Essere e mondo e ciò che li separa

Wassily Kandinsky, Farbstudie Quadrate (1913)

Wassily Kandinsky, Farbstudie Quadrate (1913)

1. Qualcosa si sta diradando del mistero che c’è fra l’Essere e il Mondo, nel punto dove uno finisce e l’altro incomincia; vale dire fra ciò che è “tutto in una volta”, eterno, immutabile, immobile, indivisibile e quel che appare invece contingente, mutevole, nel tempo.
Dell’Essere, dopo aver avuto l’accesso alla via che porta ad esso entrando dalla Porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno, Parmenide ha visto i “segnavie” che lo indicano, dove sta scritto:
“…che l’essere è ingenerato e indistruttibile: è, infatti, un tutto nella sua struttura, immobile, privo di fine temporale, poiché non fu, né sarà un tutto di parti unite, ma è soltanto nella sua natura un tutto. Quale natura in divenire ricerchi di esso? In che modo e donde accresciuto? dal non-essere?Ma non concederò che tu esprima ciò né logicamente né intuitivamente, poiché non si può esprimere né logicamente né intuitivamente che non esista. Quale necessità in assoluto lo avrebbe determinato, con un inizio dal nulla, a formarsi in un tempo passato o in un tempo posteriore? Pertanto è logicamente necessario che esista in assoluto o che non esista affatto.
Neppure dal non-essere concederà il vigore di una certezza che nasca un essere accanto a quello già esistente. Di conseguenza Dike non lasciò libero (l’essere) né di divenire né di perire allentandolo nei ceppi, ma lo tiene fermo: il giudizio di queste proposizioni si fonda sul punto seguente: esiste o non esiste: il giudizio fondamentale, com’è necessario, si è risolto nel lasciare una non passibile d’intuizione e di nome (infatti non è verace via), l’altra in modo che esista in senso assoluto e sia reale. Dunque, come in futuro potrà esistere in senso assoluto l’essere? Come potrebbe nascere? Infatti se fosse nato, non esiste, e neppure (esiste) se dovrà un tempo esistere. Così un generarsi e un perire incomprensibili si sono spenti.
Neppure è divisibile, poiché è tutto uguale; né vi è da una parte un di più, né dall’altra un di meno, che lo tengano lontano dalla connessione: infatti tutto è pieno di essere; perciò è tutto connesso, ché l’essere aderisce all’essere.
Inoltre è immobile nei termini di potenti catene l’essere privo di principio e di fine, poiché divenire e perire del tutto lungi furono deviati; infatti li cacciò via una verace certezza. Identico e fisso nella propria identità abbraccia se stesso e così saldo nel suo luogo rimane: la potente Necessità, infatti, lo ferma nei ceppi del limite, che lo tiene separato; di conseguenza è un principio che l’essere non sia illimitato, giacché non è manchevole; invece il non-essere sarebbe privo di tutto
Identico, poi, è l’intuire e ciò in causa del quale è il pensiero singolo, giacché senza l’essere, nel quale si esprime logicamente non troverai l’intuire. Infatti niente altro (o) esiste o esisterà all’infuori dell’essere, poiché la Moira lo incatenò perché fosse tutto e immobile. Quindi saranno nome tutte le cose che i mortali hanno determinate convinti che fossero vere, nascere e perire, essere e non-essere, cambiar posizione, mutar luminoso colore,
Ancora, poiché esiste un limite estremo, l’essere è limitato da tutte le direzioni simile alla massa di sfera rotonda, ugualmente pesante dal centro in ogni parte: infatti è necessario che esso non sia in qualche modo più grande e in qualche modo più piccolo in questa o in quella parte, poiché non esiste, no, qualche cosa che possa arrestare il sua adeguarsi all’eguaglianza, né è possibile che un essere sia dell’essere da una parte più, dall’altra meno, poiché è tutto inviolabile: perciò da tutte le parti eguale a se stesso, in modo eguale sta dentro i limiti. (Parmenide, Testimonianze e frammenti, a cura di Mario Untersteiner – framm. 8)
Qui c’è tutto ciò che dell’Essere sostanzialmente si può dire e che normalmente condensiamo in poche parole: eterno, immutabile, immobile, indivisibile. Ma così assieme, e non come “un tutto di parti unite ma nella sua natura un tutto”, non c’è movimento, mutamento, indivisibilità, tempo che scorre e spazio per andare.

