Essere e Storia

René Magritte, Il ponte di Eraclito (1935)

1. Nella storia dell’Occidente, che come tutte le altre già passate e in corso misteriosamente è apparsa e sta svanendo nel nichilismo, c’è un’altra storia: la filosofia. La quale, a differenza della prima, si sa esattamente quando è nata e quando è finita. È nata con Parmenide (la figura più in auge) ed è finita con il “ritorno a Parmenide”, una meta perseguita dai maggiori filologi e filosofi dei due secoli precedenti il nostro.
2. Il ritorno ha sancito anche la circolarità del cammino: Aurora (Parmenide, appunto), Giorno (comincia con Socrate), Mezzogiorno e Meriggio (la lunga età della filosofia moderna), Tramonto (dopo Hegel), ingresso nella Notte (già con Schopenhauer), Mezzanotte (dove sono arrivati Nietzsche, Heidegger, Junger), quindi il tratto più difficile: il passaggio nel nuovo Giorno, cosa che è riuscita a noi.
3. Ora si sa che in un cammino circolare ci sono due modi per arrivare all’Inizio: tornando indietro e andando avanti. Il primo è stato seguito da tutti i filologi, Diels in testa, ma anche dai maggiori filosofi. Era il modo più semplice e facile di arrivare ad esso, per sapere cosa ci aveva spinto e poi menati in giro per tanti secoli, ma poi i filosofi hanno preso anche l’altro cammino. Quello in avanti, dunque, quello che non è solo reminiscenza e studio, ma esperienza.
Quello della “vita autentica” che porta fin sull’orlo dell’Abisso e si può guardare aldilà.
4. Su tale linea – “linea zero”, “linea di Mezzanotte” –, sono arrivati certamente Nietzsche, Heidegger, Jünger. Si sa perché ce
l’hanno detto. Poi “oltre la linea” i sogni, le intuizioni, le visioni:

– La visione del pastore di Nietzsche, che con un morso stacca la testa del serpente che gli si era infilato in bocca mentre dormiva e lo stava soffocando, liberandosi così dai ciechi giri della natura – “il peso più grande” – non cercati e non voluti; e dopo il morso “Lontano da sé sputò la testa del serpente, e balzò in piedi. Non più pastore, non più uomo, – un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva. Mai prima al mondo aveva riso così un uomo, come lui rise! Un riso che non era d’uomo, ed ora, continua Zarathustra, mi consuma una sete, un desiderio nostalgico, che mai si placa. La nostalgia di questo riso mi consuma: come sopporto di vivere ancora! Come sopporterei di morire ora!” (Così parlò Zarathustra – La visione e l’enigma, in Opere, Edizione Colli-Montinari, Adelphi).
– Il “salto” di Heidegger: “Non c’è un ponte che conduca dalla scienza (il pensiero calcolante della ragione occidentale) al pensiero (il pensiero che rinunciando ad ogni finalità costruttiva si pone come risposta ad una chiamata, quella dell’essere); L’unico passaggio possibile è il salto. Il luogo dove questo salto ci conduce non è solo l’altro lato dell’abisso, ma una regione totalmente diversa”. Inoltre “il salto, a differenza del cammino (d’ogni cammino dell’Occidente, scientifico, filosofico, poetico…) porta il pensiero, senza ponti, cioè senza che vi sia un procedere continuo, in un altro ambito e in un’altra maniera di dire”. (Hernst Jünger-Martinidegger, Was heisst Denchen?, 61,II,6).
– Il porgere il petto al nulla di Jünger, da eroe di guerra quale è stato: “Il proprio petto: qui sta, come un tempo nella Tebaide, il centro d’ogni deserto e rovina. Qui ognuno, di qualunque condizione e rango, conduce da solo e in prima persona la sua lotta, e con la sua vittoria il mondo cambia. Se egli ha la meglio, il niente si ritirerà in se stesso, abbandonando sulla riva i tesori che le sue onde avevano sommerso. Essi compenseranno i sacrifici”. (Ernst Jünger-Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi).

5. Infine il passaggio dell’Abisso, che è riuscito a noi dopo tanto pensiero e anelito: la costruzione di un ponte con una fondazione a Mezzanotte e l’arcata che la collega alla nuova Aurora.

Così il giro di una Storia – Storia della filosofia –, ha trovato il suo compimento. Con l’arrivo alla fine che coincide con l’inizio, dunque, dove il tempo sfocia  nell’eternità, come un fiume nel mare, e le apparenze nell’immutabile (vedi Il tempo lineare e l’eterno ritorno). Ed è da questo giro in andata che può avvenire ed avviene l’eterno ritorno dell’uguale, del “circonfuso di luce che rideva”. A questo punto la porta di passaggio dalle apparenze all’Essere è aperta e c’è comunicazione. E c’è escatologia. C’è l’Essere che entra nella Storia portato da quell’apparente in carne ed ossa che ha nome uomo, e c’è l’uomo che attinge all’eterno per il ritorno voluto, per ripeterlo quando vuole, dove vuole.

2 Risposte to “Essere e Storia”

  1. Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’uguale « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] le tante segnalazioni e tappe che abbiamo indicato in precedenti post − vedi per esempio Essere e Storia −, eccetera. Ma tutto questo è ormai indicato e segnalato e per ora basta così. Perché qui ci […]

  2. La Via dell’eterno ritorno, che illuminata e segnalata diventa Eterno ritorno dell’eguale | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] lungo il cammino tenebroso, finché non si giunge alla fine che coincide con l’inizio (vedi anche Essere e Storia), dove “fine e inizio stanno assieme, sono lo stesso” (Eraclito, fr. 103). Oltre ai segnali di […]

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