Struttura e sovrastruttura

Pablo Picasso, Fabbrica a Horta de Ebro (1909)

Pablo Picasso, Fabbrica a Horta de Ebro (1909)

La sovrastruttura è la “parte superiore di un complesso strutturale”.
Nel nostro caso il complesso strutturale è la natura e più precisamente l’uomo, e la parte superiore di essa è la ragione, e più precisamente la filosofia.
Fin da presso il suo inizio, Aristotele ha chiamato questo complesso, comprendente dunque le due parti, “animale razionale”. Un’aggiunta perciò la ragione, un di più a quel che già c’era. Ma come è avvenuto questo aumento?

La causa è stato il sorgere di un astro luminoso, l’Essere, o il suo avvicinarsi, o tutte e due le cose assieme, come fa il sole a primavera con le piante e i fiori, finché non sbocciano. Ai nostri giorni Heidegger ha chiamato quell’avvenimento momento aurorale, o di massima vicinanza. Oggi ci troviamo agli antipodi, nel punto più lontano e nascosto. O tale è l’Essere per noi.

Rispetto ad Aristotele e al suo “animale razionale”, che si trova già nel Giorno della filosofia, l’Essere ha cominciato ad illuminare quella struttura animale predisposta a ricevere la sua luce, vale a dire in modo chiaro e distinto, circa trecento anni prima di lui, vale a dire nei secoli sesto e quinto a.C. e alcuni dei presenti a quell’apparizione si chiamano Lao-tzu, Buddha, Parmenide, Eraclito. Il primo in Cina, il secondo in India, Parmenide e Eraclito nel Medio oriente, perché quello è stato anche il cammino della luce: da Oriente verso Occidente. Quei sapienti sono stati i testimoni di quell’apparizione e dei suoi effetti e l’hanno in vari modi raccontata. Così abbiamo fatto anche noi, dopo che abbiamo raggiunto quell’inizio arrivando dal Tramonto e dalla Notte, aggiungendo agli antichi racconti qualcosa di nostro (vedi il post Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio e la morte).

Poi in quella luce dell’inizio, si è cominciato a vedere e costruire. A vedere lo spazio dove la strada sarebbe sorta e la direzione che avrebbe preso: da Oriente verso Occidente, seguendo l’Astro in Cielo, perché erano assieme e in comunicazione Terra e Cielo in quel tempo; e la costruzione è cominciata con Socrate.

Son passati i secoli e millenni su quella gestazione e sviluppo, anche quelli del buio Medioevo. Poi in un diradarsi delle tenebre è cominciato ad apparire il risultato. Esso è l’“Io”. L’Io di Cartesio il primo, seguito da quelli di Locke, Kant, Fichte, Schelling, Gentile, Jung, infine il nostro.

