La metà nascosta — Seconda parte (28a)

Leggi  i capitoli 1-27 della Prima parte

28. Il lato oscuro, dopo il Tramonto ha cominciato a premere, apparire, diventare minaccioso, molto di più di quanto lo è stato lungo il Giorno dell’Occidente. Nella luce della ragione era delimitato e contenuto, e così incuteva meno timore e terrore, come una belva in gabbia, o ci si poteva difendere da esso volgendoli le spalle. Dopo, non più.

Henri-René-Albert-Guy de Maupassant (1850-1893)

Verso la fine del Giorno, nel tratto che è stato chiamato Illuminismo dai filosofi di quel tempo che l’avevano raccolto e condensato nella formula la ragione umana ha in sé tutti i lumi per dirigere la sua vita e il suo pensiero, si presenta un problema avvertito da alcuni poeti e scrittori che avevano sensi più acuti di quelli della maggior parte dei loro contemporanei: come riuscire a conservare quella in luce con la ricchezza e il potere che essa ha fruttato lungo i secoli, prodotti che, fra tutti gli occupanti la Terra, sono andati a quasi esclusivo vantaggio degli Occidentali. Perché i più sensibili, sia pure in modo confuso, avvertivano che quella luce non sarebbe durata ancora per molto. L’Illuminismo − movimento filosofico-culturale del diciottesimo secolo −, può essere paragonato all’oro del sole al tramonto, ai suoi ultimi accecanti bagliori prima della scomparsa. Sotto l’aspetto della previsione e del vaticinio, i poeti e gli scrittori del tempo diventano le antenne più sensibili, avvertono prima degli altri queste modificazioni e le esprimono. Anticipano anche il possibile rimedio, che è stato adottato da molti: il “patto con il diavolo”, vale a dire con il Principe delle tenebre. Non erano esse, infatti, che stavano avanzando! E la più semplice e immediata reazione è stata proprio la ricerca dell’accordo. Vari i termini di esso, ma la sostanza era − ed è ancora −, una sola: meglio un uovo oggi che una gallina domani, e la gallina era l’anima e la sua problematica vita aldilà. Perciò semplice e breve quell’accordo: l’anima in cambio della continuazione senza limiti di tempo della vita di qua, e meglio ancora se si aveva l’accortezza di escludere i dolori e le malattie.
Dunque era di tal genere la possibilità che si presentava di conservare la luce della ragione, ma rimanendo allora soltanto sul lato in luce e rinunciando in tal modo completamente al giro, quindi anche alla scoperta della donna che del totale è l’altra metà. Perciò anche all’amore che è il superamento del lato oscuro nel modo del sentimento.[27] Alla fine però, in questi racconti, novelle, fiabe, drammi, romanzi, nella maggior parte dei casi, si arriva alla resa dei conti, all’auto distruzione del protagonista e quindi all’entrata in vigore della seconda parte del patto: la resa dell’anima al diavolo e la caduta nel Buio.
Ed ora una breve escursione in quelle previsioni e profezie che hanno anticipato le cadute nel lato oscuro dei secoli successivi molto più vaste e frequenti, e quella dell’Occidente nella Notte.

