La metà nascosta — Terza e ultima parte

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Ermafrodito dormiente

Verso il superamento e l’illuminazione del lato oscuro. Da ciò il ritrovamento anche fuori della metà originaria anticamente perduta, la reintegrazione dell’unità e la continuazione del cammino nella luce dell’Essere, dove non c’è dualità e molteplicità

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Coincidenza degli opposti è anche quella di vita e morte, i due estremi più grandi. Perciò se si arriva ad una delle tante unità più facili da raggiungere, si apre la via anche dell’ultima. Ecco perché ho indicato fin dall’inizio quella fra uomo e donna, la più vicina, con cui esistono già collegamenti naturali e continui.

Quella fra uomo e donna è, poi, l’unione più ricercata, che viene perseguita e realizzata normalmente e continuamente. Da tutti nel primo modo, quello di natura, e da molti anche nel secondo, vale a dire quello della ricerca dell’anima gemella, e anch’esso qualche volta è riuscito, come si è visto fin dall’introduzione e poi di seguito, anche se si è sempre trattato d’avvenimenti accaduti come fuori del loro ambiente, come fiori primaverili che sbocciano in pieno inverno, in nicchie protette, esposte al sole, e anch’io ne ho visti. Se è già accaduto e accade, non c’è da disperare per il futuro. Anzi io do queste indicazioni per favorire e indirizzare la ricerca dell’altra metà e, una volta individuata, cercare e riconoscere quel che davvero ci lega. La qual cosa non accade mai solo sul piano fisico, anche se ci sono anche lì molti indizi e segni. Ma poi bisogna salire gli altri piani. Io sono arrivato a quello dove è in atto un mutamento: il passaggio dalla luce della ragione a quella dell’Essere, che ha di più rispetto all’altra: in essa si pensa e si vede nel modo dell’unità delle parti e non della loro contrapposizione. La strada ormai c’è e l’ho segnata con qualcosa di più, io spero, delle briciole di pane adoperate dai fanciulli della favola di Hänsel e Gretel, che poi gli uccelli del bosco hanno beccato. Spero che siano pietre miliari le mie che resteranno, ma poi potrebbero appartenere a un cammino troppo lontano da quelli normalmente battuti. Anzi stanno proprio là i segnali e allora che ci pensino il destino e la necessità a proporli o a costringere ad essi, pena altrimenti la continuazione in questo stato, con la vita breve e la perdita d’ogni ricordo delle precedenti. Invece, per quanto riguarda la ricerca della metà sul piano che ho chiamato delle metamorfosi nel senso d’Ovidio, o delle mutazioni nel senso dei contemporanei ecco la sorpresa: non l’ho trovato vuoto. Lo immaginavo così o quasi, perché non ho mai incontrato nessuno lungo il cammino da cui sono giunto, che poi, come dirò fra poco, è simile a una corda molle gettata fra le due sponde dell’abisso più grande che si chiama morte, e prima di me non c’era neppure quella. Perché, inoltre, è la via della filosofia, o meglio della sua prosecuzione oltre il Giorno della ragione dopo che l’Essere è tramontato, cui s’è aggiunto l’aiuto diretto della sapienza. E i grandi filosofi del ventesimo secolo che mi hanno preceduto, come ho già raccontato e come dirò meglio in seguito, non sono riusciti a compierlo per intero. Si sono fermati sulla linea di Mezzanotte, e solo in sogno o come divinando l’hanno superata. Se, dunque, nemmeno loro sono riusciti a superare l’Abisso, potevo a ragione immaginarmi che non avrei trovato nessuno. Invece la sorpresa. Saranno arrivati da altre vie, mi son detto. Ci sono pure quelle dell’Oriente, scorciatoie impervie che solo i maestri conoscono e sono loro a far da guida. Oppure le ha portate il vento del cambiamento, quello che misteriosamente spira dove vuole e quando vuole. Perché per giungere alla meta non è necessario che si sappia in modo chiaro e distinto. Si può essere anche essere trasportati, come un seme da un continente all’altro attraversando l’oceano, se ci sono correnti ascensionali, e meglio ancora se un vortice solleva fino a dove non ci sono più perturbazioni e si comincia a veleggiare fino a nuove terre della vita.

