La metà nascosta — Prima parte (16-18)

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Paul Klee, Angelus Novus (1920)

16. Il ritorno del lato oscuro dopo il Giorno della civiltà occidentale, sta mettendo fine al dominio maschile, mentre inizia quello femminile. Sarà però necessario trovare l’unità delle due parti com’era prima che avvenisse la scissione antica, perché il cambio della guardia non costituisca, come è avvenuto in passato, soltanto uno sterile avvicendamento rispetto alla possibilità che qui si prospetta di attraversamento della Notte a occhi aperti e mente sveglia e di conquista dell’ampio territorio attraversato.
Il mutamento dal Giorno alla Notte, col conseguente prevalere delle donne, non l’hanno però voluto gli dèi né concesso gli uomini. Anche le apparenze devono essere rifiutate. In altre parole, non si deve credere che si tratti di graziosi e cavallereschi comportamenti dell’uomo verso la sua compagna e che lui lo faccia a suo danno rinunciando ai passati privilegi. Non è diventato un uomo nuovo quello dei nostri giorni, come Paolo sulla via di Damasco. Non si è ricreduto acconsentendo alla donna di emergere dopo che è rimasta relegata e sottomessa per millenni. Lui è stato sì colpito, ma dalla Tenebra, non dalla Luce. Non si è rafforzato nelle virtù, ma indebolito. Che le donne non si lascino perciò fuorviare e ingannare, questo io dico a loro. E non perché passo dalla loro parte come un traditore o un succube, come accade spesso nel colpo di fulmine e nella passione amorosa, ma perché ho dovuto sviluppare la mia parte oscura quando sono stato costretto ad affrontare la Notte, e ho visto gli uomini sbandare, smarrirsi, o arroccarsi in un Occidente buio, illuminato da luci artificiali, difeso da armi di distruzione di massa.
Quanto stanno ricevendo le donne è il Destino che lo volge a loro, lo stesso che fa ruotare i cieli. Altri lo chiamano la Necessità, quella che, ha detto Parmenide, tiene incatenato anche l’Essere “nei termini che lo circondano. Di conseguenza è legge che l’Essere non sia interminato, infatti di nulla è manchevole, mentre il non Essere mancherebbe di tutto”. Perciò per le donne si tratta soltanto di corrispondere all’invito e cogliere i suoi doni, come fa il cacciatore con gli uccelli al passo. Similmente l’arrivo della primavera fa spuntare i germogli e apre i fiori.
Però io dico a ognuna: non sottovalutare il tuo compagno di viaggio, perché nell’attuale rappresentazione, dove perlopiù voi due siete rivolti verso lati opposti o recitate in scene distaccate e le voci giungono da dietro o da lontano, costituisce pur sempre la metà che a te manca e non conosci, e non potrai farne a meno finché durerà questa natura. E non illuderti di averlo ormai in pugno. Privato del suo ambiente naturale che era la Luce del Giorno, o luce dell’Essere come l’hanno chiamata i filosofi e i sapienti, e che in lui era diventata luce di ragione, si è costruito con quell’eredità un ambiente artificiale sovrapposto a quello naturale dove è ancora sovrano. E non si può toglierlo di lì senza che avvenga lo sconvolgimento e la distruzione del mondo, specialmente ora che l’oscurità è sopravvenuta. Quella che è adatta a te, ma che per lui è causa di tanti ripiegamenti e sconfitte.
Inoltre è nell’Occidente della scienza e della tecnica che anche le donne, assieme agli uomini, possono condurre la lotta contro il lato oscuro con l’intento di portarlo alla coscienza, perché se non fosse per le difese impenetrabili e l’immenso potere accumulato e dispiegato. la nostra civiltà sarebbe già stata invasa dai “barbari” e in tanta parte distrutta e non saremmo più qui a sperare. Fuori dalle protezioni della scienza e della tecnica dove andrebbe da sola la donna dopo che è scesa l’oscurità! La Notte è legata al Giorno, è un tutt’uno con esso, ha senso solo nell’unità. Da sola darebbe vita a ciò che è già avvenuto in epoche remote: al regno delle Madri, alla società delle Amazzoni, al matriarcato che ha preceduto il sorgere della civiltà greca, di cui sono rimaste solo poche e labili vestigia. Da sola, soltanto ripetizioni di tal genere potrebbero riapparire, per poi lasciar posto di nuovo alle costruzioni degli uomini. Un eterno ritorno dello stesso, insomma, dei due aspetti che si rincorrono nei modi stabiliti dalla natura, come la notte segue il giorno e spegne la sua luce. O con quel che si è aggiunto nel frattempo: la cultura. Che però ufficialmente non ha ancora insegnato il modo di superare la morte, e se ciò non avviene è come se si fosse continuamente bocciati alla fine del corso della vita. Allora si ripete continuamente, infaticabilmente, come tutti gli altri viventi, d’altronde, che abitano la terra, il mare, il cielo. Loro ormai senza appello, coinvolti nei cicli immutabili e infaticabili. Noi, uomini e donne, ancora chiamati per superare l’esame. Ma forse pochi riusciranno a passare.

