Filosofia: uso del sapere a vantaggio dell’uomo

Non so perché sono un viandante,
ma sono un viandante ed io mi adeguo
a camminare per le strade della vita
e a trovare quella del ritorno.

 

Edvar Munch, Malinconia (1892)

La filosofia è la via dell’“eterno ritorno dell’uguale”. O meglio è l’antica via della natura, quella che a ogni giro porta piante e animali a riapparire, sul cui tracciato è stata costruita la strada che segnalata e illuminata può essere ora percorsa consciamente anche dal singolo, e la filosofia è precisamente quella sovrastruttura che lo consente. In tale veste, dunque, non è più soltanto “eterno ritorno”, ma “eterno ritorno dell’uguale”.
C’è, dunque, un sapere: la conoscenza di una strada; e il vantaggio che si ottiene percorrendola: “il ritorno dell’uguale”, cioè dello stesso perché sa.
Che la filosofia sia l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo è formula esistente fin dal suo inizio, avvenuto nell’antica Grecia venticinque secoli fa. Si trova in Platone, nell’Eutidemo, che così la espone: “A nulla servirebbe possedere la scienza di convertire le pietre in oro se non si sapesse servirsi dell’oro; a nulla varrebbe la scienza che rendesse immortale se non si sapesse servirsi dell’immortalità” (Eutid., 288e – 290d).
In seguito molti altri hanno seguito questa strada. Ne citiamo alcuni.

Per Cartesio “filosofia significa lo studio della saggezza e per saggezza non si intende
Soltanto la prudenza negli affari ma una perfetta conoscenza di tutte le cose che  l’uomo può conoscere sia per la condotta della sua vita sia per la conservazione della sua salute e l’invenzione di tutte le arti” (Princ. Phil., Pref.).
Per Hobbes “la filosofia è da un lato conoscenza causale, dall’altro utilizzazione di questa conoscenza a vantaggio dell’uomo” (De Corp., 1,§ 2, 6).
Per Kant è “una scienza della relazione  di ogni conoscenza al fine essenziale della ragione umana” (Crit. R. Pura, Dottr. Trasc. Del metodo, cap. III). Tale fine essenziale è la “felicità universale”.
Per Schopenhauer è tentativo di liberazione dal dolore del vivere, e di attingere alla “sorgente inesauribile dell’eternità. […] Ogni sera siamo più poveri di un giorno. Nel vedere scorrere questo nostro breve periodo di tempo potremmo diventare pazzi, se nel più profondo recesso della nostra essenza non vi fosse la segreta coscienza che ci appartiene la sorgente inesauribile dell’eternità, per poter rinnovare con essa continuamente il tempo della vita”. (Schopenhauer, Parerga e  paralipomena, II $ 143vol. ii pag 372). Oppure: “Ad eccezione dell’uomo, nessun essere si meraviglia della propria esistenza… La meraviglia filosofica […] è viceversa condizionata da un più elevato sviluppo dell’intelligenza individuale: tale condizione però non è certamente l’unica, ma è invece la cognizione della morte, insieme con la vista del dolore e della miseria della vita, che ha senza dubbio dato l’impulso più forte alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo. Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, a nessuno forse verrebbe in mente di domandarsi perché il mondo esista e perché sia fatto proprio così, ma tutto ciò sarebbe ovvio” (Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, §1. trad. it. Milano, Mondadori, 1992).
Per Sesto Empirico “scopo della filosofia è raggiungere l’imperturbabilità dell’anima” (Sesto E., Ip. Pir., I 25-27).
Per Wittgenstein il vantaggio è “la liberazione dalla conoscenza, cioè dalla stessa filosofia. Liberarsi dalla filosofia con la filosofia è la meta che persegue – chiodo scaccia chiodo” (Philosophical Investigations  § 133). Probabilmente la filosofia cui Wittgenstein si riferiva è quella post moderna, e in tal caso aveva pienamente ragione. Via dal pensiero debole, dalla chiacchiera dotta, da ogni ente è eterno, dall’ermeneutica – eterno ritorno senza uscita costruito nel campo della cultura (vedi il post Le altre facce del nichilismo).
Per Nietzsche è l’“eterno ritorno dell’uguale” (vedi il post Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno).

E con quest’ultimo titolo il “vantaggio”, o “variazione utile” come l’abbiamo anche chiamato (vedi il post L’origine della specie e quella del singolo) è giunto fino a noi.
Sembrava ancora un sogno in Nietzsche, ma era di quelli vicini al risveglio, ed ora siamo svegli. Ora il premio che andiamo ad incassare dopo venticinque secoli di cammino per le vie della natura e della cultura, dopo che quest’ultima abbiamo contribuito a completarla, è l’“eterno ritorno dell’uguale”.
Chi non lo va a raccogliere, perché non ci crede o perché la via è troppo lunga e stretta,  rimarrà com’è e dov’è: nel nichilismo di una civiltà che il frutto che doveva produrre l’ha fatto e maturato. Ed ora è il tempo della maggiore lontananza e della minore visibilità dell’Essere dall’Occidente.
Come d’inverno dalla terra il sole.

P.S.
L’altro indirizzo importante su cos’è filosofia, che va da Parmenide fino a Husserl e Heidegger, la vuole uguale a ricerca e conoscenza dell’Essere in quanto Essere. Ma non c’è differenza sostanziale fra i due percorsi, anzi essi sono uno solo con due segnavia. Perché bisogna attingere all’eterno che è nell’Essere perché ci sia “eterno ritorno dell’uguale”, e lo si fa soltanto compiendo tutto il giro del mondo delle apparenze, arrivando dove la fine coincide con l’inizio ed entrando da quel passaggio nell’Essere. Solo dopo la via filosofica che collega le esistenze diventa via dell’eterno ritorno dell’uguale.
Entrando nell’Essere, dunque, e uscendo per percorrere la via eterna a occhi aperti.

2 Risposte to “Filosofia: uso del sapere a vantaggio dell’uomo”

  1. Anonimo Says:

    Buongiorno Wilmo,
    la costante appassionata difesa della filosofia come mezzo dell’Occidente per arrivare all’Essere mi ricorda lo zelo del cavaliere Templare che avanza tenendo in alto e saldo nel braccio lo stendardo della croce.Basterebbe questa passione della tua vita per renderti merito alla memoria dei posteri.
    Il problema che tu poni ,e la sfida che proponi,ai tuoi amici ed ai tuoi lettori, è la possibilità della realizzazione di una Via che trova conferma solo per chi, come te, l’ha percorsa tutta,
    Cinquanta e più anni fa quando facevo il chierichetto, rimanevo sempre a “orecchie spalancate” quando il parroco davanti al Vangelo recitava:”In illo tempore dixit Jesus”..
    Ora e qui, su queste pagine virtuali, risuona “in illo tempore dixit philosophus Boraso” che non ha la fama di un Severino ma afferma di aver realizzato ciò che non ha fatto quest’ultimo..mitomane o voce di colui che grida nel deserto?
    Ecco, io m’immagino l’incertezza dei tantissimi che hanno letto e riletto la tua tesi, i tuoi interventi esplicativi,usando solo la mente per assorbire la ragione dell’eterno ritorno dell’eguale..io sento che un filosofo non può passare la sua “verità” soltanto attraverso una tesi scritta ma è indispensabile un contatto umano dove
    il totus della persona esprime e travasa se stesso a chi lo circonda.
    Filosofo e Accademia sono un tutt’uno.
    Per questo ti lancio la proposta di incontrarti fisicamente ogni tanto con i tuoi lettori per entrare nel vivo del tuo Discorso e stimolare una ricerca appassionata della Via dell’eterno ritorno.
    sergio de prophetis

  2. wilmo e franco boraso Says:

    Caro Sergio.

    Tu conosci un po’ la mia storia.
    Ho cominciato la via della ricerca del luogo d’appuntamento perenne (la chiesetta) che mi è apparso in giovane età, ma alla fine di essa e alla scoperta che è anche via dell’eterno ritorno dell’uguale sono giunto dopo cinquant’anni di cammino e di ricerche. Solo dopo è stato possibile quello che sto ancora facendo: il racconto del viaggio e la stesura della mappa, cui sono ancora impegnato.
    Diversi sono i casi del cavaliere Templare, del prete e del discepolo che tu citi. Essi hanno fin dalla gioventù l’oggetto della loro fede, offerta loro dalla tradizione o da un maestro, e partono pieni di forza e ardire con la croce e con la lancia e con la brama di comunicarlo e diffonderlo.
    Io invece sarei perfino patetico se volessi ora cominciare a combattere e convincere: perciò mi sono fermato, contento di quanto ho ottenuto.
    Da qui in poi, avanti ai giovani, se lo vorrà il Destino.
    Oppure c’è l’eterno ritorno dell’uguale e si ripartirà con la mappa in mano, perché la via, per ora solo indicata e segnalata, diventi aperta strada di frontiera.

    Wilmo

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