a) Come Maupassant ha descritto il lato oscuro in alcune sue novelle.
Ho già detto che le prime avvisaglie del Tramonto sono cominciate circa due secoli fa, e da allora, infatti, il lato oscuro ha cominciato a farsi avanti sempre più e a incombere sui più sensibili: poeti, scrittori, e anche filosofi di quei tempi. Di quelli fra loro che hanno avvertito il mutamento generale nei modi del Tramonto dell’Occidente, Eclisse della ragione, Crisi della civiltà, Smalto sul nulla, Nichilismo diventato condizione normale, Crisi delle scienze europee, qualcosa ho già scritto nelle pagine precedenti. Qui invece mi soffermerò su alcuni aspetti del lato oscuro, che come fantasmi sono emersi dalle profondità e hanno cominciato ad apparire nelle menti di poeti e scrittori, insidiando le loro vite, e loro si sono un po’ liberati dall’oppressione denunciandolo. Non più il Tramonto dell’Essere perciò, visto nella sua generalità, ma gli effetti di esso nel singolo uomo, nel suo corpo e nella sua mente.
Nella novella Le Horla di Maupassant, il lato oscuro è una presenza invisibile che insidia il protagonista, che vive in lui e accanto a lui e lo angoscia e lo tormenta. Una notte scopre con orrore che la bottiglia d’acqua, riempita la sera prima, è vuota, sebbene nessuno sia potuto entrare nella stanza chiusa a chiave. Cerca in tutti i modi di sfuggirli, ma ogni tentativo è vano. Allora prende lui l’iniziatica. Si gira a volte di scatto. Si precipita all’improvviso nella stanza buia e vuota dove è convinto che si trovi, per “acciuffarlo, soffocarlo, ghermirlo”. Illumina fortemente la stanza vuota per vederlo, e alla fine gli appare. “Dietro di me c’è un grandissimo armadio con specchiera che usavo tutti i giorni per radermi e vestirmi, e nel quale mi guardavo dalla testa ai piedi ogni volta che ci passavo davanti. Fingevo di leggere per ingannarlo, perché anch’egli mi spiava; e difatti lo sentii, fui del tutto certo che era lì, che stava leggendo sopra la mia spalla, sfiorandomi l’orecchio. Balzai in piedi e mi voltai così rapidamente che per poco non caddi. Si vedeva come in pieno giorno… eppure non mi vidi riflesso nello specchio! Era vuoto, limpido, profondo, in piena luce, ma la mia immagine non c’era…e io stavo lì davanti. Vedevo l’intero specchio, grande e nitido, da cima a fondo! Lo fissavo con gli occhi colmi di terrore e non osavo fare un passo, non osavo muovermi, certo che lui si trovasse fra me e lo specchio, che mi sarebbe sfuggito ancora, che il suo corpo impercettibile avesse assorbito il mio riflesso. Che paura ebbi! Poi, ecco che a un tratto cominciai a vedermi in una nebbia nello specchio, in un velo, come attraverso l’acqua e mi parve che quell’acqua scivolasse lentamente da destra a sinistra, precisando la mia immagine di momento in momento. Era come la fine di un’eclisse. Quel che mi nascondeva non aveva contorni ben definiti ma una specie di trasparenza opaca che a poco a poco si schiariva. Finalmente potei vedermi completamente, come ogni giorno quando mi guardo allo specchio. L’avevo visto. Mi è rimasto addosso uno spavento che mi fa ancora rabbrividire”. Il lato oscuro – continua Maupassant – avrà ragione di quello visibile. “Un Essere, un Essere nuovo è apparso sulla Terra, che in breve si moltiplicherà come abbiamo fatto noi”, che ci spodesterà, ci asservirà, ci domerà, e forse si nutrirà di noi come noi facciamo col bue e con il cinghiale”. Una profezia, a ben guardare, quel che oggi sta accadendo dopo l’ingresso nella Notte che per la stragrande maggioranza è tenebra profonda e salita di mostri dall’Abisso.

