Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’uguale

René Magritte, La reproduction interdite (1937)

Il risultato della nostra ricerca e scoperta si può ridurre anche a poche parole. Poi c’è tempo per chi vuole di approfondire: c’è tutto il blog con il suo lungo svolgimento.
Le poche parole suonano così: abbiamo scoperto e segnato la strada che collega le esistenze, la presente che stiamo vivendo con le altre che son state e quelle che verranno.
Una tale strada, su cui si può andare a occhi aperti e conoscendo il percorso, prima non c’era. Ovvero c’era un cammino, perché di “ritorni” ne sono sempre avvenuti, fin dalla più remota antichità e in tutte le civiltà, raccontati dai figli più illustri di esse e da innumerevoli altri, ma non c’era certamente la strada che ora si chiama “Via dell’eterno ritorno dell’uguale”, che è il risultato di venticinque secoli di filosofia. Era un cammino sconosciuto o in gran parte tale, e nei punti più difficili e misteriosi lo si percorreva trasportati, a nostra insaputa, o nel migliore dei casi accompagnati, come è accaduto a Parmenide che ha lasciato “le case della Notte” diretto all’Essere su un carro tirato da focosi destrieri e guidato dalle “fanciulle figlie del sole”. (Parmenide, Sulla natura, Frammento 1).

Dunque c’era il “ritorno” e perciò un cammino, ma non quello chiaro e distinto che oggi conosciamo.
Non c’era la pietra miliare da dove parte.
Né quella dove arriva,  che è la stessa, ma su una faccia è scritto “Inizio della via dell’eterno ritorno dell’uguale”; e sull’altra “Qui finisce la via dell’eterno ritorno dell’uguale”. E ciò sta a significare a chi parte, anche se in modo misterioso e nascosto come è capitato a me (vedi Le indicazioni del destino, capitoli 1 e 2 e Rivoluzione), che di un circolo si tratta e che “allontanarsi significa tornare”.
Non c’erano le tante segnalazioni e tappe che abbiamo indicato in precedenti post − vedi per esempio Essere e Storia −, eccetera.
Ma tutto questo è ormai indicato e segnalato e per ora basta così. Perché qui ci occuperemo di altro: non della strada ma di cosa c’è ai lati di essa, da dove si parte, dove si arriva, cosa si lascia. Anche di ciò abbiamo detto ed è esposto in tanti post, ma si tratta ora di tirare le somme.

A destra di chi percorre la via diretto all’Essere, cioè all’interno del cerchio, c’è il mondo o, detto con le parole della filosofia e della scienza, la “rappresentazione” che abbiamo di esso, opera soprattutto di queste discipline. Noi la chiamiamo anche “mondo delle apparenze”.
A sinistra c’è l’interminabile e insuperabile confine che abbiamo trovato al limite di ogni manifestazione della vita e della conoscenza (vedi il recente post Mondo, confine, aldilà), e c’è solo un passaggio che si trova alla fine della via dove essa incontra l’inizio e avviene la coincidenza degli opposti. Lì, appunto, c’è la Porta, che era chiusa e s’è aperta nei modi della filosofia dopo che essa è arrivata alla fine del suo giro. Questo passaggio era ancora sbarrato ai tempi di Nietzsche. È la famosa “porta carraia” che egli ha visto alla confluenza dei sentieri del passato e del futuro. (vedi Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno).
Oppure la Porta, prima di quello dettato dalla filosofia, si è aperta anche in altri modi o in momenti eccezionali, ed anche di essi abbiamo parlato in numerosi post (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte).
Essa apre sull’Essere. Ci sono tanti cartelli che la annunciano e la indicano e due di essi fra i più vicini all’uscita dicono così: “Se ti accade di accostarti a questa Porta/ e di affacciarti, vedi gran luce/ e le stelle e le galassie stanno all’interno/ immerse in una sfera di pensiero”. “La Porta: quando sei vicino ad essa in attesa di uscire,/ si presenta il ricordo che da lì sei anche entrato,/ e ti accorgi inoltre che da quel punto/ è iniziato il tempo della Storia”.
Con l’arrivo al punto di coincidenza della fine con l’inizio e alla Porta, la strada diventa “passo di frontiera”.

