L’origine della specie e quella del singolo

Parte prima. L’origine e l’evoluzione della specie.

Brano tratto dal libro L’origine della specie di  Charles Darwin:
“Grazie a questa lotta per la vita, qualsiasi variazione, anche se lieve, qualunque ne sia l’origine, purché risulti in qualsiasi grado utile ad un individuo appartenente a qualsiasi specie, nei suoi rapporti infinitamente complessi con gli altri viventi e col mondo esterno, contribuirà alla conservazione dell’individuo e, in genere, sarà ereditata dai suoi discendenti. Quindi anche i discendenti avranno migliore possibilità di sopravvivere, perché, tra i molti individui di una data specie, che vengono periodicamente generati, solo un piccolo numero riesce a sopravvivere. A questo principio grazie al quale ogni più piccola variazione, se utile, si conserva, ho dato il nome di selezione naturale, per farne rilevare il rapporto con le capacità selettive dell’uomo”. [1]

Massimo Piattelli Palmarini ha chiamato questo pensiero “Il succo dell’intera opera”, e l’intera opera, come si sa, tratta dell’origine della vita sulla terra e della sua evoluzione. Ecco le pietre miliari di essa.
− L’inizio è stato semplice, una sola forma di vita, o poche. [2]
− Da essa si è arrivati dopo un lungo cammino a innumerevoli specie.
− Il cammino è stato tutto in salita e ad ostacoli, “lotta per la sopravvivenza” è il suo nome.
− In questa lotta si sono sviluppate le caratteristiche utili che hanno favorito le specie nella “lotta per la vita”.
− Esse potevano essere trasmesse ai discendenti e in tal modo anche conservate.
− Ai tempi di Darwin la conoscenza di come venivano trasmesse alla discendenza non era sufficientemente chiara e distinta.
− I “caratteri utili”, col trascorrere delle generazioni, sono diventati dominanti nella specie.
− Caratteri utili sono stati per Darwin l’evoluzione del collo delle giraffe, il piumaggio esibito dal pavone maschio, il becco del picchio, ecc.
− Quando la selezione naturale è durata abbastanza a lungo, ha prodotto dei cambiamenti stabili in una popolazione.
− In condizioni particolari, gruppi che si sono staccati dalle specie d’origine hanno dato vita a nuove specie (speciazione). [3]
− Fra le speciazioni citate da Darwin: le quattordici specie di fringuelli e le tartarughe delle isole Galapagos, dove il grande scienziato ha fatto le sue esperienze e ha tratto le sue conclusioni.

Il libro termina con un peana alla concezione evoluzionistica del vivente: “Dunque dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, nasce la cosa più alta che si possa immaginare: la produzione degli animali più elevati. Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue molte capacità, che inizialmente fu data a poche forme o a una sola e che, mentre il pianeta seguita a girare secondo la legge immutabile della gravità, si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose”.


Parte seconda. L’origine e l’evoluzione del singolo.

A un certo punto, circa duecentomila anni fa, la via delle specie finisce. L’ultima di esse è l’homo sapiens sapiens, titolo che ci portiamo ancora addosso, e da quel momento comincia l’avanzata solo di quest’ultimo E’ la via della cultura che così appare: così l’abbiamo ripetutamente chiamata in questo blog. Quella esposta in esso tuttavia si è svolta in un giro lungo venticinque secoli, molto meno del tempo passato da quando l’homo sapiens sapiens è apparso sulla terra: dicono infatti gli scienziati che quell’evento è avvenuto circa duecentomila anni fa. Ma noi ci riferiamo alla “via filosofica” che è l’ultimo anello della via della cultura. Prima della filosofia, infatti, come abbiamo avuto modo di affermare in altre occasioni, ci sono state le religioni, i miti, i misteri, la poesia, ed è così che si è cominciato.
Perché la nuova via?
Siccome è stata percorsa anch’essa e si è arrivati da poco alla sua fine, per rispondere alla domanda, per vedere cosa le ha contraddistinte, il metodo migliore è di metterle una vicina all’altra e confrontarle. E’ a questo compito ora ci accingiamo.


Parte terza. Le due vie a confronto.

