La metà nascosta — Prima parte (10-15)

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Gustav Klimt, L'albero della vita (1905-09)

10.
Anche gli dèi hanno il lato oscuro.

Questo racconto è intitolato La metà nascosta ed è sottinteso: di tutte le cose, come ho spiegato alla fine del punto 2. Ma alle volte con il nome cosa s’intende anche Dio, o sono tali le sue specificazioni, determinazioni, i luoghi dove abita. Si dice, per esempio, che è la cosa più grande di tutte, o la “cosa in sé”. Perciò giunti a questo punto sembra sorgere una contraddizione fra quanto afferma il titolo e le cose divine, perché gli dèi non hanno lati oscuri. L’ho detto anch’io che sono luce soltanto. Ma davvero sono solo così o si sono scelti quella parte e non vogliano saperne dell’altra? Una risposta sorge spontanea: chi prenderebbe il contrario se gli fosse dato di scegliere, dal momento che l’altra parte oltre che tenebra invece che luce è anche sonno anziché veglia, inconscio anziché conscio, morte anziché vita? D’altronde, hanno fatto così anche gli uomini: appena sono entrati nella ragione che è lo spazio luminoso che si è aperto dopo l’Aurora dell’Essere, come piante che attecchiscono e si sviluppano su un terreno adatto, l’hanno invasa e occupata. Poi un po’ alla volta si sono anche impadroniti delle sue proprietà per usarle e hanno impresso il loro marchio d’origine controllata. Si chiamano leggi e formule matematiche le reti che hanno teso alla luce dell’Essere per catturarla e possederla, che poi sono state trasformate in luminosità controllata – luce elettrica, luce atomica, luce al sincrotrone − e in macchine sempre più potenti e intelligenti. Con esse è cominciato il dominio della  natura, che da venticinque secoli continua e s’accresce. Tanto è il tempo di questa prevalenza e prevaricazione, che sembra non avere fine. Su chi si sono così elevati gli uomini dell’Occidente? Non soltanto sulle piante, gli animali della terra, i pesci dell’acqua, gli uccelli del cielo, vale a dire su tutta la vita vegetale e animale comparsa sulla Terra prima di loro, ma anche su tutti gli altri uomini rimasti fuori, i non occidentali. Una volontà di potenza che in questi tempi è diventata smisurata e incontenibile. Ma anche sulle donne hanno dominato, anzi soprattutto su loro, perché le più vicine ed esposte. Gli uomini hanno occupato prevalentemente la parte luminosa, le donne per la loro natura sono rimaste perlopiù dall’altra e così si sono trovate al di sotto. Sottomesse, si dice normalmente. Perciò una duplice sudditanza la loro negli ultimi venticinque secoli: sotto gli dèi e sotto gli uomini. Ne scopriremo delle belle andando avanti, ma prima devo concludere con i divini che fin dall’inizio si sono scelti la dimensione luminosa.