In un altro racconto dello stesso autore, intitolato Lui, il lato oscuro all’improvviso comincia a dar segni di sé, fino a diventare pienamente visibile. Appare al protagonista una sera tornando a casa, sdraiato sulla sua poltrona: “Lo vedevo benissimo: un braccio penzoloni, a destra, i piedi incrociati uno sull’altro, la testa appena reclinata dalla parte sinistra della poltrona, indicavano chiaramente il sonno. Mi domandavo: “Chi sarà?”. D’altra parte nella stanza ci si vedeva poco. Allungai la mano per battergli sulla spalla… Toccai il legno dello schienale! Non c’era più nessuno! La poltrona era vuota! Misericordia, che scossone! Indietreggiai di scatto, come se mi fossi trovato davanti a un tremendo pericolo. Poi mi voltai, sentendomi qualcuno alle spalle, e subito l’imperioso bisogno di rivedere la poltrona mi fece fare un’altra giravolta. E restai così, ansimante, atterrito e così sgomento da esser vuoto di pensieri, sul punto di crollare giù”. Come fuggire a quell’oscura presenza? Sposandosi. Ecco l’unica soluzione apparsa a quel visionario. Sposarsi nonostante considerasse l’accoppiamento legale “una sciocchezza”. Da ciò si può arguire che tale metà sconosciuta, vale a dire lui, ha a che fare con la donna, o addirittura è la donna. O tale rimane finché non si riesce ad illuminarla, come io ho fatto superando l’abisso del sonno dell’inconscio e della morte. Sposarsi per “non star solo di notte”. “Voglio sentire qualcuno accanto a me, addosso a me, qualcuno che possa parlare, dire qualcosa, qualsiasi cosa. Voglio poterla svegliare, rivolgerle d’improvviso una qualsiasi domanda, una domanda stupida, pur di udire una voce, di sentire che in casa mia c’è qualcuno… perché…( non ho coraggio di confessare questa vergogna)… perché ho paura, a star solo”. “Lui mi perseguita, so che è una pazzia, ma è vero. Chi? Lui? Lo so che non esiste, che non è nulla, esiste solamente nella mia apprensione, nel mio timore, nella mia angoscia! Via, basta! […] E stupido, ma tremendo. Che puoi dirmi? Non ci posso far nulla. Se invece in casa saremo in due, sento, sì, sento con certezza che lui non ci sarà più. Lui c’è perché sono solo, esclusivamente perché sono solo!”. Perciò – aggiungo io ora − così spesso la parte inconscia, ostacola gli incontri con la donna, si frappone fra il protagonista e il suo amore e giunge perfino alla eliminazione fisica sua o della metà con cui vuol fondersi: perché la donna è la grande insidia alla sua esistenza separata nel mondo delle parti contrapposte, l’unica che può realmente scalzarlo come sogno, inconscio, morte, principe delle tenebre. Lotta all’ultimo sangue, allora, che è più frequente oggi di ieri, di quando cioè le unioni erano dettate da leggi di natura e lo scopo era la formazione della famiglia, la prima cellula di ogni aggregazione sociale, e la procreazione. Infatti, di norma la catastrofe si scatena quando entra in scena la donna e si conclude spesso con la sua morte. O con quella del protagonista, come ho detto, quando, incapace di risolvere l’enigma e di mantenersi in un mondo ad una dimensione, si lascia andare nel vuoto e nell’orrore.

Nel racconto dello stesso autore intitolato Solitudine, il lato oscuro non è solo una presenza misteriosa come il doppio o l’ombra, ma anche il cammino cupo e pauroso dove si è costretti a procedere dopo il Tramonto, se non si vuole rimanere fermi e impotenti nella Tenebra in compagnia dei mostri che la popolano. “È un cupo sotterraneo” scrive Maupassant “del quale non riesco a toccare le pareti, né so dove finisca perché forse non finisce! Lo percorro senza nessuno accanto né intorno, non c’è anima viva che faccia insieme con me quella strada tenebrosa. Questo sotterraneo è la vita. Talvolta odo rumori, voci, grida… e vado tastoni verso quei rumori confusi. Ma non riesco mai a distinguere bene donde provengano; non incontro mai nessuno, non trovo mai un’altra mano nell’oscurità che mi circonda. Mi capisci?” Ciò che da l’illusione di non essere più solo è la donna, continua l’autore. “Quando si entra nell’amore sembra che tutto s’ingrandisca. Si è invasi da una felicità sovrumana. E sai perché? Sai da dove proviene quella sensazione d’immensa felicità? Soltanto perché crediamo di non essere più soli. Sembra che sia finito l’isolamento e l’abbandono dell’essere umano. Che errore!”. Un errore − dico io intromettendomi ancora − perché dal cupo sotterraneo non è uscito e gli appare senza fine, e perciò l’altra sua parte, che in questo caso, il più frequente, ha l’aspetto “della creatura dai capelli lunghi, dal volto seducente, dallo sguardo sconvolgente”, non la conosce davvero e non ci riuscirà mai rimanendo là dentro. Perciò “dopo ogni bacio, dopo ogni amplesso, il senso d’isolamento s’accresce… Perfino nei momenti in cui sembrava che, per una completa fusione dei desideri e delle aspirazioni, fossimo scesi nel più profondo del suo essere, bastava una parola, una parola sola, a rivelarci l’errore, a mostrarci, come un lampo nel buio, il buco nero fra noi”… a farci capire “La grande bugia del nostro sogno”.

[Continua]


[27] Anche Platone ha previsto questa via di accesso all’intelligibile, dopo quella della conoscenza filosofica. Quest’ultima porta fino al Bene, l’altra fino al Bello, ma l’uno e l’altro sono lo stesso. Ciò significa che fin dall’inizio era vaticinato quel che ora sta arrivando a conclusione.

4 Risposte to “La metà nascosta — Seconda parte (28a)”

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