Dal tempo all’eternità

Vasilij Vasil'evič Kandinskij, Alcuni cerchi (1926)

Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Alcuni cerchi (1926)

Il tempo che si passa senza sapere da dove si viene e dove si va, cioè quello di una vita da quando si nasce a quando si muore, normalmente ha l’aspetto di un tratto di retta o di un arco di cerchio.
Il tempo dell’Eterno ritorno dello stesso è invece un cerchio dove “l’inizio e la fine stanno assieme, sono lo stesso”.
Il primo tempo è lungo una vita d’uomo, oggi circa ottant’anni. Il secondo circa tremila: è il caso dell’Occidente, dall’inizio nell’antica Grecia fino a La via d’uscita dal nichilismo, vale a dire fino al punto dove è giunta la filosofia e la sua storia (vedi Dalla sapienza alla sapienza seguendo la via filosofica).
Una durata del cerchio simile a quella di Wolfgang Goethe, che l’ha espressa così: “Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata”.

Poi alla fine del giro, dove i due estremi coincidono, nasce l’eterno. Il tempo muta in eternità, diventa Eterno ritorno dello stesso. E comincia il girotondo della vita ad occhi aperti, dove tutto è fine e inizio e non si muove.

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