Obbedire […] Punti colore

Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1826-33)

Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1826-33)

OBBEDIRE
1.
Le cose Obbediscono: arrivano alla presenza/ come similmente i fiori spuntano nel sole.
1a.
Io sono soltanto un Obbediente/ a ciò che giunge/ e che tramuto in voce.

OCEANO
1.
Ognuno è un canale della vita/ fino a un Oceano che si chiama Logos.
2.
Fino all’Oceano della mente/ le vie della vita attraversano/ il cielo, la terra e il corpo umano.

OCCHI
1.
Per quello che c’è ancora sopra le cose/ devi inventare nuovi Occhi per vedere.
1a.
Aprire Occhi è il risultato della vita./ E aprire Occhi è un valico di luce.
2a.
La vita che sale/ se poi ha l’Occhio, vede./ Ecco cosa io mi devo fare/ perché so d’avere trapassato.
1b.
Quell’Occhio nuovo che dovrà spuntare/ è dalla parte opposta de Occhi aperti al mondo.
2b.
Davvero sono ancora un internato.
3b.
Dalla parte di qua sono stanco di guardare/ anche se ci sono stelle e fiori.
4b.
Le stelle sono granuli di luce/ per la nuova vita che aspetta di spuntare.
5b.
Il foro d’uscita della vita/ diventa un Occhio sul lasciato.
1c.
Albero: quest’eterno senz’Occhi per il sole./ Gli Occhi li ha l’uomo per la sua luce.
2c.
Ed io cerco chi vede quella mia./ Io cerco chi ha Occhi per la luce/ che cresce sopra il sole,/ e quello sono io ma non in quest’ora.
1d.
Io mi picco di avere degli altri Occhi in preparazione./ Sto preparando i fori dall’interno/ battendo sulla scorza della vita.
1e.
Anche alla luce del sole/ siamo emersi in antico/ aprendo gli Occhi./ E poi alla luce del Logos/ circa ventisei secoli fa/ ma i nuovi Occhi/ quasi ancora non ci sono/ o c’è soltanto assottigliamento di membrana/ nei punti dove essi appariranno./ E tuttavia ormai/ quasi per prova o tentativo/ a qualcuno gli Occhi sono spuntati/ e sono apparse nuove immagini di luce.
1f.
Quando superi il confine di una luce/ si aprono nuovi occhi sulla luce sormontata.
1g.
Quando apriremo nuovi Occhi per la fonte della luce/ non ci apparirà più solamente come sole e come stelle,/ ma anche come Essere, un aspetto più consono al divino.

OCCIDENTE (CIVILTÀ OCCIDENTALE)
1.
Tutte le idee che si trovano nei libri dell’Occidente/ e nella mente – eccetto quella di Dio –,/ stanno diventando come i mobili tarlati e fragili di un diroccato palazzo,/ che si dovrà presto abbandonare.
1a.
Si costituiranno cittadelle chiuse e fortificate/ per la protezione e la conservazione dei privilegi acquisiti./ Anzi tutto l’Occidente diventerà un’unica e insormontabile città/ protetta e illuminata nella notte dall’energia elettrica ed atomica./ La città terrena per eccellenza.
1b.
L’immensa Civiltà Occidentale sta predisponendosi/ in un cerchio e in un racconto del cerchio.
1c.
L’Occidente sta esprimendo/ la nascita dell’oltreuomo/ come dovuta a un processo storico,/ quello che esso stesso/ ha vissuto finora/ nel giorno della ragione/ ed ora nella sua notte/ e che sta avviandosi alla conclusione/ con il ritorno a casa,/ al luogo della maternità.

OGGETTIVO
1.
Si dice Oggettivo il trasportato/ – l’albero o la stella che ci arriva –,/ e non si sa neppure dove è entrato e quando/ perché esca l’Oggettivo.

OGGI
1.
Oggi non è il sole ma il pensiero.
1a.
L’oggi è così legato al mio risveglio/ che non c’è mai Oggi se non apro l’occhio.

OLTRELUCE
1.
Se ha aspetti il Logos come il sole ha i fiori,/ cioè se anch’esso esprime i suoi colori/ in nuclei che si possono guardare,/ sarà bella la visione da Oltreluce.

OLTREUOMO-OLTREUMANO
1.
Come le altre forme di vita/ che ci hanno preceduto/ facendoci arrivare fino a questo punto,/ ora tocca a noi di andare avanti/ perché siamo l’avanguardia dell’evoluzione/ qui sulla terra./ Ma se ciò che ora siamo si bloccasse/ diventerebbe presto cosa del mondo:/ specie superata e pietra di sormonto./ E un Oltreuomo sorto dall’uomo/ occuperebbe la testa.
1a.
Sono ancora quasi completamente/ estranee all’umana comprensione/ queste tracce di un cammino/ nella Notte del Logos/ perché sono una direzione verso l’Oltreuomo.
2a.
La salvezza è affidata all’Oltreuomo/ – dico la sua continuità e rimemorazione –./ Altrimenti l’intera razza umana potrebbe perire/ giunti a questo punto.
3a.
Un’estinzione totale della specie/ o con la degenerazione dei pochi che sopravvivono.
4a.
Ma c’è anche la soluzione fornita dalla Tecnica:/ il compimento dell’uomo dentro la ragione,/ la sua inamovibilità dentro la nicchia./ Illuminata la Notte dalle luci artificiali.
1b.
Come l’uomo si distingue dall’animale/ per qualcosa di più che si chiama ragione,/ così l’Oltreuomo si distingue dall’uomo/ per qualcosa di più: il ricordo delle vite precedenti.

OMBRA
1.
Il lasciato da Dio ha il suo segreto:/ scopro le stelle ma non disvelo l’Ombra.
2.
Se le stelle sono orme/ il cielo è l’Ombra/ del camminatore eterno.

ONDA
1.
C’è il segno dell’onda che mi guida/ dove incontra una sponda e lì spumeggia./ È un tracciato di strada dove cammino/ immergendo solo i piedi dentro il mare./ Questi ambiti di vita sto scegliendo dove li trovo,/ ma ne ha di più il mio cuore.
1a.
Il mondo non è immutabile e perenne/ ma soltanto un’apparizione che avviene nell’umano,/ un’Onda di visione io la chiamerei.
2a.
Dove il mare d’ogni Onda è solo Dio.
1b.
Le Onde della vita sono gli uomini./ Ma la vita è il mare che le forma.
2b.
E sale e scende/ come ogni vita/ l’Onda.
3b.
Dopotutto vado in cerca di quel mare/ che ha generato l’Onda che io sono./ Il mare è l’onnipresente./ Soltanto l’Onda ora sale e poi discende.
4b.
L’Onda la produce il mare/ e quindi è impossibile dimostrare/ perché è toccata a me quest’avventura.
5b.
Ma ora che m’è toccata io dico “io”/ ad un aspetto che non è mai stato prima.
6b.
Perciò cerca il profondo da cui esci/ e sarai presente in ogni punto della vita.

