L’Ente – Sesta parte

Dalla circonferenza verso il Centro e ciò che accade dopo l’arrivo.

 

J.M. William Turner, Lago d'Averno: Enea e la Sibilla Cumana (1814-1815)

Premessa

Io sono arrivato in Centro giungendo da fuori. Precisamente da un paese del Cadore, dalle cime montane, dai pendii in fiore, dalla chiesetta alpina che abbiamo cercato per sposarci e l’abbiamo trovata in cima ad un erto sentiero in un luminoso mattino di settembre: questi i luoghi della partenza [1]. Soprattutto la chiesetta, che quando l’ho vista la prima volta si è come sdoppiata ed io ho cercato la seconda. Che pareva in cielo, allora, perché non era solo apparenza che muta e c’è e non c’è, ma era immobile, immutabile, senza inizio e fine. Così si è presentata la prima volta o così ho capito che era. Un luogo dove l’amore che io volevo “per sempre” [2] poteva essere protetto e conservato in tal modo. Come, diversamente?
L’ho chiamata “chiesetta sperduta” per distinguerla dal suo sosia sulla terra, di cui ormai conoscevo l’ubicazione. Anche “chiesetta celeste” è stato un altro dei suoi nomi perché, appunto, è apparsa nel cielo terso, sopra le montagne che circondavano quel luogo.
Cinquant’anni è durata la ricerca della chiesetta sperduta, durante i quali ho compiuto il giro della terra e del pensiero, superando il giorno e la notte, la luce e la tenebra, la veglia e il sonno, il conscio e l’inconscio, la vita e la morte; finché non sono giunto alla fine che coincideva con l’inizio, dove l’una e l’altro sono “lo stesso”, e in quel punto l’ho trovata. Poi, lasciando la circonferenza e seguendo il raggio − la Via Maestra della sapienza −, sono giunto nel Centro, la meta più agognata da ogni mortale che si emancipa dalla sua finitudine.

Questa la premessa. Ma cosa c’entra con L’ente – e in che modo si può dire che è eterno, che è il titolo di questo post?
C’entra, perché il sottotitolo suona così: dalla circonferenza verso il Centro e ciò che accade dopo l’arrivo, ed è stata quella la partenza. Dalle apparenze verso l’immutabile, perciò. Ed ora si fa avanti in modo chiaro e distinto anche il perché dell’immane avventura. Perché fra le innumerevoli apparenze che sono l’aspetto e la trama di questo mondo, una ne ho incontrata che aveva le caratteristiche del Centro, che come esso era immobile, immutabile, eterna. Era la chiesetta apparsa in quel lontano mattino di settembre contemporaneamente in due parti: sulla terra e in cielo, vale a dire nel tempo di una vita che è un tratto con inizio e fine e nel ciclico ritorno che mai si ferma [3]; e quando alla fine dell’avventura l’ho trovata, si è presentata per ciò che era: una memoria antica ammantata di regalità [4].