− Lunghezza della via della natura per produrre le specie, svilupparle, moltiplicarle: milioni d’anni, anzi miliardi.
− Lunghezza della via della cultura, circa duecentomila anni – tanto è il tempo passato da quando, dicono gli scienziati, l’uomo sapiens sapiens è apparso sulla terra.
− La via delle specie è popolata e frequentata da vegetali e animali numerosi, variopinti, multiformi. Nel suo insieme è la natura che conosciamo e che vediamo ogni giorno quando apriamo gli occhi.
− La via della cultura, invece, è abitata e percorsa solo da una specie, come se il fiume della vita si fosse all’improvviso internato e il suo corso si svolgesse nel profondo, e forse è accaduto proprio così. Ma se si è nascosto come natura, è poi riemerso in modo vistoso come cultura.
− Dopo quella fine corsa di duecentomila anni fa, la natura ha conservato e conserva ciò che ha precedentemente prodotto, lo ripete, lo moltiplica, ma non ne ha fatto di nuovo.
− Non perciò la terra è rimasta priva di novità, perché sono cominciate quelle prodotte dal suo ultimo nato. Infatti, dopo l’inizio della via della cultura, in pochi millenni essa si è riempita delle sue cose ed egli stesso ha cominciato ad occuparla tutta. Le sue cose sono case, ospedali, scuole, biblioteche, villaggi, paesi, città, strade, ponti, viadotti, gallerie, rotte marine, quelle dei cieli, ecc., ed oggi le zone della terra rimaste incontaminate sono poche e si riducono sempre più, di numero ed estensione.
Si può dire, in generale, che da duecentomila anni fa a questa parte l’uomo ha sostituito la natura nell’invenzione e produzione d’opere nuove sulla terra.
− La natura, come si è visto nella prima parte, per arrivare fino alla fine del suo corso ha adottato il metodo della “lotta per la vita”, che ha portato alla scoperta e costituzione dei “caratteri utili” per aumentare e migliorare la sua sopravvivenza e per la trasmissione di essi ai discendenti. Metodo che non è cessato quando è avvenuto il passaggio dalla via della natura a quella della cultura, perché la lotta per la vita non era perciò terminata.  E’ continuata fra l’ultima specie e le altre che l’hanno preceduta – fra uomini e piante e animali  per intenderci −, e ci sono ai nostri giorni ancora tracce ed episodi di essa, ma poi anche all’interno dell’ultima specie; perché l’homo sapiens sapiens si è diviso in gruppi, comunità, popoli, razze, civiltà; e queste parti si sono sempre confrontate, affrontate, combattute, come si trattasse di specie diverse. Quasi come prima insomma.
− Perché, allora, il mutamento da innumerevoli specie ad una sola?
Perché se “caratteri utili” e “speciazioni” sono valse ad aumentare e diffondere la vita sulla terra e a conservare quella di ogni singolo componente il più a lungo possibile nell’ambiente dove si è trovato a vivere, hanno solo prolungato un po’ di più la sua esistenza. Non perciò, dunque, la sua “lotta per la vita” ha avuto esito positivo. Un po’ di più è andata bene alla specie, ma era davvero questo lo scopo di tanto darsi da fare? Anch’esso, certamente: lo dimostra la cura che di solito le specie riservano ai nuovi che giungono a continuarle. Ma poi i genitori muoiono, i figli li seguono a breve distanza, e così  incessantemente. Perciò, allora come oggi, la meta non poteva essere soltanto quella di popolare un po’ di più la terra di precari e di sconfitti. Da qui il cambiamento di forma ed aspetto della via; non di direzione, come si vedrà.
− La “lotta per la vita” continua ora non a favore della specie, ma del singolo. Non di un’entità multipla e varia, dunque, ma dell’ente singolo e specifico. Dapprima saranno i rappresentanti di essa ad avvantaggiarsi di quella visione nuova, poi essa sarà estesa ad ogni componente.
Ciò che ha determinato questo mutamento devono essere stati i risultati raggiunti dalle specie. Da quando è apparso l’homo sapiens sapiens le precedenti sono rimaste immutate,   ma avevano raggiunto l’instancabile ripetizione. Mentre il singolo era ancora completamente inserito nel gioco mortale della vita e continuava a soccombere. E’ perciò lì che si è diretta la lotta per la vita, precisamente dove la morte era ancora sovrana.
− D’altronde era lui che incarnava la variazione utile e la trasmetteva, anche quando guidava una delle tante specie lanciate in avanti nella lotta per la vita. Perciò sempre in gioco c’era l’individuo e la specie era il libro naturale dove le “variazioni utili” venivano scritte e trasmesse.
− “Via della cultura” diventa a questo punto l’ultima fase della lotta per la vita fino al suo esito vittorioso, dove la meta è l’individuo e non la specie. Seguendo il suo svolgersi, ciò diventa sempre più chiaro e distinto.
Ecco il culto per i morti, quasi ossessivo in quell’inizio.
Poi i fondatori di religioni, che ponevano come meta la salvezza del singolo, della sua parte immortale.
Gli iniziati, che custodivano i segreti del percorso misterioso, per superare indenni il passo della morte.
Gli eroi, che sono riusciti ad entrare negli Inferi e ad uscire.
I poeti, che hanno cantato quelle gesta e i più grandi di loro le hanno anche compiute. I sapienti, che hanno visto e insegnato il circolo e la coincidenza degli opposti.
I filosofi che hanno costruito l’ultimo sviluppo della via della cultura con i metodi che l’Occidente adotta per tutte le sue cose, vale a dire in modo chiaro e distinto.
− L’ultima fase della lotta per la vita dove il singolo è la posta in palio, non ha interrotto le precedenti, quelle condotte per una maggiore sopravvivenza delle specie e per migliori condizioni di vita. Mutano però gli aspetti della nuova guerra. Non ci sono più specie diverse in lotta fra loro, ma gruppi, comunità, stati, civiltà, di una sola. Inoltre i nuovi scontri non avvengono più soltanto nella dimensione della natura, ora c’è anche l’arena della cultura.
Nella cultura le opere che migliorano la qualità della vita e l’allungano sono le case, le strade, i mezzi di trasporto, l’agricoltura, il riscaldamento invernale, il condizionamento estivo, le strutture sanitarie, le medicine, i trapianti, le trasformazioni dei prodotti della natura in oggetti, come il legno in mobili, ecc. In generale, tutte le opere della civiltà che sono ancora in primo piano nella lotta per la vita della specie homo sapiens sapiens.
Mentre ancora non lo è, o è appena sussurrata, la variazione utile che si chiama “eterno ritorno dell’uguale”.