2. Di contro all’Essere c’è il Mondo, dove le cose stanno sciolte dall’abbraccio che per i poeti e mistici è Amore. Perciò l’eternità diventa tempo, l’immobilità movimento, e l’indistinto e indeterminato acquista forma e colore. È il mondo che vediamo ogni mattina aprendo gli occhi, quel che Parmenide ha chiamato “ciò che appare ai mortali”, teatro di tutte le rappresentazioni, moltissime in calendario perpetuo. Di esso non abbiamo solo pensieri, vale a dire i nomi delle cose che lo compongono, le loro caratteristiche − forme, colori, dimensioni, numero, ecc. −, ma le cose stesse distinte e separate, in continuo e infaticabile movimento e mutamento: il “tutto scorre” di Eraclito. Ciò che è il mondo colto dai sensi insomma, o con i telescopi e microscopi, con i suoi roteamenti e fasi: il giorno dopo la notte, la luna piena dopo quella nuova e viceversa, in un crescendo e calando infaticabili, la primavera dopo l’inverno, la quiete dopo la tempesta … E il giorno dispiega le sue luci, la notte le sue ombre …
Anche la quasi totalità della letteratura è Mondo, il racconto di ciò che in esso avviene, progetto vicino o lontano, continuazione e sviluppo di ciò che accade oggi in direzione domani, ricordo che riappare e influenza quel che segue, sogno che ci sveglia e ci rende pensierosi, o angosciati, o felici, o paurosi… finché non passa.
Ma è soprattutto il mondo dove l’Uno (l’Essere) è diviso in due, le metà dell’unita originaria (vedi La metà nascosta), e ogni metà cerca l’altra finché non la trova, ed è questo il movimento più profondo e diffuso, inizio di ogni altro. E quando si incontrano e si riconoscono sboccia l’Amore, ritornano all’unità, o quell’incontro è una delle innumerevoli prove di avvicinamento ad essa, perché bisognava arrivare fino alla conoscenza chiara e distinta perché non apparisse soltanto frutto del caso o della fortuna.
Però Mondo così dove, si dice, ci troviamo da vivi, non è eterno, come invece si afferma che è l’Essere. Per moltissimi esso è stato creato, quindi ha avuto inizio e finirà, dicono i teologi e tanti astronomi. O se, come afferma Kant, è impossibile decidere (vedi le antinomie), vale a dire se l’attributo dell’eternità non si può escludere per il Mondo, certamente di tale natura non appaiono le sue cose, i suoi componenti, che entrano ed escono, cominciano e finiscono, si sviluppano e declinano, appaiono e scompaiono.

3. Fra il Mondo e l’Essere il confine, uno dei suoi nomi è Abisso. Lo stesso che è apparso nel campo della conoscenza alla fine della via dell’eterno ritorno dell’uguale e l’abbiamo così chiamato, ma si trova dappertutto con tanti aspetti e nomi. Ecco alcuni esempi:
− In natura sta alla fine di un giro e l’inizio di un altro. Del giorno, per esempio, dopo la notte. O di un nuovo anno.
− Nel cielo è il buco nero.
− Ed è il Big Bang, passaggio dal “punto materiale” di prima dell’esplosione all’ universo in espansione. Ma gli astronomi che si trovano nel mondo delle apparenze e ripercorrono il cammino a ritroso con i loro calcoli, non riescono più a raggiungere quel momento e passare aldilà; e rimangono inesorabilmente da questa parte.
− Per le erbe e i fiori è dove bucano la terra per passare nell’aria e nella luce quando viene primavera.
− Per gli animale è l’uscita dal grembo materno e l’ingresso nell’aperto spazio del sole e delle stelle.
− Le soglie insuperabili per i sensi sono la soglia assoluta e quella differenziale studiate dalla psicofisica. I vedenti e udenti con occhi e orecchie umane non riescono mai a passare aldilà, neppure usando telescopi e microscopi. O con essi si coglie un recinto più grande e più vicino al confine ma non il passaggio, perché si spostano le soglie ma il limite rimane.
− Fra l’immoto e il moto percepito dai sensi, è un decimo di secondo. Ciò che avviene per esempio nella proiezione di un film, ed è il tempo che intercorre fra un fotogramma e il successivo.
− Ancora, è il passaggio fra la veglia e il sonno e viceversa.
− Similmente si passa dalla vita alla morte spesso in un momento, ma cos’è quel momento cui diamo l’aspetto di una cosa del mondo, ma non è soltanto una cosa del mondo perché si trova a confine fra il Mondo e l’Essere, anzi è “cifra di quel confine?

Cos’è quel momento: un circuito che si interrompe. Ma allora è fra l’Essere e l’Ente.
Anche nella cultura le tracce dei confini esistenti in natura.
− Una è il pi greco o 3,14 …, che non lascia chiudere e perciò misurare esattamente la circonferenza, indice di un’apertura che rimane inesorabilmente sconosciuta e nascosta.
− Un’ altra la corsa infinita di Achille e la tartaruga, perché Achille non riesce a raggiungerla nonostante sia il più veloce ed essa la più lenta.
− Nei sistemi informali il confine è l’incompletezza.
− In fisica il principio di indeterminazione.
Tutti confini che non lasciano raggiungere consciamente l’obiettivo: l’Essere. Così natura e scienza rimangono intrappolate entro limiti sconosciuti e per la scienza invalicabili. Inoltre quel che accade dopo l’attraversamento quando avviene nei modi misteriosi della natura è una mera ripetizione, perché si passa da trasportati e si ricomincia.

