Mondo, confine, aldilà

 

Giorgio De Chirico, Le muse inquietanti (1917)


Se non ritornano
alla metafisica
la loro fisica
non la capiranno mai.

Mondo è quello che vediamo, tocchiamo, udiamo, annusiamo, gustiamo; quello che ci appare ogni mattina aprendo gli occhi.
Mondo così ha dei limiti, il suo inizio per esempio.
Esso è stato chiamato Big Bang dagli astrofisici.
Se è avvenuta un’esplosione è da qualcosa. “Punto materiale” è il suo nome, per cui le tre parole iniziali sono MONDO, BIG BANG, PUNTO MATERIALE. Va da sé che quel che è esploso non c’è più: è diventato esplosione, una sfera in espansione con un diametro di circa tredici miliardi di anni luce e in essa i frammenti innumerevoli, che sono galassie, stelle, pianeti, piante, animali, uomini, pensieri, libri, biblioteche … e questa timida aggiunta alla cultura che stiamo scrivendo ora per tentare di capire.
Perciò la formula iniziale dopo l’esplosione si trasforma così: MONDO, BIG BANG, NULLA. Un nulla che, come si sa, domina tanta parte della scienza. O perlomeno ora non ci sono più nomi, numeri, misure per quel confine, perché le leggi della scienza non arrivano fino al botto; si fermano un momento prima, a un secondo alla -33 da esso.
Nella fisica atomica il confine è il PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE che suona così: “Nella fisica atomica ogni interazione tra l’oggetto e l’osservatore può produrre variazioni parzialmente incontrollabili e relativamente grandi. Questa circostanza ha come conseguenza il fatto che, in generale, le esperienze eseguite per determinare una grandezza fisica rendono illusoria la conoscenza di altre grandezze ottenute precedentemente” (Werner Heisemberg, Die physikalischen Prinzipien der Quantentheorie, 1930, I pgr. 1). C’è assenza di parola, dunque, dopo quella linea della fisica atomica, come c’è silenzio prima e nel momento del Big Bang.
Al di qua, invece, il mondo delle leggi e dei comportamenti delle cose secondo tali leggi; mentre al di là le cose sfumano sempre più, come un fiume che entra nel mare e perde il suo aspetto e movimento. E non ci sono numeri e misure per il mare. D’altronde il fondamento della scienza, anche se dopo Galileo e Newton è stata insignita di innumerevoli titoli, è lo stesso dai tempi di Aristotele: è “filosofia fisica”. E dopo c’è la metafisica, ma non è il suo campo né essa è una sua estensione. La metafisica è un’altra cosa; è, appunto, aldilà della fisica, dove tace la sua voce. Ecco perché la scienza non ha aldilà.
Nella matematica il confine si chiama “Incompletezza esistente nei sistemi formali”. L’ha scoperto Gödel, che in una celebre memoria del 1931 ha dimostrato alcuni teoremi d’incompletezza di un’importanza eccezionale. Essi riguardano l’aritmetica elementare e il risultato è il seguente: “Esiste sempre una proposizione tale che né essa né la sua negazione sono dimostrabili, una proposizione, dunque, come si dice in gergo tecnico, indecidibile” (Angelo Crescini, Filosofia fondamentale, pagg. 223-224). “Indecidibilità” è il gergo tecnico del confine, che precede l’ “indimostrabilità del sistema stesso”.
Nella religione cristiana la parola MONDO rimane, ma le altre due parti hanno nomi diversi. Il BIG BANG si chiama FIAT e l’aldilà DIO. In questo caso, dopo il fiat, l’aldilà non sparisce e non si trasforma come il punto materiale. Però il mondo diventa una creazione di cui l’uomo e parte e se si vuol sapere qualcosa davvero bisogna chiederlo al creatore. Che però non risponde in modo chiaro e distinto − finora non è accaduto −, per molti è introvabile e per tanti altri non c’è. Allora questi ultimi si rivolgono a altre spiegazioni, alla prima che abbiamo qui indicata, per esempio. La quale però del punto materiale dice che è come quello geometrico, vale a dire non ha dimensioni, cosa che non possiamo neanche immaginarla, dove s’infrange ogni nostro senso ed anche la luce della mente; ma che però è stata ed è feconda di risultati dal big bang in poi. Ma non da quel punto inaccessibile: da subito dopo di lui. Da un secondo alla -33 da esso: di tanto dicono di essersi avvicinati partendo dallo stato attuale e procedendo a ritroso.
Le parole della sapienza sono invece così.
Quelle di Anassimandro: COSE, ORIGINE, ÁPEIRON.
Le parole di Parmenide: APPARENZE, PORTA, ESSERE.
Le parole di Eraclito: OPPOSTI, COINCIDENZA degli OPPOSTI, LOGOS (o Dio, o FUOCO). Gli opposti sono: giorno e notte, inverno e estate, guerra e pace, sazietà e fame. E la loro coincidenza è il “Logos”: “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come (il fuoco) quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi” (Frammento 67). È chiaro, allora, come si passa dal mondo all’aldilà: quando si raggiunge la coincidenza degli opposti, vale a dire quando si arriva alla fine del giro della conoscenza che abbiamo esposto in tanti post (vedi, per esempio, Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte), dove la prima coincidenza che appare è quella, appunto, di FINE INIZIO.