Cosa si lascia e dove si entra.
Si lascia il mondo delle apparenze e si entra nella casa dell’Essere. In tal modo è arrivato Parmenide quando la Dea, che “ha le chiavi che aprono e chiudono”, gli ha aperto la “porta che sta nell’etere”, perché  non un potere maligno l’aveva condotto per quella via “(perché in verità è fuori del cammino degli uomini), ma un divino comando e la giustizia”. (Parmenide, Sulla natura, frammento 1).
Non a tutti è dato di entrare perciò, anzi è riuscito a pochissimi finora. A pochissimi ad occhi aperti e mente sveglia, perché diversamente si entra tutti. Tutti nel “tutto è uno”, come nella terra tutti i corpi quando si lascia questo mondo di apparenze.
Ora però il passo è aperto e la strada è disegnata e segnalata.

Chi è, cos’è l’Essere?
Qui ci limiteremo a poche note, perché tutto il blog lo canta, note tratte dalla poesia, dalla scienza, dalla sapienza.
“…da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose”, ha detto Eraclito (Frammento 10).
È come un volume chiuso, ha detto Dante, e le apparenze sono le sue pagine aperte e che si aprono.
E il punto senza dimensioni dalla cui esplosione è nato l’universo, hanno detto i moderni astrofisici.
Ma è soprattutto il Tao che lo mostra nella sua veste regale quando dice: “Il Tao che può esser detto/ non è l’eterno Tao,/ il nome che può esser nominato/ non è l’eterno nome./ Senza nome è il principio del Cielo e della Terra,/ quando ha nome è la madre delle diecimila creature” (Tao Tê Ching, capitolo I, versi 1-6, a cura di Fausto Tomassini). Perché anche il nome Tao è già un passo oltreconfine, dalla parte delle apparenze.
Essere allora è “tutto in uno”, “il tutto immateriale” perché non ha dimensioni. Le apparenze invece le hanno. Per dirlo con una battuta, c’è in più il “bosone di Higgs” che separa e distingue, che dà il corpo. Però le apparenze non sono immutabili, immobili, eterne come nell’Essere, ma mutevoli, mobili, provvisorie.

La via del ritorno, la stessa dell’andata ma percorsa in senso inverso.
Si esce dall’Essere nel modo comune e generale: con la nascita. Ma anche in tal caso ad occhi chiusi. Infatti si dice che si è “gettati”, come si viene  “tolti” quando si muore. Gettati nel mondo della apparenze, ognuno un frutto del caso, si dice.
E per uscire, invece, sapendo e volendo, come ci si sveglia dal sonno mettendo il campanello, perché un compito ci attende o vogliamo continuare quello del giorno prima?
Si esce in tal modo quando un oggetto di qui (di questo mondo delle apparenze) si presenta come nuovo, mai visto nel corso dell’esistenza che si sta conducendo e tuttavia anche antico, vale a dire nel modo in cui vedendo e incontrando a volte si dice sorpresi e pensierosi: “l’ho visto ancora”, “mi sembra di averti sempre conosciuta”. Qualcosa, dunque, misteriosamente presente in noi oltre che fra le cose del mondo. Lo chiamiamo ricordo, di tipo trascendentale perché sta oltre la presente esistenza, quel luogo o figura. Com’ è capitato a me con la chiesetta sperduta, insomma, quando l’ho vista nel piccolo paese del Cadore, e certamente era la prima volta perché non ero mai stato da quelle parti, ed essa ne ha suscitato un’altra uguale a se stessa in Cielo che è la dimora degli eterni (vedi Le indicazioni del destino. Capitolo I: La chiesetta sperduta). Poi è entrata stabilmente nella mente, dove si è prevalentemente svolta la grande ricerca durata cinquant’anni e terminata con la scoperta della coincidenza delle due chiesette, per cui “l’unica” è diventata eterna e nel tempo, immobile e mobile, immutabile e sempre diversa.
Questa è l’uscita dall’Essere di cui si può dire: Sono ritornato.

7 Risposte to “Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’uguale”

  1. Anonimo Says:

    Carissimo nipote Giuliano.
    Bellissimo il quadro di René Magritte che hai posto ad ornamento del post: del giovane che guarda nello specchio e non vede il suo volto ma la nuca e le spalle. Vuol dire che esce dallo specchio, vale a dire dal “mondo delle apparenze”. Altrimenti ti vedi, ti fissi e lo specchio ti moltiplica e rimanda. Come sempre è accaduto: come Narciso che si innamora di sé e lì rimane.
    Un aspetto del confine insormontabile perciò lo specchio, finora almeno. Ma questa volta usando stratagemmi abbiamo cominciato ad uscire. Magritte con l’arte, invertendo la visione. Noi con la filosofia, costruendo il “ponte sull’Abisso” nel modo ingegnoso che tu sai: tornando indietro per andare avanti.
    Un abbraccio Wilmo

