Opere d’arte

E saranno le opere d’arte come fari nella notte, per chi ritorna in questo mondo di apparenze giungendo da altre spiagge della vita

Vasilij Vasil'evič Kandinskij, Composizione VIII (1923)

Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Composizione VIII (1923)

1.
Per la verità, da millenni ci sono enti di questo mondo che hanno le caratteristiche dell’eterno ritorno dell’uguale, vale a dire di chi nel mondo delle apparenze può non essere più considerato effimero e vano. Sono essi le opere d’arte, quasi continue prove e progetti di quel che si perseguiva inconsciamente, ed erano e sono ciò di cui sempre si è detto che non muore, quel che viene considerato “per sempre” in questo apparire e sparire di attori e comparse dalla scena. Ma anche se si sospettava e intuiva che questo era il senso nascosto di ogni grande opera, non si arrivava a intendere in modo chiaro e distinto che essa era anticipazione, prova, segnale, cifra, programma, annuncio, dell’eterno ritorno dell’uguale.

2.
L’opera d’arte è un sasso, una tela, una pagina, una cosa di questo mondo insomma, dove viene infuso l’eterno, scolpendo, incidendo, scrivendo, disegnando.
Sasso, tela, carta, appartengono al mondo delle apparenze. L’eterno invece arriva da noi, da ciò che ci portiamo dal luogo da dove si arriva in modo nascosto e segreto, come se l’avessimo carpito, o indebitamente sottratto, perché, per esempio, gli animali non l’hanno con loro. Questo furto o sottrazione è ben presente nei miti, misteri, religioni (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte).
Il luogo da cui si arriva è l’Essere o Logos − così l’hanno chiamato sapienti e filosofi −, e inserendo l’eterno nel temporaneo, l’immutabile nel mutevole, lo stabile nel provvisorio, rappresentiamo ciò cui aspiriamo a essere in questo mondo e che fondamentalmente ancora non appariva in modo chiaro e distinto.
Ma ora un giro si è chiuso, una porta s’è aperta, s’è diradata la nebbia di un segreto.

3.
Se nelle cose del mondo delle apparenze riusciamo a infondere l’eterno e diventano opere d’arte, ciò significa che esso è anche in noi. E le cose così sono proiezioni di ciò cui tendiamo.
In attesa di diventare noi stessi l’opera intuita e sognata.

4.
Anche l’arte ha concorso e concorre alla realizzazione dell’eterno ritorno dell’uguale.
Si è cercato di infondere in materiali del mondo lo spirito immortale. In tal senso esse sono dei modelli di ciò che abbiamo lungamente e tenacemente perseguito.

5.
Diciamo all’opera d’arte: sei per sempre. Ed è così quando una cosa del mondo delle apparenze si arricchisce di ciò che è dell’Essere.

6.
L’opera filosofica che si chiama Via d’uscita dal nichilismo e dopo la sua conclusione Eterno ritorno dell’uguale, è la realizzazione di ognuno di noi come opera d’arte. Ognuno composto da una materia del mondo − il corpo −, (vedi anche Struttura e soprastruttura) e un Io che ha raggiunto l’eterno ritorno. Ciò che è ogni opera d’arte, insomma, ed è inscindibile l’unità delle due parti.

4 Risposte to “Opere d’arte”

  1. Anonimo Says:

    arte per la Vita?

  2. mantide Says:

    l’eterno ritorno dell’uguale in un complesso filosofico composto da “piatti riscaldati” rappresenta una piacevole novita’ degna di essere studiata esaminata e anche criticata. Le prime due le custodisco gelosamente, la terza come giusto che sia l’espongo pubblicamente in modo (se hai tempo e voglia) che tu possa rispondermi.

    Nei tuoi scritti poni Socrate come primo fra i filosofi e non c’è nulla di più veritiero dal punto di vista del complesso di “piatti riscaldati” che ci offrono nelle cattedre filosofiche.
    Dalla ventata di novità(che è l’eterno ritorno dell’uguale) soprattutto a livello “storico” mi aspettavo qualcosa di più innovativo appunto.

    i professori li chiamano pre socratici, tu vai oltre e li chiami sapienti o saggi ed è già un passo avanti ma è ancora poco.
    Socrate(che io lego indissolubilmente a Platone, considerandoli la stessa persona) non è il primo tra i filosofi bensì l’ultimo dei filosofi; dopo di lui è iniziato il lungo e discontinuo declino che ha visto l’incontro e lo scontro delle più alte intelligenze che di fatto interprentando male il pensiero Platonico ci hanno allontanato dalla verità.

  3. wilmo e franco boraso Says:

    Caro Anonimo.
    Si. Per cosa altrimenti, per riempire musei e arredare case dei ricchi!
    Arte per la Vita, specialmente per la sua dimensione che chiamiamo eternità, già presente ma in tanta parte ancora sconosciuta.

    Cordiali saluti

  4. wilmo e franco boraso Says:

    Caro Mantide.

    Socrate ha iniziato la strada (la via circolare dell’eterno ritorno) che porta alla fine che coincide con l’inizio, perciò di nuovo a Socrate, dopo un percorso di ventiquattro secoli nel mondo delle apparenze. (ci sta perciò quello che affermi: che “Socrate non è il primo tra i filosofi bensì l’ultimo”, pensiero che andrebbe sviluppato).
    Un po’ prima di quest’inizio, è spuntata la luce (Aurora dell’Essere sulla terra umana) che ha aperto lo spazio dove la strada è cominciata ed è finita, e luce e spazio sono stati visti da alcuni presenti a quell’avvenimento, che l’hanno raccontato, e già i contemporanei li hanno chiamati sapienti.
    Poi, chi ai nostri giorni è arrivato alla fine della via, ha colto il tutto: luce, spazio, strada, ritorno – l’eterno ritorno dell’uguale.
    Quello che tu chiami “lungo e discontinuo declino” è il giro nel mondo delle apparenze, cioè la filosofia stessa; quindi essa apparentemente è declino perché si allontana dall’Essere. Solo apparentemente però, perché in un cammino circolare “allontanarsi significa tornare”.
    Partiti dall’Essere (Socrate da Parmenide) si ritorna all’Essere: così ci è capitato.
    Noi non riportiamo cose altrui, o interpretiamo, o deduciamo, ma raccontiamo ciò che abbiamo visto e vissuto camminando, collegando, completando il cammino fino alla coincidenza di fine e inizio.
    Ora si può andare e tornare, uscire ed entrare.

    Cordiali saluti

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