ONDE DI COLORE
1.
Questo comporre visioni di bellezza:/ entra nell’occhio l’Onda di Colore/ ed appare il rododendro nella vita.
2.
Sono macchie rosseggianti da lontano/ che festeggiano i declivi.
3.
Un’altra Onda diventa una genziana/ su per il sentiero che mi porta in cima.
4.
Ho in faccia il sole/ in questo mio salire.
5.
Quando questa luce/ incontra questa terra,/ incide e giace/ e poi raccogli il fiore.
6.
È la stessa luce questo sole e il Logos/ ed è per gradi di preparazione che si vede.
7.
L’Onda raccolta di un vivente antico/ diventa il fiore nella luce dell’umano.
8.
Passo su vite antiche/ e perciò io,/ corpo errante e guardante,/ da una vita più elevata/ incontro e vedo.
9.
Ma c’è chi cerca e trova anche la mia,/ ne sono certo,/ I vedenti nel totale sono tanti./ M’affido a quell’angelo o a quel Dio/ anche se mi raccoglie nella mano.
10.
Se poi la luce sale sulla luce/ la visione sulla visione/ la vita sulla vita,/ anch’io saprò chi sono/ se sorpasso.
11.
Dopo il pendio/ che rododendro ha rivestito/ – ed io mi trovo/ con lo sguardo che lo sfiora –,/ c’è solo l’azzurro/ e quello è il cielo./ Una dolcissima arcata/ separa quei colori.

ONDE ELETTROMAGNETICHE
1.
Onde Elettromagnetiche si chiamano le informazioni/ che battono sugli occhi ed entrano./ Ed escono cieli azzurri e fiori dentro il prato.
2.
Io non dico che si crea, ma si compongono quei dati,/ ed esce una figura: questo mondo.
3.
Semmai tutta la vita è creazione/ e non la mia, che è goccia dentro il mare
4.
Ma siccome percepisco cose inusitate/ sono goccia di superficie e non profonda./ Anzi spumeggio nell’invisibile che scioglie/ e scintillano scendendo le parole.

ONDULAZIONI-VIBRAZIONI-CONDENSAZIONI
1.
Ondulazioni che diventano luci e suoni/ quando entrano nella vita dell’umano.
2.
Vibrazioni e Condensazioni che diventano le cose/ quando entrano nella vita e tu le chiami.

ORACOLO
1.
La parola è Oracolare/ perché giunge dall’esterno/ come in antico./ perciò c’è soltanto l’additare.

ORDINAMENTO
1.
Questo mondo è un Ordinamento/ ricavato da un non-mondo/ o dall’indistinto o caos.
2.
Ordinamenti antichi li chiamiamo cose.
3.
Un Ordinamento, comunque,/ è sempre limitato e alimentato.
4.
Il limite è l’aspetto delle cose.
5.
Se si trova l’uscita/ da un Ordinamento,/ si prospetta un altro ordine/ e si può ottenerlo.
6.
Ed ora la ragione è un antico Ordinamento/ dal quale io credo che si possa uscire.
1a.
La caduta in una Ordinamento/ è un modo per apparire/ e per vedere/ e perciò sono ricercate e desiderate/ queste sfere.

ORDITURA
1.
Noi, gli affiorati nell’Orditura del presente,/ ma con interminabili radici in terra e in cielo.

ORGANIZZARE-ORGANIZZAZIONE
1.
C’è una certa predisposizione all’Organizzazione./ Un corpo è un’Organizzazione,/ un uomo è un’Organizzazione./ Di cosa? Di invisibili presenze/ che diventano visibili nell’Organizzazione.
2.
Come la società è l’Organizzazione,/ cioè la necessità o la volontà di fare assieme.
1a.
C’è niente se non viene Organizzato/ – neppure la visione di stamani che chiamo mondo/ organizzata da dieci miliardi di neuroni/ e dai loro illimitati collegamenti –./ Se non è Organizzata e sostenuta/ si disperde e scompare la visione/ come immagine in uno schermo./ Semmai tutto diventa ondulazioni e vibrazioni,/ ma dove e quando?
1b.
Non ho fretta ma neppure paura di partire./ Sto Organizzando il ritorno.
2b.
Non ho fretta perché continuo da qui a prepararmi.

ORGANO
1.
Sono Organi antichissimi/ quelli che abbiamo,/ come gli occhi,/ ed è tempo di cambiare.
2.
Quel terzo occhio/ che collochiamo in fronte/ lo stiamo preparando/ per vedere l’invisibile da qui/ da occhi umani.

ORIENTE-OCCIDENTE
1.
Da Oriente a Occidente c’è una strada/ lunga ventisei secoli/ che congiunge due aspetti del medesimo/ essenziali per sapere.
2.
Occidente è incominciato/ quando ci siamo mossi dall’Oriente/ seguendo il cammino di quella luce.
3.
Può un Orientale capire che il Giorno finisce?/ Perciò gli Occidentali hanno acceso luci nella Notte./ Ma c’è un altro modo di passare: circumnavigando.
4.
Ritoccando l’Oriente/ provenendo da Occidente/ accade il mutamento.
1a.
Nel Vocabolario,/ Oriente non è soltanto il sorgere del sole/ ma anche l’apparire del Logos./ Ma il secondo ancora non si vede/ perché non abbiamo sensi adatti a percepirlo./ Poi il semicerchio nel suo Cielo, dall’Alba al Tramonto,/ non è durato dodici delle nostre ore ma ventisei secoli./ Dunque non ci sono stati finora occhi adatti per vedere/ ma neppure esperienze comuni e ripetute./ Ecco perché questa dimensione è stata fino ad oggi/ abitazione senza entrata e senza uscita/ e la Porta era segreta e abbandonata.

ORIGINE
1.
Altro che Big Bang!/ L’Origine del mondo è il grembo della donna./ Senza di esso non ci sarebbe l’uomo,/ non ci sarebbe questa immagine del mondo,/ non ci sarebbe la ricerca dell’inizio,/ non ci sarebbe il Big Bang
1a.
Che stupidaggine cercare tanto lontano!/ L’Origine sei tu: la vita comincia nel tuo grembo./ E la fine sei tu: la bellezza che si mostra nell’uscita. Poi ci sono io: il cercatore,/ che ti dice chi sei e come appari.
2a.
Te lo assicuro io: se esce l’uomo dal tuo ventre,/ esce anche ciò che appare, cioè il mondo,/ dal suo inizio proclamato fino alla sua fine prevista./ Poi c’è l’indistinto e indeterminato da cui ho ora tratto/ queste estreme indicazioni di te, di me, del mondo.
1b.
C’è chi pone l’origine dell’universo nel Big-Bang/ ed io invece nell’ovulo fecondato dallo spermatozoo,/ perché senza quell’incontro e unione non ci sarebbe l’uomo/ e perciò neppure la sua teoria del Big-Bang./ A meno che non si creda davvero/ che esiste questa visione del mondo/ senza nessuno che la vede.

ORME
1.
Il mio passo nella neve cerca Dio/ e nessuno lo saprà quando è mattino./ Qui appaiono soltanto Impronte d’uomo./ Hanno le cose una misura ovvia.
2.
Le Orme verso Dio/ non hanno una direzione prefissata.
3.
Cose: Orme di un antico viaggio./ Io guardo i passi già compiuti,/ ciò che è rimasto.
1a.
Iddio lascia Orme di luce: stelle e fiori./ È legato alla luce il suo passaggio.
2a.
Io posso scoprire Orme di Dio/ lungo il mio cammino/ ed è perciò che continuo/ e cerco ancora.
1b.
Le cose sono orme della vita.

ORNAMENTO
1.
A rimanere incastonato/ in terra e in cielo/ io non ci tengo più,/ non sono un Ornamento.
2.
In cammino fra ciò che si è fermato:/ le piante sulla terra e le stelle in cielo,/ e se desisto rimango imprigionato/ da chi mi passa e chiude la mia vita.
3.
Se c’è grido in vite sormontate,/ grido di ribellione e di rifiuto,/ quel grido è imprigionato dal silenzio.

OROLOGIO
1.
Il mio orologio batte i secoli e i millenni./ Delle ore e dei giorni mi sono emancipato.

ORRORE
1.
Bisogna abbandonare/ questo radicamento/ che chiamiamo l’animale/ e soltanto così si può distaccare/ la sofferenza e l’Orrore/ di questo antico ordinamento.

