Postilla alle pagine del Ritorno a Parmenide

Fritz Bleyl, Die Brücke (1956)

Fritz Bleyl, Die Brücke (1956)

Quando ai nostri giorni si è cominciato a ripensare l’Eterno ritorno dell’uguale, c’erano due modi di tornare all’inizio, vale a dire a Parmenide − a quel Big Bang del pensiero che ha aperto lo spazio e il tempo della filosofia [1], da cui l’Eterno ritorno ha preso le mosse. I due modi erano: tornando indietro e andando avanti fino alla fine che coincide con l’inizio, essendoci la certezza ormai che la via è rotonda − così si presentano e sono stati pensati i maggiori cammini sulla terra e in cielo in questo frattempo.
Tornare indietro era più facile, perché si conosce il nome del primo filosofo − Socrate, quindi l’inizio della filosofia, e da quel punto si poteva guardare alle terre al di là, dove l’Essere ha cominciato ad apparire e a illuminare nei modi della ragione e i presenti in quella luce ad esprimerlo. In tale posizione si sono trovati i presocratici, cui poi è stato assegnato il titolo di sapienti. Tornare indietro ha significato ripercorrere a ritroso la storia della filosofia, e siccome essa era giunta con l’ultima avanguardia fino alla Mezzanotte, in questo rivolgersi a rivedere si è fatto più chiaro e distinto l’ampio arco di cerchio percorso in circa venticinque secoli di cammino, che aveva come pietre miliari la Mezzanotte, il Tramonto, il Mezzogiorno, il Mattino e infine l’Aurora. In questi punti ci sono i nomi di filosofi famosi: nella Mezzanotte Heidegger e Jünger, all’inizio della Notte Schopenhauer, alla fine del Giorno (“della filosofia del Giorno”, come oggi viene chiamata) Hegel, nel Mezzogiorno Cartesio e la filosofia moderna, nell’Aurora e nel Mattino Socrate, Platone, Aristotele.

Questo primo viaggio a ritroso, opera soprattutto di filologi, è stato però solo una premessa e una preparazione all’altro viaggio, quello in avanti, dalla Mezzanotte in poi, attraversando il baratro che in quel punto s’apriva e riprendendo la via della Notte fino all’Alba del nuovo Giorno. Alla stessa meta, dunque, ma in un modo come non era mai accaduto prima.
Di questo lungo tratto notturno non esisteva quasi nulla di chiaro e distinto nella mente, solo qualche vaga notizia perlopiù indecifrabile:
− di Parmenide che ci ha detto che era giunto dalla Notte quando ha visto la “Porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno” ed è entrato nel Giorno − l’Essere, nella sua alba e Aurora sulla terra umana;
− di Nietzsche che ha visto il “portone carraio” nel profondo silenzio di Mezzanotte e poi il pastore che ha morso la testa del serpente che gli si era ficcato in gola e lui gli ha staccato testa con un morso e l’ha sputata lontano, liberandosi dall’eterno riandare inconsapevole;
− di Heidegger e Jünger che nei loro libri Sulla linea e La questione dell’essere, che la casa editrice Adelphi ha raccolto in un solo volume intitolato Oltre la linea, hanno esaminato la possibilità di superarla: Heidegger con un salto, Jünger affrontando il nulla come un combattente. Ma si è trattato di slanci che appartengono più al cuore che alla mente;
− infine questo nostro La via d’uscita dal nichilismo, dove il Nichilismo più nero è la regione di confine che arriva fino a Mezzanotte.
Da lì è cominciata l’uscita, superando l’Abisso che in quel punto s’apre con un Ponte. Il metodo seguito per la sua costruzione l’abbiamo raccontato nella parte quarta, capitolo II, del Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte.

Dunque, non è iniziato per caso il ritorno a Parmenide volgendosi. Se esso non ci fosse stato, non si sarebbe potuto andare avanti, soprattutto a costruire il “Ponte sull’Abisso”, che ha richiesto l’esistenza dell’arcata in alto, di sostegno all’altra, quel che è soprattutto la filosofia in circa venticinque secoli di idee ed opere. Ciò significa anche che in questo genere di avventure si segue un segreto istinto e che il destino quando vuole ci soffia sul collo e sulle spalle.
Ora l’intera via dell’Eterno ritorno dell’uguale è tutta esposta e aperta alla conoscenza e all’uso.
Dopo l’Abisso la Porta, quella che “divide i sentieri della Notte e del Giorno” e aldilà l’Essere, un nuovo Giorno della vita.

