Labirinto […] Luogo incantato

Salvador Dalì, Il labirinto (1941)

Salvador Dalì, Il labirinto (1941)

LABIRINTO
1.
Poi la parola diventa Labirinto/ e ne cerchi una dentro all’altra,/ e s’intrecciano tutte e non c’è uscita/ se non le leghi con il filo del tuo canto.
1a.
Il Vocabolario è un Labirintico cammino verso l’uscita/ ed è la Porta che già appare alla sua fine.
1b.
Le parole del Vocabolario sono indicazioni versi l’uscita/ dal labirinto mentale dove ci troviamo immersi/ da oltre venticinque secoli.
2b.
Dico venticinque secoli perché in quel tempo,/ inizio della filosofia, siamo usciti/ da un precedente labirinto e entrati in questo.
3b.
E questo doveva essere la fuga da quello,/ e lo è stato. Ma ora è diventato/ un’altra prigionia da cui uscire.
4b.
Doxa era il nome dell’antico Labirinto/ da cui siamo usciti nell’Aurora./ Ragione lo chiamiamo questo che ci chiude.
5b.
È in atto un processo evolutivo,/ un mutamento radicale di strutture,/ e quindi ne vedremo di sconvolgimenti.
1c.
Un Labirinto chiuso è il mondo che vediamo,/ma da un po’ ho visto la porta dell’uscita/ e conosco la chiave per aprire.
2c.
Io non ho costruito l’aspetto che si vede,/ cioè questa faccia del mondo che appare nel sole e negli occhi,/ ma soltanto il filo fino alla Porta segreta./ E il filo è questo intreccio di parole.
1d.
Nelle terre del caso e della necessità/ è apparso da poco un Labirinto circolare,/ e sembra pietra caduta nel deserto/ che ha sollevato onde di sabbia nell’impatto.

LACRIMA
1.
Oggi ho dato una Lacrima al mio fiume,/ un congiungimento fra lui e la mia vita./ Però non l’ho colmato io, è stato il cielo./ Egli piuttosto ha invaso un lago: il cuore.
1a.
Io sto imprimendo/ a caratteri indelebili/ questi luoghi e lei con loro./ Dove? Su un bianco foglio/ ma non solo in esso./ Anche nelle lacrime/ ci sarà la traccia.

LAMPADA
1.
Gli uomini che si bloccano/ nella luce del pensiero razionale,/ sono Lampade che verranno utilizzate.

LAMPO
1.
Sul versante di Dio il Lampo è un segno.
1a.
Tu porti il mondo a Lampi di apparizione,/ e Lampi che continuamente si accendono/ (sonno-morte), determinano questa continuità che si ritrova nei risvegli/ e che si suppone senza fratture mai.

LANCIATORE
1.
Io, il Lanciatore di messaggi della continuità/ della vita oltre la morte singola./ Uno ne ho Gettato al di là della Porta/ nelle plaghe deserte di una nuova luce.

LASCIARE
1.
Il Lasciato è l’universo che tu guardi./ Quanto sei lontano dipende dal tuo tempo.
2.
Passo sopra i Lasciati dalla vita.
1a.
So della luce che è uscita da questo cielo/ Lasciando punti d’oro nella notte.
2a.
So della luce che è uscita dalle menti/ lasciando punti luminosi in terra.
3a.
So come avviene la sortita.
4a.
Il Lasciare è improvviso, Lascia terra.
1b.
In vista di un nuovo passo di confine/ ci appare, che non è poi molto, quello che si Lascia:/ la carne umana, la sua marcitura nella terra/ e i ricordi irrecuperabili dell’isolato abitatore.
1c.
Si fa più vicino il Lasciar tutto./ Ed è come se le cose tanto attese e desiderate/ si fossero allontanate e disperse/ lungo le vie di questo mio Lasciare./ Lasciare le cose note per l’ignoto.
2c.
Ma è un ignoto il mio che ho sondato/ a cui ho teso dalla riva l’esca./ E un po’ l’attiro e un po’ mi lascio trascinare.

