio e inconscio.
– Lungo la rotonda via della filosofia, è semicerchio diurno di essa, cioè Aurora, Mattino, Mezzogiorno, Pomeriggio. Poi Tramonto, Notte, Mezzanotte, ponte sull’Abisso, tratto notturno fino alla nuova Aurora.
– Nel semicerchio diurno è stato “Io”, nel giro completo ha nome “Sé”.
– Dopo l’arrivo è coincidenza degli opposti e uscita dal giro, per chi vuole, per raggiungere il Centro e occupare quel soglio diventando spettatore di tutta la ruota che gira. Oppure è eterno ritorno dello stesso per ripetere consapevolmente l’avventura; non nel modo che lo portava il Destino perciò, vale a dire ciecamente e indistintamente, ma in accordo con esso. Io, infatti, perché tutto avvenisse com’era nel desiderio, ho lasciato pietre miliari, segni, strutture, la prima volta che il cammino oscuro ha cominciato ad illuminarsi e l’ho percorso ad occhi aperti.
– Nel circuito terrestre c’è la chiesetta di Grea, un piccolo paese del Cadore, un rifugio alpino che si chiama Chiggiato, un torrente che scende da quelle montagne e un punto preciso del suo corso, il lago di Pieve di Cadore e la diga, una casa di Calalzo dai grandi balconi fioriti, la stazione ferroviaria che lì termina e torna indietro, la chiesa parrocchiale … e su tutti questi aspetti fissi ed immutabili in primo piano c’è la ragazza che li ha resi così, senza più fine.
– In quello della cultura c’è il poemetto intitolato La chiesetta sperduta che è stato la mappa di quella ricerca; ci sono innumerevoli indicazioni e fra esse quelle dell’Aurora, del Giorno, del Tramonto, della Notte e Mezzanotte, del Ponte sull’Abisso, dell’arrivo che è stato punto di partenza, della coincidenza degli opposti, della Porta, della Strada Maestra e del Centro; poi i libri: Il ritorno a casa, Compendio, La metà nascosta, L’antica via dei Miti e dei Misteri, Coincidenze, Il tempo lineare e l’eterno ritorno, Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno, Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica… Tutto quello che della sovrumana avventura ho segnato sulla carta, insomma, e che non andrà perduto se il Destino vuole che si continui, o che non scompariranno almeno alcuni metodi adottati per superare le difficoltà più grandi, perché difficilmente potranno essere ripetuti. Tali, per esempio, l’attraversamento dell’Abisso e la scoperta del segreto della Porta.

2.
Ecco cos’è ente, dunque: un Centro e la via circolare delle apparenze che gli gira attorno. Le apparenze non sono – e non saranno mai – le stesse per tutti. A me sono toccate quelle che ho prima elencato, la chiesetta ecc. Ad altri, altre apparenze: dipende dalle vie che si prendono e dai luoghi e persone che s’incontrano. Perché se uno solo è il senso del cammino, la direzione principale prefissata, appena si devia da essa attratti da altre cose si vaga come in un labirinto, prendendo vicoli chiusi e ritornando, seguendo indicazioni che sorgono all’improvviso, figure sempre nuove e senza fine. Com’è capitato a me, insomma quando, anche la mappa in mano dove la meta era la chiesetta solitaria, mi sono invece ritrovato di nuovo nella città tra la folla. Inoltre d’apparenze ne sorgono sempre di nuove in una fantasmagoria senza fine. Così ognuno ha o avrà le sue quando condurrà il suo cammino lungo la circonferenza e fino al Centro. Fra esse ci saranno anche i monumenti celebri e le terre lontane ed esotiche. Tutto il gran giro del mondo è apparenza e i monumenti sono fari e pietre miliari per chi intraprende il viaggio dell’eterno ritorno, e ognuno poi racconterà a suo modo, nel suo diario, ciò che ha incontrato di prezioso e caro e non vuole più lasciarlo.
Invece sono simili o variano di poco, o addirittura sono uguali per tutti, le apparenze della cultura. La stessa per chi la percorre da inizio a fine è la via filosofica. Le stesse la partenza, l’arrivo, il Mezzogiorno, il Tramonto, la Mezzanotte, il Ponte sull’Abisso, la coincidenza degli opposti, la Porta, la Via Maestra che porta in Centro. Gli stessi i nomi dei grandi filosofi che hanno posto i punti fermi, le indicazioni sugli incroci, gli avvisi di vicolo cieco, gli avvertimenti di non andare oltre a quel che ci è dato di sapere dalla nostra condizione. Alle quali ora s’è aggiunto l’eterno ritorno tanto cercato e voluto, ma non l’onnipotenza, la perfezione, l’onniscienza, che da antichissima data sono state assegnate a Dio (dovrebbe interessare a Mario Graffiati questa ulteriore distinzione fra privato e pubblico, lui che nell’ultima sua mail ha scritto che il racconto della nostra avventura gli è apparso “un viaggio che ogni persona deve compiere per sé, del quale poi è quasi impossibile parlare e fornire una descrizione”. Ma ciò, invece, è stata soltanto la molla della ricerca, l’“amor che muove il sole e le altre stelle”. Nel caso mio, l’amor che mi ha fatto cercare e trovare La chiesetta sperduta, luogo d’appuntamento perenne. E per trovarla, il cammino privato, nel punto dove l’Abisso l’interrompeva, si è “alleato” per superarlo con la via comune e generale giunta anch’essa in quel punto: la via della filosofia, tracciata e costruita da tutto l’Occidente in millenni di ricerche e lavori, che io ho poi continuato fino ad un punto che è l’ultimo perché è stato il primo).

