La metà nascosta — Seconda parte (28g-28h)

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Edgar Allan Poe (1809-1849)

g) Il lato oscuro nella novella William Wilson di Edgar Allan Poe

C’è in questa novella un’inversione di ruolo. Dopo il Tramonto o le sue avvisaglie, il cammino dell’Occidente è avvenuto passando dal Giorno alla Notte e perciò il protagonista in primo piano è sempre stato il lato manifesto, quello che lasciando la luce incontrava il buio, ed era sempre lui a raccontare. Questa volta chi narra è invece l’altro, come se, già caduto in basso, egli si volgesse alla sua parte luminosa che ha appena lasciato. Infatti, William Wilson studente quindicenne, portava già in sé i germi della lussuria e quelli del crimine che si svilupperanno e prolifereranno nella più avanzata giovinezza e nella maturità.
La parte luminosa ha la veste di un ragazzo, che frequenta la stessa scuola di William. All’inizio i due non si conoscono e sembra che non abbiamo niente in comune. Ma poi si presentano somiglianze in continuazione. Anche quel ragazzo si chiama William Wilson come il protagonista. Sono entrati nella scuola del reverendo Dr Bransby lo stesso giorno. La data di nascita è per ambedue la stessa: il diciannove gennaio 1813. Hanno uguale statura e vestono allo stesso modo. Sono “stranamente somiglianti anche nella corporatura, nella fisionomia”, nel modo di camminare. Si vociferava, nelle classi superiori, di una loro parentela. Si contendono loro due la palma negli studi, nei giochi, nelle competizioni, ma con una differenza sostanziale: che il primo Wilson usa delle sue doti per esercitare il suo dispotismo, e non ce n’è uno maggiore di quello “che la mente di un adolescente esercita sui suoi compagni più deboli”, mentre l’omonimo gli si oppone, rifiutando pubblicamente di credere nelle sue asserzioni e di sottomettersi alla sua volontà. Perciò, nonostante fossero compagni inseparabili, l’insofferenza del primo per il secondo aumenta in continuazione fino ad acquistare “la caratteristica del vero odio”. A questo punto accadono due fatti importanti. Una sensazione da cui non riesce a liberarsi opprime il Wilson oscuro: quella d’aver conosciuto il suo omonimo “in un’epoca profondamente lontana, in un passato profondamente remoto”. Ed entrando una notte, furtivamente, nella sua stanza da letto mentre dormiva e “scostando lentamente e senza far rumore le fitte tende che lo circondavano”, mentre “un torpore, un gelo invasero istantaneamente tutto il suo corpo” [60] e mentre “il suo cervello era sconvolto da una moltitudine di pensieri”, s’accorge con orrore che quello che vede non è solo il frutto di una perfetta imitazione, ma lui stesso. Atterrito, fugge dalla scuola, “per non rientrarvi mai più”.
Ma non riuscirà a liberarsi dal suo lato luminoso. Lo incontrerà in ogni parte dov’egli si recherà e sempre nei momenti in cui sta attuando i suoi maggiori misfatti. “Lo ammonisce a Eton, distrugge il suo onore a Oxford, frustra le sue ambizioni a Roma, impedisce la sua vendetta a Parigi, ostacola il suo perverso amore a Napoli e i suoi intrighi in Egitto”. Esasperato per questi smascheramenti che lo costringono a cambiare continuamente ambiente e vittime, una sera decide di affrontarlo in duello. Lo scontro è breve. In pochi secondi “lo spinge con forza verso la parete, con la sua spada, e trafigge più volte il suo petto”. Così l’epilogo raccontato dal protagonista. “In quel momento qualcuno tentò di aprire la porta. Mi affrettai per impedire l’intrusione, quindi tornai dal mio moribondo avversario. Ma quale linguaggio umano può adeguatamente descrivere quello stupore, quell’orrore che s’impadronì di me, davanti allo spettacolo che si presentava ai miei occhi? Il breve istante in cui avevo distolto lo sguardo era bastato per produrre un totale cambiamento nella disposizione dell’altra estremità della stanza. Un grande specchio, così mi sembrò nel mio turbamento, si trovava adesso dove prima non c’era nulla, e mentre, in preda al terrore, mi avvicinavo ad esso, la mia immagine, ma con il volto pallido e insanguinato, avanzava verso di me, con passo debole e malfermo. Così mi parve, dico, ma non era. Era il mio avversario, era Wilson che mi stava di fronte nell’agonia della sua dissoluzione. La sua maschera e il suo mantello giacevano a terra, dove li aveva gettati. Non c’era un filo del suo vestito, non un tratto dei suoi intensi e singolari lineamenti che non fossero, in perfetta identità, i miei!” […] “Tu hai vinto e io soccombo − egli disse − ma da questo momento anche tu sei morto, morto al Mondo, al Cielo e alla Speranza! Tu esistevi in me, e nella mia morte, in questa immagine che è la tua, vedi come hai completamente assassinato te stesso”. [61]
Perché il tenebroso Wilson è morto anche lui come il suo omonimo luminoso? Perché uccidere la propria parte diurna, quella, appunto, che abita il Mondo, il Cielo e la Speranza scritti con la maiuscola − la Luce più alta come io la chiamo −, significa rimanere nel Buio senza più alcuna possibilità d’uscita, abitatori perenni di essa come i dannati e i demoni. O significa la caduta nella morte, in profondità illimitate, da cui non c’è ritorno come singolo.

