L’aspetto privato dell’Eterno ritorno dell’uguale

Caro Wilmo, la risposta a Giani*, ti ripeto, è molto bella, soprattutto colma di suggestioni. Dovresti però farmi capire meglio l’aspetto determinante di tutto ciò: nel patto con il Destino, è comprensibile la parte che spetta a te e che porti a termine, ma in che modo L’eterno ritorno dell’uguale soddisfa la tua richiesta d’eternità per le cose e le persone a te care?
Questo è un punto fondamentale che, secondo me, andrebbe meglio chiarito, magari in un prossimo post da pubblicare.
Un abbraccio,
Franco

Paul Sérusier, Le Talisman (1888)

Caro Franco,
per sapere di come il Destino ha tenuto fede alla sua clausola del Patto dopo che io ho adempiuto alla mia, devi avere ben presente che Eterno ritorno dell’uguale significa precisamente ritorno dell’Eterno (che chiamiamo anche Anima, Mente, Essere, Logos, Io, Sé) nel mondo delle apparenze. In che modo, allora, questo ritorno ha soddisfatto la mia richiesta d’eternità per le cose e le persone a me care che altrimenti appartengono alle apparenze e perciò sono soggette ad apparire e scomparire in modo sconosciuto e segreto? Facendomi ritrovare tempi e luoghi cari lungo l’eterno ma oscuro e misterioso inanellarsi della natura, che ora ha luci e segnali ed è diventato chiaro e distinto per sempre. E il ritorno ha quelle caratteristiche: le persone e le cose hanno acquistato il sigillo dell’eternità.
La situazione iniziale è esposta nel post La chiesetta sperduta, il poemetto che ho scritto più di cinquant’anni fa, e che vale come mappa di partenza. I punti uno e due suonano così:

1.
“Luogo di raccolta nella chiesetta sperduta. Si arriva da un lungo sentiero, ma nessuno sa quando arriva. Incontrando l’altro che sta per entrare si guarda, ma non lo conosciamo. S’attende persona lontana, ma invano, e si dovrà ripartire. Non capita mai che l’uno s’incontri con l’altra che una volta ha lasciato, ma forse si spera. Perciò si cerca il luogo d’appuntamento, ma anche là si giunge per caso e si attende. Arriva un altro visitatore ed entra nella piccola chiesa, finché potrà rimanere. Potranno sorgere nuove amicizie, ma per poco, forse solo per ridestare un’immagine”.

2.
“Avevo provato a dirglielo, sapendo che ci saremmo lasciati: c’è una chiesetta sperduta, luogo d’appuntamento. Si arriva da un sentiero montano, ma vedo soltanto un tratto di esso. Altri pellegrini vi giungono, ma di rado, e la chiesa è piccola, con il tetto a due falde molto inclinato, simile a quelli delle chiesette di montagna. Altro non so dirti, perché c’è nebbia attorno. Non so la strada per arrivare né in che paese si trovi. Eppure solo in quel luogo potremo trovarci ancora. Tienilo a mente: una piccola chiesa, un tratto di sentiero, qualche pellegrino che arriva solitario e buio attorno. Potresti arrivarci un giorno e lì pensare di trovarmi, anche se strade e date non abbiamo potuto indicarci. Potrei arrivare anch’io ed entrerò ed attenderò, finché sarà possibile rimanere. Ma non dimenticare: serba l’immagine di quel luogo d’appuntamento”.
Questa è stata la situazione di partenza.

Dopo l’arrivo, alla fine dell’immane avventura che mi ha impegnato per cinquant’anni, essa è diventata così.
–La chiesetta sperduta apparsa in cielo è stata ritrovata e coincideva con la sua apparenza, l’immagine sensibile che si trova a Grea, un piccolo paese del Cadore.
— Non c’è più nebbia attorno né buio.
— Il tratto di sentiero da cui si arrivava casualmente e in modo misterioso è diventato la via circolare dell’eterno ritorno.
— Alla chiesetta non si giunge più per caso, che è soltanto “l’incerto e difettoso appellativo del Destino”, ma, appunto, seguendo il Destino.
— Chi entra è già stato e chi aspetta lo riconosce.
— Si possono stabilire i tempi dei ritorni e la data di riferimento è quella della prima volta che ho visto la chiesetta nel suo duplice aspetto: di pietra e legno sulla terra e idea nel cielo, cioè i primi giorni di settembre del 1957.
Così il ritorno degli eterni nelle apparenze ha ora tempi e luoghi noti come quando ci si dà appuntamento qui sulla terra durante il corso di una vita e ci diciamo dove e quando.

Mi hai detto che hai inteso bene come ho corrisposto io a tanta abbondanza di risultati. Perciò aggiungo soltanto, perché è un concetto importante e ripeterlo giova, che le apparenze sono la visibilità dell’Essere e io mi sono impegnato ad aumentarla. Come? Con nuova luce, che ha illuminato la Notte fino alla novella Aurora, oscurità che la ragione non penetrava, e aggiungendo nuovi aspetti e possibilità: quelli che la nuova luce ha sollevato dalle Tenebre e alcuni fra i maggiori sono i segnali stradali, le luci lungo la parte a Notte, la coincidenza degli opposti, il Ponte sull’Abisso, la scoperta del segreto della Porta.

Ci risentiremo su questi argomenti che sembrano anche a me un punto fondamentale, perché sono l’esperienza da cui poi è nato il pensiero filosofico, e perché ognuno parte da solo seguendo la sua stella e poi ciò che trova, se davvero vale, va a vantaggio di tutti.
Un abbraccio,
Wilmo

* Per il commento di Giani (25/12/2011) e la risposta (5/1/2012) si vedano i commenti a L’uscita.

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