11.
Se Tutte le cose hanno un lato oscuro e in esse sono comprese anche le persone, nessun’esclusa, perciò anche quelle divine, e tutte non ammette eccezioni, che succede ora che si sono fatte avanti cose e persone di un solo colore, il bianco in questo caso? Succede che il titolo che ho dato a questo libro non andrebbe più bene. Però esso è l’essenza dell’opera che sto scrivendo e se lo cambiassi dovrei già dire che mi sono sbagliato. Rimarrebbe infirmata non solo fino al punto in cui sono arrivato, ma più ancora in seguito e nella conclusione che un po’ ho già in mente, che è l’aggiramento e lo scoprimento del lato oscuro per raggiungere la coincidenza degli opposti, e il sottotitolo lo prevede. Se non fossi riuscito in quest’intento, o qualcuno, fosse pure un dio, avesse già raggiunto l’obiettivo e noi ne fossimo a conoscenza per rivelazione, allora sarei io a decidere a non continuare, per non perdere tempo inutilmente. Perché sarebbe soltanto una chiacchierata la mia, senza fondamento, come quelle, anche le più dotte, che sono in uso oggigiorno nelle democrazie; e lo saranno ancora di più nel multiculturalismo, la novità che sta prendendo sempre più piede, osannata da tante teste vuote, come se la cultura fosse un coacervo di notizie, le più disparate, un miscuglio, un minestrone, e non la parola di un popolo, di una civiltà, che segna il suo cammino da inizio a fine. Ma siccome sono sicuro di quel che sto dicendo circa il lato oscuro comune a tutte le cose e titolo e testo non ammettono mutamenti tali da snaturarli − altri invece si possono fare e sono anzi raccomandati, come scrivere il testo nel modo più chiaro perché tutti capiscano, o arricchirlo con esempi tratti dai miti e dalle religioni −, allora rimane l’altro corno del dilemma: il lato oscuro anche di Dio, che lui stesso ignora o che finora si è guardato bene dal rivelarlo se lo sa, forse per quell’antico motivo: perché non si diventi simili a Lui. Risulterebbe compromessa irrimediabilmente la sua regalità suprema altrimenti. Perciò, sicuro che quel che sto dicendo ha novità forse mai conosciute prima, continuo il mio discorso.
Il volto segreto di Zeus è indubbio, è presente nei miti più antichi. Soltanto che era ignoto ai più perché apparteneva ai Misteri e come tale era una conoscenza che circolava solo là dentro. Anche i sapienti e i filosofi di quei tempi ammessi a quei riti, che pure hanno aperto le porte di tutti i campi della conoscenza razionale ai contemporanei e ai futuri, sull’argomento sono rimasti muti o si sono espressi con parole simili a oracoli. Perché, ha affermato Pindaro, “I riti santi non si possono trasgredire né apprendere/ né proferire: difatti una grande attonita atterrita riverenza per gli dei impedisce la voce”. E Plotino: “È perché il divino non può rivelarsi (se non nei misteri) che si rifiuta di farlo vedere a chi non ha avuto la ventura di vederlo egli stesso”.
Lato oscuro
di Zeus significa che neppure lui lo conosceva, come noi il sonno, l’inconscio, la morte, e si sospettava che neppure sapesse di averlo. O era così preso dall’immortalità che non si volgeva dall’altra parte, come noi facciamo con la morte, costretti dalla nostra vita breve ed effimera. Inoltre non finiscono qui i rapporti segreti del Signore del Cielo con il Grande abisso. Anche tutta la famiglia era implicata. Ades, il fratello minore, aveva in concessione gli Inferi ed era chiamato re di quel dominio anche se era costretto a rimanere là sotto. La nipote di Zeus, Persefone, chiamata anche Core, − si mormorava che fosse in realtà sua figlia, ma anche ciò apparteneva ai Misteri e quindi c’erano solo voci sussurrate e incontrollate sull’argomento − è stata rapita da Ades e portata nel regno tenebroso perché diventasse la regina, costretta perciò anche lei a quella tenebra. La madre di Core, Demetra, sorella dei due dèi, sconvolta dal dolore per la scomparsa della figlia, è stata costretta a scendere negli Inferi per liberarla. Non conosceva la strada ed è stata aiutata da un mortale, da Peleo, re di Eleusi. Ad un patto l’ha aiutata: che giacesse con lui, e Demetra acconsentì per amore della figlia. Da quel congiungimento di un mortale con un’immortale nacque Iacco e hanno avuto origine i Misteri di Eleusi. Di essi parlerò in seguito, perché sono stati il primo tentativo dei mortali, forse riuscito ad alcuni, di attraversare il regno oscuro fino a vedere la Luce. Nella commemorazione che si svolgeva ogni anno lungo il tragitto di circa sette chilometri che congiungevano Atene ad Eleusi, essi, infatti, iniziavano al tramonto e terminavano alla prima luce dell’alba. Il nome del bambino divino che era gridato lungo la via da tutti i partecipanti ad alta voce, credo volesse significare che era stato lui il primo uscente.