*

Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886)

h) Il lato oscuro nel romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide di R.L. Stevenson.

Il doppio del dottor Jekyll è il signor Hyde, che questa volta non è ombra, o immagine, o altra presenza misteriosa, ma lo stesso protagonista che si trasforma in mostro, ed ora è un lato ora l’altro. Stevenson inscena il grande tema della duplicità della natura umana, anticipando le scoperte della psicanalisi e della psicopatologia del profondo, dice la critica ancora oggi. Ma la natura umana è sempre stata duplice, soltanto che era prevalente un lato. Fino a Tramonto, almeno nella struttura sociale ed economica, prevaleva il bianco: l’uomo era uomo nel senso comune e generale e la donna era donna. Vale a dire non c’erano i pubblici gay e le pubbliche lesbiche, o in misura molto ridotta. Non c’erano le famiglie di coppie dello stesso sesso. Questo poteva accadere nella sfera privata, a ricordo perenne della duplicità della natura umana. La quale, però, costretta in un certo modo dalle leggi di Dio e degli uomini, rimaneva presente da una sola parte. Perciò, che Stevenson ai suoi tempi abbia riportato in auge la duplicità della natura, non avrebbe costituito una gran cosa, avrebbe ripetuto solamente un antico tema e non risulterebbe spiegato l’incredibile successo, ottenuto dal suo libro fin dalla prima edizione. Esso era dovuto a ben altra cosa: al farsi avanti del doppio, la natura sconosciuta, tenebrosa e mostruosa dell’uomo che aveva ormai superato il confine segreto della luce, quello tenuto chiuso da tanti divieti divini e umani lungo tutta la storia dell’Occidente. Nel Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide, a differenza delle altre opere che ho preso fin qui in considerazione, non c’è in primo piano la vittima femminile, l’agnello sacrificale sull’altare del lato oscuro maschile, ma qualcosa di simile non poteva mancare. C’è una bambina con la quale Hide si è scontrato in una scura mattina d’inverno. L’ha fatta cadere e poi l’ha calpestata. Tranquillamente è passato sopra quel piccolo corpo, e poi l’ha abbandonato che gridava, lì per terra. Indicativa, inoltre la reazione della moglie di Stevenson, che ascoltata la storia che il marito aveva appena finito di leggerle, ha distrutto il manoscritto. È la reazione della donna che ha intuito il pericolo che si stava scatenando, quello che sta colpendo a morte tante donne nella nostra epoca, e ha cercato di eliminarlo. Ma non era mostro che si potesse distruggere solo impedendo che la notizia del suo manifestarsi fosse diffusa, né era Stevenson che lo aveva evocato. Giungeva dalle Tenebre, era “non solo diabolico, ma inorganico”, aveva “la firma di satana nel volto”. Stevenson ne ha soltanto dato notizia, e perché non si perdesse quell’avvenimento ha riscritto l’opera in tre giorni.
Si noti inoltre che l’ombra, il doppio, il riflesso, il mostro, Satana stesso, provengono dal lato oscuro: sonno, inconscio, morte. Sono presenze oniriche, emersioni dal profondo, storpi fin nel fisico. Nel caso del romanzo di Emerson, lui stesso ha affermato che Hyde era un incubo, e alla fine, come s’è visto, la figura tenebrosa ha invaso quella luminosa e ha preso il suo posto.

[Continua]

[60] Edgar Allan Poe, Tutti racconti, Mursia, pag. 204.
[61] Ivi, pagg. 211-212.

Una Risposta to “La metà nascosta — Seconda parte (28g-28h)”

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