Ed ora qualche cenno su queste triadi della sapienza.
Per Anassimandro le cose hanno origine dall’Ápeiron e all’Ápeiron ritornano, pensiero comune anche agli altri due sapienti citati. Dice infatti Parmenide: “Per me è lo stesso, da qualsiasi parte cominci: là infatti di nuovo farò ritorno” (Frammento 5). E Eraclito: “Quest’ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dei o tra gli uomini, ma sempre era è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura” (Frammento 30). Anche per gli astrofisici l’universo smetterà di espandersi e inizierà a collassare su se stesso. Questo ritorno ha nome Big Crunch.
Inoltre nei sapienti l’aldilà è molto più importante del di qua, cioè delle “cose”.
Le quali, per Anassimandro, sono uscita dalla casa paterna come figlioli prodighi e in essa devono rientrare: “…da dove le cose hanno avuto origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché esse pagano l’una all’altra la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo” (Anassimandro, frammento 1)”. Simile all’uscita di Adamo e Eva dal Paradiso terrestre queste cose e a quel che hanno dovuto (e devono) patire per poter rientrare.
Le quali cose sono “apparenze” per Parmenide, vale a dire “ciò che appare ai mortali”. E come tali sono,effimere, mutevoli, mobili. Di contro all’Essere che è eterno, immutabile, immobile.
Le quali, per Eraclito, sono come ciò che appare nel sonno di fronte a quel che vediamo nella veglia.

Infine in questa nostra ricerca di confini e nell’individuazione di alcuni di essi, c’è anche l’uomo, che ha limiti che sono all’origine di tutti gli altri, per cui estendiamo ai dati della sensibilità e ai prodotti della mente ciò che sensi e mente sono, vale a dire finiti ma illimitati. Cosa vuol dire che sono finiti, come ben appare d’altronde, ma illimitati? Significa che “Tutte le onde che può dare il mare/ stanno nel mare ma sono illimitate.” “Però di punto in punto/ si possono contare”. “Illimitato è il movimento senza fine/ che è incluso in un finito e non va fuori,/ come l’onda dal suo mare”, (vedi Vocabolario, lettera i − Illimitato). Un’altra “cifra” o “aspetto” dell’“illimitato” contenuto nel “finito”, che si può osservare dal mondo delle apparenze, è il cielo che ha tutte le stelle, quelle innumerevoli che sono e quelle che son state e che saranno.
I limiti dell’uomo si chiamano SOGLIE. Sono due: la SOGLIA DIFFERENZIALE e quella ASSOLUTA. La prima (indicata con d.a.p.: differenza appena percepibile) è la minima differenza di stimolo che può essere percepita. La soglia assoluta è invece la minima intensità di stimolo emessa dall’oggetto, sotto la quale nulla appare e si sente. Se si usano strumenti (telescopi, microscopi…) che aumentano la capacità di vedere, udire, ecc., la soglia non perciò si cancella, sparisce, ma soltanto si sposta, s’allontana.
Altri confini dell’uomo: la linea fra il sonno e la veglia e quella che divide la vita dalla morte.