17. Se la riscossa della donna è iniziata in Occidente − ma si può dire senza paura di esagerare su tutta la Terra, perché è già molto sviluppato il processo d’occidentalizzazione del mondo, o di mondializzazione dell’Occidente −, non altrettanto sembra avvenire in Cielo dove il dominio maschile rimane immutato o così sembra. Però anche lì spira il vento di cambiamento che ha nome Apocalisse.
Le apocalissi dei miti e delle religioni hanno sviluppi e soluzioni diversi dalla mia, che ha come protagoniste le donne in una prima fase, e poi donne e uomini assieme se riusciranno a comporre l’unità, simile a quella di partenza ma con qualcosa in più d’essenziale. Perché tale coppia si ristabilirebbe dopo l’esperienza del Giorno dell’Occidente e il superamento della parte nascosta, ignota anche agli dèi. In quanto a me che quel cammino l’ho già fatto, qui mi pongo come guida, dopo essere stato avanguardia. Ma chi è andato avanti in perlustrazione da solo non conquista. In questa veste ho soltanto percorso l’ultima parte del cammino circolare di cui dirò più avanti, ho avvertito delle difficoltà incontrate, ho scoperto la Porta dell’uscita e ho affermato che si esce se si giunge a tanto, com’è riuscito a me. Per conquistare però ci vuole ben altro. È necessario che dopo segua l’esercito, altrimenti la scoperta rimane isolata e dispersa e in balia delle forze oscure, o che perlomeno ci sia dietro una nutrita schiera. Anche se il raggiro della metà tenebrosa è riuscito, vale per esso ciò che afferma il proverbio, che “una rondine non fa primavera”. Un’avanguardia, specialmente quando racconta cose che non ha mai visto nessuno, può non essere presa in considerazione dagli alti comandi, come mi sta accadendo d’altronde. E potrebbe andare perduta quest’occasione o non essere sfruttata qui ed ora. Perciò non sarebbe male se la conoscenza di uno fosse nota a parecchi e diventasse un impegno e un’esperienza. Le loro testimonianze varrebbero di più e durerebbero più a lungo, e il gruppo potrebbe continuamente aumentare perché si tratta della più grande e segreta avventura, e molti sono portati per natura a dedicarsi al mistero e al rischio.
Quel che ho detto fin qui vale per la civiltà occidentale che è giunta al Tramonto in modo percepito da molti più di un secolo fa, ed oggi l’oscurità è densa e diffusa, e soprattutto per il suo aspetto più chiaro e distinto, vale a dire per la ragione, l’indiscutibile luce che ci ha illuminato per venticinque secoli. Ma, in modo che non saprei come spiegare perché scritto con parole che non obbediscono alle leggi della conoscenza filosofica e scientifica, ma alle formule segrete dei miti e delle religioni, ci troviamo anche fuori dell’età dell’oro e dai paradisi che miti e religioni ci hanno raccontato. Cosicché il declino dell’Occidente sorprendentemente va a braccetto oggi con le altre apocalissi. Stiamo vivendo anche nei giorni finali del Kali Yuga, un periodo di 6480 anni che per gli indù è l’ultimo e più degenerato stadio di un ciclo ricorrente, attraverso cui l’umanità discende lentamente dalla luce nelle tenebre. Siamo anche al crepuscolo di quella che i Greci chiamavano l’età del bronzo: ci chiama una nuova età dell’oro. Il calendario dei Maya, la civiltà più misteriosa dell’America precolombiana, sta per giungere alla fine: estendendosi nel passato per milioni di anni, esso termina improvvisamente il 22 dicembre 2012. Nel frattempo, l’età dei Pesci, che ha dettato il contenuto violento della storia per 2000 anni, sta per dar luogo all’età dell’acquario, un millennio di sapienza e di luce, subito dopo il 2000; ma nel passaggio la terra potrà conoscere sommovimenti talmente terribili che la sopravvivenza dell’umanità non è per nulla sicura. Le profezie bibliche sulla caduta di Babilonia hanno acquistato una nuova terribile importanza.
Così alcune delle più note apocalissi che sono, dunque, età ricorrenti e cicli, ma di natura diversa da quello compiuto dall’Occidente. Sono piuttosto simili a quelli della natura. Come inverno, primavera, estate, autunno. Come la caduta dalla veglia nel sonno e la risalita. Ma non c’è nessuna coincidenza degli opposti in questi eterni giri. Oppure c’è, perché sempre in un cammino circolare “Allontanarsi significa tornare” [6]. Sempre la fine e l’inizio si incontrano e diventano lo stesso; sempre, come nel circolo di aristotelica memoria, il futuro più lontano è il più vicino al passato più remoto fino a sovrapporsi, e quella coincidenza è il presente eterno. Ma il protagonista, colui che gira e rigira, non la coglie la coincidenza. Non ricorda così in profondità e non vede tanto lontano. Sicché si trova di volta in volta sempre da una sola parte. Guardando alle apocalissi dei miti e delle religioni, diverse dunque da quella prospettata in queste pagine, l’uomo è sceso ma risalirà, ma non dipenderà da lui l’attraversamento dell’età oscura né la conoscenza del cammino quando lo ripeterà in un altro giro. Quindi non sarà mai tenebra e luce assieme, non sarà mai coincidenza degli opposti, quello che qui si cerca e si vuole ottenere.
Nell’Apocalisse di Giovanni, poi, quel che è previsto come imminente e che forse sta già accadendo è la lotta della Luce contro le Tenebre ed è sancita la vittoria della prima. Dopo la battaglia finale, anziché ciclico alternarsi, ci sarà la separazione fra le due, per sempre. Nella Luce andranno i giusti, nelle Tenebre i malvagi. Perciò, nessuna coincidenza degli opposti, ma anzi un distacco assoluto ed eterno.