Parte quarta. La variazione utile si chiama “eterno ritorno dell’uguale”

Quale miglior risultato nella lotta per la vita di quello che alla fine della via filosofica diventa stabile e sicuro, quello che si chiama “eterno ritorno dell’uguale”?
Non è una vittoria sul suo opposto, la morte, nel senso che dopo il suo evento la megera con la falce non c’è più. Viene solo superata e la vita umana diventa vita che non si perde nel non essere. Perciò con una vitalità maggiore di tutte le altre. Un vivente − l’uomo −, la sua parte culturale, che l’attraversa su un ponte di filosofia. [4]
La morte, l’altra faccia del giro intero, dunque rimane. Rimane a livello della natura dove tutto ciò che appare poi scompare, c’è e non c’è, s’accende e si spegne, è veglia e sogno, conscio e inconscio, manifestazione e nascondimento, vita e morte. E rimane anche a livello della cultura dove chi ritorna deve prima essere partito, e non conosceva la strada se si arrivava per caso.
Ma la via della cultura ora la si percorre tutta ad occhi aperti e si passa dall’una all’altra parte attraversando il Ponte sull’Abisso.

L’“eterno ritorno dell’uguale” cui soprattutto ci riferiamo, è quello riportato alla ribalta da Nietzsche. In lui non è solo idea antica e ricorrente, ma soprattutto momento culminante della lotta fra vita e morte. E’ quello di cui abbiamo già molto parlato in alcuni dei precedenti post. [5]
Ora aggiungiamo che è “variazione utile”. Ora ha questo titolo in più: è ciò che nella “lotta per la vita” che il singolo sta conducendo da millenni è emerso in tal modo.
Cosa cambia questa variazione utile  rispetto a prima nell’ente che si chiama homo sapiens sapiens, quando essa comincia a manifestarsi in modo chiaro e distinto come qui da noi?
− Prima di essa si ritorna nei modi della specie, si è cioè sempre nuovi, diversi, effimeri, provvisori, apparenti soltanto in un luogo e tempo determinati. E anche se così non fosse, vale a dire se fosse solo apparenza la nostra caducità, non ci sarebbe modo di esserne certi perché chi non sa quando è partito non può neppure riconoscersi quando giunge per caso, non sa da dove viene e chi è. C’era finora l’Abisso lungo il tragitto circolare che interrompeva separando l’inizio dalla fine.
− Dopo è l’“uguale” che torna, vale a dire colui che è partito, perché l’Abisso è stato superato con un ponte filosofico e inizio e fine stanno assieme, sono “lo stesso”.


