La Via dell’eterno ritorno, che illuminata e segnalata diventa Eterno ritorno dell’eguale

Wassily-Kandinsky, Cerchi nel cerchio (1926)

Wassily Kandinsky, Cerchi nel cerchio (1926)

La Via dell’eterno ritorno è sempre stata. Tutto ritorna: i pianeti e le stelle in cielo e le piante e gli animali sulla terra. I ritorni in cielo da alcuni secoli tutti li vediamo e conosciamo. Quelli sulla terra sono stati intuiti e portati nella luce della conoscenza da poeti e filosofi. Fra i tanti, citiamo Keats e Schopenhauer.
Nella sua poesia Ode a un usignolo John Keats ha scritto che l’uccello che ha udito nel giardino di Hamstead, in una notte del mese di aprile 1919, è lo stesso che nei campi d’Israele, un’antica sera, udì Ruth la moabita.
E Schopenhauer nel secondo volume del Il mondo come volontà e rappresentazione, al capitolo 41 dice: “Chiediamoci con sincerità se la rondine di quest’estate è un’altra da quella dell’estate passata e se realmente fra le due il miracolo di trarre qualcosa dal nulla si è verificato milioni di volte per essere smentito altrettanto dall’annientamento assoluto. Chi mi oda affermare che il gatto che sta giocando lì è lo stesso che saltava e scherzava in quel luogo trecento anni fa, penserà di me quel che vorrà, ma la pazzia più strana è immaginare che fondamentalmente sia un altro”.
Ritorni dell’usignolo e del gatto, dunque, espressi dalla poesia e filosofia come ritornano eternamente i giorni e le stagioni.
Così gli eterni ritorni dei corpi celesti e terrestri. Ma c’è da dire che essi non sanno di circolare in tal modo. Lo sa solo l’uomo che vede quelle rotazioni, misura quei giri e calcola esattamente arrivi e partenze.

Ma l’uomo che ha scoperto l’eterno ritorno degli altri non conosce il suo, per cui si dice che non sa da dove arriva né dove va. Questa è la situazione in cui ancora quasi completamente si trova, ma c’è sommovimento di liberazione ormai. C’è che una via lungamente perseguita è stata completata. Si chiama Via filosofica o Via dell’eterno ritorno dell’uguale. Partita da Parmenide, ai nostri giorni essa s’è chiusa con il “ritorno a Parmenide” (vedi Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica). Questo è il nome della pietra miliare che è stata posta in quel punto. Conoscendo partenza e arrivo, si può facilmente calcolare la sua lunghezza o durata.
Poi, fra i due estremi, altri segnali: nella parte a giorno, nella parte a notte.  Soprattutto dove il giorno comincia, dove splende di più, quando inizia il declino, presso la sua scomparsa, dove si entra nella notte, lungo il cammino tenebroso, finché non si giunge alla fine che coincide con l’inizio (vedi anche Essere e Storia), dove “fine e inizio stanno assieme, sono lo stesso” (Eraclito, fr. 103).
Oltre ai segnali di direzione, anche quelli che avvertono dei pericoli e delle difficoltà, e di come superarle (vedi, per esempio, Porta d’ingresso e Porta d’uscita, e Essere e mondo e ciò che li separa).
Si arriva così a compiere il viaggio nella luce del Logos, “che è sempre” anche se “gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato” (Eraclito, framm. 1).

Nell’eterno ritorno dell’uguale, dunque, non c’è solo il riandare di un corpo fisico (un’apparenza), ma di un corpo che vede sé stesso e l’immobile, immutabile, eterna via. Perciò c’è apparenza ed essere assieme, tempo ed eternità assieme in questo viaggio, e i due sono “lo stesso”. In altre parole, alla “cosa” s’aggiunge la “conoscenza” del giro intero e dell’eterno ritorno. S’aggiunge la Parola, perciò l’Essere, a quell’andare, “infatti identico è il pensare e l’essere” (Parmenide, framm. 3).
C’è l’eco di ciò che  è sempre stato in queste parole, vale a dire di ciò che è l’uomo fin dall’inizio − anima immortale in un corpo mortale, che sempre l’hanno contraddistinto. Non c’è perciò niente di nuovo sotto il sole. Però ora la parte immortale si chiama Eterno ritorno dell’uguale e il suo svolgimento è la filosofia. L’esperienza s’è fatta eterna, comprende tutto il giro, mentre prima era limitata a tratti di esso e ad aspetti parziali (vedi Il tempo lineare e l’eterno ritorno).
Ora si passa dall’eterno nel tempo, se si vuole, o dall’Essere si esce nelle apparenze, e c’è il contrario.

P.S.
Giunti alla meta, sappiamo cosa mancava all’inizio: mancava l’esperienza della strada. C’era un emergere da fondi sconosciuti e il precipitare in essi. C’era un tragitto nella luce solo dalla nascita alla morte. In questo breve cammino c’erano curiosità , meraviglia, avventura, intuizioni, sogni, visioni. Finché non è cominciata l’avventura filosofica circa venticinque secoli fa.
Prima di essa nulla poteva essere dato in modo chiaro e distinto com’è oggi.

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