LATO
1.
Sono due i Lati della realtà,/ come le due facce della moneta,/ e noi normalmente di volta in volta/ siamo svegli o presenti solo su uno.
2.
L’altro è ignoto e misterioso.
3.
Accedere all’altro e scoprirlo/ è stato lo scopo della mia vita.
1a.
Il superamento del lato oscuro/ non è fantascienza, è di più./ È la prossima realtà che supera la più accesa fantasia.
1b.
Il Lato oscuro,/ – quello da dove si giunge/ quando comincia il cammino nella vita/ e dove si ritorna quando finisce -,/ non è più cammino sconosciuto.
2b.
Da dove vieni? Dal Lato oscuro./ Dove vai? Nel Lato oscuro./ Ma esso non è più solo tenebra e mistero./ C’è un cammino che l’attraversa da inizio a fine/ e ora sei chi può percorrere il nascosto/ fino al punto da dove sei partito.
1c.
Ho indagato il mio Lato oscuro,/ dov’è il segreto/ di questo nella luce./ E questo è la luminosità dell’altro,/ che mai altrimenti apparirebbe.

LETARGO
1.
Ogni vita è innalzata da una luce/ e se essa si allontana giace in Letargo,/ in attesa del risveglio se i ritorni sono prestabiliti.
2.
E mi pare che ci sia Letargo nell’umano/ fino alla luce che lo chiama fuori.

LIBERTÀ – LIBERARE – LIBERAZIONE
1.
Con la nostra sopraffazione/ sugli aspetti superati della vita/ – le piante e gli animali -,/ forse (inconsciamente) non le distruggiamo,/ ma le Liberiamo e ci Liberiamo./ Liberiamo gli alberi/ da milioni di anni di immobilità/ e dal loro interminabile / volgersi alla luce per necessità,/ senza mai speranza di vederla./ Liberiamo gli animali/ da ripetizioni illimitate,/ come i gironi dei dannati nell’inferno/ o i cerchi della luna dentro il cielo,/ imposte a ciascuno dalla propria specie./ E Liberiamo perciò anche noi stessi/ dalla pianta e dall’animale/ che ancora siamo nel profondo,/ sollevando le radici della vita/ ora che un’uscita è ormai vicina/ e ci sono le indicazioni del passaggio.
1a.
Siamo certamente liberi,/ ma dentro le anguste celle/ del nostro sole/ e della nostra mente.

LIMITATO-ILLIMITATO
1.
Limitato è l’uomo,/ ma il suo confine e quello dell’universo/ che percepisce, coincidono./ Inoltre è lui che pianta gli steccati.

LIMITI DI TEMPO
1.
L’ingresso al Logos ha un tempo, ed è l’inizio,/ ed uno ne ha l’uscita, ed è la fine./ I due Limiti sono le soglie del presente,/ la casa dell’umano fino ad oggi.

LINGUA
1.
La Lingua ha nomi/ delle cose che si vedono:/ la terra, il fiore, il cielo,/ e di altre che non si vedono/ come l’anima, la ragione,/ e che perciò appaiono inosservabili e inafferrabili,/ e quindi diverse dalle altre./ Invece e circoscritta e incatenata/ anche la ragione, e come una sfera/ è già apparsa e appare a chi è entrato/ e a chi ora esce dalla Porta./ Perciò non c’è diversità sostanziale,/ ma solo gradualità fra le parole.
1b.
Tutta la Lingua è uno spuntare in Logos,/ salendo dal profondo e da radici.

LIVELLO
1.
Si va verso la scomposizione di questa umanità/ e a una sua ricomposizione a un Livello più alto.
1a.
Io sono teso ormai non a conoscere/ o conoscermi, ma a mutare./ Sono l’ultimo Livello che comanda.
1b.
C’è ormai il progetto di superamento/ del Livello più alto, quello della ragione,/ che come dicono numerose indicazioni/ ha la forma di una sfera./ Il livello più alto è la sua circonferenza.

LOGOS
1.
Siamo immersi in una luce/ da cui appare il sole.
2.
E uscire dal Logos dove siamo immersi/ ed entrare in un’altra luce, è vita ancora.
3.
Troverai ambiente al di là per riapparire,/ e ciò che appare ancora è ancora vita.
4.
Similmente questa vita d’uomo è un fiorire nel Logos.
5.
Sei così fatto che ti accendi,/ quando esci nel Logos per le antiche porte.
6.
Tu sei pianta nella luce del Logos./ Anche nella luce del sole, ma essa è la radice.
7.
L’albero sente il sole come tu senti Iddio./ È la fonte della tua luce e della tua vita.
8.
Dentro a una luminosità che non è il sole e le altre stelle,/ perché conosciamo chi sta in luci antiche.
9.
Entri con la vita d’uomo in un regno della luce,/ alla cui fonte, se vuoi, dai nome Dio.
10.
Logos è il giorno dove si portano gli uomini/ quando nascono e quando escono dal sonno.
11.
Un giorno che ha l’oriente nella Grecia antica/ e qui si compie il cielo del tramonto./ Il giorno è un tempo solo, cioè il presente,/ dove l’inizio illumina la sera/ e il tramonto mostra il suo mattino.
1a.
Logos è una sfera temporale,/ la sfera del presente dove sei dentro./ Dove assurgono le cose dal passato/ e un volo diventa un documento./ Ecco cosa posso dire delle cose/ che mostrano la faccia in questa vita:/ che sono colorate e numerose/ e ognuna è trapiantata nella vita.
1b.
Dentro l’ultima sfera di luce (il Logos),/ dove sta l’uomo, non arrivano le piante e gli animali.
2b.
Voglio ricordarti che sono passati venticinque secoli/ da quando ci hanno detto che siamo emersi in una sfera luminosa/ che ci ha resi così, cioè umani, a guardare, ragionare, filosofare.
3b.
Si vive nel tramonto di una luce e gli antichi greci nel suo sorgere./ Poi la notte, dove l’aspetto a stella, e la stella ho già visto che compare./ Io vivo questo sogno della vita, o questa vita ho già versata in sogno.
4b.
La immagini tu una luce/ dove ogni altra fonte antica/ – il sole, le stelle, il fuoco sulla terra,/ la lampada della via e nella casa -,/ arriva e tu la cogli?/ Essa è il Logos e tu sei/ occhio aperto della vita/ che è giunto a questa fonte luminosa.
5b.
Pensa ad una luce dove ogni altra/ viene risucchiata, e si illuminano/ e si mostrano gli internati:/ ecco il Logos ed ecco il mondo/ che sta dentro e tu che vedi.
1c.
Siamo immersi in una luce che chiamiamo Logos/ e che non vediamo come i fiori il sole.
2c.
È la luce la prima./ Luce dove fiorisce la pianta umana,/ occhio del creato,/ illimitato punto di veduta/ come una cima.
1d.
Quando entri nel Logos/ s’illuminano le stelle.
1e.
L’invisibile presenza io la chiamo.
1f.
Logos è il nome di una fonte luminosa/ simile al sole, che non vediamo,/ ma che ci tiene sollevati nella vita razionale.
1g.
Io vedo il superamento dell’intero sistema Logos/ e della radice che l’ha manifestato – il cervello./ Il cammino sul confine, lascia vedere di qua e di là./ Di qua c’è la sfera incatenata,/ quella che ha già visto Parmenide d’Elea./ Di là ci sono espressioni del passaggio.
1h.
C’è il Tutto se lo vedi/ e c’è il Caos se non lo vedi.
2h.
Tu sei entrato dove il Tutto è una raccolta,/ ma solo se lo vedi e leghi si presenta e appare./ Perché sono impercettibili ad uno ad uno i singoli elementi.
3h.
Ricordo una delusione di quand’ero bambino/ e si è rotto il caleidoscopio./ Erano soltanto pietrucce colorate e alla rinfusa/ quell’incanto di forme e di colori/ e io credevo che ci fosse la magia.
4h.
Comunque non dipendono solo da me/ gli scuotimenti e le osservazioni./ Tante sono state già eseguite/ e sono diventate aspetti fissi in cielo e in terra.
5h.
Io scuoterò di nuovo il tutto/ quando uscirò dalla Porta della Notte/ e in un’altra luce appariranno ancora le cose.

LOGOS – MORTE
1.
Siamo entrati nella Notte del Logos che chiamiamo Morte/ e si vede la sua luce simile a stella.
2.
Cerca di capire: quando esci – se esci -,/ il Logos diventa stella di una notte.

LONTANO
1.
Vorrei sapere quanto va lontano/ questo mio cielo quando mi distolgo./ S’incrociano quelle luci con il nulla.

LUCE
1.
Più non m’affascina il cielo delle stelle,/ ma la Luce che ha lasciato quelle tracce.
2.
Siamo rive della Luce.
3.
È la Luce che ci giunge e non le cose.
1a.
Tutta la Luce è tramutarsi in Luce
2a.
Illumina il cielo la mia Luce/ e in essa le stelle sono punti.
3a.
No, non svanisce il cielo della notte,/ ma non si sa dov’è se non ti svegli.
1b.
C’è Luce sempre accesa ed essa è Dio.
2b.
Che ci tocca e ci accendiamo nella testa,/ estrema illuminazione della terra.
3b.
Sto tessendo segreti della Luce/ con la parola che discerne e lega.
4b.
La vita è consumare un corpo con una Luce./ ma appunto perché finisce fatti avanti./ Anticipa il tempo d’abbandono./ Varca il dominio umano illuminato ed esci/ dove inizia l’ombra fonda e il cielo senza stelle.
1c.
Iddio è la Luce.
2c.
Io nomino realtà con le parole di poesia,/ impercettibili dall’occhio e appena intraviste dalla mente.
3c.
Il Logos diventa stella di un’altra notte/ se una pianta s’è eretta per uscire.
4c.
Non arriva il gabbiano a questa Luce umana/ ed io per tempi fino a qui lo porto./ E diventa un oggetto della Luce.
5c.
Oceani della Luce ed approdi a spiagge senza tempo./ Lasci così la vita tua passata./ Il navigatore tocca un’altra terra.
1d.
C’è soltanto la Luce e la vita che la cerca.
1e.
Ci sono Luci e Luci./ Una di esse è il sole e un’altra il Logos./ Il primo lo vediamo, abbiamo cioè sensi per riceverlo/ e cervello per elaborarlo in ‘un’immagine,/ mentre il secondo non lo vediamo./ L’aprirci al giorno del sole lo chiamiamo “stato di veglia”,/ il rinchiuderci ad esso “sonno e sogno”,/ e conosciamo il cammino nella notte/ e i sogni che precedono il risveglio./ Ma stiamo imparando anche l’altra strada,/ (queste indicazioni segnano il cammino),/ ad elaborare l’altro aspetto della Luce,/ e conoscere l’altro ingresso e l’altra uscita.
1f.
Sto spendendo la mia vita/ per superare il confine/ di una illuminazione.
2f.
Il mio compito è limitato ma grandioso:/ sboccare in un’altra Luce che illumini/ la mia faccia che non vedo.
3f.
Soltanto gli uomini che attraverseranno la Notte/ sapendo che ogni Luce sorge e tramonta/ e che ogni vita si sveglia e si addormenta,/ capiranno completamente queste indicazioni.
1g.
Luce del Logos, voglio vederti come ora vedo il sole./ La vita vuole Luce, e l’arrivo qui nel sole è solo tappa,/ perché io lo vedo da un’altra Luce che non vedo.
2g.
Non s’accorgono che sono chiusi./ Giungere nel sole e riuscire a vederlo/ sono soltanto tappe del cammino.
3g.
Trapassare la Luce che illumina la Luce./ Tu dici che non c’è se non la vedi/ e io dico che c’è quando la vedi./ Vedere e apparire stanno assieme.
4g.
Vista da me e da te la Luce è quelle stelle,/ cioè corpi luminosi visti dai nostri corpi./ E c’è quell’ombra immensa fra le stelle,/ simile all’incomprensione che ci separa./ Solo nell’amore c’è contatto e fusione.
5g.
La Luce che tu vedi, quella del sole e delle stelle,/ è briciole e scintille della Luce.

LUCE BUIA
1.
Luce Buia è la mente che non ha l’aperto/ ed è solo uscendo che dischiudo.
2.
Luce Buia è il sole se non c’è chi vede/ se non c’è questo aperto dove esso sgorga.
3.
La Luce è soltanto l’illuminata da chi esce: ecco la Luce.
4.
Tu dici che è nella Luce che si appare,/ ma io vedo che nasconde il più vasto, cioè il cielo./ Tu dici che essa indica il cammino,/ ma la via delle stelle io la vedo a notte.
1a.
La Luce Buia è Luce declinata.

LUCE STELLARE
1.
Tu dici che corre, ed io che è ferma negli abissi.
2.
Guardo cose veloci che non escono dalla sfera./ Come cani incatenati girano intorno.
3.
Io non ci metto così tanto a giungere a una Stella,/ come una Stella (la sua Luce) per arrivare a me.
4.
Anzi arrivo a tutto il cielo in una volta alzando gli occhi.
5.
Le Luci chiuse (Stelle e lampade) s’aprono alla vista.
6.
Perché le estraggo dalla notte brillano le Stelle.
1a.
Io che raccolgo Luci perse in cielo.
2a.
L’istantaneità del cielo è il presente della mente.
1b.
È la Luce del Logos che accende il cielo della notte, e non le stelle.
2b.
Brillano nella vita e non nel cielo.