Ed ora la linea che per noi è la più importante, quella apparsa da poco, che è stata ed è l’oggetto della nostra ricerca. È stata vista finora da pochi. È la linea di MEZZANOTTE o LINEA ZERO (vedi anche Ernst Jünger, Oltre la linea), di cui abbiamo parlato tante volte su queste pagine. Una linea che è sorta nel campo della conoscenza ed è stata valicata finora in modo chiaro e distinto nella direzione dalle apparenze all’Essere. Poi s’è fatto avanti in modo ormai sicuro, fuori da ogni oscurità o nebbia, l’eterno ritorno dell’uguale. Esso consiste nel ripercorrere la stessa strada in senso inverso, attraversando naturalmente il confine, ma ciò era già scritto sulla via stessa perché in un cammino circolare “allontanarsi significa tornare”.
L’eterno ritorno dell’uguale
è, dunque, il cammino che va dall’Essere alle apparenze. È il nostro venire al mondo. Ma non portati dalla natura, com’è sempre accaduto, ma perché si conosce la strada e si vuole così. (Per tale avventura, vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio e la morte).
Ci fermiamo qui per ora, anche se qualcuno o qualcosa s’è fatto avanti da dietro le quinte e chiede di apparire o di recitare la sua parte.
C’è chi vuol sviluppare di più l’origine delle cose dai confini, dopo che è apparso chiaro che solo da essi avvengono gli ingressi e le uscite e cominciano e finiscono le apparizioni.
− Dal Big Bang, il tempo, lo spazio, le forme, i colori, i movimenti…
− Dal Principio di indeterminazione, l’interazione uomo e mondo, per cui l’uomo diventa coautore di una rappresentazione di forma sferica che ha un diametro di circa tredici miliardi di anni luce, ed è in continua espansione.
− Dall’incompletezza esistente nei sistemi formali, i numeri, le misure, le formule, i calcoli.
− Dal fiat della religione, la fede nell’esistenza di ciò che è eterno, immutabile, immobile.
− Dalle soglie dei sensi corporei, il mondo così, come lo vediamo, tocchiamo, udiamo, gustiamo, odoriamo.
− Dalla porta della sapienza, la conoscenza del rapporto apparenze ed Essere e della strada che collega attraversando il confine, diventata non solo via di andata seguendo l’ordine del tempo, ma anche del ritorno: l’eterno ritorno dell’uguale.
C’è, inoltre, chi vuol saperne di più dell’aldilà, o perlomeno di fare il punto sulla misteriosa eterna presenza che chiamiamo Essere, “che è sempre”, ma di cui “gli uomini non hanno intelligenza , sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato” (Eraclito, Frammento 1)
Vedremo di accontentarli.

2 Risposte to “Mondo, confine, aldilà”

  1. Giovanna « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] al di qua del confine da dove spuntano le cose (vedi il post recentemente pubblicato intitolato Mondo, confine, aldilà) e il Tao appena al di là. Fra i due “La porta della misteriosa femmina/ scaturigine del Cielo e […]

  2. Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’uguale « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] trovato al limite di ogni manifestazione della vita e della conoscenza (vedi il recente post Mondo, confine, aldilà), e c’è solo un passaggio che si trova alla fine della via dove essa incontra l’inizio e […]

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