OSSERVATORIO-OSSERVATORE
1.
Da un Osservatorio lontano/ – come un cannocchiale rovesciato –,/ io vedo vestito e addobbato l’animale.
2.
Da quell’altezza o da quella posizione,/ la scena che si vede è il mondo intero/ e s’appunta su ognuno la visione.
3.
Anch’io mi trovo nella scena, ma mi guardo.
4.
È invisibile a se stesso quel che guarda.
5.
Epperò quell’Osservatore/ tramuta l’invisibile in visione./ Qualcosa si specchia nella vita/ ed appare la faccia d’ogni cosa.

PALPEBRA
1.
Immagino che la Palpebra sia chiusa/ dell’occhio che dovrebbe vedere Dio/ (o il Logos che ci innalza alla parola)./ E mi chiedo quando finirà questa mia notte.

PARMENIDE-BUDDHA-LAO-TZU-ERACLITO
1.
Quelli della luce superiore/ io li chiamo./ Dalla terra più bassa/ al più alto cielo/ la luce è una sola./ Muta soltanto lo splendore/ e la vita che essa illumina/ e riscalda.
2.
Tu la vedi come sole,/ un globo luminoso dentro il cielo,/ ma esso è solo un po’ dello splendore.

PAROLA
1.
Io per gli antichi sentieri/ giungo in cime ai prati esterni/ dove germoglia la Parola.
2.
L’antica acqua che primavera ha sciolto/ e rumoreggia per la conca alpina/ io l’ho portata a suono di Parola.
3.
Illimitato/ è il suono del torrente/ sale per tempi/ ed arriva fino al cuore.
1a.
Se è manchevole l’ente di Parola/ precipita giù per la sua china.
1b.
Anche una sola parola è labirinto./ Inesauribile appare e si nasconde./ Ha cieli di stagioni come il fiore/ e coinvolge terra e cielo il suo apparire.
1c.
La luce di Dio nella Parola/ è simile al sole nel suo fiore.
1e.
La parola è un “è” dell’Essere/ un addurre il silenzio fino alla voce.
1g.
Il sole li solleva ed io li chiamo:/ primula, violetta, bucaneve…/ dalla luce dove sboccia la Parola.
1i.
Perché sei nel Logos sboccia la Parola/ come un fiore si apre dentro il sole.
1l.
La Parola è veste sulla cosa/ e introduce la cosa nella festa./ Vuoi sapere in quale festa?/ Questo mondo.
1m.
Dopo il confine della Parola/ non c’è il nulla/ ma l’indistinto d’ogni suono.
1n.
Le parole sono chiamate/ dal profondo/ dove c’è confine/ quasi a convegno.
1o.
Sembra che sia tempo di migrare.
1p.
Le Parole usuali/ delle cose che sono/ io le sto dimenticando/ rivolto come sono/ all’invisibile e al silenzio.
1q.
Il corpo è l’ultimo visibile/ – ciò che noi stessi siamo di natura naturata –,/ guardando dalla sfera più alta./ Per il resto lanciamo messaggi/ e il più importante di essi è la Parola.

PAROLA-LIBRO
1.
Io vedo la Parola dentro il Libro,/ e poi il Libro dentro la Parola./ Questo farsi piccino è l’esistente/ e manifestare il totale in forme e canti.

PARTE
1.
Si ride e piange/ da una Parte sola.
2.
C’è una sola Parte/ per la vita e per la morte./ C’è solo il giorno/ per ogni cosa d’uomo.
3.
È evidente che sono limitato/ a proseguire per un verso solamente/ e da quella Parte sono trascinato./ Mi spinge un vento, mi trascina la mia vita.
4.
Tutto cammina/ come il volto d’uomo,/ cioè in avanti/ ed è strano questo andare./ Perciò ti blocchi/ e se gli altri vanno ancora/ su quella scia/ ti lasci trascinare.
5.
Ma io ho aperto un varco dalla Parte a notte.
1a.
La Parte terrena/ rimarrà sulla terra/ mentre la Parte celeste/ valicherà la Porta/ di questa dimensione.

PARVENZA
1.
E ti sembra questo cielo/ una gran sfera,/ un vetro azzurro soffiato luminoso/ che racchiude bianche nubi,/ il sole e perfino la falce di luna/ che si alza dall’occidente./ Ed è invece questa scena una Parvenza/ che soltanto l’uomo può vedere.

PASSAGGIO
1.
Se l’inizio della filosofia/ è l’ingresso nella sfera del Logos/ di cui Parmenide ci ha lasciato/ le più chiare testimonianze,/ l’uscita è la fine della filosofia./ La quale non ha il significato per noi/ di annullamento o morte,/ ma soltanto di superamento./ L’uscita apre luce alle mie spalle/ e con essa io continuo il mio cammino.
2.
Fine della filosofia è il finire di un giorno/ e la visione di esso dentro il cielo.
3.
La fine di una luce,/ e per chi è colto senza conoscenza/ c’è il terrore della notte più profonda./ Io devo seminare quella preparazione.
4.
Da questo verificarsi del Tramonto/ già presente nel disvelamento dell’inizio/ non trema soltanto il singolo isolato/ ma il tutto edificato dentro il Logos/ cioè la civiltà e l’umanità occidentale.
1a.
Se si conoscono le dimensioni,/ il confine e la Porta/ dell’ingresso e dell’uscita,/ allora si può andare/ è tempo di Passare.
2a.
Alla fine del sogno ci sarà il Passaggio.
3a.
L’uscir da un sogno/ ha nome sonno e morte,/ o vita ancora/ se si conosce quel Passaggio.
1b.
Le mie parole / sono segni di un Passaggio,/ (sono le indicazioni della via/ rintracciate e tradotte)/ e non soltanto la ricerca per Passare.
2b.
Io non indico percorsi/ soltanto immaginati o progettati,/ ma sto Passando/ e segno le figure.
1c.
C’è il sogno di ogni giorno che chiamiamo vita/ dal cui sonno ancor non siamo usciti,/ o usciremo un giorno/ ma non sappiamo dove./ Si dice nella luce del divino/ ma io devo conoscere il Passaggio.
2c.
I sogni rivisitati sono segni del segreto.
1d.
Un Passaggio nella notte dell’umanità/ è la direzione della ricerca e dell’avventura.

PASSAGGIO-ATTRAVERSAMENTO-PORTA
1.
Stiamo Passando per la fine/ per raggiungere l’inizio./ Allora è soltanto circolare/ il cammino più lungo della vita.
1a.
Ma per mutare si deve attraversare/ la fine della faccia del mondo che percepiamo.
1b.
Non sappiamo quasi nulla dei Passaggi./ Da milioni d’anni noi si Passa,/ ma si chiudono quelle aperture dietro le spalle./ Soltanto dell’ultima c’è traccia nel pensiero./ Porta che separa le vie della notte e del giorno/ l’hanno chiamata.
2b.
Che il sogno della vita entri nel sonno/ e non nella morte che si crede./ E il sonno nell’attesa del risveglio.

PASSARE
1.
Nessuno sa di sé se non si Passa./ Che io sono terra, aria, acqua, fuoco,/ lo so perché li vedo dopo le uscite.

PASSATO
1.
Soltanto il Passato ha impronte e cose,/ cioè il non c’è più che ancor si vede.
2.
Non si vede il trapassare della vita/ ma soltanto le impronte che ha lasciato.
3.
Sono addensamenti/ gli incontri con le cose.
4.
Come giunge il Passato/ a questa riva/ viene raccolto/ e si canta la sua storia.

