Alle fonti di “La via d’uscita dal nichilismo”

Claude Monet, Il giardino dell’artista a Giverny (1900)

2.
Il giardino incantato.
L’ho visto questa mattina all’alba, mentre ero di guardia.
Sono pochi fiori in mezzo a un deserto d’erba. Quante volte ci son passato vicino senza degnarli di uno sguardo! Ma questa volta li guardai mentre l’alba era in cielo. Erano tanti fiori, tanti colori sostenuti da steli invisibili. C’era il color rosa come in un ramo di mandorlo, il colore azzurro su un gambo alto e sottile, il colore giallo, arancio, bianco, rosso, lilla… e tutti con diverse forme e toni adornavano il breve tratto di terreno fino alla siepe di piccole rose rosa selvagge. Tutte quelle forme colorate penetrarono in me, si vendicarono per essere state tanto tempo trascurate. E io entrai nel piccolo giardino e quella luce sfumava i contorni e tutto intorno a me era vago ed incerto. Guardai ogni fiore. Non sapevo di molti i nomi ma li riconoscevo  e li avevo sentiti nominare. Ma quei nomi si perdevano negli anni della mia fanciullezza ed era la mamma che li nominava e la sorella. Passai su ogni fiore e di ciascuno osservai il colore, la forma e cercai il profumo.
Uscii dal giardino e ancora, all’incerta luce, tutti i contorni si persero nell’aria che imbiancava e i colori erano tenui in mezzo ad essa. Pensai: questa è l’ora che festeggiano i fiori e tutto mi sembrò in festa. Una strana festa silenziosa con il cielo bello ad oriente e un grande mistero: la luce e i colori.

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