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Ho affermato che raggiungendo l’unità di uomo e donna nel modo della coincidenza degli opposti, vale a dire consapevolmente, si ottiene anche quella di vita e morte, e a ben guardare non c’è neppure da sorprendersi più di tanto di questo mio dire. Perché uomo e donna anche nelle congiunzioni che già avvengono, perfino in quelle che si limitano al puro e semplice rapporto carnale, sono già il superamento dell’Abisso quando il risultato è un’altra vita. Lo è nel modo della natura madre delle specie, ma indubbiamente è così, perché continua la vita che proviene dall’ignoto. E anche le congiunzioni che avvengono nella dimensione dell’amore, quelle dei due corpi e un’anima sola, seguono per prima cosa la via della natura e il risultato è lo stesso. Un bimbo nasce nel primo caso e uno nasce nel secondo. Però nell’ultimo ci dovrebbe essere qualcosa di più. Una voce s’aggiunge al muto ciclo della natura. Voce che può diventare segnale per chi si deve svegliare dopo la Notte, e quando sente il trillo può ricordare che è l’ora che ha deliberatamente predisposto prima di lasciare la precedente vita.
Io però sono anche dell’idea che l’eredità del segnale e dell’ora, una volta stabilita e assegnata, sarà trasmessa e potrà essere usata anche indipendentemente dalla collaborazione diretta del singolo, quella che possiamo dare nel corso della nostra vita, vale a dire indipendentemente dalla posizione che uomini e donne occupano nella scala dell’amore. Indipendentemente anche dal nostro cercare qui ed ora il lato oscuro nelle dimensioni che ho detto. Come avviene per ogni eredità d’altronde, compresa quella della luce della ragione che è toccata a tutti gli abitanti dell’Occidente fin dall’inizio. Sarei anche in sintonia con ciò che si dice dello Spirito, che soffia dove vuole e quando vuole, o anche confermerebbe quanto gli antichi pensavano dell’anima: che essa scende dal cielo quando un corpo si forma sulla terra. Tuttavia il metodo di preparare quell’evento qui e ora aiuta certamente, anzi è qui che si costruisce la via per chi arriva da lontano.