12.
Dunque anche Zeus e i suoi familiari avevano il lato oscuro, nessuno di loro era estraneo alla tenebra, a volte imposta come nel caso di Ades, a volte subita. Ciò si ricava dal mito e dalla religione della Grecia antica in modo inequivocabile. Vediamo ora se la stessa cosa vale anche per il Dio della Bibbia e del Nuovo Testamento.
Di Lui non ci sono antichi mormorii sull’esistenza della parte oscura. Ma alcuni papi hanno affermato che è padre e madre assieme, anche Giovanni Paolo II, mi sembra, e certamente il suo predecessore, e questo è un indizio, perché la donna, ancor di più quando è madre, appartiene sempre all’altra metà. Si chiama infatti così perché qualcuno – il figlio – ha percorso il cammino oscuro del suo ventre fino all’uscita nella luce del sole e del pensiero, fino all’aperto di un’altra vita. Ma prima c’era il buio e il chiuso e c’era il lato oscuro da attraversare. Sarebbe impossibile perciò chiamare Dio con il titolo di “madre”, in aggiunta al “Padre nostro” abituale, se non fosse luce e oscurità, esterno e interno. Se si prescinde, in altre parole, dall’altra metà.
Un altro indizio è contenuto nella Cabala, nel nome Elohim, impiegato nel primo capitolo della Genesi, solitamente tradotto “Dio”. “Il termine ALHIM, in ebraico, è composto dal femminile singolare ALH e dal maschile IM. Quindi la parola esprime l’unità dei principi maschile e femminile”[5].
Ma ancora più rivelatrici sono le parole della Genesi che suonano così: “E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di dio lo creò”. E siccome, come si è affermato fin qui, l’uomo è anche donna nascosta, e non si tratta di un particolare secondario ma di una caratteristica essenziale, dalla creatura si può risalire al creatore e alla sua vera natura e concludere: anche Dio ha una parte oscura. Affermazione d’altronde confermata dalle parole della creazione che vengono subito dopo quelle appena riportate: “Maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi’”.
Oltre il nome e le parole indicanti la natura di Dio non limitata alla veste di Padre, c’è anche un fatto. È l’incarnazione di Dio, con il Suo viaggio tenebroso nel grembo materno. Quello è la parte riposta e segreta della vita. Poi l’uscita nell’esistenza umana, con i suoi giorni e le sue notti, le veglie e i sonni, la vita cosciente e quella inconscia, le gioie e i dolori, le dolcezze e le brutalità. E anche l’amore per le donne a Lui vicine, io credo, che lo seguivano dappertutto, e l’ira e forse anche l’odio. Non si afferma, infatti, che è stato vero uomo! Infine la morte, la più tenebrosa di tutte le parti opposte, e nei tre giorni che precedettero la resurrezione, la discesa nell’Inferno, che è il contrario del Paradiso. Egli però è riuscito a valicarlo e ad uscire ed è ritornato nella divinità. Ha compiuto tutto il giro, insomma, quello che ogni cosa è, e la Vita-Morte è solo la più grande.
Prima di Lui altri ci sono stati che hanno tentato la stessa impresa e ad alcuni, come si legge nei miti, nelle religioni, nelle grandi opere di poesia, l’impresa è riuscita. Anch’io l’ho tentata a mio modo, seguendo la via della conoscenza filosofica e scientifica dall’Aurora fino al Tramonto e poi valicando quel limite, diretto ad un’altra Aurora, e posso dire di non essere rimasto nella Notte. Perché il cerchio l’ho chiuso: sono giunto nel punto dove la Fine s’incontra con l’Inizio e coincidono, dove tutti gli opposti combaciano e sono lo stesso. Ma avrò modo di parlarne ancora, perché qui sto raccontando proprio quel giro, fino alla sua conclusione. Si tratta, naturalmente, solo dell’esposizione di un’avventura cui ho dedicato tanta parte della vita, che probabilmente sarà catalogata fra i miti, − un nuovo mito che s’aggiunge. Spero però che ci sia anche chi trova in questo tracciato di parole qualche eco nel suo inconscio e che lo segua.

13.
Il loro lato oscuro, per quanto ci è dato di sapere, gli dèi non l’hanno illuminato, ma soltanto rimosso. O hanno cercato di liberarsene volgendosi o ignorandolo, e poi hanno là relegato tutto ciò di cui non potevano dare conto: la tenebra, il male, il peccato, la donna.