P.S.
Ora le ultime indicazioni sull’argomento, che ci sono giunte durante la visita alla chiesetta di Grea, “luogo d’appuntamento perenne”, il giorno 20 settembre.
Nella memoria di quel giorno c’era anche il pensiero di Nietzsche: “Imprimere al divenire il carattere dell’Essere, è questa la suprema volontà di potenza. Che tutto ritorni, è l’estremo avvicinamento del mondo del divenire a quello dell’essere: culmine della contemplazione” [2]. Poi questi segnali che abbiamo colto.
− Cos’è l’Eterno ritorno dell’eguale se non un divenire eterno dove in ogni punto appare un aspetto del Tutto! Il ritornante si muove in un’orbita immutabile, immobile, eterna, come quella della luna attorno alla terra, come quella della terra attorno al sole, e chi circola nell’eterno non è più solo un passeggero, o apparenza fuggevole e vana;
− Conoscere l’orbita dove ci si muove, ecco il segreto. Ed ora quest’orbita è l’eterno ritorno dell’uguale;
− L’orbita è giunta all’apparizione: è la via filosofica, va da Parmenide a Parmenide, è la via dell’eterno ritorno;
− Devi conoscere l’orbita e i tempi e i luoghi delle soste e fermate, delle apparizioni e sparizioni. Ed ecco per me uno dei punti: la chiesetta, luogo d’appuntamento perenne, che si vede anche dalla stazione ferroviaria di Calalzo, come se fosse tutto predisposto fin dall’inizio;
− È la ruota dove giri che è eterna, mentre tu che ti vedi e che sei visto segui il suo corso e sei o non sei, appari o scompari, sei nella luce o nell’oscurità, presente o assente;
− Allora, crediamo di essere brevi e vani perché non ci era noto tutto il circolo della vita. Ma ora che lo conosciamo, non si entra più da un punto indeterminato e non si esce più da un altro, dopo averne percorso solo un tratto.

*

[1.] Quell’esplosione di luce è l’aurora dell’Essere, il suo apparire, come fa il sole nel suo Giorno, e non ha illuminato soltanto la Grecia antica, ma contemporaneamente anche la Cina e l’India. I maggiori testimoni di essa in quelle lontane terre d’Oriente sono Lao-tzu e Buddha.
[2.] Frammenti postumi 1885/1887.

3 Risposte to “Postilla alle pagine del Ritorno a Parmenide”

  1. Lettera aperta a LexMat | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] O vie di fuga per pochi se i più staranno inerti ad aspettare… « Postilla alle pagine del Ritorno a Parmenide […]

  2. 2. La via del ritorno | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] Dov’è andata Isabella? La sua parte immortale è andata nell’Essere, il suo corpo nella terra, fino a trasformarsi in essa. È andata in ciò che Parmenide, all’inizio della filosofia e della civiltà occidentale, ha chiamato Essere. In ciò che Eraclito, contemporaneo di Parmenide, ha chiamato Logos. In Dio, dicono i mistici, i santi e i fedeli di tutte le religioni. È andata nell’Essere lasciando le apparenze, vale a dire questo mondo multiforme, colorato e numeroso. Ma l’apparire dell’Essere sono le apparenze e perciò c’è un solo modo per vederci ancora: riapparire. Quindi ritornare, rientrare nelle apparenze uscendo dall’Essere, trasmutare. È questo che chiamiamo Eterno ritorno dello stesso o dell’eguale; è questa la via che è stata illuminata e segnalata nel corso di oltre cinquant’anni di ricerche e di scoperte, quelle descritte nel nostro blog. Tra le maggiori: il Ponte sull’Abisso, la coincidenza degli opposti, lo svelamento del segreto della Porta (vedi i post Valico del confine fra apparenza ed Essere che sono i due modi dell’eguale e Postilla alle pagine del Ritorno a Parmenide). […]

  3. 4. Non è più tempo di vani convegni ciarlieri | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] – e questa è l’opera della conoscenza: dov’è l’Abisso è stato costruito un Ponte (vedi Postilla alle pagine del ritorno a Parmenide, o anche Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’eguale); dov’è […]

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