L’uscita

Triste destino tutti ci accomuna, imprigionati in un corpo d’animale che invecchia e s’ammala.
Noi però, stiamo preparando l’uscita.

9 Risposte to “L’uscita”

  1. giani Says:

    preferisco rileggerlo così : “gioioso il destino, tutti ci accomuna, abitatori di un corpo animale che si trasforma, si arricchisce e muore.
    noi però non ricordiamo la via d’ uscita e questo ci spaventa”.

  2. wilmo e franco boraso Says:

    La vita in questo mondo, è gioia e dolore. La prima si esaurisce al finir della giovinezza, il secondo distingue la vecchiaia dove prevale l’angoscia della morte.
    Conoscere “l’uscita” significa affrancarsi da questa estrema indigenza .Non ricordare e quindi non conoscere, è appunto spaventevole e la gioia si esaurisce ben presto come accade al bambino quando si spengono le luci del luna park. Un abbraccio

  3. giani Says:

    Far prevalere l’ angoscia per la morte, porta a non vivere il resto con gioia.
    Le luci del luna park si spengono la notte ma al mattino o pomeriggio si riaccendono, lì o in altro luogo.
    La gioia dovrebbe farci compagnia sempre, con la luce o il buio. Saluti.

  4. wilmo e franco boraso Says:

    Il bambino non sa o non è sicuro che il Luna Park riapre e piange e si dispera.
    Anche la gioia è uno stato d’animo che c’è e non c’è, ad alcuni tocca e ad altri no e comunque è a tempo determinato.
    “L’eterno ritorno dell’uguale” il cui ultimo tratto è “La via d’uscita dal nichilismo” è invece un cammino della conoscenza che dovrebbe diventare comune e generale. Per tutti quelli almeno che intuiscono e percepiscono che è in corso un cambiamento. Cordiali saluti

  5. giani Says:

    Il bambino almomento si dispera,poi al risveglio non ricorda o non da più peso a quello che successo il giorno prima,in quanto la sua mente è più interessata a tutte le nuove cose
    che si trova vicino, è sereno,vero.
    La gioia certo che c’ è e non c’ è, ma se la vuoi la cerchi e non ti stanchi di cercarla, quindi non penso e non credo sia a tempo determinato, se la gioia è in te e la desideri sarà con te sempre…
    Auspico che la conoscenza, anche alla “via d’ uscita dal nichilismo, sia comune e generale, ma temo che per arrivare a tale illuminazione la civiltà ( se così possiamo chiamarla anche se di civile non ha nulla) attuale dovrà toccare il fondo, ma il più profondo, ” l’ abisso”.
    un abbraccio grande grande.

  6. wilmo e franco boraso Says:

    Nel mondo delle apparenze (questo dove ci troviamo), in ogni apparenza – vale a dire in ogni ente che appare finché non scompare -, ci sono gli opposti distinti e separati: gioia – tristezza, veglia – sonno, giorno – notte, vita – morte, uomo – donna. E così si va dall’uno all’altro e quando si è in uno di essi l’altro è assente, o invisibile, o sconosciuto.
    La visione muta invece quando si arriva alla coincidenza degli opposti: nel nostro caso alla fine della via circolare che coincide con l’inizio. E’ la via dell’eterno ritorno dell’uguale o via filosofica. A questo punto si è già nelle braccia del dio e la gioia non è più solo gioia e la tristezza, il suo contrario, non è più solo tristezza.
    Ha detto Eraclito:
    “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta ormai come (il fuoco) quando si mescola ai profumi e prende il nome di ognuno di essi”.
    Ha detto il mistico Enrico Suso:
    “Finché l’uomo non comprende due contraria,
    cioè due cose contrarie congiuntamente in una,
    in verità, senza alcun dubbio,
    non è molto facile parlare con lui di tali cose
    [cioè del molteplice che è nell’Uno,
    eppure resta molteplice],
    perché quando comprende ciò,
    allora soltanto ha percorso la metà
    del cammino della vita che io intendo”.
    In un frammento da un testo apocrifo, chiamato Il vangelo degli Egizi, conservato da Clemente Alessandrino è affermato che il Redentore, interrogato su quando sarebbe venuto il Suo regno, ha risposto: “Quando quei due (maschio e femmina) saranno uno solo, nell’esterno come nell’interno, e il maschio con la femmina non sarà né maschio né femmina”.

    In quanto all’Occidente d’oggi dopo la lunga permanenza nel nichilismo – le prime avvisaglie risalgono a circa duecento anni fa -, esso ha ora davanti l’Abisso, e abisso significa “senza fondo”. Potrebbe così scomparire in breve tempo, com’è accaduto a molte altre civiltà, ma noi abbiamo costruito un ponte: “Il ponte sull’Abisso” e abbiamo portato sull’altra sponda l’essenza di quanto è stato pensato e costruito in venticinque secoli dall’Occidente. Essa si chiama “Eterno ritorno dello stesso”.

