Madre […] Museo

Emil Nolde, Natura morta con maschere III (1911)

Emil Nolde, Natura morta con maschere III (1911)

MADRE
1.
C’è la Madre terra da dove escono i fiori/ in quest’aperto illuminato dalle stelle.
2.
C’è la Madre dell’umano e dal suo ventre/ si affiora nella sfera del pensiero.
3.
Qualcuno credo ci sia che qui mi vede/ dentro la mia luce,/ come io vedo i fiori.
4.
E se qualcuno ancora non c’è è già prescritto che ci sia,/ e quello sono io in un’altra uscita.
5.
E perciò che ora tocco questo fiore/ con tanta cura e con mano di fratello.
6.
Per svelare il mio segreto io devo percorrere/ la strada della notte dopo il mio giorno,/ e aprire la Porta della luce per l’uscita.
7.
Devo conoscere l’apparire e lo sparire/ come io qui vedo il cielo dei miei fiori,/ e le notti, i giorni, gli inverni e primavere.
8.
Ma sole e stelle sono aspetti assai lontani della luce./ le estreme provincie di un impero, io credo.
9.
E penso che ancora ci sia il ceppo-centro/ da cui ogni scintilla s’è staccata e allontanata.
10.
Semmai l’origine di questa luce è un’altra luce,/ che tu non vedi se non sciogli l’ali.

MALE OSCURO
1.
Questa vita di piante e d’animali/ che sale lungo il tempo che ha nome primavera.
2.
Anche l’uomo sente il richiamo della luce nel suo corpo:/ si aprono e dilatano i vasi della vita./ Ma non quelli del cervello che portano alla mente:/ il Logos non ha i tempi del sole./ C’è Inverno e Notte in questa parte.
3.
E c’è atrofizzazione./ C’è il Male Oscuro che imperversa.
4.
Anche la sola speranza che si alzi il Logos/ e che ci illumini e riscaldi/ riuscirebbe ad alleviare questa pena della mente.
5.
Ma comunemente e normalmente neppure si sa/ che c’è un’altra luce che sta sopra il sole/ e ce lo fa vedere.
6.
La visione è una composizione/ di antichi dati in un ordine e misure.
7.
Ma per vedere è necessario uscire/ e cogliere l’insieme e prevederlo.

MANI
1.
Forse le anime/ non possono toccarsi in cielo./ Non hanno Mani./ Perciò si scende sulla terra/ ad intrecciarci.

MANUFATTO
1.
Quando si impone la necessità di cambiare/ diventa un Manufatto questo mondo./ Prima è un’eredità di cui non è essenziale/ conoscere la formazione.

MARASMA
1.
La luce illuminante il Caos/ è diventata visibile come Aurora/ nel sesto secolo avanti Cristo./ Da quel giorno il Caos è diventato Cosmo.
2.
Dopo quel lontano avvenimento molti uomini/ hanno incominciato a muoversi nella nuova luce/ occupando e conquistando fino al Tramonto/ e alla Notte, in cui stiamo precipitando.
3.
Comunque una trama umana è stata costruita/ in questi venticinque secoli,/ molte cittadelle sono state erette in quella luce/ ed esse rimarranno a indicazione e sostegno/ di un altro avanzamento.
4.
C’era dunque il Caos prima del Cosmo,/ cioè prima della luce illuminante il Caos che si chiama Logos./ Ed ora cosa c’è dopo il tramonto del Logos?/ C’è il Marasma.
5.
Che sia comparsa una luce mai veduta prima/ – o che l’uomo si sia posto nella condizione di vederla –,/ questo è il segreto del passaggio dal Caos al Logos/ che i sapienti antichi hanno conosciuto e lasciato in eredità./ E ora il segreto del passaggio dal Cosmo al Marasma/ sta nel Tramonto e nella Notte che pochissimi vedono e raccontano.
1a.
Dopo usciremo dal Marasma come ventisei secoli fa dal Caos./ Dopo che la Notte sarà passata e dilegueranno i mostri delle Tenebra./ Li dissolverà la Luce dell’Aurora.

MARE
1.
Si frange alla mia riva ogni esistente.
2.
A riva d’uomo arrivano le luci delle cose/ come sulla battigia l’onda si frange e spumeggia.
3.
C’è abisso di tempo che divide/ la cosa antica e la parola mare.
4.
Mare che si sussegue e si tramuta/ dalla radice antica alla parola.
5.
Esso m’appare perché ne sono uscito/ e l’adorno anche oggi di parole.
1a.
Anch’io mi trovo immerso nel pensiero/ come un antico pesce dentro il Mare,/ ma traspare ancora un altro occhio della luce.
1b.
Il Mare così azzurro e ondeggiante,/ così verde verso riva e spumeggiante,/ si trova soltanto nella vita.
2b.
Più in fondo non c’è più,/ o c’è scintilla e vibrazione/ e pulsazione in un vuoto immenso.
3b.
Io credo che sia Dio che batte i tasti/ ed elaboriamo e vediamo il Mare e il cielo.
4b.
Sono le battiture che ignoriamo./ Noi vediamo soltanto i risultati.
5b.
Ciò che è ignoto completamente è questo entrare,/ perché la cosa non entra mai, la cosa esce.
6b.
Sappiamo che il Mare è anteriore a noi,/ ma però non sappiamo cosa c’era prima./ Perché il “Mare” è una parola umana/ e anche “onda” e “schiuma” sulla cima./ E non c’è l’ “azzurro” e il “verde”/ o lo scintillare nella luce se non guarda l’occhio,/ e non c’è il “mareggiare” se l’orecchio non lo sente.
7b.
Si apre allo sconosciuto ed egli entra per i fori,/ arriva nella mente e lo vediamo e lo chiamiamo.