Terminato l’argomento intitolato Il lato oscuro che hanno anche gli dèi, dove appare che qualcuno ha anche compiuto quell’attraversamento ed è uscito, riprendo il discorso lasciato in sospeso alla fine del paragrafo ottavo. Lì è detto che le donne hanno subito per più di venticinque secoli la duplice sottomissione agli dèi e agli uomini e si accenna al perché: perché occupavano prevalentemente la parte oscura che era sottoposta a quella chiara, come lo è la notte al giorno da quando sorge il sole e finché non tramonta. Ma non è sempre stato così, perché la luce spunta dalle tenebre, e perciò c’è stato un tempo che le cose erano capovolte e dominavano le donne. Poi, appunto, il mutamento, che si può sintetizzare in tal modo.
Nella religione, Dio ha separato la luce dalle tenebre ed ha occupato stabilmente la prima, gettando Lucifero e gli altri angeli ribelli nella seconda, e poi anche gli uomini che si lasceranno catturare e vincere dal Principe delle tenebre.
Nel mito, la Grande Madre con l’evento della luce diurna ha visto svanire il suo dominio e ha dovuto lasciare il comando al Re dell’Olimpo. Inoltre Zeus e i suoi alleati sono risultati vincitori sugli dèi Inferi e i mostri della Notte, che sono stati relegati nelle profondità del Tartaro.
Nella sapienza si è aperta la Porta che separa i sentieri della Notte e del Giorno e, preceduti dai sapienti, gli uomini sono usciti dal Buio come dalla Caverna di Platone, si sono riversati nella Luce e hanno cominciato ad ordinare e misurare. Prima le cose erano nel nascosto o, come le vacche di Hegel, erano incolori e indistinte, o sporgevano soltanto dalle Tenebre come piccole isole dall’Oceano.
La Preistoria fatta d’ombre è svanita e il suo posto è stato occupato dalla Storia. Similmente il Mito illuminato è diventato Logos e il Caos Cosmo, vale a dire ciò che è uscito dal disordine.
Storia è quella iniziata da Erodoto e Tucidide e raccontata nel modo che è ancora in uso presso gli storici dei nostri tempi, anche se molti si trovano oggi nella perplessità perché è finita la Storia e qualcuno di loro lo dice apertamente. Certamente è finita quella dell’Occidente di cui sto parlando, perché esso si trova ora nel nichilismo diventato condizione normale. Ma questa è un’altra idea che merita uno svolgimento a parte e perciò la riprenderò più avanti.
LAurora che ha fugato le Tenebre è quella della nostra civiltà, il momento della sua nascita, e prima essa era ancora nel ventre della preistoria. Da quel momento si è cominciato ad avere date precise, svolgimenti continui, collegamenti chiari e distinti, com’è accaduto per la Storia d’altronde; perché il Giorno è la Luce nel cui ambito i fatti sono accaduti e la Storia la loro percezione e racconto.

