La vita è sogno

Marcella Boraso, Parmenide: il superamento del confine Notte/Giorno su un carro trainato da veloci cavalli e guidato da fanciulle, figlie del sole

Marcella Boraso, Parmenide: il superamento del confine Notte/Giorno su un carro trainato da veloci cavalli e guidato da fanciulle, figlie del sole

Se la vita è sogno,
svegliamoci dal sonno
dove la vita è sogno.

 

Per non perdere la vita singola dopo il suo spegnimento nella morte, è necessario che essa sia un sogno o di tal natura e che si possa svegliarsi e ricordarla.
Che la vita sia della stessa natura dei sogni, l’hanno detto in molti degni di fede. Ne citiamo alcuni:

“Il nostro gioco è finito. Gli attori, come dissi, erano spiriti, e scomparvero nell’aria leggera. Come l’opera del mio miraggio, dilegueranno le torri che salgono su alle nubi, gli splendidi palazzi, i templi solenni, la terra immensa e quello che contiene; e come la labile finzione, lentamente ora svanita, non lasceranno orma. Noi siamo di natura uguale ai sogni” (Shakespeare, La tempesta).

“Che è la vita? Una follia. Che è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione, e anche il bene più grande ha poco valore, perché tutta la vita è un sogno e i sogni sono un sogno” (Pedro Calderon de la Barca, La vita è sogno, atto II°, scena XIX)

“Come nei sogni della notte ci capita di far cose che davvero non facciamo e d’essere in luoghi dove davvero non siamo mai stati, similmente, se stiamo alle semplici testimonianze che ci giungono dai sensi, se prestiamo cioè fede alle immagini che ci forniscono, io non avevo sufficienti prove per decidere se ero sveglio o se stavo sognando. Perciò la realtà del mondo, e il mio stesso corpo, quali mi appaiono in immagine, potevano essere in sé nient’altro che sogno e illusione” (Cartesio).

Per Kant “il rapporto delle rappresentazioni fra loro secondo la legge della casualità distingue la vita dal sogno”. Ma ciò non persuase Schopenhauer, perché “anche i singoli elementi del sogno si connettono secondo il principio di ragione in tutte le sue forme, e questa connessione non si rompe che tra la vita e il sogno e tra un sogno e l’altro. Quindi la risposta di Kant non ammette che quest’unica interpretazione: il sogno lungo (la vita) ha in sé una connessione costante secondo il principio di ragione, però non la possiede con i sogni brevi, nonostante ciascuno di essi abbia in sé la stessa connessione: in questo modo è dunque rotto il ponte tra i sogni delle due classi, e tale è appunto il carattere che li distingue […]. I sogni si distinguono dunque dalla vita reale in quanto non rientrano nella continuità dell’esperienza che ininterrottamente vi circola: e tale differenza è ben indicata dal risveglio. Ma se questa connessione dell’esperienza appartiene già, come sua forma, alla vita reale, anche il sogno possiede la sua connessione. Se per giudicare le cose noi ci poniamo in un punto di vista estraneo e alla vita e al sogno, nella loro essenza noi non riusciamo a trovare un carattere distintivo netto, e allora dobbiamo concordare con i poeti che la vita non è che un lungo sogno.”

“La vita allo stato di veglia non ha questa libertà d’interpretazione come quella del sogno, e meno poetica e sfrenata – tuttavia non dovrò forse concludere col dire che i nostri istinti nella veglia non fanno nient’altro che interpretare le eccitazioni nervose e disporre le “cause” di queste sulla base della loro esigenza? che tra veglia e sogno non v’è sostanzialmente alcuna differenza? che anche in un raffronto fra stadi di civiltà diversissimi, la libertà dell’interpretazione allo stato di veglia, nell’uno, non è per nulla inferiore alla libertà dell’altro nel sogno? che anche i nostri giudizi e le nostre valutazioni morali sono soltanto immagini e fantasie di un processo fisiologico a noi ignoto, una specie di linguaggio consueto per designare certe eccitazioni nervose? che tutta la nostra cosiddetta coscienza è un più o meno fantastico commento di un testo inconscio, forse inconoscibile, e tuttavia sentito?” (Nietzsche).

“Certi sognano banchetti, e al risveglio piangono; altri piangono in sonno, e all’alba partono per la caccia. Gli uni e gli altri nei loro sogni non sanno di sognare e a volte sognano di sognare. Soltanto al momento del risveglio sanno di aver sognato. E solo al grande risveglio sapremo che tutto non è stato che un sogno. La folla ignorante si crede desta quando distingue il principe da un pecoraio. Quale pregiudizio!” (Adelphi, Zhuang-zi, pag. 31).

“Le due farfalle: Una è entrata nel sonno della notte/ e questa dalla luce del sole nella mente./ E un giorno mi chiederò: quale ho più vista,/ chi è più vera delle due farfalle?” (vedi Vocabolario, lettera F).

Della stessa natura, dunque, il sogno e la vita, ma ci sono differenze poste in evidenza anche dagli autori citati. Noi qui ne scegliamo tre, forse le più importanti. Esse sono: la provenienza, la destinazione e il ritorno dello stesso sogno, vale a dire ci sono sogni che si ripetono sempre uguali. Vediamo un po’.
I sogni nascono dal sonno, appaiono in esso e terminano nel risveglio, e questa conoscenza è chiara e distinta e nota a tutti. Ma della vita che è in noi, invece, non si può affermare altrettanto. Come si dice comunemente, non si sa da dove si viene, chi siamo, dove andiamo; o ci sono teorie, fedi, rivelazioni, ma non ripetizioni fisse e costanti come per i sogni, che certamente nascono dal sonno e si concludono nel risveglio.
Ecco così messi a confronto sogno e vita, che hanno la stessa natura ma si trovano su piani diversi. E allora sorge la domanda: possono i due darsi spiegazione a vicenda? Può uno essere di sostegno all’altro? Sembra proprio di si. Andiamo allora a vedere.
Il sogno spunta dal sonno, indubbiamente. La vita, da che cosa per davvero non si sa; e allora cosa ci suggerisce il sogno che ha provenienza certa?
C’è una coppia di gemelli famosi nella cultura dell’Occidente: il Sonno e la Morte (Hypnos e Thanatos) e se il sogno senza ombra di dubbio arriva dal Sonno, la vita, allora, comincia dalla Morte: ecco il primo insegnamento importante che ci viene da sogno e vita che hanno uguale natura. Andiamo avanti.
Destinazione del sogno è il risveglio. E da lì che esso appare, può venire interpretato, può essere conservato, può dare i suoi frutti. E la destinazione della vita qual è? È il risveglio, come per il sogno. E questa volta non siamo presi alla sprovvista, perché che si punti al risveglio dalla vita che stiamo conducendo è cosa risaputa ormai. Svegliarsi dalla vita come da un sogno è la direzione su cui sapienti e filosofi si sono messi da millenni, dai tempi della sapienza che ha preceduto la filosofia e poi dall’inizio della filosofia fino ai nostri giorni. Vari i modi in cui è avvenuto. Ecco alcuni esempi.

Come risveglio vero e proprio, vale a dire con tutte le caratteristiche di esso, da Buddha e Heidegger.
Ha detto Buddha: “Sono passato attraverso il corso di molte nascite, cercando il creatore di questa dimora senza trovarlo. Doloroso è nascere” (Buddha, Prima di ricevere l’illuminazione). Ha detto Heidegger: “Dopo il lungo sonno (ci sarà) il momento improvviso del risveglio”.
Come apertura di una porta e ingresso nell’altra parte luminosa, da Parmenide, Nicolò Cusano, Nietzsche. Parmenide è giunto ad essa dalle “case della Notte su un carro tirato da focosi cavalli e diretto da fanciulle figlie del sole ed è entrato nel Giorno”, cioè nell’Essere.
La Porta di Nicolò Cusano “è custodita dallo spirito altissimo della ragione, che non aprirà l’ingresso se non a chi la saprà vincere. Allora, oltre la coincidenza dei contraddittori” potrà apparire Dio (Nicolò Cusano, La visione di Dio, IX). Per Nietzsche è il Portone carraio che si trova alla confluenza di due sentieri. “Uno sempre più avanti e sempre più lontano, lungo un’eternità; l’altro all’indietro, sempre più indietro, un’altra eternità. I due sbattevano la testa l’un contro l’altro dove c’è la porta, cioè nell’attimo dove s’è trovato; e ha visto, saldamente annodate l’una all’altra, arrivare e partire le cose, continuamente, eternamente”. (Nietzsche, Così parlò Zarathustra – La visione e l’enigma, Adelphi, edizione Colli-Montinari).
Come descrizione della dimensione dove si entra in confronto con quella che si lascia, da Eraclito, Platone, Cartesio.
Ha detto Eraclito: “Di questo logos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato …(perciò) rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo” (frammento 1).
Platone distingueva i filodoxoi, vale a dire gli amanti dell’opinione “che vivono come in un sogno perché confondono l’apparenza con la realtà”, dai filosofi che si trovano invece nello stato di veglia perché vedono le idee nella loro essenza (Platone, Repubblica, 476).
Ha detto Cartesio: “Anche se vedo così manifestamente che non vi sono indizi concludenti né segni abbastanza certi per cui sia possibile distinguere nettamente la veglia dal sonno”, “Non vi è assolutamente dubbio (invece) che io esisto, se egli (il demone) m’inganna; e m’inganni pure quanto vorrà, ma egli non potrebbe mai fare che io non sia nulla fino a che penserò d’essere qualcosa”. Qui il Risveglio è l’Io penso, la nuova dimensione aperta dalla filosofia moderna.
Come superamento della “linea di Mezzanotte” o “linea zero”, da Nietzsche, Jünger e Heidegger. Per il secondo non era sufficiente una normale evoluzione; “conta piuttosto la metamorfosi nel senso d’Ovidio, la mutazione nel senso dei contemporanei” (Oltre la linea, Adelphi, pag. 85). Nella prospettiva di Nietzsche c’è l’oltreuomo che attraversa l’Abisso su un ponte ed è lui il ponte. Per Heidegger “il superamento della metafisica è il superamento della dimenticanza dell’essere” (Oltre la linea, Adelphi, pag. 153). Però egli pensava che il nostro dire venisse meno al momento di superamento della linea, e che fosse perciò necessario un altro linguaggio.

E ora le conseguenze di questo uscire dalla vita come ci si sveglia da un sogno. Sono le stesse: appare la vita come dal sonno il sogno. Perciò le domande: da cosa sappiamo che abbiamo sognato? Dal risveglio e dal permanere del sogno in questo nuovo stato anche per tutta la vita, o diventando sogno ricorrente. Da cosa sappiamo che abbiamo vissuto? Non lo sappiamo, o solo nei modi limitati e incerti che abbiamo detto, perché in maniera chiara e distinta nessuno si è svegliato dalla morte. Allora possiamo sapere di essere già stati solo se ci svegliamo dalla vita. In questo aprirci in una nuova luce la vita diventa visibile e impressa come un’immagine onirica.
E svegliarsi dal sogno della vita significa aprirci all’Essere, entrare in esso, com’è già accaduto al tempo della sapienza che ha preceduto la filosofia a Parmenide ed Eraclito, e come hanno insegnato tanti filosofi in cammino alla luce del Logos diretti all’Eterno ritorno dello stesso.

E io m’aspetto vita ricorrente come certi sogni, lo stesso che ritorna.
La stessa ragazza.
Lo stesso amore.
Gli stessi pendii in fiore fino alla chiesetta del piccolo paese del Cadore.
Gli stessi luoghi e tempi, quelli descritti in Incipit, che sarà pubblicato la prossima volta su questo blog.

Una Risposta to “La vita è sogno”

  1. emmanuelstorage Says:

    Meraviglioso. Ci avevo pensato…

    Durante il sonno, poi, facciamo un sacco di sogni e spesso passiamo di sogno in sogno senza ricordarcene alcuno…

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