MARZO
1.
Strato di fiori primaverili,/ manto di vita riaffiorato/ che il pensiero solleva alla parola./ E chiamo i fiori ad uno ad uno a Marzo.

MASCHERA
1.
Maschera è il lampo di una condizione.

MASCHILE-FEMMINILE
1.
Io ho raggiunto il Femminile che è in me/ e sono una sola cosa con lei./ Tu devi arrivare al Maschile che è in te/ e diventare una sola cosa con lui./ Di quella meta io conosco il cammino.
2.
Se ho raggiunto il Femminile che è in me/ diventando una sola cosa con lei/ è ora bello vederla là fuori./ Quella sei tu e perciò ti cerco/ per parlarti e starti vicino.

MASNADA
1.
Masnada di ciarlatani questi umani/ che tramutano le parole in soldi/ e perciò blaterano tanto.

MASSA
1.
Lungo il sentiero di confine/ non si cammina in Massa.
2.
Potrebbe avvenire – forse è già in atto –,/ l’abbandono della Massa.

MATERIA
1.
La Materia è avventura terminata./ Anzi fase, o tappa, pietra di sormonto,/ perché l’avventura ancora continua.

MATERIALE
1.
Materiale è solo ciò che agli occhi di carne/ diventa visibile di un totale.

MATERIALE – SPIRITUALE
1.
Materiale è lo Spirituale che ci appare/ dopo il varco della soglia ed il voltarci.
2.
Spirituale è la luce del sole per le piante/ e la luce del Logos per l’umano.

MATERIALITÀ
1.
Materialità è l’affioramento di antiche densità/ dopo i percorsi nel vivente umano.

MATRIMONIO
1.
Il Matrimonio celebrato in chiesa/ aveva almeno quel briciolo d’eterno./ Ma ora si è persa anche quella traccia.

MATTA
1.
Tutte le cose sono carte di un gran gioco/ che ha anche l’imprevedibile: la Matta,/ e da poco è entrata anch’essa in giro./ È l’uomo l’imprevedibile, l’ente vagante ed inquietante,/ la carta scombinata che si allaccia a tutte quante./ Ma ora appare che la vita l’ha giocata.

MEDIUM
1.
Attendato sul limite dell’invisibile e del silenzio/ so che la parola è il Medium, ciò che trapassa.
2.
E la parola che giunge dal silenzio/ precede la cosa che essa chiama.
3.
Sul limitare del silenzio e della voce mi trovo io,/ e sto fermo nell’attesa che ci sia capillarità.
4.
Ma potrei essere io stesso quella sponda,/ dove urta il silenzio e si fa suono.

MEMORIA
1.
C’è Memoria del cielo dentro la pietra,/ ma è memoria sigillata./ Soltanto la vita s’è staccata da quel tempo/ e discopre la memoria.
1a.
L’universo così che sento e vedo/ seduto a riva dell’ondeggiante mare/ è la Memoria mia e del divino./ Perché io sono tutte le cose/ c’è cosa intera fino a questo punto.
2a.
Poi mi sono colto ad essere un solo volo,/ volo di gabbiano dentro il cielo.
3a.
Memoria è affioramento, cioè il presente,/ e così è anche il mondo: è la Memoria.
1b.
Si dice che è già stato/ e invece è lì,/ fermo nella Memoria.
1c.
Io credo che sia solo memoria/ ciò che rimane nella distinzione.
2c.
Memoria è l’aria, Memoria è l’acqua,/ e ogni goccia che cade giù dal cielo.
3c.
Nella Memoria universale ogni cosa è cosa.
4c.
E noi semmai siamo fonti di memoria.
1d.
Ho sviluppato una memoria di ventisei secoli/ che corrisponde al cammino della nostra civiltà fin qui compiuto./ Si tratta ora di chiudere il circuito e poi di vedere come mantenerla.

MENTE
1.
Menti ottenebrate dalla Notte che è discesa/ quelle di tanti filosofi d’oggi./ Perciò non c’è più comunicazione con l’Oltreconfine.
2.
La Mente è la dimensione dove è dentro il mondo./ È chiamata anche “aperto” oppure “radura”./ Rispetto a “radura”/ il “bosco” è il nascosto/ da cui sporgono ed escono le cose.