PASSEGGERO
1.
Tu sei un Passeggero in quest’aperto/ illuminato dal sole e dalle stelle,/ ed io un cercatore del confine./ Tu credi che sia durevole cosa/ ed io figura che muterà sostanzialmente/ dopo il passaggio.
2.
E sto indicando al cervello i dati per passare.
3.
È affidata ai grandi numeri l’avanzata/ come avviene con gli spermatozoi./ Poi a qualcuno accade di passare.
4.
Ed io che intravedo dal confine/ dico al cervello: registra questi dati,/ e li segno sulla carta per chi arriva.

PASSO
1.
Dove vado per questi Passi d’alte cime?/ A cercare la fonte del pensiero/ che tramuta in parole la mia vita./ E cammino, cammino per uscire.
1a.
La vita è sempre una salita verso una luce/ e poi la manifestazione in essa./ E poi ancora un aprire l’occhio in un sormonto.
2a.
Quest’occhio per il sole/ è stato un passo sulla luce.
3a.
Io chiedo e perseguo lo svincolamento/ dai terreni più antichi./ Dal corpo , per esempio,/ e dalle sue innumerevoli necessità.
4a.
Un Passo sopra il Logos/ innalza la radice.
1b.
Tutte le indicazioni della conoscenza e della vita/ che appaiono da questa terra di confine/ conducono là: al superamento del passo della morte.
1c.
Io non conosco Dio ma solo il Passo/ da cui si entra in una luce superiore.

PATTO
1.
Mi pareva di poter fare quel Patto/ ma dell’altro nome non conoscevo/ né immagine sapevo fingermi./ “Chiedo sia salva la strada di sasso nel sasso tracciata/ che alla mia casa conduce,/ il volto di mia moglie e la mia bambina/ così preziosa ai miei occhi e cara al mio cuore”./ E tacqui per non chiedere ancora,/ per non chiedere troppo./ Finché voce mi parve di udire:/ “Senza misura sono i sassi laggiù/ e i volti e i corpi e passano./ Perché proprio quelli dovrebbero restare?/ Son segni, son segni,/ trascorrono verso l’oblio”./ “Ed io voglio che restino”, gridai,/ e mi pareva d’aver voce potente atta al comando./ “In cambio ti darò ciò che vorrai:/ ancora luce che dagli occhi trascorre/ e suoni e danze di immagini/ e qui ancora per te cercherò./ Ma lì nel tuo libro che immagini raccoglie/ senza date né luoghi/ scrivi per me questa data/ e le immagini qui del mio cuore”.

PAURA
1.
È pauroso Iddio quand’è il nascosto,/ (Cielo oltre le stelle, sonno, morte),/ e noi piccole luci accese, sospese,/ e che si spengono.

PENDIO
1.
Per quei Pendii in fiore/ vorrei arrivare al cielo.

PENSIERO
1.
Però il Pensiero domina le cose,/ cioè le propone e le dispone in tanta parte/ ed io vorrei arrivare ora a quell’arte/ di proporre e di disporre del Pensiero.
1a.
Il Pensiero/ è una cavità sferoidale/ dove sei entrato/ – la data è stata registrata –,/ e da cui c’è uscita/ se arrivi fino al colmo/ e poi ti versi.
1b.
Il Pensiero è una luce temporale,/ porta al presente ogni illuminato.
2b.
Noi non vediamo il Pensiero,/ è sopra il fondo della cosa che siamo./ Ma poi sono salito e ho veduto./ Come un antico pesce/ sono uscito dal mio mare.
3b.
Il Pensiero/ è solo un elemento vitale e generale/ come l’acqua e l’aria./ Io quindi sto indicando/ un mutamento del vivente/ simili a quelli antichi già accaduti.
1c.
Per me il Pensiero è come questo mare:/ una superficie incurvata e sopra il sole./ E normalmente siamo pesci del profondo.

PENSIERO DEBOLE
1.
Il Pensiero debole di questi nostri tempi/ sta sopravvivendo su terre di confine e di tramonto,/ anzi su accampamenti nelle notte, ormai,/ rischiarati da luci artificiali.

PERDITA
1.
Ho perso un verso bellissimo/ stanotte./ Ho provato ad annotarlo/ e non potevo,/ l’ho ripetuto tante volte/ e l’ho scordato.

PERENNE
1.
Ho attraversato l’abisso,/ ho raggiunto l’altra riva,/ ho trovato il luogo d’appuntamento Perenne.

PERICOLO
1.
Lasceremo le terre umane/ incalzati dal Pericolo/ e dalla voglia di cambiare,/perché qui moltiplicazione/ dell’inutile e del mostruoso.

PERLA
1.
Questo pensiero/ è la rotonda Perla/ dove ogni cosa è entrata/ e vi traluce./ Ed io ho levigato quella sfera/ finché trasparente è diventata.
2.
La trasparenza di sé è la visione.

PERCEPIRE
1.
Mi pare che gli uomini/ Percepiscano Dio/ come le piante il sole./ Nello stesso modo, voglio dire,/ senza vederlo in faccia.
2.
Chi s’avvicina di più si veste di Dio/ come i fiori dei colori del sole.

PERSEGUIRE
1.
Se la vita ti apre a una visione/ e chiedi quello che tu vedi,/ la vita te lo dà se lo Persegui.
2.
E dovrà darmi l’ “È” allora,/ che i sapienti hanno visto quando è spuntato/ e che abbiamo rivisto nel tramonto.
3.
È l’ “È” della sfera dell’Essere/ nella quale siamo entrati/ circa venticinque secoli fa.
1a.
Io Perseguo il superamento/ di questo stato umano/ e nient’altro./ Il resto è solo necessità ereditata/ e sopravvivenza in questo luogo.

PERTURBAZIONI
1.
La vita è l’illuminazione di Perturbazioni/ e il loro apparire sulla scena.

PESANTE
1.
Il Pesante/ da qui/ è il passato,/ un molti strato/ io direi/ è il Pesante.
2.
Una scienza nuova del Pesante/ implica il tempo./ Il Pesante è una misura del passato.
1a.
Ci portiamo addosso/ Pesantemente/ il corpo.
1b.
È il Pesante la terra e la radice./ Fanno parte delle cose,/ quindi è il passato./ Ed è Pesante il passato così denso./ Però il salgo per esso e giungo a riva.
1c.
È una salita nel Pesante questa vita/ come la linfa per i tronchi e rami a primavera./ Ma poi s’apre nell’aperto foglia e fiore.

PIANOFORTE
1.
Il cervello è come un Pianoforte/ dove chi mette dita eleva suoni./ Ma il Pianista dov’è, dov’è l’autore?
2.
Il costruttore del Pianoforte/ è anche il suonatore, mi sembra,/ anche se non necessariamente tuttavia,/ perché c’è chi trova lo strumento/ costruito e preparato e l’adopera./ Allora è la vita il costruttore/ e per essa – materialmente –/ il vivente incaricato.
3.
È come se suonassi uno strumento/ quando attingo dal cervello immagini e parole./ Perché io vedo e imprimo e poi tramuto in canto.