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Dell’unità uomo-donna, uguale a essere che può generarsi da sé ed è perciò immune dalla morte, ci sono esempi nelle religioni, nei miti, nelle dottrine segrete, nella sapienza, nell’arte. Ecco una breve escursione in quelle remote plaghe. Gli dèi sono androgeni per loro essenza. “Poiché tutti gli attributi coesistono nella divinità, si deve precedere che coincidano in essa, sotto forma più o meno manifesta, anche i due sessi”,[78] ha scritto Mircea Eliade nel suo Trattato di storia delle religioni. E più avanti: “Sono innumerevoli i casi in cui la divinità riceveva il nome di “padre e madre”[…]. “Moltissimi miti raccontano come la divinità trasse da se stessa la propria esistenza, modo semplice e drammatico di affermare che la divinità basta completamente a se stessa. Lo stesso mito ricomparirà, basato questa volta su una metafisica raffinata, nelle speculazioni neoplatoniche e gnostiche, alla fine dell’antichità”. [79] Se tutti gli dèi erano androgeni, alcuni mostravano apertamente questa loro natura che era il fondamento della loro immortalità, anche se poi molti preferivano abitare stabilmente la dimora celeste, tanto che il loro lato oscuro era perfino dimenticato e sconfinava nel mistero. Di quelli che non la nascondevano o ignoravano ne nomino alcuni.
In Grecia Dioniso, con le sue discese agli Inferi e risalite, paragonabili ogni volta ad una morte seguita da risurrezione. “La natura di Dioniso esprime l’unità della vita e della morte, e perciò anche la loro alternanza, e l’apparire e lo scomparire come una moneta che lanciata in aria cade con una faccia o con l’altra. Per questo, Dioniso costituisce un tipo di divinità radicalmente diverso dagli Olimpi. Era forse, fra tutti gli dèi, il più vicino agli uomini? In ogni caso ci si poteva avvicinare a lui, si giungeva a incorporarlo, e l’estasi della mania dimostrava che la condizione umana poteva essere oltrepassata”. [80] In Grecia, come Dioniso anche Ermafrodito, il figlio di Ermes ed Afrodite, [81] e lo stesso Eros, il dio dell’amore (il primo degli dei, secondo Platone). [82]
Nel pantheon indiano la più importante copia divina Shiva-Shakti, nella manifestazione chiamata “il Signore Mezzo Donna”, è rappresentata con un unico corpo. Shiva ne è il fianco destro, la sua sposa quello sinistro.
In Egitto bisessuale era Horus, nato da Iside e da Osiride dopo il suo smembramento e successiva ricomposizione in uno stato di vita latente, di vita e morte assieme. E il figlio, somigliante al padre, era, appunto, fra le altre cose, bisessuale. Uomo e donna assieme: e non è la coppia uomo-donna, quando si uniscono, quando si fondono nell’amore, un giro intero, vita e morte assieme che si succedono ininterrotte!
Il dio del tempo illimitato degli Iranici, Zurvan, che gli storici greci traducevano con Cronos, era anche lui androgino. Da Zurvan sono poi nati i due fratelli gemelli, Ohrmazd e Ahriman, rispettivamente il dio della luce e quello delle tenebre, che perciò hanno anch’esse un’origine comune. Gli dèi che le simboleggiano lo fanno intendere chiaramente: l’una e l’altra sono solo aspetti diversi della stessa realtà che si danno il cambio sulla scena. Per chi le osserva isolatamente, sembrano separate e in conflitto, ma il saggio coglie la loro origine comune, anzi un solo medesimo essere, visto sotto il duplice aspetto di manifestato e non manifestato.
Se dalla religione passiamo al mito, in esso una unità siffatta l’ha raggiunta Tiresia. Si narra che un giorno mentre camminava nella foresta vide due serpenti che si accoppiavano. Pose il suo bastone tra essi e fu trasformato in una donna. Visse come una donna per un certo numero di anni. Poi, mentre Tiresia donna camminava nella foresta, vide ancora una volta due serpenti accoppiarsi: pose tra loro il suo bastone e fu di nuovo trasformato in uomo. In tal modo uno dei più grandi veggenti che il mito ha prodotto, cui si è rivolto anche Ulisse per sapere se sarebbe ritornato alla sua isola e alla sua casa, ha conosciuto il suo lato oscuro: la donna quando si trovava nelle sembianze di uomo e viceversa, e perciò poteva divinare. Il tempo era un tutt’uno in lui, era il cerchio, il futuro che incontra il passato, perché in un cerchio allontanarsi significa tornare. Conoscenza del futuro quello di Tiresia, o più in generale del lato oscuro, che neppure gli dei possedevano, né quelli del celeste Olimpo, né quelli del profondo Tartaro, perché i primi erano solo nella luce e gli altri solo nelle tenebre, mentre Tiresia aveva i piedi in entrambi i domini. Perciò un giorno anche il sommo Zeus si rivolse a lui perché fosse arbitro in una controversia sorta fra lui e la moglie Era. Il motivo della contesa suonava così: chi godeva di più nel rapporto sessuale, se l’uomo o la donna. E ovviamente nessuno dei due aveva prove e argomenti determinanti da far valere, poiché ognuno conosceva solo una faccia della medaglia, vale a dire il lato dove si trovava. Tiresia, che essendo stato trasformato dai serpenti prima in donna e poi in uomo, possedeva la conoscenza di entrambi e sapeva perciò anche quel che li distingueva, quindi più di quanto sapessero le divinità ognuna per sé, così rispose: “Ebbene, la donna, e nove volte più dell’uomo”. Ad Era non piacque il verdetto dell’indovino e lo fece diventare cieco. Allora Zeus, per compensare l’ingiustizia, diede a Tiresia il dono di profetare, vale a dire di conoscere nel presente il passato e il futuro. Quindi Tiresia è stato un aspirante all’immortalità e uno dei primi che in qualche modo l’ha raggiunta, anche se Ulisse l’ha trovato negli Inferi assieme agli altri defunti. Ma si trattava di un’ombra speciale, perché tutte le altre s’aggiravano come vani spettri dimentichi di tutto, ma a lui Proserpina ha concesso di non perdere il senno antico. [83]
Nel campo della sapienza, Ermete affermò che tutti gli esseri, sia animali che non animali, hanno i due sessi, perciò ritenne che Dio, la causa di tutte le cose, unisse in sé indissolubilmente il sesso maschile e quello femminile, di cui egli credeva che Cupido e Venere fossero gli aspetti visibili agli uomini. E Valerio Romano sostenendo il medesimo principio, cantava Giove onnipotente come Dio genitore e genitrice [84].
Nella Gerusalemme celeste l’albero della conoscenza del bene e del male, − che nel Paradiso terrestre rappresentava gli opposti, il bene e il male ma anche ogni altro, che è stato la causa del distacco di Eva da Adamo, e che perciò sono stati cacciati −, non c’è più. C’è l’albero della vita, il superamento del dualismo, la coincidenza degli opposti, la contemporanea conoscenza dei due, in ultima analisi la vita e la morte assieme in un continuo avvicendamento, ciò che è proprio di Dio o è Dio, cui anche le prime due creature aspiravano.
Alla fine dei tempi, per Paolo di Tarso ci sarà la riconciliazione dei contrari: “Non vi è né schiavo né uomo libero, né uomo né donna”.[85] Nel Vangelo di Tommaso è detto: “E quando farete del maschio e della femmina una cosa sola in modo che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina…, allora entrerete nel regno”.[86] “Ogni anima e ogni spirito,” si legge nello Zohar ebraico, “prima di penetrare in questo mondo, è composto da un maschio e una femmina uniti in un solo essere. Quando discende su questa terra, le due parti si separano e si animano in due corpi diversi. Al momento del matrimonio, il Santo, li unisce di nuovo come prima, e di nuovo essi costituiscono un solo corpo e una sola anima, formando così la destra e la sinistra di un individuo… Questa unione, tuttavia, è influenzata dalle azioni dell’uomo e dal modo in cui si comporta. Se l’uomo è puro e la sua azione è gradita a Dio, egli viene unito alla parte femminile della sua anima, che faceva parte di lui prima della nascita”. [87] In un frammento da un testo apocrifo, chiamato Il vangelo degli Egizi, conservato da Clemente Alessandrino [88] ci viene detto che il Redentore, interrogato su quando sarebbe venuto il Suo regno, avrebbe risposto: “Quando quei due (maschio e femmina) saranno uno solo, nell’esterno come nell’interno, e il maschio con la femmina non sarà né maschio né femmina”.
Uno dei simboli principali dell’ermetismo alchemico era Rebis (letteralmente “due cose”), l’androgino cosmico, rappresentato iconograficamente sotto la forma di una creatura umana bisessuale. Rebis nasceva dall’unione del sole con la luna o, in termini alchemici, tra lo “zolfo sofico” e il “mercurio sofico”. Chi poteva ottenerlo, si trovava di fatto in possesso della pietra filosofale; poiché la pietra si chiamava anche Rebis o “l’androgino ermetico”.
In tempi relativamente recenti, Ritter, illustre medico amico di Novalis, ha detto: “Eva è nata da un uomo senza l’aiuto di una
donna; Cristo è nato da una donna senza l’aiuto dell’uomo; l’androgino nascerà da entrambi. Ma l’uomo e la donna si fonderanno assieme in un unico fulgore”. Per Bauder, un medico seguace di Boehme e Swedenborg, “L’androgino è stato all’inizio del tempo e ci sarà anche alla fine del tempo. L’uomo primordiale è stato Androgino: Adamo-Eva”. Nel romanzo di Balzac intitolato Séraphîta, chi porta questo nome è una strana creatura di malinconica e insolita bellezza, la quale nasconde un grande “segreto”, un “mistero” impenetrabile che riguarda la sua struttura umana. Infatti, il misterioso personaggio ama ed è amato, nello stesso tempo, da Minna – che lo vede come un uomo Séraphîtüs – e da Wilfrid, ai cui occhi si presenta come una donna, Séraphîta. Questo perfetto androgino nacque da genitori che erano stati discepoli di Swedenborg.
Mi fermo qui con le citazioni, ma anche questa lista può essere allungata quanto si vuole con altri casi del passato, e altri si aggiungeranno che ancora non sono presenti o noti al pubblico. Perché si sta andando verso questi nuovi territori della mente e del cuore. Oggi, infatti, stanno aumentando i casi di ermafroditismo presenti nella natura, dell’uomo e donna che intrecciano i loro corpi a formare cerchi, il bianco e il nero che diventano bianconero. Ma si tratta, in questa fase di confusione e di marasma, di forme premature, tentativi, abbozzi. Tali si presentano i pederasti, le lesbiche. Quando non ci sarà più cieca commistione, sorgerà l’androgino, quello che abiterà dopo la Porta. Comunque, non si può escludere che egli già ci sia se il suo progetto è da molto che esiste.