    Ricambiamo l’abbraccio

  7. giani Says:

    L’ eterno ritorno dell’ uguale, non può coincidere con l’ inizio primitivo, ma con un nuovo inizio ben distinto. tutto è nuovo e mutevole.in Dio gioia e amore sono di casa, l’Uno è Uno e l’ uomo arriva a completare, a riempire il vuoto di millenni di storia negata e dimenticata.
    Abbiamo costruito il ponte perchè in noi vi è la radice del sapere, la conoscenza di Dio, che mai ci ha abbandonato.
    La tua esperienza , questa è la mia visione terra terra, parte da una chiesetta(Dio) e arriva ad un’ altra chiesetta( sempre Dio) attraversando un abisso ( dimenticatoio dell’ umanità) e questa strada percorsa mai solo ma in compagnia (e di chi?). senza il seme di Dio non siamo nulla, possiamo andare, errare, perderci, ritrovarci, ma non siamo mai soli. senza Dio non siamo nulla.il tragitto o cammino lo costruiamo noi e solo noi siamo responsabili di questo, nel bene e nel male e nel bene e nel male andiamo avanti finchè un abisso(che ha un fondo, ritengo) ci riporta alla ragione, alla conoscenza antica, al patto fra Dio e l’ uomo,e qui ritroviamo la ragione di chi siamo e cosa siamo.
    l’ occidente ha si costruito nel materialismo ma ha (quel che è più grave) distrutto nello spirito.
    solo alcune menti illuminate hanno costruito( Francesco).
    con la tua esperienza una di queste sarai tu. in semplicità, grazie.

  8. wilmo e franco boraso Says:

    Caro Giani.

    Rispondiamo e chiariamo alcuni punti.
    La chiesetta di Grea è un’immagine sensibile del sacro – che in filosofia è di casa portato da Maestro Eckhart, Dionigi l’Areopagita ecc. -, perciò si può anche affermare come fai tu che si parte da Dio.
    La chiesetta cui si arriva non è un’altra, ma la stessa. L’ho vista fin alla partenza in cielo e sembrava inaccessibile (non apparteneva al sensibile, ma all’intelligibile), ma è riapparsa dopo il lungo cammino circolare, l’attraversamento dell’abisso e il superamento della porta. In quel punto, vale a dire dove inizio e fine coincidono, la chiesetta terrestre e quella celeste si sono incontrate e sovrapposte. In altre parole le due immagini son diventate due modi di cogliere la stessa, uno con i sensi l’altro con l’intelletto. A questo punto, a maggior ragione, si può dire con le tue parole che partiti da Dio si è giunti a Dio.
    Lungo la strada non ero solo. C’era innanzi tutto l’amore perché in quel luogo ci siamo sposati (e l’amore è la coincidenza degli opposti qui sulla terra, ma finché dura la vita). Poi c’era il Destino. Tu lo chiameresti Provvidenza. E per riuscire nell’impresa, con il Destino ho stabilito un patto, la cui prima stesura suona così:
    Mi pareva di poter fare quel Patto/ ma dell’altro nome non conoscevo/ né immagine sapevo fingermi./ “Chiedo sia salva la strada di sasso nel sasso tracciata/ che alla mia casa conduce,/ il volto di mia moglie e la mia bambina/ così preziosa ai miei occhi e cara al mio cuore”./ E tacqui per non chiedere ancora,/ per non chiedere troppo./ Finché voce mi parve di udire:/ “Senza misura sono i sassi laggiù/ e i volti e i corpi e passano./ Perché proprio quelli dovrebbero restare?/ Son segni, son segni,/ trascorrono verso l’oblio”./ “Ed io voglio che restino”, gridai,/ e mi pareva d’aver voce potente atta al comando./ “In cambio ti darò ciò che vorrai:/ ancora luce che dagli occhi trascorre/ e suoni e danze di immagini/ e qui ancora per te cercherò./ Ma lì nel tuo libro che immagini raccoglie/ senza date né luoghi/ scrivi per me questa data/ e le immagini qui del mio cuore”.
    Forse è un po’ difficile da intendere ma la sostanza era questa: Il Destino doveva concedermi l’eternità per le persone e cose per cui la chiedevo, in cambio di un aumento del mondo delle apparenze, cioè di questo dove ci troviamo e che vediamo e tocchiamo. Io sono stato al patto: l’aumento dell’esistente è l’opera di cultura espressa in venticinque secoli di civiltà che s’aggiunge al mondo di prima, alla cui conclusione ho collaborato in modo determinante, costruendo l’ultima parte di percorso, il Ponte, scoprendo il segreto della Porta, raggiungendo il Centro.
    E il Destino a sua volta ha corrisposto quanto pattuito. Esso è l’eterno ritorno dell’uguale.

    Un cordiale saluto.

  9. Franco a Wilmo. L’aspetto privato dell’Eterno ritorno dell’uguale « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Per il commento di Giani (25/12/2011) e la risposta (5/1/2012) si vedano i commenti a L’uscita. Like this:LikeBe the first to like this […]

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