Viandanti

Su Il porto delle scimmie di Luca Ormelli leggiamo:

«Non essere nati, è condizione/che tutte supera; ma poi, una volta apparsi,/tornare al più presto colà donde si venne,/è certo il secondo bene» [Sofocle, Edipo a Colono, versione di Raffaele Cantarella].

Se grazie a Dio, in una circolare teodicea, l’uomo è arbitro della propria libertà sarà facoltà specifica dell’uomo il discernere e dunque lo scegliere. E scegliere inscrive a sé l’orizzonte esistentivo, il primo ed ultimo: scegliere di attendere la morte o di volerla. Ora, poiché non ne è dato scegliere di nascere [«all’apparenza nati» traduce l’antistrofe del CORO dell’Edipo a Colono Patrizio Sanasi] e non vi è, per quanto pertiene alle cose della vita, logica alcuna ad eccezione di quel che dalla vita l’uomo astrae [matematica, musica ed in misura alquanto minoritaria il linguaggio], sola logica, quanto alle cose della vita, sarà lo scegliere d’essere o completamente irrazionali o di volere, ragionevolmente, la propria morte.
Se Dio esistesse, tutto sarebbe permesso.

C.D. Friedrich, Un uomo e una donna davanti alla luna (1819)

Caro Luca Ormelli,
nel suo pensiero le parole − che hanno origine dalla poesia e dalla filosofia −, contraddicono l’assunto principale (lo dico non per mettere in mostra una contraddizione che peraltro non c’è − ci sono anche fondati motivi di volere la propria morte, per esempio quando non si è più autosufficienti −, ma per rallegrarmi dell’interna tensione che anima il pensiero. Inoltre se non avessi trovato il modo nuovo di «essere nel mondo», anche per me non ci sarebbe ragione di continuare così. D’altronde non sarà neppure possibile, come innumerevoli segnali stanno indicando). Lei dice che non c’è «per quanto pertiene alle cose della vita logica alcuna» e che perciò, anziché «attendere la morte» è preferibile «volerla»; ma poi in questa costruzione apparentemente inespugnabile e indistruttibile lascia apparire una crepa fatale per la sua stabilità, espressa dalle parole: in tanta irragionevolezza ci sono eccezioni e precisamente «quel che dalla vita l’uomo astrae (matematica, musica e in misura alquanto minoritaria il linguaggio)».
Le pare poco! Non c’è già abbastanza da invogliarci a continuare a vivere?

Anche perché io, da poco, ho aggiunto anche «L’eterno ritorno dell’uguale» arrivato a conclusione, il quale è voler nascere all’apparenza, come dicono le poche note che seguono:

L’eterno ritorno dell’uguale
è un ritorno programmato
come una vacanza
perché ora si conosce la via.
Io so già dove abiterò
e conosco i luoghi
dove si dirigeranno passi e pensieri
a cercare chi è già noto
ed è solo da trovare.
Esserci così è il modo nuovo
e quello in uso
un po’ alla volta si esaurirà.

Si nasce nelle numerose e mutevoli apparenze proprio perché la musica diventi suono, la matematica numero e misura, la poesia parola, per dimostrare «come l’uom s’etterna» (Dante, Inferno, canto XV).

Un cordiale saluto

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2 Risposte to “Viandanti”

  1. Mauro Says:

    Buonasera, non so se sia propro la pagina adatta ma volevo chiederVi.: Fino a che punto la filosofia di Emanuele Severino si spinge? Lui dice che siamo attesi dalla gioia ma io non riesco a capire perchè dopo la morte noi dovrema avere questa gloria come la chiama……e inoltre, è conciliabile con la posizione della Chiesa Cattolica che dice polvere sei e polvere tornerai quando Severino dice che ogni ente è eterno…non capisco perchè eterno e nemmeno quando dice che siamo dei superdei se non vado errando.
    mailto:filosofia@rai.itolevo inoltre la Vostra opninione sull’eterno ritorno così come formulato da Nietzsche in vari volumi….dicendolo come il pensiero più pesante…..Preciso che non sono uno studioso di filosofia, diciamo un appassionato e scusatemi se ho fatto degli errori concettuali. Spero in una vostra risposta.
    Vi ringrazio in anticipo e porgo Cordiali Saluti.
    Padrin Mauro
    Villaga
    VICENZA

  2. wilmo e franco boraso Says:

    Gentile Mauro, le risposte alle sue domande, sono già contenute in questo blog in numerosi post dedicati al pensiero filosofico di Emanuele Severino e, soprattutto, all’Eterno ritorno di Nietzsche.
    Comunque, in pillole, le risposte alle sue precise domande sono le seguenti.

    D. Fino a che punto la filosofia di Severino si spinge?
    R. Fino a farci credere che siamo “superdei” che erroneamente credono di venire dal nulla e di finire nel nulla. Invece ci sbagliamo, perché siamo eterni (superdei). Come si possa, poi, essere superdei e non sapere, è cosa che Severino non spiega.

    D. (La filosofia di Severino) è conciliabile con la posizione della Chiesa cattolica?
    R. Non è conciliabile, perché con il suo “ogni ente in carne ed ossa è eterno” elimina l’Essere dalla filosofia e Dio dalla religione.

    D. … Inoltre la vostra opinione sull’eterno ritorno così come formulato da Nietzsche in vari volumi … dicendolo come il pensiero più pesante.
    R. Solo gli eterni ritorni della natura sono i più pesanti, quelli che portano piante e animali (e finora anche l’uomo) a comparire e sparire e arrivano sulla scena perché “gettati” ed escono perché “tolti”. Diverso è l’ “eterno ritorno dell’uguale” che avviene perché “voluto” e si sa da dove si arriva e dove si va. E questo è il “giro” della filosofia e a tale risultato siamo giunti da poco.

    Cordiali saluti

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