Ora un ulteriore passo in avanti sulla via del L’ente – e in che modo si può dire che è eterno: la via della cultura perciò, che sta sopra la natura e la vede come da fuori e dall’alto. Ecco cosa accade con l’arrivo in Centro [5].
− Fino a poco prima, le apparenze sono contingenti, passeggere, effimere, e finiscono nelle fauci della morte; apparizioni e sparizioni anche noi nel giro della vita. Infatti, si diceva di noi: non si sa da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo.
− Dopo l’arrivo, invece, un legame si stabilisce fra il Centro e le apparenze o fenomeni, e per questa ragione essi s’iscrivono nell’eternità, diventano aspetti dell’eterno ritorno dello stesso, (quindi ritornanti eternamente).
− È il Centro il custode di ciò che è. Anche le apparenze sono eterne se le ha in cura il Centro
− Raggiunto il Centro, ti appare da quel punto l’intero giro della vita. Se collegato ad esso, ogni cosa od aspetto della circonferenza non si perde.
− Quando arrivi nel Centro, una scena sulla circonferenza può diventare presente eterno se la colleghi. Di questi punti, lungo il giro che ho compiuto, ne ho fissati molti, che già torno a rivedere anche in questa vita. Per ora sono aspetti di una singola esistenza, ma l’Abisso è stato varcato e perciò non sono più in mano al cieco destino, ora c’è un patto [6].
− Quando arrivi nel Centro del mondo che gira, sotto attenzione è tutto il percorso, quindi ogni avvenimento di esso se si vuole. È ciò che già c’è come ricordo, soltanto che non si occupa il Centro in modo stabile, anzi soltanto in qualche momento eccezionale. Oppure non si sa nemmeno di occuparlo anche in quei casi, perciò anche il ricordo non ha stabilità – s’accende, si spegne, scivola via, o sembra che giunga da profondità lontane e sconosciute.
− Posizione immutabile ed eterna è il Centro della ruota che gira. Poi io ho fissato posizioni lungo la circonferenza. La prima è la chiesetta. Poi tante altre. Ne ho già nominate alcune [7]. Ma dopo l’arrivo in Centro quel che si svolge fuori dove c’è movimento e mutamento, può acquistare anche le caratteristiche del Centro.
− I collegamenti hanno un nome antico, si chiamano ricordi, ciò che c’è già, insomma, ma finora apparivano e sparivano, erano brevi ed effimeri e isolati fra loro come stelle nella notte buia, perché il Centro non era presidiato, anzi raramente frequentato.
− Come perle di una collana si dispongono, dopo che sono giunto nel Centro, tempi ed aspetti della vita che conduciamo quassù fra canti e pianti. Dovrebbe mutare il pianto in un sorriso ora che la conoscenza della via è completata e la meta è stata raggiunta.
− Solo il collegamento con il Centro muta l’apparenza: solo in questo modo quel che è mutevole acquista l’immutabilità. Ritorna “lo stesso”, è l’eterno ritorno.
− Dopo che l’intero cammino è stato compiuto ad occhi aperti e mente sveglia, con l’arrivo in Centro, l’apparire viene ricuperato, specialmente i punti e i tratti più difficili e segreti e le imprese più ardue. Per me, fra i primi l’Alba, il Mezzogiorno, il Tramonto, la Mezzanotte, l’Abisso, la coincidenza degli opposti, la Porta. Fra le imprese, soprattutto le conquiste dell’Io e del Sé [8] la scoperta del segreto della Porta e la costruzione del Ponte sull’Abisso. Ciò ha richiesto a questo punto lo sviluppo di quel processo che si chiama ricordo, che è collegamento fra il Centro e le apparenze. Quel che è nella circonferenza diventa imperituro anch’esso a questo punto.
− Lungo il cammino della cultura ci sono opere d’arte cui assegniamo il titolo di eterne. Ora si può capire perché, perché sono opere sorte lungo la via che porta all’immutabilità ed eternità, e nascono già con queste caratteristiche.
− Quando avviene il ritorno voluto e cercato, vale a dire quando la via della conoscenza arriva fino al Centro, mutano le apparenze e muta l’Essere. Si scambiano le loro doti le due parti: il Centro dà l’immutabilità, l’immobilità, l’eternità, e riceve colori, forme, sapori, odori, suoni.
Eterno ritorno è essere e divenire assieme. Stanno in un rapporto come il mozzo e il cerchio esterno della ruota: il primo è immobile e l’altro gira.
− Il giro della conoscenza è conoscenza degli altri giri: quelli degli astri in cielo e delle piante e animali sulla terra. Ma è anche giro a sé.
− Con l’arrivo in Centro portiamo a compimento ciò che siamo stati e siamo, perché il Centro c’era anche prima e così le apparenze, anche se in modo provvisorio e instabile. Prima che l’intero ente si mostrasse in modo chiaro e distinto siamo stati un po’ questo e un po’ quello. Apparenza per il tempo di una vita, Centro in momenti particolari. Tempo per la maggior parte, vale a dire passato, presente e futuro, con una voragine prima e dopo; eternità soltanto in qualche lampo e scintilla.