[78] Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Universale scientifica Boringhieri, 1976, pag. 435.
[79] Ivi, pag. 438.
[80] Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, Sansoni Editore, pag. 402.
[81] “Per gli uomini sono Hermes; per le donne sono Afrodite: reco gli emblemi di entrambi i miei genitori (Anthologia Graeca ad Fidem Codices, vol. II). “Una parte di lui è suo padre, in tutte le altre è sua madre” (Marziale, Epigrammi, 4, 174).
[82] Platone, Convito.
[83] “O di Laerte sovrumana prole”/ – la dea rispose – “ritenervi a forza/ io più oltre non vo’. Ma un’altra via/ correre in prima è d’uopo: è d’uopo i foschi/ di Pluto e di Proserpina soggiorno/ vedere in prima, e interrogare lo spirito/ Del Teban vate che, degli occhi cieco,/ puro conserva della mente il lume;/ di Tiresia, cui sol die’ Proserpina/ tutto portar tra i morti il senno antico./ Gli altri non son che vani spettri ed ombre.” Odissea, Libro X, versi 608-618.
[84] Nicolò Cusano, La dotta ignoranza, cap. XXV.
[85] Paolo Di Tarso, Lettera ai Galati, 3: 28.
[86] Logion 22, trad. di Puech; cfr. logion 106; “Quando farete di due uno, diverrete figli dell’uomo”.
[87] Zohar, i, 91b.
[88] Stromata, III, 13,92.

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