La metà nascosta — Prima parte (8-9)

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Gustav Klimt, Adamo ed Eva (1917-18)

8. I motivi nascosti che hanno indotto gli dèi dell’Olimpo a dividere l’originale unità di uomo donna e a disperdere le due metà. Il primo di essi: liberare l’uomo, la parte più consona a loro, dal suo lato oscuro, che neppure loro comprendevano.
All’inizio, erano dunque una cosa sola l’uomo e la donna, e il Dio della Bibbia e gli dei dell’Olimpo cantati da Esiodo e Omero li hanno divisi. Per i motivi che i racconti espongono e che ho qui riassunto, ma oggi ci appaiono parole di sogni. O sembrano favole alle quali, peraltro, si vorrebbero associare i miti. Si tratta allora di dire le stesse cose usando il linguaggio d’oggi, temprato da tanti secoli di uso della ragione. Ed ecco cosa emerge in questo modo.
Si è trattato del passaggio dall’unità indistinta e indeterminata, qual era all’inizio la creazione, alla dualità e molteplicità, da cui poi è uscito il singolo distinto e determinato e ha cominciato ad affermarsi. Si è trattato del passaggio da un “tutto raccolto”, ciò che ancor oggi è la natura − un unico dominio sotto ferree leggi −, al regno della libertà, o almeno del suo inizio, e all’Io in esso. C’è stato insomma chi è voluto uscire dalla gabbia: l’inquietante l’ha chiamato Sofocle, che “anche la più sublime delle divinità, la terra,/ l’indistruttibile infaticabile, egli l’estenua,/ rivoltandola d’anno in anno,/ passandovi e ripassandovi con i cavalli/ gli aratri./ Anche il leggero volitante stormo d’uccelli/ egli irretisce e caccia…” [2]. La matta, l’ho chiamata io, la figura del folletto che nel gioco delle carte scombina tutte le regole quando esce dal mazzo. [3]
Come ho detto prima, i miti e le religioni hanno raccontato questi avvenimenti nel loro modo, ma ce n’è un altro che voglio qui riportare. Qualcosa di intermedio fra quello antico e il mio dove sono esposti limpidamente e dettagliatamente i motivi che hanno suscitato l’ira divina e le pene inflitte anche all’uomo, dopo che è risultato vano il tentativo di separarlo dal lato oscuro. Si trova nell’Ermetismo, antica dottrina religiosa che fa capo a Ermete Trismegisto. Ha detto il demone Momo rivolto al creatore dell’uomo: “Ermete, tu l’hai detto, è un’azione coraggiosa aver fatto l’uomo, dagli occhi curiosi e dalla lingua ciarliera, che è destinato ad udire anche quello che non lo riguarda, che è spinto ad annusare dalla curiosità e che abuserà fino all’eccesso del senso del tatto. Hai deciso di lasciarlo senza preoccupazioni, creatore, quest’uomo che è destinato a guardare audacemente i bei misteri della natura? Vuoi permettere di vivere senza dolore a lui che si spingerà con i suoi progetti perfino ai confini della terra? Gli uomini estirperanno le radici delle piante e catalogheranno le diverse qualità dei succhi. Esamineranno la natura delle pietre e taglieranno a metà non solo gli animali ma anche se stessi, volendo verificare come sono fatti. Stenderanno le mani ardite fino al mare e, tagliando le foreste, che crescono spontaneamente, si traghetteranno l’un l’altro fino alle terre situate dall’altra parte. Indagheranno quale natura si nasconda all’interno dei templi impenetrabili. Inseguiranno la realtà fin lassù, volendo investigare qual è l’ordine stabilito dal movimento celeste. E questo è ancor poco. Non resta che l’ultimo luogo della terra; ma gli uomini esploreranno anche l’estrema notte di questo luogo, spinti dalla loro volontà”.
Ed ecco le pene proposte per tanto osare, per la volontà di potenza che li spinge: “Siano domati dal morso del dolore se le loro speranze restano deluse! La curiosità delle loro anime sia vanificata dai desideri, dalle paure e dalle speranze ingannatrici! Una sequela inarrestabile di amori, speranze deluse! La curiosità delle loro anime sia vanificata dai desideri, dalle paure e dalle speranze ingannatrici! Una sequela inarrestabile di amori, speranze attraenti, desideri talvolta realizzati, talvolta delusi, si spartiscano le loro anime, perché anche la dolce esca del successo li trascini alla prova di sciagure più dolorose! La febbre li opprima, perché nell’avvilimento si moderi il loro desiderio!”. Infine la pena più terribile: “Uno strumento segreto connesso alla dottrina infallibile e inviolabile, per mezzo del quale saranno necessariamente rese schiave tutte le cose della terra, dalla loro nascita fino alla distruzione ultima, uno strumento dotato della stabilità di ciò che è compiuto. Anche tutte le altre cose della terra obbediranno a questo strumento”. Esso è la Fatalità, che “spinge muovendo per costrizione (poiché la sua natura è costrittiva) tutto in un cerchio ed è essa che causa la generazione e la corruzione”. [4]