PIANTE
1.
Si sono slanciate rigogliose/ verso il sole nel Terziario/ e poi fermate all’improvviso,/ e così sono rimaste fino ad ora/ e forse per sempre./ Hanno esaurito una carica di vita./ Poi in altri modi è continuata quell’ascesa/ fino alla visione e fino al Logos.
2.
Bloccati gli uomini dentro il Logos/ come le Piante dentro il sole./ Ma c’è possibilità di traboccare.
1a.
Pianta anche l’uomo/ di un cielo che non vede.
2a.
Immerso anche lui/ come l’albero nel sole.
3a.
Se buco la scorza del pensiero/ io vedo la luce che lo cresce.
4a.
C’è modo di uscire in quella luce/ attaccati all’Essere che sale/ per le vene e i solchi del cervello.
5a.
Questa mia Pianta ha sorpassato il sole/ che perciò è diventata lampada di interni/ e illumina le cose distaccate e superate.
1b.
Vivono senza vedere la luce che le cresce/ così come noi la percepiamo:/ un tondo globo luminoso nell’azzurro./ Tuttavia non la ignorano/ se si volgono ad essa/ o escono e si alzano a cercarla.
2b.
Anche in noi c’è percezione di qualcosa/ che non conosciamo per contatti sensibili e per concetti/ e che tuttavia non si può dire che non c’è / perché è palpitante la notte senza fine/ dove a volte tementi e tremanti ci fa entrare.

PIANTA ARTIFICIALE
1.
C’è chi rimarrà Pianta Artificiale./ Per chi vuole rispuntare/ nel nuovo cielo dell’Essere/ c’è già calore di nuova luce./ E noi che siamo vita libera ed aperta/ puntiamo a quella fonte luminosa/ come i fiori al sole./ Non saremo comandati/ né a spuntare né ad aprirci/ ma si entra nell’immenso dove ciò accade.
2.
Più di te che sei fiore e che ti ripeti nel sole/ (in ciò che chiamo sole),/ io ho valicato un altro modo della luce:/ ho valicato il Logos./ Sono entrato nella sua notte/ che si chiamava nulla e morte/ ed ora mi trovo presso un’altra uscita/ nella luce,/ a un altro modo di vederla e di sentirla.

PICCHIO
1.
Sono uno strano Picchio muratore/ che batte la sua scorza dall’interno.

PIENA
1.
La Piena del mondo/ sale fino alla parola.

PIENO
1.
I Pieni ripetono se stessi.

PIETRA
1.
Quanti gli abbandonati/ lungo il cammino/ e lì bloccati!/ Piante, fiori, insetti, uccelli…/ Montando in se stessa/ la vita si sviluppa/ e l’uomo è la Pietra di sé/ ed è il sormonto.
1a.
Sono Pietre di sormonto/ tutte le altre cose/ inanimate e animate./ Pietre di sormonto e sormontate.
2a.
Pietre le Pietre, le piante e gli animali./ E diventa Pietra anche l’umano se rimango.

PINI
1.
Gli antichi compagni/ che non vedono le stelle.
2.
Vite antichissime/ radicate e chiuse/ che io sradicato e aperto/ vedo e incontro.
1a.
Ed io qui solo/ in un esterno bianco di neve/ che abeti e Pini/ non hanno mai veduto./ Essi gli abitatori/ ed io l’errante.
2a.
Ho trapassato/ strati di luce/ e vi vedo maestosi/ presso le cime.
3a.
Pino staccato io/ da bosco alpestre./ Pianta dell’umano./ E in cerca di distacco/ per sapere.

PITECANTROPO
1.
Siamo i Pitecantropi/ dell’età della tecnica./ Così ci classificheranno nel futuro/ perché un’umanità così/ non può durare.

POESIA
1.
Non posso più seguire/ un cammino prefissato,/ perché sempre non mi è dato/ di incontrare la Poesia/ in questo modo./ Ma devo deviare,/ tentare altri sentieri,/ immergermi nel bosco e nei pensieri./ Devo insomma essere libero/ di andare dove voglio/ e dove mi pare./ La Poesia non si trova mai/ su una strada già percorsa/ e neppure per una già indicata,/ perché anche così sarebbe nata/ e io non allevo mai la altrui Poesia.
2.
La mia Poesia è poverella/ non mi ha dato un centesimo finora/ anzi mi chiede ancora/ carta, penna, macchina da scrivere,/ di preparare messaggi e di inviarli./ Ed io l’accontento,/ anzi le sorrido con condiscendenza/ e con quella dolcezza/ che si dà a un’età soltanto: la più piccina./ E non è più poverella ma bambina,/ voce di un nuovo giorno.
3.
Soltanto la Poesia/ segue la vita/ o gli abbraccia il collo/ come un fanciullino.
4.
La Poesia: non vedi come esce!/ Un battere di ali improvviso e lascia la terra/ seguendo appresso il volo della vita.
1a.
La Poesia è crudele/ in questo tempo:/ lascia le antiche note/ canta la fine.
2a.
Il mio campo era il pensiero/ dove spiccavo idee/ come si sciolgono/ le allodole nel volo,/ ma ora c’è un canto solo/ che mi prende:/il canto del finito/ e un solo varco.
1b.
Se non è vita la Poesia/ lasciala andare./ O è voce, se vuoi,/ del tramutare.
2b.
La luce del Logos/ fa fiorire la parola/ e questa è la Poesia/ se vuoi sapere.
1c.
Dove spunta la parola di Poesia/ gli è appresso Iddio o s’avvicina/ come io mi dirigo verso il fiore.
1d.
La Poesia/ è il silenzio universale/ che diventa voce/ quando la vita/ s’introduce e tocca.
2d.
E il silenzio/ è l’indistinto/ d’ogni suono.
1e.
Onde di luce/ diventano colori/ nelle creature del sole./ Onde di pensiero/ diventano Poesia/ nelle creature del Logos./ E tra gli umani e i fiori/ c’è il varco di una luce.
1f.
Poesia è la parola/ che si veste di bellezza/ e di mistero.
2f.
Ma io conosco un po’/ il segreto di Poesia:/ è la luce del Logos/ che l’accende.

POETA
1.
Nella sua vita rivolta verso il Logos/ mi sembra il poeta come un fiore/ che s’apre e mostra i colori del suo sole.
2.
Se fossi solo un Poeta io resterei così:/ rivolto al logos ad aspettare parole.
3.
I pensatori/ ci hanno introdotti nel pensiero/ e poi condotti,/ ma siamo giunti/ alla fine del viaggio.
4.
Ma una mia vita vorrebbe rimanere,/ bocca di fiore aperta a questa luce.

PONTE
1.
L’arcata del Ponte della vita/ e quella contrapposta della morte,/ si sostengono a vicenda.
1a.
Il collegamento/ fra una vita che finisce/ e un’altra che incomincia, c’è già in natura/ perché, appunto, uno muore e un altro nasce/ ed esiste il passaggio oscuro dall’una all’altra sponda./ Ma ciò riguarda la specie e non il singolo./ Io invece è nell’abisso che inghiotte la persona/ che ho gettato un Ponte.
2a.
Ponte c’è già fra una veglia e l’altra/ che supera la tenebra del sonno,/ ma si compie ad occhi chiusi/ e mente spenta quel passaggio,/ come trasportati da un sentire oscuro./ Però quando si giunge dall’altra parte/ c’è il ricordo del giorno precedente/ e di tanti altri che son stati/ e perciò non la spegne questa vita/ quell’abisso breve.
3a.
Ma l’altro sì, l’altro ha nome “morte”./ Ed è su quello che ho gettato il Ponte.
1b.
Il Pericolo si fa sempre più vicino e grave./ Pericolo di catastrofe mondiale/ di cui già ci sono tanti segnali in cielo e in terra./ Allora si cercherà la fuga/ ma c’è solo un esile Ponte sull’abisso/ e pochi sanno dov’è/ e si può passare soltanto uno per volta.

PONTE PIÙ GRANDE
1.
“Ponte più grande” è un ponte di memoria,/ quello che unisce le due sponde dell’Occidente,/ dalla sua Aurora fino al suo Tramonto.
2.
Ed è già stato progettato un altro Ponte/ uguale e simmetrico al primo:/ quello che collega il Tramonto a un’altra Aurora.
3.
Utilizzando perciò le stesse sponde,/ le stesse fondazioni, e la struttura/ che cavalca il grande vuoto./ Si sostengono a vicenda le due parti.