18. Solo la Terra sembra allora il luogo e il tempo dove si persegue la scoperta del lato oscuro, ed è come se gli dèi anziché su loro stessi conducessero il tentativo su una loro creatura, o forse su un clone. O l’uomo è davvero il dio decaduto, che è sceso a percorrere la via tenebrosa per risalire e riportare nella luce la parte segreta di sé, perché altrimenti non sarebbero mai giunti a conoscerla.
Gli dèi sono immortali e gli uomini mortali, questo è ciò che soprattutto li distingue, che fa la differenza. Dalla quale derivano tutte le altre: i dolori, le malattie, la vecchiaia, la morte e i loro contrari, il trovarci una volta da una parte e la successiva dall’altra, essere e non essere, essere già stato e avere dimenticato. [7] E soprattutto, come ho detto fin dall’inizio, essere cosa intera ma con un lato oscuro e misterioso. Veglia che non conosce il sonno, vita che non conosce la morte.
Di contro, sono ben fortunati gli dèi che abitano esclusivamente la luce e non sono fatti anche di buio. Per loro non c’è il sonno o non lo distinguerebbero dalla veglia, e non c’è la morte e neppure sanno dove sta di casa. Come s’è visto, la dea Demetra, cui era stata rapita la figlia da Ades che l’aveva portata negli Inferi, non conosceva neppure l’ingresso del regno oscuro e per trovarlo ha dovuto chiedere informazioni a un mortale, a Peleo re di Eleusi. Il quale gliele ha date, ma ha chiesto per compenso di entrare nel suo grembo divino. Si è trattato di uno scambio alla pari, si può dire: l’ingresso negli Inferi per la dea e nel Paradiso per l’uomo. Iacco, il bambino divino il cui nome era gridato alla fine del percorso nelle cerimonie commemorative, è stato il frutto. Si è trattato, dunque, del primo fondamentale accordo fra immortali e mortali: i primi perché costretti a scendere per sapere, i secondi pronti a cogliere al balzo l’occasione per salire. Da questa collaborazione, come ho già accennato, sono nati i Misteri, il primo concreto tentativo per gli dèi di conoscere il loro lato oscuro e per gli uomini di mettere le mani sull’immortalità.
Un’occasione simile s’era presentata a Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, dopo che hanno aperto gli occhi sul segreto del bene e del male. Da quel punto potevano poi arrivare alla coincidenza degli opposti, ciò cui stiamo mirando ai nostri giorni. Ma allora quella iniziativa è stata prontamente stroncata da Dio stesso che nella sua onniscienza ha previsto il pericolo per la divinità: se prenderanno e mangeranno anche il frutto dell’albero della vita diventeranno simili a Noi. Perciò la cacciata dal Paradiso e la condanna ai dolori, alle malattie, alla vecchiaia e alla morte.
Un’altra discesa dal Cielo in Terra è avvenuta con Gesù, e il modo è stato quello seguito da ogni comune mortale che arriva nella luce del sole: l’ingresso del seme in un grembo di donna, la maturazione in esso e poi la nascita. Una sola differenza rispetto al normale procedimento, anche se importante: il seme non è stato introdotto per via naturale come sempre avviene, ma per opera dello Spirito Santo. Così dicono i libri sacri e così insegna la Chiesa. Dopo la nascita e fino alla morte in croce Gesù è vissuto come uomo e neppure i discepoli conoscevano l’altra sua natura. Quindi la discesa agli Inferi e dopo tre giorni di permanenza nelle tenebre il ritorno. “Resurrezione” è stata