MENTE – CERVELLO
1.
Io so per esperienza ormai che ora è la Mente/ che sta influendo sul Cervello e per esso sul corpo./ Gli dice continuamente di prepararsi altri collegamenti,/ altre strutture, di predisporre altre fonti di percezione,/ forse quel terzo occhio capace di cogliere il non visibile da qui./ Quindi è la Mente che chiede, è la mente che vuole./ Ma ricordo anche che prima di adesso/ erano la carne, il sangue, il cervello,/ che si ribellavano ai dolori, alle malattie, alla morte,/ e chiedevano l’apertura di questa gabbia imperfetta e infelice./ E la Mente si tese sotto quella spinta/ e un varco s’aprì sul suo confine.
1a.
La mente che come chioma d’albero/ vive anche di luce e di calore,/ deve aumentare la sua radice – il Cervello -,/ per alzarsi di più ed oggi per svettare/ oltre l’antica coltre che la copriva.
2a.
Il vedo immiserimento in chi rimane sotto.
3a.
Poi lo imparerai che c’era un limite,/ quando lo vedrai uscendo.
4a.
Prima c’era solo anelito e un sogno ripetuto.
5a.
Comunque sia, esci da una sfera./ Quelle antiche abbandonate/ le hai chiamate mare, terra, cielo.

MENTE – COSE
1.
Entrano nel teatro che si chiama Mente/ i personaggi che chiamiamo cose/ ed ognuno ha l’abito di scena./ Ma come essi sono prima della festa/ nessuno l’ha veduto e raccontato.

MENTE – LUCE
1.
Arriva tutto alla Mente, anche la Luce,/ e viene ritornata illuminata.
2.
La Luce è buia se non è veduta.
1b.
Questo aspetto della terra e del cielo/ è la Mente e non la terra e il cielo./ Oppure è la loro riduzione nel presente,/ se diversamente c’è ancora terra e cielo.
1c.
La Mente è come il palazzo del re/ dove arrivano ambasciatori e doni/ dalle provincie più lontane./ E il re concede ad ognuno e ad ogni cosa/ il suo favore e il suo valore.
1d.
È la Mente la mia terra d’avventura./ E superare la Mente potrebbe significare, fisicamente,/ l’ingresso in zone mute e cieche del cervello./ Ed io forse a ciò sono arrivato/ se ho visto il confine ed il passaggio.
2d.
La Mente è il mio luogo d’avventura/ ed ha colonne d’Ercole l’uscita.
1e.
Nello specchio della Mente/ giunge ad apparizione/ ciò che si trae dall’indistinto.
1f.
Che ci sia fuori della Mente/ il cielo tutto d’oro del tramonto/ e la betulla che si staglia come un ricamo,/ è un inganno pensarlo./ Ma cosa ci sia in loro vece/ non si riesce neppure a immaginarlo.
1g.
La Mente ha una porta collocata sul confine.
1h.
Poiché la Mente non è in grado di darci delle soluzioni definitive,/ c’è una sola direzione che ci appare praticabile:/ raggiungere il confine di una ideazione,/ sia essa cima o abisso, anche con il cuore e i piedi/ e soltanto dopo pensare ad altro.

MENZOGNA
1.
Cos’è il mondo? È un tessuto/ dove il filo non è la pura lana che si dice.
2.
Ciò che opera nel mondo produce il mondo/ e la Menzogna ha tanta parte nel lavoro.
3.
Però vero è chiamato ciò che appare/ anche se ha fili di Menzogna quell’intreccio.
4.
L’inganno è vero,/ e ciò che inganna.
5.
L’ingannatore dice Menzogne e ottiene cose,/ e la cosa è la verità quando si erge.

MERAVIGLIA
1.
Meraviglia delle Meraviglie è che sei tu/ che conosci il mondo che ti appare./ E ancor più Meraviglioso è sapere/ che questa visione la puoi mutare/ ora che è diventata troppo abituale e preoccupante./ E muterà presto se ti innalzi nella vita.
2.
Io che ho già in mente altre terre ed altri cieli/ chiedo al cervello che diventino possibili,/ che cominci ad elaborare e a proiettare queste visioni./ Ma occorreranno – io credo – anche nuovi occhi per vedere.

MESSAGGERO
1.
Io sono Messaggero e non il Signore/ e il mio lavoro è portare Messaggi./ Ma quando li ricevo sono rivolto e desto/ mentre per altri è notte e sonno l’altra parte.

MESSAGGIO
1.
C’è qualcuno che ha trovato l’uscita/ dal pensiero razionale o che crede che ci sia?/ A un compagno così invio questo Messaggio/ e spero che esista e si presenti.

META-METAFISICA
1.
È una vicenda umana la filosofia/ e siamo arrivati alla fine di essa/ come per ogni altra cosa.
2.
È umano anche il superamento/ che stiamo tentando: la meta – metafisica.
3.
E comunque esso è anche necessario,/ perché da molto la filosofia si è bloccata e impaludata/ diventando tecnica e umanità tecnicizzata.
4.
Ed è sulla cosa, quindi,/ che si monta per salire e sorpassare.
5.
La fine della metafisica era un destino.
6.
E il mondo tecnicizzato la pietra di sormonto.

METÀ
1.
Quel che non ha uno ha l’altro./ L’uomo la metà luminosa, la donna quella tenebrosa./ L’uomo il cammino nel giorno, la donna quello nella notte./ Prevalentemente, voglio dire, non esclusivamente,/ perché i due già si uniscono nell’amore/ e sono destinati a diventare uno solo/ nel punto dove s’incontrano e coincidono gli opposti.
1a.
Credono d’essere ciascuna degli interi/ e invece uomini e donne così divisi/ sono soltanto delle metà vaganti/ e che si cercano continuamente./ Solo qualche volta si trovano davvero/ quando vuole il caso o il destino.
1b.
Siamo fatti con volto e nuca, quindi a forma di Metà, per procedere soltanto in un verso solo/ ed è la direzione della morte.

