Gabbia […] Guerra

Pablo Picasso, Foglie verdi e busto (1932)

Pablo Picasso, Nudo, foglie verdi e busto (1932)

GABBIA
1.
La nostra Gabbia è una trama di luce/ che chiamiamo giorno e vita umana.
2.
Ci troviamo rinchiusi nella trama del sole − il tempo antico −,/ dove il corpo è più grosso delle maglie.
3.
Devi superare la trama della luce/ e quella ancor più fine del pensiero,/ se vuoi uscire.

GABBIANO
1.
Soltanto nella mente c’è il presente del Gabbiano./ Di per sé è un fossile vivente./ Perciò non muta mai, esso è racchiuso.
2.
Le racchiuse forme ti danno poi l’insieme/ e quindi il mondo quando lo porti a riva.
3.
Ma se non vedi la gran luce/ che le leghe, hai le staccate cose.
4.
Poi all’improvviso il cielo fu un ricamo/ di Gabbiani naviganti nell’azzurro./ E il sole dal tramonto li indorava.
5.
Se si mostra la parola di poesia/ entra nel Logos il volo del Gabbiano.
1a.
Se essi con un piccolo cervello/ si sono fatte le ali e volano sul mare,/ anch’io le farò spuntare/ per sorvolare la mia vita.

GENZIANA
1.
Incontrandola nel prato l’ho chiamata/ il poeta dell’azzurro la Genziana.
2.
Io la chiamerei l’incaricata/ di raccogliere l’azzurro del suo sole.
3.
Se la luce del cielo si fa fiore/ è qui che vedo la bellezza della luce.

GERMOGLIO
1.
Certamente è evoluzione questo mio dire/ o indicazione di essa./ Ma potrebbe essere un Germoglio/ che non giungerà fino al fiore e al frutto/ se altri non continueranno ad alimentarlo/ in questo tempo e in questa terra.

GHIACCIO
1.
Il Ghiaccio: ecco come lo sormonti/ nel lungo inverso il fiume della vita.

GIGLIO
1.
Prati in pendio che confinano con il cielo./ Vedo punti arancione sulla china,/ e cammino congiungendo quei colori/ verso un arco di fiori nell’azzurro./ È un Giglio ogni tappa del cammino.
2.
Dentro il mio tempo e quindi nella vita/ c’è ogni tempo dei fiori qui raccolti.
3.
Ma c’è un fiore solo che punteggia il mio cammino/ in questo giorno sopra l’altopiano.

GILGAMESH
1.
Ma loro sono eterni perché il loro giro che noi vediamo dal Logos/ non prevede la loro conservazione nella faccia illuminata./ Neppure la nostra è prevista ma essa/ è quello che vorremmo e ciò che perseguiamo.
2.
Da molto si è acceso questo ardore:/ di compiere l’intero giro Giorno-Notte/ non soltanto come specie ma ognuno anche da solo./ L’epopea di Gilgamesh insegna./ Ed oggi ci troviamo in un punto avanzato/ di questo nostro progetto e dell’ardire.

GIOIA
1.
La primavera è festa antica abbandonata/ se non vi giunge il riso e la parola.
2.
Anche quando più risplende è riso antico/ il sole, e la Gioia arriva sulla luce.

GIOCARE – GIOCO
1.
Il Gioco più sottile è il giocatore.
1a.
Il Gioco è questa notte sopra il prato/ dove la carta uscente è un nuovo fiore.
1b.
Il Gioco del tempo porta e toglie./ Ecco, io maneggio il tempo delle cose/ come il burattinaio muove i fili/ ed entrano ed escono i fantocci./ Si sciolgono e ricompongono le cose.
2b.
Il tempo Gioca con te e tu con cose/ e ti perdi anche tu ad ogni passo./ Come ogni Gioco muovi alla tua fine.
3b.
Di Giochi antichi ci sono i risultati:/ l’apparire del sole alla mattina/ e questa legna che diventa fuoco.
4b.
Io sono invece il Gioco che si Gioca oggi,/ perciò rimango in scena e defluisco piano./ Non entro ed esco all’improvviso come cosa.
5b.
Però se ho pagato per guardare/ non mi impegno più nel risultato./ Lascio vincere e perdere a chi Gioca.
1c.
Alla carta Giocata e non al Gioco/ tocca l’avventura del distacco.
1d.
Le cose sono le multiformi apparenze dell’invisibile./ Se non si nega all’invisibile la voglia di Giocare,/ le multiformi apparenze sono il Gioco.
1e.
Sono innumerevoli quelli/ che entrano per caso nel Gioco/ a carte coperte della vita./ Poi può accadere che a qualcuno/ venga in mente d’essere stato giocato:/ ecco il risveglio./ Oppure tutto è sogno non ricordato,/ o senza alcuno che si sveglia da quel sogno.