9.
D’altronde il Dio della Bibbia e gli dèi dell’Olimpo conoscevano soltanto la parte luminosa dell’esistenza, perché abitavano case di luce e soprattutto perché erano loro stessi la luce. Il Sole ben li raffigura, rotondo e splendente da tutte le parti. Non come la Terra che ad ogni giro diventa buia, o la luna che è visibile solo da un lato. D’altronde il sole, che ora per noi è soltanto un simbolo della divinità, è stato anch’esso dio per millenni e come tale adorato.
Perciò, come potevano degli esseri solo celesti, immutabili ed eterni, comprendere i terrestri ogni giorno diversi, soggetti ai dolori, alle malattie e alla morte! Come potevano conoscere davvero senza averlo vissuto e sperimentato il loro lato oscuro! Ecco perciò che le spiegazioni della rivolta e delle reazioni ad essa ci giungono troppo puerili e vaghe, o inficiate dall’ignoranza che tutte e due le parti in lotta avevano del lato oscuro.
Mi azzardo a manifestarne una diversa, forse mai detta prima. Gli dèi, fatti solo di luce, hanno cercato di separare la loro creatura più importante dalla metà misteriosa, asportandola come un male incurabile. Essa era la donna, che anche nel simbolo del Tao e nel cerchio giallo grigio iscritto nel quadrato bianco nero che figura in copertina è una sola cosa con l’altra parte. Ma quell’unità, anche dopo la mutilazione, si è dimostrata impossibile da sciogliere completamente. Ovvero gli dèi erano riusciti nel loro intento e l’operazione a prima vista sembrava felicemente conclusa. Ma poi le tante metà disperse ai quattro angoli della Terra hanno cominciato a comportarsi in modo non previsto neppure dalla limpida mente del grande Zeus. Perché per ognuna il lato cieco e oscuro è diventato assenza e mancanza e quindi desiderio insopprimibile. E non soltanto si sono messe a cercarsi senza posa e senza pace ma anche − ecco soprattutto l’imprevisto −, ad unirsi in modo non uguale a com’erano prima del taglio e della separazione, non badando in altre parole se nella congiunzione si sovrapponevano esattamente le due parti. Perciò fra metà che non andavano a costituire l’unità originaria. Bastava spesso che un uomo incontrasse una donna perché avvenisse l’attaccamento. Bastava perfino la semplice vista, ciò che accade ancora oggi, o la presenza di pochi indizi nei casi di maggiore impegno nella ricerca. Ma essi erano comuni a molte metà, come per esempio il colore dei capelli, degli occhi, perfino il sorriso e la voce, e copie così costituite solo in seguito s’accorgevano di non essere sufficientemente legate, e che ciò che le divideva era molto di più di quanto le univa. E avveniva il rifiuto e il rigetto, o rimanevano assieme in un mutuo adattamento. In tal caso però non cessavano mai di cercare.
Perciò, alla fine, la sconfitta degli dèi in questo tentativo di ricupero della metà luminosa dell’uomo, la più simile a loro. Sconfitta che era apparsa fin da quelle prime unioni imperfette che gli dèi, perfetti, ritenevano non potessero avvenire in tal modo, ma solo quando una metà avesse incontrato quella originale. Possibilità che era in mano solo al destino, su cui gli stessi dèi non avevano potere. Cosa comunque rarissima, che non avrebbe mai costituito un pericolo per loro, per la sua eccezionalità, mentre la regola era che le metà rimanessero divise. Non avevano neppure immaginato che provando e riprovando l’uomo sarebbe giunto alla scoperta del lato oscuro, quindi della metà che anticamente gli è stata tolta. Illusi dalla loro luce senza ombra, perciò, anche gli immortali, dal loro giorno senza la notte, dalla loro casa priva di piani sotterranei, dalla loro vita senza la morte. Mentre gli uomini, le donne e quel prototipo che era la loro unità, erano tutti figli della Terra, − anche Adamo fatto di fango cui Dio soffiò in faccia lo spirito della vita; e la Terra si trova a metà strada fra l’Altezza e l’Abisso. Se verso l’alto ha per cima l’Olimpo, verso il basso tocca il Tartaro e lì è nera quanto quello è tenebroso.
Perciò hanno fallito gli dèi, perché si trovano solo da una parte e non potevano avere esperienza dell’altra. Da ciò si può anche arguire perché si sono accaniti soprattutto contro la donna, ma poi anche contro l’uomo che non l’ha mai abbandonata e non poteva, perché era l’altra metà di sé.

[Continua]


[2] Dal coro dell’Antigone di Sofocle, vv. 322-366.
[3]
Tutte le cose sono carte di un gran gioco/ che ha anche l’imprevedibile: la Matta,/ e da poco è entrata anch’essa in giro./ È l’uomo l’imprevedibile, l’ente vagante e inquietante/ la carta scombinata che si allaccia a tutte quante./ Ma ora appare che la vita l’ha giocata.
[4]
Stobeo 1, 5, 16.

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