  2. Anonimo Says:

    hai compreso così bene i motivi della scelta che sembra quasi sia opera tua. d’altronde ci sono immagini che vengono da sé, che scaturiscono quasi naturalmente da quello che scrivi. e la “riproduzione vietata” di magritte è una di queste.
    un abbraccio,
    giuliano

  3. mantide Says:

    ho letto attentantamente tutti i tuoi interessantissimi argomenti.
    e alcune domande sorgono ineluttabili.

    nel mezzo del cerchio avremo ancora coscienza di noi stessi?

    ritornando uguali compiremo eternamente le stesse azioni?

    cosa ti differenzia dal modo di pensare di parmenide?

    continuerò a seguirti con interesse.
    un saluto

  4. wilmo e franco boraso Says:

    Risposte alla gentile lettrice “mantide”
    Nel mezzo del cerchio avremo ancora coscienza di noi stessi?
    Il centro del cerchio (della via circolare dell’eterno ritorno dell’uguale) è la coscienza. E’ l’ “Io”, quello che la filosofia ha sviluppato ed espresso lungo la sua storia, e, dopo il concorso della psicanalisi, è il “Sé”, coincidenza di conscio e inconscio (vedi L’antica via dei miti e dei misteri, percorsa ora con la lampada della conoscenza filosofica, pag. 90 e 91 – Editrice Leonardo, Pasian di Prato (Ud).

    Ritornando uguali compiremo eternamente le stesse azioni?
    Compiere eternamente le stesse azioni sarebbe ciò che Nietzsche ha chiamato “Il peso più grande”: che fatica, che noia! Ma svegliarsi al mattino, non significa ripetere le stesse azioni del giorno prima, e andare da vita a vita è simile ai percorsi da veglia a veglia. Comunque si può anche ripetere. Io, per esempio, ho già in mente di ritornare nei luoghi dove è cominciata l’avventura e che amo immensamente, assieme a chi era con me in quei tempi. Luoghi che vado ancora a visitare e lo farò finché potrò in questa vita, ma che non voglio perdere dopo.
    Un altro aspetto dei ritorni, quando si conosce la strada, è questo: che si ritorna quando si vuole e se si vuole, perché più non si obbedisce ciecamente agli “input” della natura che ti porta in giro come vuole e quando vuole. Sopra di essa, come sua continuazione, si è inscritta la cultura.

    Cosa ti differenzia dal modo di pensare di Parmenide?
    Nulla. Siamo “lo stesso” (vedi Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica). Però sono passati venticinque secoli e nel mondo delle apparenze molte cose sono accadute. E’ stata costruita la “via filosofica” o “via dell’eterno ritorno dell’uguale” che Parmenide stesso, per primo, ha indicata e segnalata. E fra i manufatti e svelamenti di essa c’è “il ponte sull’Abisso” e “il segreto della Porta”.
    Parmenide l’Abisso (la Notte nel suo punto più profondo – il confine fra il giorno che finisce e quello che comincia) ha potuto superarlo perché aiutato dalle potenze celesti – le “fanciulle figlie del sole” -, che l’hanno portato fino alla Porta che divide le apparenze dall’Essere. Ma ora possiamo farcela da soli perché abbiamo costruito il Ponte (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte – parte quarta, capitolo 2). Ed è potuto entrare perché la Dea gli ha aperto la Porta, ma ora si conosce il suo segreto (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte – parte quarta, capitolo 3)

    Lieti di fornire ulteriori spiegazioni e indicazioni se necessario.
    Cordiali saluti

  5. mantide Says:

    grazie per le esaurienti risposte.

    a breve mi immergerò nella lettura del compendio…

    ps..il nome può trarre in inganno…sono un lettore e non una lettrice…

  6. 2. La via del ritorno | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] sull’Abisso, la coincidenza degli opposti, lo svelamento del segreto della Porta (vedi i post Valico del confine fra apparenza ed Essere che sono i due modi dell’eguale e Postilla alle pagine del Ritorno a […]

  7. 4. Non è più tempo di vani convegni ciarlieri | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] l’Abisso è stato costruito un Ponte (vedi Postilla alle pagine del ritorno a Parmenide, o anche Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’eguale); dov’è la Porta c’è ora anche la chiave per chi entra e chi esce (vedi su […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: