Origine della democrazia moderna

Jackson Pollock, Stenographic Figure (1942)

Jackson Pollock, Stenographic Figure (1942)

Il nascondimento dell’Essere,
− la sua sparizione e morte per i più −,
ha prodotto la democrazia moderna.

 

Struttura e sovrastruttura

1. Di struttura e sovrastruttura abbiamo parlato in Appunti per una storia della filosofia. In esso abbiamo indicato come struttura l’uomo in carne e ossa, vale a dire la sua natura fisica, mentre la sovrastruttura è opera di civiltà che negli ultimi secoli si è manifestata in campo filosofico con le conquiste che hanno nome “mente”, “ragione”, “mondo delle idee”, “io penso”, “io trascendentale”, “io assoluto”, “sé”. Questi nomi non indicano la parte dell’umano che si vede, si tocca, si ode, si odora, si gusta, la sua parte fisica insomma, ma l’altro suo aspetto, quello cui viene attribuita l’eternità, l’immobilità, l’immutabilità.
Uno dei nomi delle due cose assieme è invece “animale razionale” e lo ha così chiamato Aristotele.

2. Oggi della sovrastruttura stiamo perdendo i connotati, sta svanendo, è in tanta parte scomparsa. Si dice sempre più frequentemente e diffusamente, per esempio, che l’eterno non c’è, che non c’è nulla di fisso e immutabile; ma il motivo è uno solo, perché non appaiono più. Si vedevano bene quando era Giorno, il Giorno dell’Essere, − ciò che è stato chiamato Essere fin dal suo apparire all’inizio della civiltà occidentale, o la civiltà occidentale è iniziata con quell’apparire, come nella luce dell’aurora s’aprono i fiori. Ma poi è giunto il Tramonto. Esso è stato avvertito da poeti e filosofi più di due secoli fa. A Hölderlin si è presentato come “fuga degli dèi nella Notte santa”, a Schopenhauer come ingresso nelle ombre e nelle tenebre dell’inconscio. Comincerà infatti quel cammino che ha portato il pensiero filosofico fino a Mezzanotte e all’intenzione di valicare quella linea. Oggi è da oltre di essa che si parla (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte, parte seconda, capitolo VI).

3. Intanto però anche gli abitanti dell’Occidente, senza sapere di seguire una destinazione verso quel punto del Cielo da cui hanno preso il nome, hanno continuato verso di esso fino alla scomparsa della luce. Verso quel  modo od aspetto dell’oscurità che poi è stato chiamato anche “nichilismo”. Nichilismo è uguale a tenebra di cui non si conosceva la natura e oggi si può dire di essa che è lontananza e assenza: lontananza ed assenza della luce dell’Essere, come la notte e l’inverno sono assenza o estrema lontananza della luce del sole. Le conseguenze? Quelle cui abbiamo sopra accennato, vale a dire oscuramento della sovrastruttura e per i più la sua scomparsa in quel buio.

4. Di converso si dà il primato al corpo, alle sue esigenze, lo si esalta sempre più, ci dedichiamo ad esso, lo serviamo, per esso si prende posizione e si combatte e si fanno le leggi. Ecco perché è tutto un’apparire l’Occidente del nichilismo diventato condizione normale.
Ecco alcuni aspetti di questa manifestazione:
Cuochi e fornelli innumerevoli, esaltati e moltiplicati dai media.
Gioco del calcio e giocatori, i nuovi idoli, che occupano il primo posto negli interessi dei più.
Palestre e palestrati.
Cliniche di chirurgia estetica e visi e corpi trasformati.
Laboratori di tatuaggi.

E c’è mescolamento di ciò che era semplice e distinto:
Famiglie allargate.
Famiglie ristrette.
Di soli uomini.
Di sole donne.
Figli adottivi che non hanno più padre e madre, ma genitore 1 e genitore 2. Non è corretta neppure la parola genitore che vuol dire chi genera o ha generato, e due uomini, per esempio, non generano. E la casa del Padre?
Via libera a tutti i piaceri e tendenze che affondano nella carne. “Stili di vita” stanno chiamandoli.

5. Come hanno potuto avvenire questi mutamenti e in così breve tempo? Perché siamo passati dalla manifestazione dell’Essere al suo occultamento, è la risposta; quindi dal Giorno alla Notte, o dalla filosofia del giorno che arriva fino a Hegel a quella successiva, fino al nichilismo diventato condizione normale.
Perché prima era la sovrastruttura che prevaleva, oggi la struttura. Perché prima le leggi che regolavano le apparenze, e con esse si intendono in questo caso gli uomini che si vedono e si toccano, erano espressione dell’Essere e come tali avevano le caratteristiche dell’eternità, stabilità, immutabilità. Dopo, la loro provenienza è la struttura, vale a dire lo stesso mondo delle apparenze.
Ma come si ottengono le leggi se le apparenze  sono innumerevoli e le leggi devono valere per molte o per tutte? Cioè come si arriva a un denominatore comune? Si arriva con un metodo semplice, facendo decidere da tutte le apparenze interessate: abitanti di un paese, di uno stato, di una civiltà, ed è valida la proposta che ottiene la maggioranza o altra percentuale stabilita. E questo è il fondamento della democrazia moderna.
Un simile mutamento, dunque, è diventato possibile, cambiando l’origine delle leggi: da espressione della sovrastruttura, cioè dell’eterno, a risultato di una votazione di quel che è temporaneo, mutevole, mobile. Della stessa natura anch’esse perciò.
Dunque derivando dall’effimero sono effimere, cioè mutano continuamente in qualità e quantità, sono come le innumerevoli immagini del caleidoscopio che ad ogni movimento e mescolamento appaiono nuove e diverse. Ecco il gran daffare dei nostri giorni dove a metà novembre non giunge quel che ad ottobre si legifera.

6. Di contro alla nostra denuncia di scomparsa della sovrastruttura, qualcuno si opporrà e vorrà confutarla. Dirà cioè che la sovrastruttura non è scomparsa, ma anzi si vede e si tocca dappertutto. Ci sono le scuole, per esempio, che sono i luoghi di ritrovo di un’ insegnamento cominciato più di venticinque secoli fa. Ci sono le chiese, le  biblioteche, i tribunali, i palazzi della politica, della giustizia, i musei, ecc. E noi rispondiamo così: ma questi sono gli effetti pratici e le ricadute materiali sorte dal pensiero razionale lungo il suo millenario percorso. Ciò che se n’è andato è lo Spirito del mondo. È scomparso nella Notte (vedi Hölderlin e la fuga degli dèi nella Notte santa). O quella luce, Aurora della civiltà è stata anche chiamata, è tramontata. Iltramonto dell’Essere è il titolo che ha ricevuto il secolo scorso, o anche Tramontodell’Occidente (Spengler), La crisi della civiltà (Huizinga), La crisi delle scienzeeuropee (Husserl)… E ora ci uniamo anche noi a quel coro.
Per dire che siamo diventati strutture, senza più la sovrastruttura. Lo spirito vivente è stato inghiottito dalle tenebre e sono rimaste soltanto le sue impronte, le sue vestigia, le sue immagini su specchi riflettenti. Decaduto perciò, ridotto a cosa, dove di quel totale che si chiama uomo è presente solo la parte che appare.  

7. Insisteranno i nostri critici e confutatori e diranno: non c’è mai stato tanto fervore per la ricerca scientifica e tante scoperte come ai nostri giorni. Ed è vero. Ma solo nel campo della struttura però, vale a dire solo dalla parte delle apparenze, quella che Parmenide ha chiamato “ciò che appare ai mortali”, distinguendolo dall’Essere. Ed era previsto tale sviluppo, da Parmenide stesso. Egli, infatti nella seconda parte del suo poemetto indica così lo sviluppo in quel campo: “A questo punto io pongo termine al ragionamento certo e al pensiero con riferimento alla verità (la via dell’Essere); quind’innanzi le opinioni dei mortali apprendi con l’ascoltare l’arte fantastica delle mie parole (la via dell’apparenza)”. (Parmenide, frammento 8 D.K. ).
Lungo quest’ultima, continua Parmenide, “tu conoscerai la natura dell’etere – vale a dire tutte le stelle fisse che sono nell’etere, e l’avvampante realtà della pura face del sole splendente e la loro origine – e verrai a sapere la realtà e la natura del tondo occhio lunare nel suo giro errante; poi comprenderai anche donde ebbe origine il cielo che da una parte e dall’altra divide e come Necessità lo guidò e lo avvinse perché fissasse il limite delle costellazioni” (ibidem, frammento 9). Ed ora quel conoscerai si è esteso smisuratamente in tutte le direzioni: verso il cielo, verso la terra, nel macrocosmo, nel microcosmo. E la tecnica ha forgiato gli strumenti per penetrare sempre di più nella manifestazione, anche se sa di non poter raggiungere la fine, né oggi né mai (nel campo della fisica vedi la corsa verso il Big Bang e l’impossibilità di arrivare ad esso).