Ecco alcune notizie di quell’Io, espresse dai suoi autori.
L’Io di Cartesio.
“Anche se vedo così manifestamente che non vi sono indizi concludenti né segni abbastanza certi per cui sia possibile distinguere nettamente la veglia dal sonno”, “Non vi è assolutamente dubbio (invece) che io esisto, se egli (il demone) m’inganna; e m’inganni pure quanto vorrà, ma egli non potrebbe mai fare che io non sia nulla fino a che penserò d’essere qualcosa”. E quel qualcosa è l’io sono, io esisto: “necessariamente vera tutte le volte che la pronuncio e la concepisco nel mio spirito”. (Cartesio, Meditazioni).
“Che cosa dunque sono io? Una cosa che pensa . Ma che cos’è una cosa che pensa? È una cosa che dubita, concepisce, afferma, nega, vuole o non vuole, immagina e sente. Certo non è poco se tutte queste cose appartengono alla mia natura. Ma perché non le apparterebbero? […] È di per sé evidente che sono io che dubito, che intendo e che desidero e che non c’è bisogno di aggiungere nulla per spiegarlo” (Cartesio, Meditazioni, II)
L’Io di Locke.
“È il più alto grado di certezza” (Locke, Saggio, IV, 9, 3).
L’Io di Kant.
“Io, come pensante, sono un oggetto del senso interno (cioè coscienza), e mi chiamo anima. Ciò che è oggetto del senso esterno si chiama corpo. Pertanto l’espressione io, come essere pensante, designa già l’oggetto della psicologia che può dirsi la dottrina razionale dell’anima, quando io dell’anima non voglio sapere più di quanto, indipendentemente dall’esperienza (la quale mi determina più da vicino e in concreto) può essere concluso da questo concetto dell’io presente in ogni pensiero” (Kant, Critica della Ragion Pura, Dialettica, II, cap. 1)
L’Io trascendentale di Fichte.
“In quanto è assoluto, l’Io è infinito e illimitato. Esso pone tutto ciò che è; e ciò che esso non pone non è (per esso; ma al di fuori di esso non c’è nulla). Ma tutto ciò che esso pone, esso lo pone come Io; ed esso pone l’Io come tutto ciò che esso pone. Quindi, in questo riguardo, l’Io abbraccia in sé tutta la realtà, cioè una realtà infinita e illimitata” (Fichte, Wissenschaftslehre, 1794, III, § 5, II; trad. ital., pag. 207)
L’Io assoluto di Schelling.
“Io sono diventato spinozista – ha scritto Schelling a Hegel – vuoi sapere come? Per Spinoza il mondo è tutto, per me tutto è l’Io” (Schelling, L’Io come principio della filosofia o l’incondizionato nel sapere umano, 1795)
L’Io assoluto di Hegel.
“L’Io, questa immediata coscienza di sé, appare anch’esso da un lato come immediato, dall’altro poi come noto in un senso molto più elevato che qualsiasi altra rappresentazione. Ogni altro noto appartiene infatti certamente all’Io, ama nello stesso tempo è ancora diverso da esso e però è subito un contenuto accidentale; l’Io invece è la semplice certezza di sé. Ma l’Io in generale è anche nello stesso tempo un concreto o meglio l’Io e il concretissimo, la coscienza di sé come di un mondo infinitamente molteplice”. (Hegel, Wissenschaft der Logik, I, libro I; trad. ital., i, pag 65-66).
L’Io assoluto di Gentile.
“L’Io è, si, l’individuo, ma l’individuo come soggetto, il quale non ha nulla da contrapporre a se stesso e che trova tutto in sé; e perciò è il concreto attuale universale. Orbene questo Io, che è lo stesso assoluto, è in quanto si pone; è causa sui” (Gentile, Teoria generale dello spirito, XVII, § 7).

Così alcune note della cavalcata dell’Io lungo i secoli e millenni, diretto alla sua liberazione dai cerchi chiusi della natura. Poi l’arrivo al “Sé”.
A quello di Jung che, dopo l’ingresso nella metà oscura del giro si è arricchito di un nuovo titolo, è diventato “Sé”. In altre parole, alla coscienza e autocoscienza s’è aggiunto l’inconscio.
Il Selbst () − egli ha detto − non va assolutamente confuso con l’Io, perché è unità di conscio e inconscio (C.G. Jung, Vonden Wurrzeln dees Bewusstseins, 1954, pag. 595). “Se s’immagina la coscienza, con l’Io al centro, come contrapposta all’inconscio, e se ci si rappresenta il processo di assimilazione dell’inconscio, quest’assimilazione può essere pensata come una specie d’accostamento fra la coscienza e l’inconscio, dove il centro della personalità totale non coincide più con l’Io, ma è un punto situato in mezzo fra la coscienza e l’inconscio. Questo sarebbe il punto del nuovo equilibrio, una nuova centratura della personalità complessiva, un centro forze virtuale, che offre alla personalità, per la sua posizione centrale fra coscienza ed inconscio, una nuova sicura base” (ibidem, pag. 133).
Infine l’arrivo al nostro, voce di questo blog, che nella veste dell’apparenza dentro un corpo ha compiuto il giro della cultura, dal suo inizio nell’antica Grecia, fino alla fine che coincide con l’inizio, ha visto e vissuto la coincidenza degli opposti, ha attraversato il Ponte sull’Abisso, ha svelato il segreto della Porta, è passato aldilà ed è giunto in Centro.

È da questo sviluppo fino al distacco e all’uscita che l’Io è diventato eterno ritorno dell’uguale (vedi anche Nietzsche e l’uscita dal cerchio dell’eterno ritorno). È questa la sovrastruttura che può rimanere per sempre.

3 Risposte to “Struttura e sovrastruttura”

  1. Opere d’arte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] di noi come opera d’arte. Ognuno composto da una materia del mondo − il corpo −, (vedi anche Struttura e soprastruttura) e un Io che ha raggiunto l’eterno ritorno. Ciò che è ogni opera d’arte, insomma, ed è […]

  2. Origine della democrazia moderna | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] Di struttura e sovrastruttura abbiamo parlato in Appunti per una storia della filosofia. In esso abbiamo indicato come struttura l’uomo in carne e ossa, vale a dire la sua natura […]

  3. Schopenhauer vs Hegel | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] che sono nell’uomo e lo costituiscono, si chiamano anche Essere e Mondo, Realtà e Apparenza, Struttura e Sovrastruttura […]

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