− Devi acquistare la consapevolezza di ciò che sei, e tu sei un ciclo. Non solo un ciclo della natura che si chiama uomo, ma anche della cultura e il suo nome è Sé.
− Il tempo lineare sta all’eterno ritorno, come le apparenze al loro ciclo intero. Essendo poi eterno ritorno e ciclo la stessa cosa, o uno è un caso particolare dell’altro, anche tempo lineare e apparenze sono la stessa cosa, e le seconde sono forme e colorazioni dell’altro.
− Dopotutto, l’eterno ritorno dell’uomo, come quello della rosa a maggio, del gatto di Schopenhauer, dell’usignolo di Keats [9] è ciò che è sempre avvenuto ed avviene. Ma non era noto il cammino, si percorreva ad occhi aperti e mente sveglia soltanto un tratto della strada. O non si conoscevano i collegamenti fra veglia e veglia interrotte dal sonno e dal letargo, né quelli fra vita e vita interrotte dalla morte.
− Fuori della conoscenza umana è tutto in mano ad altro (alla Natura, a Dio, al Destino…)
− Momenti eterni quelli che vado ad incontrare. Non lo erano prima, appartenevano al cerchio. Anche ora, ma ora c’è il Centro che li vede. Stanno nel modo delle cose in sé: sotto l’occhio di Dio.
− A questo punto però, per il ritorno, dipendiamo dal corpo, perciò dalla natura. Allora chiamiamo a sostegno la scienza perché ci fornisca il mezzo che ci porta in questa dimensione che chiamiamo mondo e per mantenerci in essa. Finora il corpo ce lo da solo la natura nel modo che si sa, con l’unione di un uomo e di una donna, e sarà ancora così per molto. Ma non per sempre o soltanto così. C’è già e ci sarà sempre più anche la scienza in gioco, ora che sta impadronendosi velocemente della parte fisica. D’altronde fino a Galileo e Newton, vale a dire fino a qualche centinaio d’anni fa, la scienza è stata una parte della filosofia, quella che si occupava, appunto, dei corpi e del loro ambiente, ciò che qui chiamiamo apparenza, ed è giunta l’ora che ritorni al suo ruolo e rango. In ogni modo sta già procedendo in questa direzione.
− Siamo come gli altri enti che hanno dimora in cielo e in terra: come le stelle, i pianeti, le piante, gli animali. Com’essi percorriamo il nostro giro instancabilmente: è l’eterno ritorno dello stesso. Ma rispetto ad essi, c’è una novità: conosciamo la via di questo riandare [10]. Nell’ente che si chiama uomo, non essenzialmente diverso da ogni altro essere nel mondo, è cominciato da alcuni millenni un processo d’individuazione, che ora è giunto a conclusione.
− Nella specie, finché si appartiene ciecamente ad essa, è lo stesso che ritorna ma non sa di ritornare. Nel giro della Conoscenza avviene la stessa cosa, ma chi ritorna sa da dove arriva e dove va e vede esempi di quei giri in cielo e in terra. In cielo i pianeti, sulla terra piante e animali.
− Le rotazioni compiute dagli enti, dico i loro percorsi circolari, non li conosce chi li compie. Vengono eseguiti sotto dettatura (leggi della natura), sotto comando (gli input della specie). Soltanto ad uno fra gli innumerevoli esistenti in cielo ed in terra è riuscito a conoscere il suo percorso per intero: all’uomo, e ciò in modo chiaro e distinto è avvenuto da poco. È questa l’immensa conquista dei nostri giorni, il risultato del cammino dell’intero Occidente.
− Superare la Notte e l’Abisso e arrivare in Centro, significa anche non essere più sudditi del dominio delle apparenze vale a dire di questo mondo continuamente in movimento e mutamento, dove infaticabilmente si è gettati e tolti, in lotta fra noi per mantenerci in esso il più possibile, spinti a sopravvivere. Significa ritornare ma a delle condizioni: dove e quando si vuole, a trovare chi ci è caro, a vedere quel che ci piace.
− Ho scoperto il Centro del mondo delle apparenze o mondo per noi. È l’Io, il Sé. Di quello delle cose in sé, si dice che è Dio.
− Siamo lo svelamento del giro misterioso dell’ente di natura, che ritornava eternamente ma non sapeva.
− Perciò soggetti ad un avvicendamento che era sempre lo stesso. A turni si andava di guardia al mondo ed erano sempre gli stessi fantaccini che entravano ed uscivano dalla garitta.
− Circonferenza e Centro hanno linee che li collegano ma finora esse hanno funzionato in modo chiaro e distinto soltanto entro i limiti di una vita, vale a dire dalla nascita alla morte. Ma c’è anche qualcosa che va oltre, che supera quei confini che sembrano invalicabili: sono i ricordi di altre vite, ciò che si chiama metempsicosi. Sono come messaggi nella bottiglia gettati nell’oceano delle esistenze, dove navigano sperdute. Di tal genere la chiesetta celeste, di cui ho cercato la provenienza e l’ho trovata.