PONTE SULL’ABISSO
1.
Il Ponte sull’Abisso – la sua parte a giorno –,/ è il risultato/ di venticinque secoli di filosofia/ dopo che il suo cammino è giunto al capolinea,/ indicato dalla pietra miliare del Tramonto.
2.
Si valica l’Abisso della morte/ attraversando il Ponte/ e si ritorna nella luce della vita/ e nel dominio della coscienza.
1a.
La morte era un abisso/ su cui non esisteva/ una struttura per attraversarlo./ Abisso lo è ancora/ e sarà sempre, io credo,/ ma ora le due rive/ le collega un ponte./ È un ponte dove si è portati/ come su quello più piccolo del sonno/ ma è necessario sapere/ che c’è e che si passa/ perché ci sia continuità/ da vita a vita.

PORTA
1.
Ho visto Porte che somigliavano a queste/ che aprono e chiudono case e stanze,/ ma non come queste./ Queste una casa chiudono o una stanza/ e aprendole la casa appare, la stanza appare/ che esse conservano./ Ma quelle non chiudono nulla./ Ne apri una e un’altra te ne appare,/ e aprendola ancora un’altra ne appare/ e sempre così, finché ti accorgi/ di Porte senza fine/ che nulla aprono e nulla chiudono./ È bello aprendo sapere di trovare/ e chiudendo poter conservare./ Ma ciò può avvenire solo da questa parte/ e da questa parte si è cercato che avvenga./ Ma dall’altra parte ho visto che non è così/ e m’è sembrato anzi che quelle Porte/ non a queste somigliassero/ ma queste a quelle,/ anche se possono sembrare più vere.

PORTA DEL GIORNO E DELLA NOTTE
1.
La Porta che io vedo dalla mia mente,/ la Porta del Giorno e della Notte,/ dovrebbe essere varcata dall’abitatore interno che io sono.
2.
Le immagini del pensiero e quindi il mondo/ e i sigilli del pensiero, i numeri ed i nomi,/ è tempo ormai di trascurarli un poco./ Sono cose dell’interno, di un giorno della vita,/ ed è tempo di tramonto e c’è l’uscita.
3.
La sfera di Parmenide è una sfera di riproduzione,/ simile al ventre della donna./ Dopo una lunga ricerca ne sono ormai certo./ Siamo entrati in quella sfera all’inizio della nostra civiltà,/ anzi quell’ingresso è lo stesso inizio./ La filosofia è la visione generale di quell’avvenimento.
4.
Uscire da questo mondo di pensiero/ che produce abitatori del pensiero: gli uomini,/ come il sole gli alberi ed i fiori./ Diventeremo abitanti d’altre terre e altri cieli/ ma con le radici dentro a questo mondo.
5.
Ho individuato finora due Porte del tempo/ che interessano direttamente l’umano./ La prima duplicata e moltiplicata tante volte/ è quella della donna che sviluppa/ e introduce in questo mondo./ L’altra è quella che Parmenide/ ha veduto quando siamo entrati in questa sfera/ circa ventisei secoli fa.
6.
Quando usciremo dalla Porta del tempo,/ lasciando la casa dove abitiamo,/ ci diventerà noto il suo aspetto e la sua ubicazione,/ per cui diventerà possibile a chi è già stato/ di entrare e di abitare, di uscire e ritornare.
7.
Quando da una Porta del tempo/ siamo entrati in questo ventre di sviluppo/ che chiamiamo sfera del logos, pensiero,/ filosofia, storia, civiltà occidentale,/ ci siamo entrati come semi./ Ma quando si esce, si esce sviluppati/ con sensi adatti a percepire un altro sole,
8.
La notte che chiamiamo morte s’illumina in tal modo/ e si vede l’accesso a questa luce, cioè la Porta del tempo/ e di essa gli si toglie la sua chiave,/ Siamo stati tronchi ciechi nell’attesa,/ ma ora c’è un intero che si mostra.
9.
Nel sue esterno è bella quella cosa/ che nell’interno la chiamiamo vita.
1a.
Io so che uscendo dalla Porta/ quest’intero raccolto, cioè il mondo,/ ti appare tutto incluso nella sfera che si lascia.
2a.
Sparisce la manifestazione dentro il buco nero/ e mi sembra che esso sia un’altra porta del tempo.
3a.
Similmente sparisce la primavera,/ l’estate e l’autunno dentro la terra,/ e quella notte la chiamiamo inverno/ noi che dall’esterno assistiamo allo sparire.
1b.
Porta del tempo e si entra in un mondo/ e lì ci sviluppiamo per trapassare.
2b.
Il tempo della gestazione è una Storia.
3b.
Porta del tempo e si esce da quel mondo,/ ed è concentrica la sfera dove si riappare.
1c.
Sentite: indicazioni conducono alla porta./ Il suo nome completo è Porta/ che divide i cammini del Giorno e della Notte./ Il primo che l’ha vista e superata è stato Parmenide./ Da essa si esce nelle divine spiagge del logos dorato,/ e nel passaggio rimane tutta da una parte questa nostra vita./ Imboccare la Porta d’uscita è la fortuna che ci vuole/ per entrare nell’altra sfera luminosa.
2c.
Immagina il pensiero con un’uscita:/ quella è la Porta di cui parliamo./ Che è anche l’ingresso dentro il logos/ dove ci troviamo, che ha il giardino/ delle stelle nel suo giro./ E il tempo umano lo elargiamo a queste stelle.
3c.
C’è un altro regno della luce fuori di Porta,/ non diverso ma più lucente dello stellato/ e più vivente di un prato a primavera.
4c.
T’affacci sul divino della luce quando incontri la Porta/ e da lì ti accorgi che le stelle e le galassie/ sono scintille di essa sparpagliate/ dentro l’interno che si lascia.
5c.
Se ti accade di accostarti a quella Porta/ e di affacciarti, vedi gran luce/ e le stelle e le galassie stanno all’interno/ immerse in una sfera di pensiero.
6c.
La Porta: quando sei vicino ad essa e in attesa di uscire,/ si presenta la visione che da lì sei anche entrato,/ e ti accorgi inoltre che da quel punto/ è iniziato il tempo della storia.
7c.
Ogni interno ci prepara e poi ci lascia uscire./ Ogni interno della vita ha una Porta in un’altra luce.
8c.
Di nuovo le popolazioni primaverili del sole/ si sono destate alla sua luce e sono sbocciate./ Se esse vedessero la loro bellezza come io la vedo,/ vorrebbero trascendersi per guardarsi./ Trasumanare è anche il mio cammino/ e l’avvicinarmi alla Porta per passare.
1d.
Questa Porta è l’uscita da pensiero filosofico e scientifico/ e si può perché da essa siamo anche entrati/ circa venticinque secoli fa.
2d.
In cammino verso una nuova spiaggia della luce/ può essere il titolo dell’avventura,/ Il cammino – solo orme di passi e frecce di segnali –,/ è ormai tracciato sulla carta fino ala Porta./ Intuibile il di là, ma non si vede.
1e.
Una Porta sul confine della mente: ecco il segreto./ Che si può decifra soltanto seguendo le indicazioni/ che si trovano lungo il cammino che conduce alla Porta.
1g.
Se si passa quella Porta si è più vicini a Dio.
1i.
La vita di pensiero ha una sfera di pensiero – il logos –,/ che la contiene e l’alimenta./ Per vie conosciute e stabili non siamo mai usciti da essa./ Ma ora si presenta la sua Porta.
2i.
Se c’è una Porta ad ogni fine di sviluppo,/ allora c’è anche Dio che tiene la sua chiave.
3i.
È la Luce che ti solleva fino alla Porta/ e predispone la struttura su cui sali,/ Poi nell’incontro con essa sboccia il fiore.
4i.
Soltanto la luce ha potere sollevante./ Se perdi dio rimani nel profondo.
1i.
Quando arrivi alla fine del pensiero razionale trovi la Porta.
1m.
Sicuramente ci sei dentro a due luci:/ a quella del sole che si vede e a quella del logos/ che non si vede, se non per lampi e squarci come sogni./ Ma passa una Porta ancora e la vedrai.
1n.
Sul confine dell’ambito dove il pensiero/ razionale è sorto e si è sviluppato,/ c’è un sentiero che conduce fino a una Porta./ Seguite quest’indicazione per arrivare.
1o.
C’è anche la Porta antica che tu porti,/ da cui si esce nella luce del sole./ Dall’altra più recente/ si raggiunge invece un’altra luce./ O forse la stessa, ma vista con altri occhi.
2o
Una Porta visibile è la tua, perché antica e superata./ l’altra invece non si vede perché sta sopra il visibile./ Appartiene al vedente e non al veduto.
3o.
Le Porte nel veduto sono quelle/ da cui spuntano i fiori e i bambini.
4o.
Porta nell’invisibile è invece quella/ che non hai ancora superata.
1p.
La Porta è anche il passaggio a un altro mondo/ e quindi questo diventa un sorpassato,/ simile agli altri di natura/ che appaiono dal pensiero
2p.
La natura vista dalla Porta dell’uscita/ è ciò che è già stato/ e ruota in cerchi chiusi, senza più uscita./ Perciò è l’eterno e immutabile ritorno.
1q.
Ho trovato una nuova Porta/ nella dimensione del pensiero/ da cui si può uscire in un’altra luce./ In essa il mondo delle cose a metà:/ metà giorno e metà notte,/ metà sonno e metà veglia,/ metà conscio e metà inconscio,/ metà uomo e metà donna,/ metà vita e metà morte,/ diventa mondo delle coincidenze./ Coincidono i contrari che ho nominato/ e ogni altro che appare in cielo e in terra.
1r.
La Porta sul corpo di una donna/ è come quella che s’è aperta nel pensiero/ per i pochi che finora sono usciti./ Immettono ambedue in dimensioni luminose: il sole e l’Essere.