3.
L’eterno ritorno
è cosa antica, dunque, il risultato di un cammino millenario. Noto anche con il nome di metempsicosi, abbiamo scritto di esso varie volte nei precedenti post (vedi Per sempre, Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno, ecc.), ma qualcosa aggiungiamo anche qui per non lasciare un po’ zoppo questo scritto.
Sappiamo che sono tornati, perché l’hanno affermato loro, personaggi famosi: Pitagora, Buddha, Ermete Trismegisto, Empedocle …
Ma, se è cosa antica, se ci sono racconti di esso innumerevoli, se è l’aspetto principale di varie religioni, se fa parte di tante dottrine segrete ed è alla base dei Misteri, perché ci siamo messi anche noi ora: solo per aggiungere una testimonianza alle innumerevoli già esistenti?
Anche per questo, certamente, ma non solo. Il motivo principale è un altro: per ripresentare l’eterno ritorno nei modi della filosofia, con delle novità che non sono mai state scritte prima d’ora.
Una premessa: nella filosofia la metempsicosi non è assente, anzi non l’ha mai lasciata fuori del suo campo. Molti filosofi hanno aderito ad essa. Ne citiamo alcuni: Platone, Plotino, Böhme, Swedenborg, Giordano Bruno, Campanella, Kant, Schelling, Schopenhauer, Lessing, Cudsworth, Hume, Mazzini, Nietzsche.
Ma soprattutto la metempsicosi è nel fondamento in tanta parte ancora nascosto e segreto da cui la filosofia è sorta: nella sapienza che l’ha preceduta, specialmente nelle parole di Parmenide ed Eraclito. Ha detto il primo: “Indifferente è per me/ il punto da cui devo prendere le mosse; là, infatti, nuovamente dovrò fare ritorno” (Frammento 5). Ha detto il secondo: “La stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli e quelli di nuovi mutando son questi” (Frammento 88).
Ma ora – lo ripetiamo – c’è qualcosa di nuovo anche rispetto alla sapienza delle origini: è diventata visibile ed esperibile tutta la strada dell’eterno ritorno. Quella che collega le vite precedenti all’attuale. Ora conosciamo quanto è lunga, le sue tappe, le pietre miliari che la segnano, gli innumerevoli cartelli che la indicano, le sue strutture principali. Tale strada è la filosofia dalla partenza fino all’arrivo. Ovvero, conosciamo il percorso della filosofia ed uno dei suoi nomi ora è eterno ritorno.

4.
Questa è la novità che s’aggiunge alla mitica metempsicosi o al misterioso eterno ritorno: la conoscenza della strada.
Che una strada ci fosse era indubbio: come sarebbero tornati altrimenti i tanti viaggiatori da vita a vita, o come sarebbero giunti a quel punto da cui poi sono partiti per ritornare!
C’era, dunque, ma non era conosciuta.
Un caso, allora, i loro ritorni che sono avvenuti prima della sua scoperta?
No, un procedere ad occhi chiusi e trasportati: come accade continuamente e instancabilmente alle stelle del cielo, alle piante della terra e agli animali. Seguendo le vie della natura, perciò.
In quanto a ricordare avvenimenti di vite precedenti prima che la via filosofica ci fosse e fosse portata a compimento, ciò è dovuto al fatto che c’erano e ci sono altre fonti del sapere più antiche della filosofia. Prima di essa, i miti, i misteri, le religioni, la poesia, che avevano l’eterno ritorno fra i loro temi principali. Filosofia, perciò, lo ripetiamo è soltanto l’ultimo nome e l’ultimo sviluppo perché a quell’eterno riandare illuminato soltanto da fari nella notte ora s’è aggiunta la conoscenza della strada.