[1] Ci sono arrivato anche dalla Storia della filosofia, dal suo inizio (per la coincidenza delle due vie e la necessità di seguirle entrambe per riuscire ad arrivare alla meta, vedi L’antica via dei Miti e dei Misteri).
[2] Vedi il post Per sempre.
[3] Vedi Il tempo lineare e l’eterno ritorno. Anche la sapienza che si riscopre quando si arriva in Centro è la stessa dell’inizio: vedi Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica
[4] Vedi Le indicazioni del Destino. Rivoluzione. La presenza di un’apparenza come la chiesetta sperduta, che a differenza di tutte le altre era immobile, immutabile, eterna — quindi un’eccezione, non è stata cosa unica nell’esperienza umana. Anzi i casi sono innumerevoli, tutti quelli registrati sotto la voce “metempsicosi”, e noi nei nostri post l’abbiamo visitata varie volte. Ma nel mio caso, ho voluto cercare la strada che conduceva ad essa, e questo sì è forse unico. È la prima volta, in ogni modo, che una via viene tracciata fra il mondo delle apparenze e il Centro. Quest’apparenza eterna, ormai si sa, era la chiesetta sperduta, e l’indicazione verso di essa si è poi sviluppata in una mappa e in tante tracce sulla terra e in cielo, fino alla meta: fino al ritrovamento della chiesetta con quanto ha significato e significa. Ha significato che qualcosa di perituro, di caduco, d’effimero, era sfuggito dalle mani della morte, ed io per mezzo suo sono poi giunto a stabilire il suo collegamento con la fonte.
[5] Altri nomi del Centro sono Principio, Essere, Logos, Ápeiron, Tao
[6] La prima stesura del patto suona così: Mi pareva di poter fare quel Patto/ ma dell’altro nome non conoscevo/ né immagine sapevo fingermi./ “Chiedo sia salva la strada di sasso nel sasso tracciata/ che alla mia casa conduce,/ il volto di mia moglie e la mia bambina/ così preziosa ai miei occhi e cara al mio cuore”./ E tacqui per non chiedere ancora,/ per non chiedere troppo./ Finché voce mi parve di udire:/ “Senza misura sono i sassi laggiù/ e i volti e i corpi e passano./ Perché proprio quelli dovrebbero restare?/ Son segni, son segni,/ trascorrono verso l’oblio”./ “Ed io voglio che restino”, gridai,/ e mi pareva d’aver voce potente atta al comando./ “In cambio ti darò ciò che vorrai:/ ancora luce che dagli occhi trascorre/ e suoni e danze di immagini/ e qui ancora per te cercherò./ Ma lì nel tuo libro che immagini raccoglie/ senza tempi né luoghi/ scrivi per me questa data/ e le immagini qui del mio cuore”.
[7] Vedi L’ente – seconda parte.
[8] Vedi L’ente – prima parte.
[9] Vedi L’ente – prima parte.
[10] Vedi L’antica via dei Miti e dei Misteri, percorsa ora con la lampada della conoscenza filosofica.

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