METÀ NASCOSTA
1.
È bello trovare aldilà dell’abisso/ tu che mi stai aspettando./ E tu sei la Metà Nascosta in questa vita,/ nell’altra invece ti manifesti/ e sei la donna.
2.
Anche qui qualche volta/ c’è dato di riconoscere,/ ma come in uno specchio/ o per lampi di visione./ Ma aldilà ci vedremo in faccia/ e non ci saranno dubbi.
1a
La conoscenza del segreto/ della Metà Nascosta/ rende immortali.
1b.
Chi è illuminato solo dalla ragione/ – che nella dimensione mentale corrisponde al sole -,/ e ha paura del buio e non esce,/ non conoscerà mai la sua Metà Nascosta./ Similmente di giorno non si vedono le stelle.

METAFISICA
1.
All’inizio della nostra civiltà e per molti secoli dopo/ si chiamava metafisica la scienza globale d’oggi./ Era cioè previsione e idea, ed oggi per tanta parte/ è possesso e cosa.
2.
Come previsione è stata cantata subito dopo l’ingresso/ nella sfera del Logos da Parmenide di Elea con queste parole:/ “Conoscerai l’eterea natura e quanti astri sono nell’etere/ e della pure e tersa lampada del sole l’opera distruttrice,/ e di dove derivarono; e apprenderai l’errabondo agire/ della luna dal tondo occhio e la sua natura;/ conoscerai inoltre di dove la volta celeste che tutto circuisce/ nacque e come la Necessità guidandola la costrinse/ a osservare i limiti degli astri”. (Framm. 10 D.K.)

METÀ OSCURA
1.
Sto occupandomi della metà oscura,/ quindi anche di voi/ carissime e indispensabili compagne di viaggio,/ che di tutti gli aspetti di essa/ siete la più vicina e affascinante,/ come il cielo stellato della notte.

METEMPSICOSI
1.
Alla Metempsicosi classica,/ che non conosceva modi e tempi del ritorno,/ ora si sono aggiunti gli uni e gli altri./ C’è una strada che collega/ ed una porta per entrare e uscire,/ di cui si possiedono ora le chiavi.

MIGRAZIONE
1.
L’immenso territorio delle esperienze/ e delle idee il cui confine è la metafisica/ (che è poi la dimensione luminosa che da ventisei secoli abitiamo),/ noi lo vediamo invaso e posseduto dai Lanzichenecchi/ che tagliano, sminuzzano, distruggono./ Per questo diciamo che è tempo di Migrare.

MILIARDI
1.
Miliardi di anni per manifestare aspetti.

MIRACOLO
1.
Il Miracolo!/ Che spuntasse da un nocciolo di prugna/ che ho gettato in un prato di montagna,/ un germoglio, e che diventasse un albero,/ e che io arrivassi a raccogliere i suoi frutti.

MISTERIOSO
1.
Si sta scorrendo Misteriosamente verso un’altra luce.
1a.
Mutare questa visione del mondo, che chiamiamo anche “realtà”,/ elaborando e proiettando una nuova rappresentazione/ è ciò cui si sta dedicando la mia mente./ Ma dietro ad esso c’è l’ombra del Misterioso.
2a.
Da molto ormai il Misterioso sta sollecitando/ la mia mente perché gli dia visioni,/ Ed io l’accontento, sono docile alle sue insinuazioni,/ perché mi ha fatto intravedere la fine ed il principio.

MISTERO
1.
Misterioso è ciò che passa e non si ferma/ e lascia indicazioni del Mistero.

MISURA
1.
La vita va e poi segue la Misura./ Così io canto e poi vedrai l’intreccio/ meglio di me che lancio carte al gioco.

MITOLOGIA
1.
Solo un sogno rimarrà di questo mondo/ intessuto con numeri e misure./ La chiameremo “Mitologia due” questa visione/ che ora tanto ci esalta e ci deprime.

MOMENTO PROPIZIO
1.
La parola assente può essere evocata/ quando c’è richiesta e c’è bisogno,/ e a volte essa appare nel posto che le spetta nel Vocabolario./ Ma generalmente io l’attendo lungo i silenzi e le vie del cuore./ Quando così appare è il Momento Propizio,/ la veste che indossa è la poesia.
1a.
Se non esce da sola, io non la scrivo./ Quello è il Momento Propizio della parola
2a.
C’è anche un fuoriuscire prima del tempo, una via artificiale./ Ma è un corrompere o un rompere la matrice.
3a.
Io seguo la via naturale della conoscenza e trasformazione/ e non quella artificiale della tecnica.

MONDEGGIARE
1.
Mondeggiare è simile a mareggiare./ Qui giunge l’onda e nei miei occhi il mondo/ e sale e si ritrae come su riva/ perché trova salita nel mio cuore.