14.
Mi fermo qui con l’elenco degli avvenimenti antichi che hanno posto fine alla metà oscura e iniziato quella luminosa, ma essi sono molti di più. In India e Cina, per esempio, quasi nello stesso tempo dell’Aurora nella cui luce è spuntata la civiltà greca, c’è stato il Risveglio di Buddha e il Tao di Lao-tzu. Ma quei mutamenti dalla Notte al Giorno che qui non ho ricordato sono stati oggetto di altre mie indagini e se il destino vorrà che queste pagine arrivino alla pubblica diffusione, ci sarà chi mette assieme le cose. Andrà a cercare le altre mie opere, si rivolgerà alla vasta letteratura mitica, religiosa e ai detti dei sapienti antichi, e troverà tutti quei passaggi. Io invece continuo nella direzione principale, che è quella della ricerca e scoperta della metà oscura che ha l’aspetto della donna, quella che appare agli occhi e ai sensi tutti come il più bel fiore e il frutto più gustoso cresciuto dentro due luci, quella del sole e quella dell’Essere, ma che contiene anche la radice più profonda, per illustrare la situazione d’inferiorità in cui è venuta a trovarsi dopo quel mutamento di colore in Cielo.
Soprattutto i Signori del Cielo sono stati feroce con lei. Il peccato originale gli è stato addebitato quasi per intero. Eva ha offerto a Adamo il frutto dell’Albero della conoscenza del bene e del male, egli l’ha mangiato e da quel momento tutto è cambiato ai loro occhi.
Si sono accorti delle loro intime nudità e si sono coperti.
Sono stati cacciati dal Paradiso terrestre dove non sarebbero più entrati di loro iniziativa, perché Dio ha posto un angelo di guardia all’ingresso armato con una spada fiammeggiante.
Hanno perduto l’immortalità, vale a dire l’appartenenza ininterrotta alla metà luminosa, e sono entrati nella dimensione dove normalmente e quasi generalmente ancora ci troviamo, dove si alternano infaticabilmente giorno e notte, veglia e sonno, conscio e inconscio, vita e morte. In questo mondo di facce contrapposte, insomma, dove la metà di esse sono ancora tenebrose, inaccessibili, misteriose, sconosciute, e le altre senza di loro sono incomprensibili.
Sono stati assoggettati alle necessità, ai dolori, alle malattie, Eva con un supplemento di pena rispetto a Adamo: le doglie del parto e il rischio della sua vita per farne uscire una nuova. D’altronde non è stata la donna la maggior causa del peccato!
Contro di lei, poi, non ha puntato il dito solo Dio in maggior misura che contro l’uomo, ma anche tutti gli uomini che dopo il peccato d’Adamo si sono schierati completamente dalla Sua parte: i profeti, i padri della chiesa, i santi, le gerarchie ecclesiastiche formate solo da maschi misogini. Irripetibili certe frasi usate contro le donne da molti di quei santi uomini. Non se la caverebbero senza conseguenze per la loro incolumità e salute se le ripetessero in questi nostri tempi.

15.
Se rispetto alla luce celeste le donne hanno subito pene ed esclusioni maggiori di quelle inferte agli uomini, i quali poi con il favore del Cielo, come ho detto prima, hanno cercato di ritornare in quel dominio addossando la maggior parte della colpa della caduta alle loro metà oscure, allontanandole perfino dalla loro presenza e usandole soltanto per le loro voglie e le spinte della natura, non diversamente è accaduto con l’altra luce, quella della ragione, che subito dopo l’Aurora vista dai sapienti ha cominciato a illuminare chiaramente la scena dove si sarebbe svolta la civiltà greca, fondamento di quella occidentale, come accade a teatro quando si alza a poco a poco il sipario e incomincia lo spettacolo.
Donne famose ce ne sono state pochissime in quell’inizio e nei secoli che seguirono e mai sono arrivate tanto in alto. Una rappresentazione perciò con partecipanti quasi tutti uomini quella che si è svolta dalla Grecia antica fino all’America d’alcuni decenni fa, passando per Roma e l’Europa. Uomini gli ideatori e scrittori dei testi: i sapienti, i filosofi, i grandi poeti tragici, gli storici, i legislatori. Uomini gli attori: re, tiranni, condottieri, eletti dal popolo nei brevi periodi in cui era in vigore la democrazia ma dove le donne erano escluse dal voto. Uomini anche la maggior parte delle comparse.
Il motivo è ben noto ormai: perché delle due metà di cui è composta ogni cosa, una chiara e una scura, l’uomo occupava prevalentemente la prima, almeno quando era sveglio. È questa posizione l’ha reso autore ed attore delle commedie, drammi, tragedie, recitate durante il Giorno dell’Occidente, finché non è sceso il Tramonto e la Luce ha cominciato a diventare sempre più tenue, fino a spegnersi nella Notte. Tutto ciò è cominciato in modo percepibile da molti all’inizio del secolo scorso, e quel che sta accadendo ai nostri giorni è ormai esperienza comune e generale. Tutti vedono la donna avanzare e l’uomo indietreggiare. Lei cavalca sicura l’onda buia e lui si perde e spesso fugge.

[Continua]


[5] Will Parfitt, La cabala, pag. 59, Mondadori.

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