L’Ente – Quinta parte

L’Ente che è coincidenza di natura e cultura, cioè l’uomo,
e in che modo si può dire che è eterno

M.C. Escher, Autoritratto su una sedia (1920)

Con i post intitolati L’Ente
abbiamo raggiunto il Centro
della conoscenza filosofica
da cui si può vedere il girotondo
delle stelle e dei viventi.

Dei molti che ci seguono su questo blog, crediamo che ai più attenti sia apparso in modo chiaro e distinto che soprattutto ad un ente, fra gli innumerevoli che compongono l’illimitato universo, qui ci rivolgiamo. Tal ente è l’uomo che si trova nel giro della conoscenza, quindi ogni uomo; ma specialmente quello che ha seguito e segue la via filosofica, e ancor più chi è vicino alla sua conclusione, o chi l’immenso girotondo l’ha già percorso tutto ed è uscito occupando il Centro. Ci rivolgiamo, in altre parole, all’ente che noi stessi siamo, all’uomo in carne e ossa. Similmente l’astronomo ha occhi e mente per le stelle, il botanico per le piante, l’etologo per gli animali eccetera.
Ma una differenza salta subito agli occhi: gli altri enti stanno fuori nel gran mondo, mentre qui giochiamo in casa. Nella nostra indagine non guardiamo dalla finestra ma in noi stessi.
E cosa abbiamo scoperto dell’ente che noi stessi siamo, indagandoci così? Che apparteniamo al mondo animale e ci troviamo a capofila dei mammiferi, con tutto ciò che questa posizione comporta. Ma siamo noi stessi che ci siamo classificati in tal modo come enti di natura; ma poi, appunto, c’è la cultura che s’è aggiunta e ci distingue ulteriormente. Per questa combinazione, essa, inoltre, è diversa da quella rivolta agli altri enti che stanno fuori: perché la stella nulla riceve dalla conoscenza che noi abbiamo di essa e così la pianta e l’animale, mentre ciò non è per l’uomo che guarda in sé.
Enti là fuori e conoscenza di essi sono distinti e separati – l’ente materiale nel mondo, la sua conoscenza nell’uomo –, ma nell’uomo no. In lui la cultura si forma, s’impone e diventa una cosa sola con ciò che conosce. Risultato: siamo due cose in una. Natura e cultura assieme, coincidenza delle due.

Cosa sappiamo delle altre cose? Che ritornano – questo è il dato che qui c’interessa di più –, e son sempre le stesse che girano (“Tutto ciò che il potere del mondo lo fa, lo fa in circolo. Il cielo è rotondo ed ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla e che così sono le stelle. Il vento, quando è più potente, gira in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo: la luna fa lo stesso e tutti e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre tornano al punto di prima. La vita dell’uomo è un circolo, dall’infanzia all’infanzia, e lo stesso accade in ogni cosa dove un potere si muove”. Alce Nero).
Mentre finora la cosa della natura che noi siamo, vale a dire il corpo, ritornava anch’essa in tal modo ma non sapeva d’essere già stata e che sarà (vedi L’Ente e in che modo si può dire che è eterno – prima parte), mentre la cultura sapeva, ma non abbastanza, o non si credeva e si restava nel dubbio, o aderiva soltanto chi aveva ricordi di vite precedenti. Lo sapeva dalle altre fonti della conoscenza – miti, religioni, misteri, poesia – ma non dalla filosofia, vale a dire in modo chiaro e distinto. Fino a prima di La via d’uscita dal nichilismo il ciclo non era ancora terminato e l’uscita non era indicata; e anche il suo inizio, che pur aveva il posto nella Storia, non era ancora una sola cosa con la fine e perciò anch’esso oscuro e sperduto. È diventato chiaro e distinto quando è avvenuta la coincidenza e da qual punto è stata presa la via maestra, diretti al Centro (vedi Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica). Dal Centro tutto il cammino è apparso in uno sguardo (vedi L’Ente e in che modo si può dire che è eterno – seconda parte). Prima di questa conclusione c’erano solo parti del percorso che cominciavano ad e finivano, apparivano e sparivano. Si vagava nell’ignoto e la situazione era riassunta nel celebre detto “non si sa da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo”.

Dunque, della via circolare della filosofia noi ora conosciamo l’intero giro. Sappiamo quando è cominciata, come si è svolta, il tempo impiegato a percorrerla la prima volta, quando è terminata e come. E a questo punto c’è eterno ritorno sapendo di tornare dell’ente di natura che ha sposato la conoscenza di sé, diventando una sola cosa con essa. Perché, lo ripetiamo, in questo caso non si dà l’esistenza d’enti materiali esterni, come la stella, la rosa, il gatto, e la conoscenza di essi si trova invece nella mente dell’uomo. Non c’è questa divisione e separazione. La luce del sapere che rivolgiamo a noi stessi ci fa essere due cose in una. Enti a tutto campo perciò, diversi da tutti gli altri, vale a dire contemporaneamente e indissolubilmente natura e cultura, apparenza ed essere. Siamo contingenti ed eterni, brevi ed entra il mondo intero, recitanti una parte e aperti a tutte (di ciò che ho scritto qui, come di un luogo raggiunto, ci sono state indicazioni lungo la via. Una di esse suona così: “Io mi trovo a sapere delle cose,/ delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni, come accade e perché, / che cosa cade perché resti la cosa./ E si sa quando cosa s’aggiunge a ciò che in fondo giace./ Ecco che cosa mi dà pace: essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Iddio”. Vedi Vocabolario alla voce “cosa”).

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