PORTE DELLA VITA
1.
La Porta è una, indubbiamente,/ anche se sono innumerevoli i suoi aspetti./ E Iddio conosce tutti quei segreti/ se è sempre dappertutto e in ogni cosa.
1a.
La Porta che si apre/ alla fine della notte dell’Essere/ è la nuova uscita di salvezza.

POSIZIONE
1.
Sono capitato in un Posto fortunato,/ di contro al sole al limitare d’inverno/ e alle spalle il pendio della mia vita.

POSTULATO
1.
Quel che si Postula è che una civiltà giri in tondo/ come la terra attorno al sole e attorno a se stessa./ E che alla fine del giro trovi l’uscita.

PRATO-CIELO
1.
Il Prato è come il Cielo questa sera./ Le stelle e le galassie sono le grandi margherite/ isolate o in gruppi, a fasce di biancore/ – profondamente gli assomiglia –./ Non so se Dio passa nel suo Cielo come io nel Prato/ e schiva le sue stelle come io queste corolle./ Perciò resta il Prato e resta il Cielo.
1a.
La notte delle stelle/ è un grande Prato/ lasciato dalla luce/ un giorno antico.

PREDECESSORE
1.
Il mio antico Predecessore è quel pesce/ che per primo o tra i primi/ è uscito dal mare toccando la terra./ E camminando e mutando/ si è giunti fin qui e fino a me/ – lontanissimo discendente –,/ che ora sta preparando un’altra uscita.

PREMATURO
1.
Questa povera vita/ di germogli Prematuri/ sotto il freddo vento che li scuote/ come è disposta a soffrire/ pur di sentire il sole./ Domani invece giaceranno rattrappiti.
2.
Forse sono anch’io un Prematuro.

PREPARAZIONE-PREPARATI
1.
Mi è stato dato di sapere/ che si può uscire dalla condizione umana/ chiamata homo sapiens sapiens/ e da quella più recente uomo filosofico e scientifico./ La via dell’uscita e l’uscita è segnata dalle indicazioni/ contenute in questo Vocabolario./ In quanto a me,/ mi sembra di essere un posto di confine/ piuttosto che un camminatore d’oltre terra./ Per riuscire a conquistare quel passaggio/ c’è ancora molto da vivere e morire.
2.
Forse una generazione manca ancora e forse più./ Io racconto ma c’è silenzio in chi m’ascolta./ Non mi credono, non sono Preparati.
1a.
È in Preparazione/ un altro modo di concepire,/ di svilupparsi, di nascere,/ di percepire la luce./ Quello che ha qualche precedente/ nei miti, nelle religioni,/ nelle visioni dei mistici,/ e che nel mio caso è la coincidenza uomo-donna.
2a.
Un modo nuovo di concepire per l’uomo/ o lo stesso ma con risultati nuovi./ E un modo nuovo di nascere da donna.

PRESENTE
1.
Presente – capisci – io mi chiamo/ a cui giunge la piena di ogni cosa.
2.
Semplicemente non c’è – non è presente –/ né il cielo con le sue stelle/ né la terra e le sue cose/ senza la mente d’uomo.
3.
Semplicemente non c’è/ quindi è già stato./ Era un presente che abbiamo sotterrato/ nei dì dell’abbandono.
4.
L’è è l’idea della cosa/ come fu chiamata in tempo antico.
5.
Essere e Presente stanno assieme.
6.
Certo che a questa mia misura/ – la presenza nel Presente –/ il ruscello mormora parole/ e intrecciano figure quelle stelle.
7.
Il Presente è la luce della mente/ più diffusa di quella del gran sole.
8.
Nella presenza del Presente/ la cosa è la parola.
1a.
Illumino di Presente/ ciò che è stato./ Oppure le cose stanno/ in una misura antica,/ quindi rinchiuse senza fine/ si può dire.
2a.
Un po’ si può dire/ cosa perdono/ e dove cadono le cose/ senza il Presente/ dove anch’io mi trovo:/ perdono colori, sapori/ forme, dimensioni…/ diventano conformazioni/ antiche e chiuse/ come è ogni seme/ se non lo desta il sole.
1b
Il Presente è soltanto la parola./ Io capto tempi che arrivano al Presente.
2b.
“Luna” – il suo tondo occhio / che io chiamo luna –/ è la sua trasformazione estrema/ quando arriva.
1c.
La dimensione del Presente è una luce/ dove ogni cosa mostra la sua faccia.
2c.
Tu vedi da una luce/ che illumina anche il sole./ Essa è “ciò cui siamo più vicini”/ ha detto Eraclito il sapiente./ Infatti ci circonda e ci riempie.
1d.
Il Presente è il raduno della luce.
1e.
Come un treno che corre/ e sembra che si muovano/ la terra e il cielo,/ così è la nostra vita che passa/ e sembra che trascorra il mondo./ Ma esso è immutabile ed eterno./ Illusione è il movimento,/ illusione il passato e il futuro./ E se un giorno tu dirai:/ voglio conoscermi nella verità,/ dovrai superare l’illusione/ e ti vedrai nell’immobile Presente.
2e.
Come una successione illimitata di specchi/ che riflettono e rispecchiano un’immagine/ è la nostra vita/ e la più vicina è l’insondabile Presente./ Ma è sempre Presente anche la più lontana,/ perché una sola è l’immagine specchiata./ Solo che guardando negli specchi/ vediamo successioni senza fine./ Ecco l’inganno del passato e del futuro.
1f.
Se c’era già il mondo/ prima che l’uomo fosse,/ allora c’era anche l’uomo/ prima che diventasse/ a sé palese.
2f.
Ma se l’uomo/ è sempre stato,/ è sempre stato Iddio.