LUI
1.
Eravamo seduti in auto Roberta ed io, e si aspettava./ Lei aveva appena ritirato il suo libro di religione/ della prima media e lo guardava./ Io invece pensavo a voce alta e mi dicevo:/ ciò che si vede è il risultato di un’elaborazione/ che viene proiettato e colto./ Il cervello è l’elaboratore e i sensi ricevono e trasmettono./ Trasmettono quest’immagine che chiamiamo mondo/ ma che cosa ricevono, e da dove e da chi?/ E Roberta additando il suo libro mi rispose: da Lui./ Avevo immaginato anch’io quella risposta due mesi prima/ e avevo così annotato quel pensiero:/ “Mi sembra che sia Dio che batte i tasti/ di quello che poi appare nella mente./ Sono le battiture che ignoriamo, noi vediamo soltanto i risultati”.

LUNA
1.
Spicca solo nell’occhio e mente umana/ il tondo luminoso che si chiama luna.
2.
Cosa ci sia in altri occhi e in altre vite/ prima e dopo quella umana, noi non lo sappiamo.
3.
Prospetto però una soluzione: cerchiamo di andare oltre questa vita/ ricordandoci di essa e di queste sue elaborazioni e proiezioni,/ e un giorno lo sapremo.

LUNA PARK
1.
Non finirà il mondo perché ci sono creature/ che arrivano nella vita come in un Luna Park,/ anche se per molti si spengono le luci.
1a.
La vita assomiglia al Luna Park/ dove si entra ma da cui bisogna uscire/ anche se si piange e si dispera,/ perché chiude sempre quando è sera./ Piuttosto qualcuno è riuscito con stratagemmi/ a rimanere dentro il recinto/ aspettando da sveglio la riapertura./ Ma si è trattato finora di casi eccezionali.

LUOGO E TEMPO (dell’appuntamento)
1.
Io dico ai miei morti che certamente mi sentiranno/ che ho trovato il Luogo e il Tempo dell’appuntamento fra loro e noi./ È la chiesetta che era sperduta ma di cui ora ho scoperto le coordinate./ Questo è il contributo che ho dato in questa vita alla causa comune./ E comincio da qui a chiamare a raccolta e ad indicare.
2.
Dopo questa scoperta non ci saranno più/ distacchi così grandi fra noi e loro./ Non saranno più così dentro e noi così fuori. / Loro nel sonno e noi nella veglia./ Loro nell’inconscio e noi nel conscio./ Loro nella morte che sembra eterna/ e noi sopra come la spuma sull’onda/ che continuamente si scioglie.
1a.
Ho raggiunto il luogo d’appuntamento dei vivi e dei morti/ e conosco la strada per arrivarci./ Cioè non è più un caso trovarlo/ com’è accaduto la prima volta che l’ho visto./ Il luogo ha l’aspetto di una chiesetta./ Si trova dove inizio e fine s’incontrano e coincidono/ la qual cosa avviene dopo un giro intero.
1b.
Tutto accadrà secondo destino./ Il giro è predeterminato./ Io dovrò soltanto riconoscere/ il Luogo dell’arrivo./ Se ciò non accadesse/ tutto sarebbe come nuovo,/ ma dubitando che lo sia.
2b.
Sto preparando il mio ritorno/ nei luoghi più fecondi di memorie./ Io ho posto un lume sull’arrivo,/ per rischiarare anche la partenza./ Un abbraccio della luce è l’unità.
1c.
In questa dimensione del mutevole e dell’interminato/ credo mi sia stato possibile stabilire luoghi d’appuntamento perenni./ Sarebbe il primo collegamento fra due dimensioni,/ di cui la seconda è stata lungamente sognata./ Il primo scambio d’ambasciatori fra paesi diversi/ e prima comunicanti soltanto per cenni ed enigmi.
2c.
O forse non si può neppure escludere/ che ci siano già queste basi/ ma ora io le pongo nel cuore dell’Occidente.

LUOGO INCANTATO
1.
Sono partito per il Luogo Incantato/ dove ciò che è stato è e sarà/ perché è su un cerchio che ruota/ e quello è il centro.

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