4. L’Abisso alla fine della filosofica.
Infine l’Abisso che abbiamo trovato alla fine della via filosofica o via dell’eterno ritorno dell’uguale, non essenzialmente diverso dagli altri, anzi lo stesso, ma che ora si trova nella luce dell’autocoscienza. Di esso, invece, giunti a questo punto, qualcosa si può dire.
− Si può dire che non è ente né Essere se si trova fra essi, e non appartiene a nessuno dei due esclusivamente (ma non è ciò che è l’uomo?). Il nome che gli abbiamo dato è, dunque, Abisso, ma un altro è Soglia ed essa è segno e inizio della Porta, parte di essa. Poi la scoperta del segreto e il suo aprirsi, cose che non accadono per i confini della natura e delle scienze visti nel precedente capitolo. Perché in quel punto, infatti, c’è anche il “senza fondo” − ciò significa Abisso −, e si passa solo in compagnia senza sapere.
− Si può dire che dove la via finisce lì è anche incominciata. Una coincidenza perciò, ed essa è la prima di una serie illimitata, anzi tutto l’universo è composto di metà, intero è solo l’Essere.
− L’altra coincidenza è la scoperta della metà nascosta in noi e del suo manifestarsi nel mondo delle apparenze. L’altra metà è la donna per l’uomo e l’uomo per la donna (vedi i precedenti post intitolati La metà nascosta e Il nuovo patto d’amore).
− È solo l’amore che trasforma e ci pone in condizione di passare dall’ente all’Essere e viceversa. Ma a questo punto è necessario comprendere cos’è l’amore e se dopo il chiarimento si deve scriverlo così: “Amore”, per distinguerlo da tante sue apparenze limitate e vane. Cos’è l’amore che appare nel punto di passaggio?
È, dunque, coincidenza degli opposti.
Coincidenza è sigillo dell’eterno.
Perciò amore è ciò che è già stato, è e sarà.
È per trovare ciò che è già stato portandolo nel cuore che si arriva nel mondo delle apparenze.
C’è la ricerca in questo ritorno.
Per essa si svolge il tempo e si apre lo spazio.
E c’è voce che chiama e chiede.
L’immobilità diventa movimento.
E la metà nascosta si veste delle cose di qui e diventa volto e figura.

5. Una struttura gettata sull’Abisso a fare da ponte.
Anche questo confine esistente nella conoscenza non si poteva attraversarlo fino a poco tempo fa, o non in modo chiaro e distinto, non nei modi della filosofia, non quando si vuole o quando voce chiama dalle terre dell’Essere o dal mondo delle apparenze. Perciò la costruzione del Ponte sull’Abisso (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte, Parte quarta, cap. 2). Esso era imposto dalle seguenti necessità.
− La via dell’eterno ritorno dell’uguale era ormai tracciata fino a quel punto e non si poteva certo lasciarla interrotta.
− Era la conclusione di un’opera immensa, cominciata più di venticinque secoli fa, e non poteva rimanere incompiuta.
− Sarebbe stato il fallimento dell’Occidente.
− Quel che d’altronde è già in atto, perché pochi sanno finora che l’opera è terminata.
− Senza quel ponte la caduta nell’Abisso, il nulla. Ciò di cui molto si parla in Occidente, e si dice, infatti, continuamente e a gran voce che c’è solo questa esistenza, unica e irrepetibile, poi più nulla.
− Con quel ponte, l’attraversamento del confine e l’accesso a nuove terre e nuovi cieli.
− L’accesso all’Essere per chi arriva dalle terre dell’apparenza, portando con sé un fiore e un volto.
− L’accesso all’apparenza per chi ritorna, portando dall’Essere l’eterno, un suo sigillo per le cose di qui, com’era d’altronde sancito dal “Patto” (vedi Le indicazioni del destino. Cinquant’anni dopo).
Giorno verrà, e ci sembra non lontano, che il ritorno si potrà programmare, e perciò misurare il cammino, stabilire i tempi di percorrenza. Come accade per le strade di qui, insomma, o per le rotte sui mari e nei cieli.

Ci fermiamo qui per ora, ma riprenderemo da questo punto, perché ci sono ancora volti e aspetti indistinti e indeterminati che chiedono di arrivare alla parola della filosofia.

Una Risposta to “Essere e mondo e ciò che li separa”

  1. La Via dell’eterno ritorno, che illuminata e segnalata diventa Eterno ritorno dell’eguale | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] delle difficoltà, e di come superarle (vedi, per esempio, Porta d’ingresso e Porta d’uscita, e Essere e mondo e ciò che li separa). Si arriva così a compiere il viaggio nella luce del Logos, “che è sempre” anche se “gli […]

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