chiamata. Anch’essa soltanto opera umana o è avvenuta per via eccezionale, per l’appartenenza di Gesù alla divinità, ed è salito perciò a rioccupare il posto che già aveva nella luce che non tramonta mai? Certamente perché, come si insegna, era anche Dio, però ha sollevato a quell’altezza anche il lato umano: ecco la novità. Ha liberato l’umano dalla morte, che è la maggiore profondità e oscurità, ma in un modo divino però: portando tutto in alto, o meglio tutti quelli di buona volontà. Agli altri il basso, l’abisso da cui non si esce più, assieme ai diavoli loro padroni e aguzzini. Non si tratta, dunque, del cammino nella Notte e morte che io ho percorso e che sto qui indicando, né della meta di esso: la coincidenza degli opposti.
Dopo la parentesi umana Gesù è ritornato Dio in Cielo, dove siede alla destra del Padre. Nel caso che sto descrivendo, invece, giunti alla Fine che è la stessa cosa dell’Inizio, si rimane uomini con una luce in più, quella dell’Essere, percepita direttamente questa volta e non per riflessione. Ciò significa anche l’ingresso in Dio, non in quello trascendente delle religioni, posto tutto al disopra del confine fra il bianco e il nero, ma in quello dettato dalla sapienza. Quello che è unità degli opposti, che è un “uno” nel modo che ha spiegato Eraclito: “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi”. E anche unità di uomo donna, perciò, che è il punto principale. In ogni modo, con Gesù l’unità dei due opposti considerati i maggiori, la vita e la morte, è avvenuta, e poi quella strada è stata aperta a tutti gli uomini che l’hanno ascoltato e seguito. Un avvenimento accaduto in Terra, il solo luogo dove si trova l’abisso tenebroso che si chiama morte. Essa non è in Cielo, è solo qui, e perciò Dio ha dovuto scendere e farsi uomo per morire.
Per aprire la via del Cielo a chi il Cielo aveva perduto, c’è stato insegnato, e questo va bene. Non esiste contraddizione con questa mia via e con il risultato che c’è alla fine. C’è però qualcosa di più che dopo tanti secoli appare in modo chiaro e distinto: l’unità del divino e dell’umano. Sono la stessa cosa, come hanno intuito e sperimentato tutti i mistici, come credo sia anche scritto, anche se in modo non completamente decifrato fino ad oggi, in tutti i testi che crediamo rivelati.

[Continua]


[6] Tao Tê Ching, capitoli XL e XXV.
[7]
Un segnale che ho trovato lungo la via della Notte, insegna così: Io mi trovo a sapere delle Cose./ Delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni,/ come accade e perché,/ che cosa cade perché resti la Cosa./ E si sa quando cosa s’aggiunge/ a ciò che in fondo giace./ Ecco che cosa mi dà pace:/ essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Dio.

5 Risposte to “La metà nascosta — Prima parte (16-18)”

  1. Fabrizio Says:

    Salve e complimenti per il blog. Volevo sapere se “La metà nascosta” è disponibile anche come volume stampato.
    Grazie,
    Fabrizio

  2. wilmo e franco boraso Says:

    Caro Fabrizio,
    l’unico libro pubblicato a oggi è L’antica via dei miti e dei misteri, Editrice Leonardo.
    Per quanto riguarda La metà nascosta, continueremo con le pubblicazioni sul blog, e se avrai la costanza e l’interesse a seguirci alla fine potrai disporre dell’opera completa.
    Grazie per i complimenti.
    Un saluto.

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