Fisica e metafisica

Oggi che si conosce la via dell’eterno ritorno dell’uguale, non si sa quanto vale la pena di rimanere in questa parte visibile del mondo con questo corpo, fino a che età vogliamo dire. Al massimo finché si è autosufficienti, ma non di più ci sembra ora.
Però il passo verso la soluzione di come andarsene e quando, lo deve fare la “filosofia fisica”, vale a dire la scienza, quella medica in particolare. Oggi la metafisica dice alla fisica: la cosa si può fare, si può cioè stabilire fin quando è il caso di rimanere, perché per ognuno la vita non è più unica e irripetibile e i ritorni sono tanti.

Una volta era così, la filosofia era divisa in fisica e metafisica, e non c’è motivo di non ritornare a quella chiarezza e suddivisione dei compiti.
Noi nel nostro blog ci siamo occupati soprattutto della seconda, di ciò che avviene “oltre la linea” di separazione (i primi riferimenti a questa linea − “linea zero”, “linea di mezzanotte” − si trovano nel libro di Ernst Jünger-Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi. Mutano solo i nomi: l’idea è antichissima). Ma fino alla linea la chiamata in causa è la fisica.

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