5.
Ma la via della filosofia espressa con il tempo impiegato a percorrerla è lunga venticinque secoli – l’abbiamo dichiarato tante volte nei nostri post –, e da ciò si potrebbe dedurre che si ritorna ogni venticinque secoli. Ma le cose non stanno così, perché venticinque secoli è stato il tempo impiegato la prima volta ed in esso sono comprese la progettazione e la costruzione. La prima volta che una strada di tal genere appariva sulla scena. “Di tal genere” qui significa opera progettata ed eseguita dall’uomo, in una luce che si chiama ragione che egli può usare quando vuole perché dispone di essa. “La prima volta” significa che non ce n’è un’altra uguale in cielo e in terra. Una strada costruita per molti ma che può essere usata anche da uno solo, ciò che finora non era mai accaduto. Finora solo le specie vegetali e animali ne percorrevano un tratto da singoli. Solo un tratto però, e perciò non sapevano da dove venivano e dove andavano. In un punto di essa erano gettati e da un altro un po’ più avanti tolti. Prima di loro la specie, dopo di loro la specie. Prima di loro i genitori, dopo di loro i figli. Solo così la continuità, anche per l’uomo.
Perciò ora che è stata costruita, segnalata, illuminata, quanto è la lunghezza della strada espressa con il tempo impiegato a percorrerla?

6.
La strada della conoscenza, dunque, non è lunga venticinque secoli, e neppure i cinquant’anni che ho impiegato io, dove è compresa anche la mia progettazione e rudimentale costruzione del ponte sull’Abisso e l’arrivo al punto di coincidenza degli opposti, tratto che finora è solo impronte di passi, un cammino che si è formato camminando. Quanto, allora?
Solo il tempo di uno sguardo. Sta in una palla, come il mappamondo. Sta in una volta, come la Via lattea. Sta in una mappa, che si srotola e tutta appare. Poi però si farà nei modi che sono già in uso quando un ricordo s’accende, e si va per le vie della terra e le rotte sui mari e nei cieli, fin dove ci porta il cuore e la mente. Sarà la chiesetta alpina ad attirarmi o un’altra delle pietre miliari che ho posto lungo la via, fisse ed immutabili: il rifugio alpino, il lago … Soprattutto la chiesetta, però, già ora meta d’incontri e ritrovamenti. Come è già avvenuto, così accadrà ancora.
Oppure, se s’imbocca la via pubblica, ci saranno aspetti della filosofia a richiamare, quelli che si trovano lungo la sua storia e che di più siamo ritornati a rivedere e studiare anche durante il primo percorso compiuto a mente sveglia. Il viaggio di Parmenide per esempio, o l’eterno ritorno di Nietzsche.
Storia della filosofia che, giunti a questo punto, è da ordinare e interpretare nei modi che abbiamo già indicato: come perle di una collana i filosofi e come diamanti splendenti nei punti più esposti ed importanti i più grandi.
Un faro Parmenide, che ha visto Notte e Giorno, l’Essere e le apparenze.
Un faro Platone, che ha indicato e seguito la via delle apparenze nella luce della ragione da poco spuntata.
Un faro Aristotele, che ha colto nell’ente l’entelechia, vale a dire la capacità di passare dalla potenza all’atto.
Poi Cartesio, cui dobbiamo l’Io penso. Kant che ha che ha posto i limiti della ragione, perché non si ritorni a cadere nei sogni da visionari. Schopenhauer e gli altri filosofi della Notte che hanno continuato il cammino dopo il Tramonto. Nietzsche che la via l’ha percorsa tutta fino al “portone carraio” e ha superato l’Abisso nel dormiveglia. Heidegger che è giunto fin sulla linea di Mezzanotte e ha previsto l’Aurora.
Infine io ho ideato e costruito il Ponte sull’Abisso che si può superare a mente aperta e dove si metterà, io spero, un diamante a illuminare.
Dunque, saranno le apparenze a risvegliare, come sogni lucidi che compaiono quando finisce la notte e mutano in visioni diurne. Un rapporto chiaro e distinto riprenderà con il Centro, e inizierà così un’altra vita.

2 Risposte to “L’Ente – Seconda parte”

  1. L’Ente – Quinta parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] sapienza seguendo la via filosofica). Dal Centro tutto il cammino è apparso in uno sguardo (vedi L’Ente e in che modo si può dire che è eterno – seconda parte). Prima di questa conclusione c’erano solo parti del percorso che cominciavano ad e finivano, […]

  2. L’Ente – Sesta parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] senza tempi né luoghi/ scrivi per me questa data/ e le immagini qui del mio cuore”. [7] Vedi L’ente – seconda parte. [8] Vedi L’ente – prima parte. [9] Vedi L’ente – prima parte. [10] Vedi L’antica via dei […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: