3. La metempsicosi è la preistoria dell’Eterno ritorno dello stesso

John Everett Millais, Ophelia (1851 circa)

John Everett Millais, Ofelia (1851 circa)

Non è le prima volta che si ritorna nelle apparenze dopo averle lasciate con la morte; anzi è ciò che sempre accade e a tutti. Ogni nascita è un ritorno. O si deve pensare che ci sia ogni volta un dio che ci crea dal nulla!
Ma la maggior parte di quelli che arrivano non hanno riferimenti precisi, e dicono che non sono mai stati, che sono nuovi, che è la prima volta.
Un’altra parte cospicua però può affermare: “ho già vissuto questo momento”, “ha già visto questo luogo”, “ho già incontrato questa persona”, “mi pare di averti sempre conosciuta”.
C’è infine chi ha avuto ricordi precisi e dettagliati. Fra i personaggi storici che figurano in una nutrita schiera ci sono Buddha, Ermete Trismegisto, Pitagora…
Buddha, la notte precedente l’illuminazione, come ha scritto di lui il suo biografo Asvagosa, ha richiamato alla memoria “migliaia di vite, come rivivendole” e le ha collegate fra loro.
Ermete Trimegisto, nato tre volte i Egitto, ogni volta si è dedicato alla conoscenza, finché nell’ultima vita terrena si è illuminato, si è ricordato delle precedenti esistenze, ha ricuperato il suo vero nome, e poi è salito al mondo superiore dov’è l’origine.
Pitagora ricordava anche il suo precedente nome: Euforbo; era un milite nella guerra di Troia e ha perso la vita in battaglia sotto quelle mura, ucciso da Menelao.

Così le esperienze di alcuni dei più celebri. Ma ci sono anche nomi di non noti nella lunga lista, anche Isabella. Lei ricordava una sua precedente esistenza a Portogruaro (Venezia). Passando di là un giorno – era la prima volta −, ha visto la casa dove in un lontano passato ha abitato e poi, qualche centinaio di metri più avanti, il fiume dove è annegata e il posto preciso: vicino a un ristorante chiamato Tre gradini, in centro città. Ricordava anche esattamente com’era vestita: una camicetta ed una gonna a larghe righe orizzontali, una dall’altra distinte dai colori dell’autunno: verde, giallo, marrone, rosso… e dalle varie sfumature di essi. Ma sono io che ricordo ora solo imperfettamente, per esempio il colore della camicetta, perché la sua descrizione è stata minuziosa come quella di chi aveva davanti tutta la scena e ogni particolare, e nel corso degli anni l’ha ripetuta sempre uguale, come una poesia.
Però, si dirà, a fronte di una lunga schiera di aderenti alla metempsicosi, c’è l’altra, ancor più numerosa, che non ci crede, o è scettica, o la pone fra le cose possibili ma non dimostrabili, o fra ciò che non è comune a tutti. Ma davvero non è comune? Non sono di tal natura i sentimenti, ai quali nessuno si sottrae, e non sono essi i legami di questa esistenza con le altre che l’hanno preceduta, non sono essi gli intricati fili che davvero le collega! Così io dico ora di loro: ogni volta che l’amore, l’amicizia, o i contrari, spuntano improvvisi e travolgenti, è un legame con le altre esistenze che appare, si stabilisce, si consolida.
Poi sull’indecifrato cammino della metempsicosi si è messa la filosofia che l’ha illuminato e segnalato fino a farlo diventare Via dell’eterno ritorno dello stesso. Un’opera che è ancora in corso finché non apparirà ciò che soprattutto è: aperta strada di frontiera dalle apparenze all’Essere e c’è ritorno. (Per la Porta sul confine e il suo segreto vedere Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Parte quarta, capitolo 3).

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