GIORNO-NOTTE
1.
Il mio compito appare limitato. Sono stato soltanto incaricato/ di trovare l’uscita da questo Giorno di luce razionale/ dove siamo immersi, ed io ho già visto la sua porta.
2.
Giro intero è il Giorno più la Notte.
3.
La vita umana razionale è stata finora/ accendimenti e spegnimenti dentro il Giorno.
4.
Nella struttura corpo – mente che siamo e che vediamo nello specchio,/ si instaurerebbe, dunque, un giro intero Giorno-Notte, vita morte.
5.
Sarebbe un aspetto immutabile nel mutamento.
6.
“La distruzione degli immutabili” è stato il gioco e il lavoro/ di questo nostro tempo della fine./ Ma si sta preparando l’evento del più grande immutabile.
1a.
Il Giorno-Notte che ho descritto interamente/ è il giro di sempre,/ giunto a comprensione anche nella parte misteriosa.

GIRO
1.
Un immane Giro dentro il cuore/ per ritrovare ciò che già avevo/ ma non sapevo che era mio.
2.
Mi è stato dato di vivere l’inizio/ e di giungere alla fine che con esso coincide/ nel corso di una vita./ Mi è stato dato di compiere/ un Giro tutto intero.
3.
C’era già tutto nell’inizio/ ma non lo sapevo./ Avrei potuto accontentarmi di viverlo soltanto/ ma ho voluto conoscere e son partito/ perdendo il tempo felice elargito dagli dèi/ a consolazione degli umani.
4.
C’era già tutto nell’inizio/ ma solo il sentimento misteriosamente lo diceva,/ ed io ho voluto discoprire quel segreto.
5.
C’era già tutto in modo segreto e indistinto/ appartenente all’inconscio/ che io sono andato ad indagare.
1a.
Io non dico d’aver fatto il Giro./ Lo dimostro./ E la dimostrazione e filosofica/ cioè razionale./ Altrimenti sarebbe una fede/ cui si può credere o no.

GIUNCHIGLIE
1.
Ed oggi mi reco a ritrovare le Giunchiglie/ nei luoghi dove le ho raccolte l’anno scorso.
2.
L’appuntamento non c’è stato sull’ampio letto del torrente./ L’hanno mutato le piene invernali, e la corrente/ ha sradicato e ha portato via i bulbi.
3.
Non sono piante di qui: qui le ha trasportate/ una piena della vita e un’altra piena/ le ha strappate e disperse.
4.
E allora mi sono volto a un altro luogo/ verso la scarpata e le ho trovate/ quelle impiantate sul pendio.
5.
Dovrò fondare anch’io lontano dalla piena/ il seme che discende dall’antico.

GOCCIA
1.
A chi si trova come Goccia del profondo/ io dico che c’è limite di mare e sopra luce,/ e poi su spiagge intatte scorre la parola che rincorro.
2.
Mare e pensiero sono la stessa cosa, cioè cose della vita./ Ma dal primo siamo usciti e lo vediamo e dall’altro non ancora./ Ecco l’illusoria differenza che ci appare.
3.
È la vita che uscendo dà alla cosa/ in cui è cresciuta l’apparire.
4.
E tuttavia, in un’estensione di giudizio,/ c’è ogni cosa e ogni vita fino al nulla e a Dio.
5.
Non per fuggire, ma per saper tornare/ salto il confine e lascio tracce del passaggio.
6.
Lasciando la profondità sono giunto in cima,/ (m’accorgo dalla luce che mi passa)/ e poi nell’onda che mi porta a riva.
7.
Azzurra è la mia Goccia come il cielo,/ e trapassata dalla luce come l’aria/ e nell’onda che trascina tocca terra/ e spumeggiando s’accende come fuoco.
8.
Se ti tocca di raggiungere la cima,/ non sei più Goccia soltanto, ma ogni cosa.
9.
Io vedo e parlo come i padri antichi.
10.
Ti vestirai di porpora e di oro/ delle Aurore e Tramonti che ora non vedi.

GORGO
1.
Ritornare alle origini/ invertendo la marcia/ come un Gorgo di fiume/ che s’avvita.
2.
Interrompere l’immensa corrente/ del fiume della vita/ in un punto,/ con un Gorgo che s’avvolge e che ritorna.

GREMBO
1.
Tutto ciò che accade/ nella vasta e numerosa umanità/ − anche la guerra e la pace/ le idee di Dio e del nulla −,/ ha origine nel Grembo della donna/ ripetuto innumerevoli volte./ Esso è il big – bang./ Ma prima ci sono uomo e donna/ che danno il via al big – bang.

GRETO
1.
L’umano d’oggigiorno è un Greto asciutto/ scavato da antichi corsi della vita./ Ma si sta aspettando un’altra piena.
1a.
Come Greti siamo noi di torrenti e fiumi/ senza più l’acqua che solleva e porta.

GUADO
1.
Dove l’onda della vita più s’increspa/ trovi il Guado e dopo c’è il passaggio.

GUERRA
1.
Ci stiamo giocando l’ultima umanità./ Ciò che rimarrà dopo è la roboticità/ o collegamento sostanziale uomo – robot.

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