PRESENTE-PASSATO-FUTURO
1.
Siamo chiusi in una sfera/ che è il Presente,/ ma da essa scandagliamo continuamente/ il Passato e il Futuro/ di sfere sormontate.
2.
Dalla sfera di Presente dove sono dentro/ vedo e tocco le altre che son state:/ il Passato e il Futuro di vite trapassate.
3.
Che si proceda/ per sfere concentriche/ di vita e di visione/ anziché in modo lineare,/ questa è la chiave/ di innumerevoli aperture/ e di svelamenti senza fine/ dopo le Porte.
4.
Il Presente è un punto di visione,/ la sommità di sfere trapassate.

PRESENZE-ESISTENZE
1.
Occuparsi di antiche Presenze/ e non conoscere la nostra./ E le altre arrivano/ a questa assenza di Presenza/ che è la vita.
2.
L’assenza di Presenza/ è l’Esistenza dei filosofi.
3.
Così tu che sei uscito/ da uno specchio/ vedi e non ti vedi.
4.
Vedi le cose e soffri la tua assenza.
5.
Il vero che tu dici/ è una Presenza/ che compare in un’Esistenza/ che non vedi.
6.
Il sogno almeno appare/ e tu lo vedi da un’altra luce/ e dici che hai sognato./ Ma del mondo non puoi affermare/ che l’hai vissuto ancora.
7.
È un cieco sopraggiungere Esistenza/ a ripetere immagini del mondo.
8.
Farne una Presenza è il vivere mio/ e proteggere la vita con il divino.
9.
In una scala decrescente arriva al nulla/ ogni Presenza senza l’Esistenza.
1a.
La Presenza nell’Esistenza/ la chiamiamo cosa.
1c.
Le Presenze s’intendono nel Logos./ C’è una dimensione che le accoglie così/ o così non sono.
2c.
Soltanto perché la raccogli/ dagli abissi del passato/ c’è la cosa.
3c.
Se si stacca dalla mente/ e dagli occhi/ cade profondamente.
4c.
L’Esistenza è una Presenza mai veduta/ da ogni abitatore dell’interno.
1d.
Le Esistenze diventano Presenze dopo un sorpasso.
1e.
Io porto alla Presenza cose antiche/ – il mare e le stelle della sera –/ che non sarebbero qui se io non fossi/ e non avrebbero vesti colorate.
2e.
Entrando nella vita splende la stella/ e spumeggia l’onda sulla riva.

PRESIDIARE
1.
Rendiamo veri i sogni Presidiandoli./ È il Presidio ai sogni che si chiama vita.
2.
E Presidiarli significa/ porre costante numerosa/ presenza armata/ perché non sfuggano,/ perché non si dissolvano/ nella notte.

PREVISIONE
1.
Finora nuovi spazi/ e nuovi luci/ qui non si vedono/ ma c’è la Previsione.
2.
Compariranno in nuovi occhi che si aprono.
3.
Aumentare la visione è il vivere mio.

PRIGIONE
1.
È la luce che ci attira./ Io ne percepisco un’altra/ dopo il sole e dopo il Logos/ e da un po’ là mi volgo e mi dirigo./ Attirato dal sole sono stato albero,/ attirato dal Logos sono stato uomo,/ fino al limitare di una Porta.
2.
La prigionia degli uomini nel Logos/ è simile a quella degli alberi nel sole.
3.
Io sto indicando le ragioni di un’uscita./ Sto indicando la direzione/ per i millenni che verranno.
4.
Ogni luce Imprigiona/ chi non riesce alla fine a superarla./ Anche il Logos ha rinserrato la pianta umana./ È un labirinto di parole la Prigione.
5.
Ci sono vastissime Prigioni come il sole/ dove giacciono gli alberi, le erbe, i fiori.
6.
Questi alberi che si innalzano nel sole/ che s’inerpicano in una luce posseduta/ instancabilmente e inutilmente/ sono da commiserare.

PRIGIONIA
1.
L’appartenenza al Logos/ come l’albero al suo sole/ è ormai la Prigionia di questa vita.

PRIMAVERA
1.
La Primavera è festa antica, abbandonata,/ se non arriva il riso e la parola.

PRIMULE
1.
Le accorrenti nella luce al primo avviso.
2.
Ed io mi porto a rivedere le prime uscite:/ le Primule ai margini del bosco.
3.
Sembra un accordo antico questo incontrarci.
4.
Non sono diverse da noi,/ aspirano all’aperto luminoso/ le prime che rispondono al richiamo.
1a.
Anch’io mi cerco staccato dal mio tempo/ come la Primula sbocciata nell’inverno.

PRODURRE-PRODUTTORI
1.
Io so come si son fatte le cose/ e come altre ancora si faranno.
2.
Siamo complessi che Producono gli aspetti/ anche quello luminoso che chiamiamo “luce”.
3.
Le chiamiamo “onde” e anche “corpuscoli”/ le prime battiture da cui poi esce l’aspetto.
4.
Ed io mi trovo qui per trarre altre apparizioni/ dall’indistinto e indeterminato./ Comprendo queste perché altre ne preparo./ Sono il Produttore d’altre immagini del mondo./ Mi preparo a sollevare altri aspetti dai fiori e dalle stelle,/ ancor più belli i primi e luminose le seconde.
5.
Mi trovo sul confine dove si formano/ nuove immagini del mondo./ E non sono soltanto spettatore.
6.
Comporre immagini come sul telaio la tela/ è il lavoro che compie la mia vita.
7.
E poi se la luce della vita non si spegne/ anche quel lavoro non si perde.
8.
Se tu mi sei vicino puoi capire./ Io mi trovo su una linea di confine/ dove le informazioni diventano parole/ e le parole progetti di nuove apparizioni.
9.
Come un caleidoscopio siamo noi/ a cui ogni tanto aggiungiamo/ pietruzze colorate nel suo fondo.
1a.
Elaboreremo una nuova visione del mondo:/ del giorno con la terra e il sole nuovi/ e della notte con tante altre stelle/ appena supereremo l’altra soglia./ L’attuale visione tuttavia non sparirà/ ma resterà al disotto, superata dall’altra,/ ed una nuova di rete di neuroni e sinapsi/ ricoprirà il cervello.

PROGRAMMA
1.
Io avevo scritto/ nel mio Programma/ queste indicazioni:/ di raggiungere il confine/ della vita e della morte./ Ma non era detto come e quando./ Come e quando è stata la mia vita,/ un cammino che ho accettato/ di percorrere in quel modo/ anche se con ritardi e titubanze.

PROVA-ANTI PROVA
1.
Il nulla – comunque sia – non ci sarebbe/ se non cercasse la sua Prova./ E ha prodotto l’uomo che è la Prova e Anti prova./ E Dio! Anch’egli per Provarsi cerca una Prova/ ed è l’uomo la Prova e Anti prova.
2.
Perciò cosa c’è al di là:/ il nulla o Dio?

PUNTI DI COLORE
1.
Tutta la luce/ a Punti di Colore/ dentro nel prato/ e la raccolgo io.

Una Risposta to “Obbedire […] Punti colore”

  1. 4. Non è più tempo di vani convegni ciarlieri | La via d'uscita dal nichilismo Says:

    […] O vie di fuga per pochi se i più staranno inerti ad aspettare… « Obbedire […] Punti colore […]

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