5. Cronache da L’eterno ritorno dell’uguale. Dalle apparenze all’Essere e dall’Essere alle apparenze.

Chiamiamo apparenze le cose che ora sono e prima non c’erano, che compaiono a volte all’improvviso e come sono giunte se ne vanno, molte per sempre, sembra. Rimangono perciò solo un po’ sulla scena e hanno quindi anche un tempo limitato.
Tale è per esempio la rosa, che fiorisce, fa pompa di sé e sfiorisce a maggio.
Ma così è anche l’uomo in carne ed ossa, che nasce, vive e muore.
E tutto sarebbe rimasto in tal modo se la natura avesse continuato a imporre incontrastata i suoi poteri e i suoi segreti. Ma a un certo punto è cominciata la cultura.
Così la rosa oggi non è solo il fiore di maggio, ma anche vita nascosta e cammino sotterraneo che si possono scrutare. Non è solo un mese, un tempo che comincia e finisce e sembra un tocco o un tratto, ma un anno. E un anno è un cerchio, va da rosa a rosa, è eterno ritorno della rosa.

Per l’uomo in carne e ossa vale la stessa cosa, anche di lui si è giunti a conoscere la vita nascosta e il cammino sotterraneo.
Poi un altro salto di qualità della cultura: s’indaga su chi ha indagato gli oscuri cammini della natura e ha svelato tanti suoi segreti. Si è dato il nome “Io” questo faccendiere: l’Io della filosofia moderna e della scienza e tecnica. Ora gli si chiede: tu che conosci i giri eterni degli astri in cielo e delle piante e degli animali in terra, anche le parti più recondite, perché non sai del tuo, cioè di tutto il percorso circolare e ti accontenti di cavalcare la natura anche se ti trascina nei suoi gorghi e abissi?
La risposta è stata: è vero, bisogna andare avanti. Io ho scrutato fin dove arriva la ragione e sarà perciò necessario andar oltre questa spiaggia della luce, nelle plaghe dove non c’è più.

È cominciata così un’altra fase, un nuovo impegno, un cammino più lontano: quello che entra nel Buio e sembra che scompaia.
Se l’indagatore fino a quel punto era un Io – era una conquista quel suo nome –, ora comincia a mutare.
Ora continua oltre la parte illuminata: oltre il Tramonto, giù nella Notte, fino a Mezzanotte (Ernst Jünger e Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi).
Affronta l’Abisso che da lì si apre e lo supera (vedi Compendio, parte quarta, capitolo secondo).
Riprende il cammino nelle Tenebre fino all’Alba e si accorge che è la stessa da cui è partito un giorno assai lontano, sperimentando perciò la coincidenza degli opposti: Fine e Inizio assieme.
In quel punto c’è la Porta che divide il mondo delle apparenze dall’Essere, il tempo dall’eternità: svela il suo segreto e l’apre e passa (vedi Compendio, parte quarta, capitolo terzo).
Dopo la Porta, il cammino porta in Centro (W. Boraso, L’antica via dei miti e dei misteri, sesta parte, dal tempo lineare all’eternità, Editrice Leonardo).
Il Centro è eterno, immobile, immutabile.
Uno dei suoi tanti nomi è e lo conquista. Un altro è Dio.
Poi dal Centro si può tornare alle apparenze compiendo tutto il cammino in senso inverso, e chi riappare è l’eterno che ritorna.

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