Parte quinta. La trasmissione della “variazione utile” risultante dopo il completamento della via filosofica

Ai tempi di Darwin la trasmissione delle variazioni utili dall’individuo alla specie di appartenenza non era nota alla cultura. Non in modo chiaro e distinto, almeno, Poi è arrivato Mendel ed oggi si sa di essa molto di più. Ma se non era noto il modo di trasmissione neppure alla cultura in quel suo punto avanzato, essa avveniva ugualmente. Perché quando una via è aperta, in modo misterioso molti riescono ad avere notizie di essa fino a trovarla e percorrerla. Così sarà ancora, io credo, per l’Occidentale che si batte nella lotta per la vita, indipendentemente dalla sua vocazione per la filosofia, e anche per chi non abita le terre dell’Occidente. D’altronde altre genti stanno arrivando a casa nostra da ogni parte della Terra e perciò la conquista è aperta a tutti.
Anche oggi, nonostante l’”eterno ritorno dell’uguale” esista già da più di cento anni, non è stata ancora compreso anche nelle alte sfere della filosofia, fra coloro che sono addetti ad essa, o solo da pochissimi. Allora è stato necessario lasciare i sentieri battuti e ricorrenti nei modi dell’ermeneutica e  andare “per indicazioni del silenzio”. Com’è capitato agli autori di questo BLOG, finché il silenzio non s’è fatto nome di cammini mai percorsi prima ad occhi aperti.
Finché non è diventato “eterno ritorno dell’uguale”.


Parte sesta. Internet uguale a DNA della cultura.

Si può dire a questo punto che il motivo per cui duecentomila anni fa è terminata la via delle specie ed è iniziata quella del singolo ora è diventato chiaro e distinto. Ora quella via è giunta alla fine e il risultato è l’ “eterno ritorno dell’uguale”.
Si tratta di un ente che non ha precedenti, che non è solo natura come le piante e gli animali, né incorporeo come l’anima e il pensiero.

Vediamo ora la sua trasmissione, già in atto da millenni, da quando personaggi famosi come Buddha, Ermete Trismegisto, Pitagora, Eraclito, Parmenide e moltissimi altri fino ai nostri giorni, hanno affermato di essere già stati. Ai nostri giorni, poi, un grandissimo impulso a quest’idea è stato dato da Nietzsche. Ma si trattava di ritorni casuali, perché nessuno ha mai indicata tutta la via e gli ostacoli che si dovevano superare. Solo Nietzsche, un po’. Con un ponte, ha detto, che va dall’animale all’oltreuomo. A lui quest’intuizione, a noi il progetto e la prima rudimentale realizzazione. Quindi anche il primo attraversamento dell’Abisso ad occhi aperti.
Ma se ciò è avvenuto solo ora in tal modo, prima l’eterno ritorno dell’uguale, come già le altre variazioni utili nella lotta per la vita conquistate dalle specie, si trasmetteva per vie segrete, lungo fiumi sotterranei, seguendo un intreccio, una rete. Ciò non solo nella natura, ma anche nella cultura nei modi delle religioni, miti, misteri, poesia.
Ai nostri giorni in modo più chiaro e distinto. Specialmente oggi che una “rete” c’è alla portata di tutti e si può “navigare” in essa.
Si chiama INTERNET la rete, la più grande, paragonabile a quanto è avvenuto in natura alla fine delle via delle specie, al DNA.
Internet uguale a DNA della cultura: ecco cosa si può affermare dopo il completamento della “Via filosofica”, o – ed è lo stesso – dopo che l’Occidente è giunto a compimento del suo ciclo.
E a questa rete abbiamo affidato “La via d’uscita dal nichilismo”, tratto finale dell’eterno ritorno dell’uguale.


[1] Charles Darwin, L’origine della specie, pag. 68, I classici del pensiero libero, Corriere della Sera.
[2] Idea che ha trovato piena conferma nella genetica moderna.
[3] A sostegno della sua teoria, Darwin ha posto un’imponente documentazione di cui il pensiero citato all’inizio è il distillato.
[4] Per come è stato costruito vedi Compendio, il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Parte quarta
[5]
Vedi specialmente il post Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno.

Una Risposta to “L’origine della specie e quella del singolo”

  1. Filosofia: uso del sapere a vantaggio dell’uomo « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] titolo il “vantaggio”, o “variazione utile” come l’abbiamo anche chiamato (vedi il post L’origine della specie e quella del singolo) è giunto fino a noi. Sembrava ancora un sogno in Nietzsche, ma era di quelli vicini al risveglio, […]

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