MONDO
1.
Il Mondo è come l’oro nella sabbia/ se l’uomo non arriva e non l’estrae.
2.
Il Mondo è come le immagini dello specchio,/ è tutto ciò che è dentro e non si vede/ se non c’è qualcuno che provvede/ a lasciar lo specchio e a guardar da fuori./ E così noi vedremo anche la mente/ se lasceremo lo specchio della vita,/ se non ci cureremo più della partita/ che si gioca quaggiù fra canti e pianti.
3.
Il Mondo così è Mondo giunto all’uomo./ Se ogni uomo si toglie, esso si scioglie immediatamente.
4.
Si può anche elencare cosa svanisce: il colore, il sapore,/ l’odore, le composizioni, le figure, le misure, il numero di cose./ Rimane forse lo scheletro del Mondo./ Perché la veste del mattino per il Mondo/ è occhi, mente e cuore.
1a.
Il vedere dalla vita ha nome Mondo.
1b.
C’è senza di te mi dici il Mondo./ Ma perché siamo in tanti a trattenerlo, ti rispondo./ O la montagna non è bianca per la neve,/ né il cielo è azzurro dentro a questo sole.
1c.
Mondo: tutti gli aspetti sormontati dalla vita/ e sotto la sua luce e il suo controllo.
1d.
Per la totalità delle cose illuminate dal pensiero/ noi proferiamo il nome “Mondo”.
2d.
E tuttavia questo è il Mondo/ che ci appare dal pensiero umano,/ ma io sospetto illimitati Mondi/ che appaiono da altri stati della vita.
3d.
Se la mia vita rimane accesa dopo quel passo/ dove al di là è la tenebra profonda,/ ci sarà un’altra luce sopra il Mondo/ e quindi un altro aspetto da vedere.
4d.
Luce su luce e sarà ancora più bello.
1e.
È una costruzione estratta ed elevata dalla vita/ questo Mondo: una casa che si abita.
1f.
Mondo è un racconto raccontato/ da innumerevoli partecipanti a questo Mondo.
2f.
Personaggi antichissimi fanno parte del racconto,/ come le pietre e la luce delle stelle,/ e nuovissimi – appena arrivati si può dire –,/ come le immagini e come le parole.
3f.
I viventi sono i partecipanti. E le cose?/ Diventa cosa la vita superata/ ed io cammino per raccontare la mia cosa.
4f.
A trovare facce di me io mi dirigo/ e quelle già trovate sono il mondo.
1g.
Sollevamenti dal profondo fino alla tua vita/ è quello che ti appare e chiami Mondo.
1h.
Tu pensi di abitare il Mondo di Dio/ ed abiti invece la tua elaborazione e proiezione./ Di che cosa? Anche di elaborazioni e proiezioni precedenti./ E si scioglie questo gradino se discendi.
1i.
Che il Mondo ci sia anche senza l’elaborazione/ che ha fatto di esso la vita umana, è possibile./ Ma cosa sia diversamente non è dato di sapere.
2i.
Se una visione così – questo Mondo –, la vuole Iddio,/ non può non volere anche l’uomo/ che la detiene e la sostiene.
3i.
Io vorrei come il primo uomo dare ogni nome,/ e chiamarlo che entri e prenda posto il nominato./ Ogni cosa chiamata e che si chiama è questo Mondo.
1l.
Cosa sia il Mondo, ogni vita lo sa nella sua lingua,/ e nessun altro lo sa se non la parla.
2l.
Il Mondo personale o inter soggettivo,/ ma per soggetti della stessa specie,/ è l’unico possibile a questo punto.
1m.
Non ci sono illimitati Mondi,/ ma illimitati aspetti di uno solo.
2m.
Ogni illuminazione – che è una vita –,/ è una separazione dall’indistinto./ Il Fiat lux è un’originaria separazione./ Poi è accaduto un ordinamento in quella sfera.
1n.
Ci sono tre aspetti di questa orditura che chiamiamo Mondo:/ La raccolta di dati che entrano dalle porte dei sensi,/ la loro trasformazione che inizia dopo il passaggio/ e l’elaborazione che avviene nel cervello,/ e quindi la proiezioni delle elaborazioni che escono/ dalle stesse porte e appaiono le figure sulla scena./ Quelle apparenze le chiamiamo cose e il loro insieme “Mondo”.
2n.
Da ciò si capisce che i sensi sono simili/ ad antenne riceventi e trasmittenti.
3n.
Vorremmo che si riuscisse un giorno a separare/ nettamente i due momenti che ora sembrano/ uno solo: il ricevere e il proiettare.
1o.
Mondo così è soltanto una delle apparizioni, messa a punto dal vivente uomo/ e che continue e incessanti elaborazioni rendono continuo e durevole.
1p.
Illimitata informazione che diventa figura quando entra la vita./ Ma dipende da chi entra la dimensione e la figura.
2p.
Nell’umano la sua attuale dimensione/ è circa quindici miliardi di anni luce.
1q.
Se questa visione – il Mondo – è immutabile e indecifrata/ e non ci appartiene minimamente,/ allora si è gettati e tolti,/ cioè si nasce e muore dentro ad essa./ Ma se è rappresentazione con tante scene e figure,/ allora si può arrivare a guardarla anche da fuori/ come spettatori e non comparse, e capire che si può variare l’addobbo e lo spettacolo./ Allora non si è più gettati e tolti/ ma si entra e si esce come a teatro.
1r.
Il Mondo – ciò che chiamiamo con questo nome –,/ che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo,/ è l’ininterrotto accesso della vita nel caos, o notte, o morte,/ e la visibilità, udibilità e ordinamento/ che è stato ottenuto e si continua ad ottenere./ Normalmente questa visibilità, udibilità, ordinabilità,/ è mantenimento e accrescimento passo dopo passo,/ ma c’è stato il momento del “tutto in una volta”,/ dell’emergere di nuova vita dal Caos e dalla Notte.
1s.
Il comparire del Mondo è nello sguardo del vivente.
1t.
Ho dovuto pormi la domanda: cos’è il Mondo?/ non per sapere , ma per partire da ciò che crediamo che sia,/ per valicarlo con un balzo e andare avanti.
1u.
Si annulla ad ogni morte, io credo, il Mondo,/ e s’accende ad ogni vita.
1v.
Sappiamo fin troppo bene ormai/ che il Mondo, quello che si presenta/ ogni mattina quando ci svegliamo/ è una rappresentazione/ alla cui formazione e sviluppo/ hanno contribuito e contribuiscono/ i sensi umani e il cervello/ che elabora i dati da essi colti e trasmessi./ Di questo lavorio la mente è il luogo,/ il tempo e la commedia.
1z.
A volte si pensa di non tornare/ per le cose brutte che ci sono/ – dolori, malattie, vecchiaia, morte …–,/ come ha fatto Buddha./ Ma ce ne sono anche di belle:/ montagne, prati in fiore, chiesetta alpina, cieli stellati…,/ e se si risolve il problema/ della macchina che ci porta/ lungo il viaggio e nel soggiorno,/ il nostro Mondo diventa luogo di vacanza,/ isola felice nel totale.