8. Un’altra confutazione può apparire così: ma il linguaggio che inerisce alla sovrastruttura è ancora tutto in uso. Non sono parole abbandonate e dismesse “giustizia”, “uguaglianza”, “verità”; neppure “eternità”, “immutabilità”, “immobilità”, anzi vengono usate continuamente. Ma allora solo a vantaggio di quel che appare. Ci si abbellisce della loro veste regale.
Sono dunque parole della sovrastruttura applicate alla struttura. Si ricorre, per esempio,  a vocaboli come “eterno” dove c’è solo il temporale ed effimero. Il linguaggio metafisico è stato volto al servizio dello sviamento e dell’inganno. Così tutto ciò che apparteneva all’Essere e che era “vero”, “immobile”, “immutabile” è scaduto al rango di opinione. C’è un’immensa ipocrisia che ha preso il posto della verità. Si distorcono le grandi conquiste della mente e del cuore per metterle, così ridotte, a servizio della struttura.
Uno dei grandi operatori in questo campo è stato Emanuele Severino, che ha applicato alle apparenze gli attributi dell’Essere. Con lui si è raggiunto l’apice della trasformazione. La credenza diffusa ai nostri giorni che vale solo la struttura, ha acquistato la legittimazione nel campo della filosofia da un filosofo che ha occupato la scena come prim’attore per tanto tempo.

9. In rapporto con il corpo diventato sovrano e a una sovrastruttura che si svolge dentro i suoi limiti, vale a dire dalla nascita alla morte, la trascendenza non c’è più, si guarda a questo tipo d’uomo come a ciò che ci tocca necessariamente, ed è invece quel che è rimasto e di cui ci si accontenta, e si concedono ad esso tutte le attenuanti nel campo delle sanzioni e dei castighi. Si fa insomma di necessità virtù per tenere e tenerci a galla.
Così è stata abolita la pena di morte in quasi tutto l’Occidente. L’ergastolo c’è ancora ma non viene applicato. Chi è stato condannato a lunghi periodi, non sconta mai tutta la pena inflitta, ma gode di continue riduzioni e trasformazioni. Le carceri non sono mai abbastanza né la loro gradevolezza sufficiente, per cui si ricorre a continui indulti e amnistie. Non c’è mai la certezza della pena e perciò la giustizia, e la corruzione dilaga.

10. Da quanto si è detto fin qui nasce il nuovo problema morale. Se non c’è l’Essere, se c’è solo apparire e sparire in questa rappresentazione che chiamiamo mondo, perché obbedire a leggi che appartengono ad una sovrastruttura considerata ormai obsoleta? Perché essere onesti, giusti, virtuosi, veritieri? Tanto, tutto finisce. Per dignità, per decoro: ma che serve se tutto è effimero vano?
Tutto ciò che apparteneva all’Essere e che era “vero”,  è scaduto al rango di opinione. È il relativismo morale che impera. C’è ancora una morale scritta nei cuori o ci sono solo articoli dei codici civile e penale che vengono osservati quando non si può farne a meno, per evitare le pene previste? Certamente qualche cosa è rimasto dell’antica nobiltà fondata sulla presenza dell’eterno in noi, ma esso è sempre più scialbo in questo Occidente del nichilismo diventato condizione normale.

Con il distacco delle apparenze dall’Essere la democrazia dell’Occidente decadrebbe a cosa, come le società delle api e delle formiche. Ma è iniziato l’ eterno ritorno dell’uguale.

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