La faccia nascosta delle cose

È necessario che si incominci a conoscere le facce nascoste delle cose fra le quali ci sono anche le nostre. Se non raggiungeremo presto questa via di conoscenza difficilmente riusciremo a superare la minaccia che incombe, perché essa è lo stesso prevalere di quei risvolti sconosciuti. La faccia nascosta non è però inconcepibile; ma piuttosto è inaccessibile dall’io cosciente, insondabile, anche se sul confine fra le due facce sempre ci incontriamo e ci scontriamo; cioè il nostro aspetto noto si scontra sempre con quello sconosciuto o una parte della cosa confina sempre con l’altra. E quando la lotta diventa all’ultimo sangue, allora si viene attratti oltre il limite e alla fin più nulla rimane della faccia che si vede.

I due aspetti ci sono in ogni cosa e in noi stessi, abbiamo detto. In noi c’è il volto e la nuca, il passato e il futuro, la vita e la morte. C’è la faccia visibile della luna e quella invisibile. C’è la notte e il giorno, l’energia controllata e la deflagrazione, la materia e l’antimateria, lo sbocciare e il cadere nella terra; e ogni cosa alla fine passa sul suo confine e risvolta. Ma sull’altra parte noi non abbiamo potere, dall’altra parte non governiamo, nell’altra parte non ci vediamo. E così soltanto sulle facce visibili delle cose e di noi stessi, in successioni continue, provenendo dai risvolti, meniamo la nostra esistenza, ma indifesi però contro l’attacco.

È ben strana questa nostra esistenza: si fa, si fa, e poi siamo inghiottiti; è ben strana questa nostra coscienza: è conoscenza di facciate e non di interni, di volti e non di nuche, di vita e non di morte, di luce e non di tenebre; ma poi, all’improvviso, ogni volta si risvolta in mano la scoperta: l’atomo più non fluisce dolcemente e scoppia, diventa indistruttibile la plastica e soffoca, è aumentata la quantità di viventi oltremisura e c’è svolta nell’odio e distruzione, ogni bene diventa un male quando straripa, come un fiume in piena che rompe i suoi confini. È ben strana perciò la vita umana: un volto stampato da una parte sola, una partenza da una tappa sconosciuta, un movimento che va solo in avanti, un cammino che improvviso si interrompe. E perché, allora, diciamo di sapere, perché si mena vanto ed alterigia, perché ci mettiamo così in mostra, perché non si comincia a dubitare?
Forse perché siamo razza condannata – ecco una risposta che si mostra; e perciò si cammina così in fretta, lungo una direzione prefissata, guardando soltanto da una parte, senza dubitare e rivoltarci; e si procede così perché davanti  c’è la nostra meta: un abisso dove si cade. E non c’è dubbio che si arriverà presto alla fine se si avanza ciecamente in questo modo.

Ma ora voglio comunicarvi una speranza e se sarete capaci di fermarvi un poco e di voltarvi non vi apparirà infondata, altrimenti la mia voce neppure vi giungerà. Vi siete, dunque, fermati, prestate attenzione, riuscite ad allontanare da voi quel verso smisurato che chiamate avvenire, riuscite a pensare ad un cammino circolare che ha notte e giorno nel suo giro, ad un andare che s’intreccia con strade già percorse, a un rientrare nella terra e riaffiorare, all’eterno ritorno delle cose! Se questo per un momento vi riesce, se vi siete già volti verso il nascosto, ecco allora la prima indicazione: c’è stato un tempo della vita spirituale  in cui avete conosciuto il vostro emergere dalle tenebre. Provenendo dall’altra faccia avete superato il confine e siete entrati nell’aperto luminoso dove ancora vi trovate. Di questo accadimento c’è memoria. La memoria è la sapienza e voi siete gli eredi di quell’antica universale conoscenza che ha visto il sorgere e ha intuito il declinare.
Tutto il resto: la filosofia, le scienze, le tecniche, sono soltanto facce di una parte sola, è quest’essere rivolti in un solo verso.

Perciò tutto quello che viene portato alla ribalta, in questo tempo di declino e di risvolto, si trasforma immantinente nell’incontrario. Lo si sente, si intuisce, lo si vede. Rivolgetevi perciò all’inizio della nostra civiltà, alla nascita in quella luce, all’eredità che sta all’inizio della vostra Storia. Rivolgetevi alle parole dei sapienti.

P.S.
In seguito l’appello è stato ascoltato e le indicazioni seguite, ed ora una rotonda via fatta di pietre miliari, impronte, segnali, lampade che illuminano la parte oscura, esili strutture che attraversano abissi, collega le due metà e si può circolare e anche uscire. Si chiama “Via della conoscenza” o “Via dell’eterno ritorno dell’uguale”, e tanta parte di essa è raccontata in questo blog.

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