La metà nascosta — Seconda parte (28c)

Leggi i capitoli 1-27 della Prima parte
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Leggi il capitolo 28 b della Seconda parte

Hans Christian Andersen (1805-1875)


c) Come l’ha descritto Hans Christian Andersen nella favola intitolata L’ombra.

Nella favola L’ombra, la parte oscura riesce a prevalere sull’altra: l’ignoto sul noto, insomma, l’inconscio sul conscio, l’irrazionale sul razionale, la notte sul giorno, la donna sull’uomo. E si spinge fino ad occupare il posto della filosofia − perché la parte in luce è un filosofo −, indossando la veste della poesia. Ma il filosofo si ribella, e allora l’ombra lo fa rinchiudere in prigione e poi condannare a morte. In questo caso il lato oscuro sovrasta quello manifesto, ciò che poi con l’aumento delle tenebre e la loro diffusione, è cominciato ad accadere sempre più spesso ed oggi ci troviamo davvero in mezzo a questi mutamenti di ruoli. Vale per tutti il ribaltamento che in questi nostri tempi ha subito il rapporto uomo-donna, dove spesso è la donna a prevalere, a dirigere il rapporto, a scioglierlo se non è quello che cercava.
C’è inoltre nella favola di Andersen un risvolto significativo: facendosi passare per il filosofo da cui prima dipendeva, l’ombra riesce ad attirare l’attenzione della figlia del re e a sposarla e ad essere felice con lei. In questo caso al lato oscuro non è escluso ciò che per quello manifesto è sempre un problema e quasi sempre irrisolvibile, specie in questo nostro tempo di metamorfosi, vale a dire l’unione con la donna. E a pensarci bene la fantasia e la poesia sembra che colgano nel segno anzitempo, perché l’ombra dell’uomo è la donna, e quindi è lei il luogo dove s’incontrano la donna virtuale e quella reale, l’aspetto nascosto e quello manifesto, e perciò l’unione può avvenire. Un’anticipazione dell’amore saffico? Credo che l’intuizione che si è vestita con le parole della poesia sia proprio questa, se si guarda con occhi disincantati a ciò che è successo dopo Andersen e soprattutto ai nostri giorni. Oggi che gli uomini (e le donne) sono perlopiù ad una dimensione, in altre parole esprimono solo la metà dell’intero, le unioni omosessuali sono diventate di moda da una parte e dall’altra. In alcuni Stati dell’Occidente hanno ottenuto pubblico riconoscimento e già avvengono matrimoni di tal genere, sanciti dalla legge. Un’anticipazione dell’amore saffico, ho detto, e può starci quest’espressione − la trasformazione passa anche per esso −, e anche perché il lato manifesto − vale a dire il titolare dell’ombra − viene mandato a morte dall’ombra stessa dopo che l’altro non ha accettato di sottomettersi passando al suo servizio, cioè l’inversione delle parti, e ha minacciato di svelare che lei non era che “un’ombra vestita”, proprio quando la posta in gioco era il matrimonio con la figlia del re. Ma poi anche una tappa di avvicinamento all’amore grande questo tipo di unione, della filosofia con la poesia, le quali anziché occupare ognuna la metà dell’intero, senza davvero conoscersi, formeranno una sola cosa. Ciò che io vado raccontando in queste pagine.
Prima di lasciare L’Ombra di Andersen, a ulteriore dimostrazione che la favola ha anticipato la trasformazione del lato oscuro in unione con la donna sia pure in questo caso nei modi della poesia, c’è il racconto di come tale trasformazione è avvenuta. Una sera, mentre il filosofo sedeva sul terrazzo di casa, con una lampada alle spalle, nella casa di fronte avvenivano misteriosi fenomeni: “Tutti i fiori brillavano come fiamme dai più smaglianti colori, e tra di essi c’era una sottile, bellissima fanciulla, e sembrava che risplendesse anche lei”. È in quella casa che l’ombra, proiettata dal filosofo, riesce ad entrare, attraversando la strada, affacciandosi al balcone, insinuandosi dentro, e staccandosi a quel punto dal corpo del suo padrone, senza che lui s’accorgesse. Lo scoprirà la mattina dopo, quando uscito per prendere un caffè, vide nella luce del sole che non proiettava più l’ombra. Se n’era andata la sera prima ed era rimasto senza. L’ombra rimase in quella casa “tre settimane”, e fu come se avesse vissuto tremila anni [28] e avesse letto “tutte le opere di scrittori e poeti”. “Ho visto tutto e so tutto!”, disse a conclusione, quando raccontò la sua avventura al vecchio padrone. Anche l’immortalità gli era nota, perché ha voluto rivedere il filosofo prima che morisse. “Perché una volta o l’altra dovrà pur morire”, cosa che a lei non sarebbe invece toccata.

[Continua]


[28] Giusto il tempo dell’Occidente, se si aggiunge alla sua Storia; quella iniziata da Erodoto, anche il tempo del mito, quello raccontato da Esiodo e da Omero. Inoltre anch’io ho sempre parlato del ciclo dell’Occidente lungo tremila anni, percorrendoli davvero, come l’Ombra della favola di Andersen nella casa della Poesia. Una coincidenza o un’intuizione!

2 Risposte to “La metà nascosta — Seconda parte (28c)”

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