MONDO DELLE IDEE
1.
Il più grande rimpianto/ dopo aver trovato l’eternità dell’amore/ è di non averlo vissuto/ nei modi di qui, sulla terra./ Perciò non mi sembra il Mondo delle Idee/ la dimensione da preferire in modo certo.

MONDO-SOGNO
1.
Il Mondo è un Sogno che continua/ sostenuto e mantenuto da innumerevoli sognanti/ collegati fra loro,/ che si danno il cambio dentro il Sogno.

MONDO-SONNO
1.
Non c’è il Mondo distinto/ ma la continuità del Sonno (o viceversa),/ che perché continua lo chiamiamo vero/ e perché sono innumerevoli i sognanti./ Ma poi anch’esso s’interrompe ad ogni vita che si spegne/ e potrebbero finire tutti i sognanti.

MONDO-VITA
1.
La totalità del Sogno ha nome Mondo/ che è la totalità della Vita che ha sognato.

MONTAGNA
1.
M’accompagnano lungo la salita i fiori./ E ogni casa di Dio ha quest’aspetto, mi sembra./ E più erta è la salita più raro è il fiore,/ fino alla stella alpina sulla roccia.

MORIRE – MORTALI
1.
Se noi si muore sapendo di Morire,/ perché non si dovrebbe trovare modo di restare?
2.
Io non potrei essere quel che sono/ – un camminatore per terre e passi di confine –,/ se non avessi intuizioni e conoscenze/ di possibilità ultraterrene.
3.
Se si sa di Morire ci sarà anche modo/ di cambiare da come siamo, cioè Mortali./ Ed è il modo che ho trovato che perseguo.

MORTALI-IMMORTALI
1.
Siamo Mortali-Immortali./ Dopo l’avventura/ ci sono una via circolare e un ponte/ che collegano le due parti.

MORTE
1.
La Morte ha stelle spente, mai vedute./ Ma diventa un cielo notturno per chi esce e vede.
2.
Per la Morte tutto è la stessa cosa:/ uomo, albero, animale,/ stella che esplode nello stellato./ Ma la Morte non è il nulla,/ è quella che mescola le carte.
1a.
La vita è un sogno persistente/ tenuta alla ribalta da innumerevoli sognanti/ e l’uscita da questo sogno ha nome Morte.
2a.
A meno che non si voglia uscire di sonno/ sapendo si sognare, come a me accade.
3a.
La vita è un sogno della Morte.
1b.
C’è modo di passare la notte della vita,/ cioè la Morte, a occhi aperti ormai.

MORTE-NOTTE
1.
Non c’è Morte per davvero/ se essa è la Notte sconosciuta/ dopo il Giorno del Logos/ e che puoi vedere/ se esci dalla Porta.

MORTE-SONNO
1.
Ma non si tratta di non Morire/ ma di rendere la Morte uguale al Sonno/ se c’è una luce che giunge a risvegliare.
2.
È l’accesso a quella luce che cerchiamo.
1a.
Quando siamo svegli vediamo dalla Morte,/ quando sogniamo dal Sonno./ Vuol dire che la Morte è molto più vasta e profonda del Sonno,/ come similmente la veglia è pagina del libro della vita/ che si sfoglia una dopo l’altra,/ e così è più affidabile e si affronta con più fiducia./ Fiducia di ritornare dopo il sonno.
1b.
La Morte può diventare, per chi sa,/ un lungo Sonno da cui si può svegliarsi,/ o anche l’attraversamento di una lunga notte/ fino a vedere un’altra Aurora.
1c.
M’affido alla Morte/ come a un Sonno lungo/ che mi porti nel suo gior/ fino a un’altra riva.

MORTE-VITA
1.
Se qualcosa è importante in questo dire/ è il confine che tracciamo per la Morte.
2.
Spuntare dalla Morte, come da un interno,/ ha nome Vita, che riprecipita poi dopo quel balzo.
3.
La tenebra più fitta e più profonda che chiamiamo Morte,/ ha dall’altra parte la luce più intensa e più diffusa/ che chiamiamo Essere o Logos.
4.
“La luce che non tramonta mai”/ ha chiamato quella Vita il grande Eraclito.
5.
Ho trovato il cerchio della Vita-Morte,/ ho scoperto la Porta per uscire.
1a.
Il segreto della Morte/ si trova dalla parte oscura/ perché è un lato oscuro/ anzi il più tenebroso./ Ma può apparire solo nella Vita/ altrimenti non c’è./ Non si dà l’una senza l’altra.
2a.
Nella insufficiente illuminazione dove ci troviamo,/ la Morte è solo un mistero da scoprire./ Vale a dire si sa che c’è ma non cos’è.
3a.
Non c’è legame che si vede,/ che tenga Vita e Morte unite assieme.
1b.
Il tempo della morte è per il nascituro il passaggio/ dal ventre della madre alla luce del sole./ Finisce la sua morte quando sbocca/ e incomincia la sua vita nell’aperto.
1b.
Sappiamo da molto che le chiavi/ della gioventù e dell’immortalità/ le ha in mano la Morte e non la Vita/ e bisogna passare di là per ottenerle.
1c.
La Morte s’avvia a diventare/ come il sonno rispetto alla veglia,/ cioè una nuova coincidenza degli opposti./ E l’altra faccia è la Vita.

MOSTRI
1.
È urgente uscire da questo ambito di vita: la razionalità,/ che ormai sta producendo soltanto Mostri./ Il suo Giorno è già stato invaso dalle ombre del Tramonto/ e dalle tenebre che avanzano escono Mostri.
2.
Si sta andando verso l’ombra, le tenebre e il sonno/ di questa civiltà occidentale,/ e dai suoi incubi stanno uscendo i Mostri.
1a.
Queste indicazioni conducono fino al confine del pensiero filosofico e scientifico/ che è necessario ormai oltrepassare perché il suo Giorno è tramontato/ e dalla sua notte e dal suo sonno escono i Mostri.
1b.
In una visione filosofica del tramonto e della Notte/ – la più vicina fra quelle che ci toccano –,/ i Mostri delle tenebre stanno in agguato./ Anzi molti sono già usciti e vagano fra noi.

MOVIMENTO
1.
Il pervenire al presente è il Movimento,/ il ricevimento della cosa nella mente.
2.
Ogni Movimento si chiude nel presente,/ cioè nel cerchio di luce che l’avvolge.
3.
Nella pura sfera del pensiero/ non c’è Movimento e mutamento,/ come ha dimostrato il grande antico.

MULTILUCE
1.
Possiamo superare la dimensione/ che Parmenide ci ha fatto conoscere,/ e che costituisce l’ambito della civiltà occidentale,/ ora che siamo giunti alla fine di uno sviluppo./ La dimensione rimane perché è immutabile/ ed è sempre stata e sempre sarà/ – è un aspetto della luce –, e probabilmente/ rimarrà anche tutto ciò che si è sviluppato in essa/ a costituire aspetto e pietra di sormonto/ per salire.
2.
Anche fra coloro che si trovano in avanguardia – ad eccezione di Heidegger –,/ non è mai spuntata l’idea che quella dimensione sia superabile,/ anche se è una, immutabile ed eterna./ Indubbiamente è una, immutabile ed eterna/ la faccia dell’Essere che è apparsa ed appare,/ ma c’è un limite per essa fin dall’inizio/ che è stato superato per entrare./ E c’è la vita che non è immutabile e bussa e passa.
3.
È un Multiluce l’Essere./ Anche dal sole al Logos si va da luce a luce,/ e dal Logos a luce ancora c’è passaggio./ Poi ciò che conta per l’ente in quest’andare/ è l’occhio che si apre e quel che appare.

MULTILUMINOSITÀ
1.
Della Multi luminosità tu vedi un solo aspetto:/ la luce del sole e delle stelle.
1a.
La Multi luminosità che su ti chiama/ qui ha l’aspetto del sole e delle stelle.
2a.
Ora che un’altra luce chiama e invita,/ ci sarà pure qualcun che risponde.

MUTAMENTO
1.
Sento che s’avvicina il Mutamento,/ ma non so come cambierà questa visione/ di onde scintillanti e cielo azzurro./ Ma Muterà, Muterà, questo è evidente,/ se s’affaccia un nuovo occhio che la guarda.
2.
Il mondo che tu vedi/ è una cattura di pesci grossi/ su reti a maglie larghe.
3.
La sua materialità dipende dalla carne/ di chi lo coglie, uscendo da pertugi.
4.
Forse “archetipo” è il nome d’ogni cosa/ se si passa quella Porta e ci si volge.
5.
Per gli alati/ il mondo non è cosa./ Si dissolvono gli aspetti,/ si entra e si esce.
6.
Da questa vita che chiamiamo umana,/ compaiono figure in terra e in cielo.
1a.
Se non ti Muti,/ non Muta quest’insieme/ che chiami mondo/ e che qui è prati in fiore/ e rumore di risacca/ che arriva da lontano.
1b.
Io conosco soltanto un tratto di cammino di ventisei secoli,/ ma in esso è contenuto un Mutamento completo/ di questo insieme che chiamiamo mondo/ e ad un altro ancora siamo vicini. Anzi l’intravediamo.
1c.
Semplicemente io mi muovo per Mutare,/ ed esprimono il Mutamento le parole.
1d.
Si procede velocemente verso il Mutamento,/ di cui ho preparato mappa e percorso.
2d.
Si procede verso l’uscita dalla visione/ che ha nome mondo e ha nome conoscenza.
3d.
Io indico la via di un Mutamento.
1e.
In un Mutamento di visione,/ chi rimane nell’antica va perduto/ o diventa pietra sormontata.
1f.
Io sono teso ormai/ non a conoscere e a conoscermi/ ma a Mutare. La conoscenza,/ semmai, tocca alla scienza.
1g.
Da quando so che è in corso il Mutamento/ ho smesso di considerarmi tanto importante./ Anzi c’è abbandono dello strato.
1h.
Io sono indirizzato non più alla conoscenza, ma al Mutamento,/ da cui si può avere un’altra conoscenza.
1i.
È in corso un Mutamento sostanziale/ dell’attuale condizione umana.
1l.
È un Mutamento che sto indicando con queste mie parole./ Quello che sta avvenendo nella parte più alta del vivente, nella sua mente./ E si tratta forse di un avvicinamento dei due emisferi del cervello/ o d’ulteriori collegamenti e percorsi mai realizzati prima./ Similmente si avvicinano isole e continenti qui sulla terra/ tracciando nuove rotte fra di loro,/ e superando gli spazi che li separano con mezzi sempre più veloci.
1m.
Sto indicando il Mutamento dell’uomo attuale,/ quello che da molti millenni è indicato come sapiens sapiens./ La transizione avverrà sulla base del cammino fin qui percorso dall’Occidente,/ partendo dalle posizioni più avanzate finora raggiunte./ Esse sono il portone carraio di Nietzsche sul cerchio dell’eterno ritorno,/ dove il passato e l’avvenire si incontrano,/ anche se per lui non si è aperto,/ e la linea di Mezzanotte o le prossimità di essa raggiunte da Heidegger e Jünger.
2m.
Non sto occupandomi delle cose che sono state,/ che sono, o che saranno in eterni ritorni,/ come i fatti umani ricorrenti, le stagioni/ o i movimenti dei pianeti;/ ma di quelle che non sono mai state./ Io sto indicando il Mutamento.

MUTAMENTO 2
1.
Io entro in un luogo chiuso nell’inverno,/ ed esco a primavera quando è fiore,/ cioè seguo il Mutamento dell’amore e della luce./ Cerco le tracce del cammino già compiuto.
1a.
Oggi ho in mente solo il Mutamento./ In un sormonto lasceremo indietro questa vita./ Diventerà un altro fossile quest’aspetto.
1b.
È in corso un Mutamento/ della natura umana./ da uomo a oltreuomo/ è il salto della vita.
1c.
Quelli che si vedono,/ che riguardano soprattutto i rapporti uomo-donna,/ sono Mutamenti che stanno avvenendo in massa,/ senza che la maggioranza ne abbia coscienza./ Però il loro ambiente/ è lo stesso dove si svolge la cultura/ e c’è qualche occhio che li guarda.
2c.
Guardano Mutamenti/ che sono sempre avvenuti/ ma prima non avevano/ osservatori posti in alto.

MUTAZIONE
1.
In una Mutazione ormai vicina/ le stelle del cielo appariranno in altro modo:/ forse più vicine o noi più presso ad esse./ E sarà meno oscuro questo cielo/ e sarà ogni stella come il sole.
2.
Una miriade di punti luminosi dentro l’ombra/ è la notte che si vede dall’umano./ Ma io so che cambierà questa visione/ quando io Muterò questa mia vita./ E vedrò l’azzurro dove giace l’ombra/ e vedrò ogni stella splendente come il sole.

MUSEO
1.
Arrivo a tutta l’antichità della vita/ inoltrandomi per cieli, terre e piante./ Il mio andare apre sale di Museo.
2.
Il mondo è il Museo della vita/ e dove è più ricco d’antico io mi reco.
3.
Alla fine di tutte le sale/ – anche le città, libri, immagini e le voci –,/ giungi a te stesso.
4.
Se ti è dato di superare l’ultima sala,/ quella dove avviene la visone,/ trascorri su te stesso ed esci.
5.
Uscire da sé è uscire da Museo,/ dove il più nuovo entra per guardare.
1a.
Ritornare consapevolmente in questo mondo/ dopo che siamo usciti/ è come entrare in un Museo/ dove appare ciò che siamo stati.

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