Saccente […] Svolta

Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (193)

Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (1936)

 

SACCENTE
1.
I Saccenti che abitano il logos/ e blaterano tanto./ Ma di loro non sanno chi sono,/ da dove vengono e dove vanno.

SALIRE-SALITA
1.
Tutta la vita è una Salita nella luce./ Ma c’è chi si è esaurito nel sole e chi nel Logos./ Io continuo a Salire, o almeno tento.

SALISCENDI
1.
Cos’è la vita dopotutto!/ È l’ingresso in una sfera di sviluppo/ attratti dalla luce e dalla bellezza./ E chi entra giunge dall’esterno/ o si può anche dire che sta in alto./ Così entrano i semi ed escono gli uomini/ e sospetto che così entrano ed escono/ anche gli dei.
2.
Sfere della vita ed aspetti della bellezza:/ e si scende e si sale./ Questo Saliscendi soltanto è fondamentale./ Se gli dèi stanno più in alto/ anche per loro il discendere è dolcezza/ e c’è dolcezza nel lasciarsi andare./ E c’è poi l’aspirazione di salire.
3.
Dopotutto il senso principale della mia ricerca/ è quello di definire questa sfera di sviluppo dove siamo immersi.
4.
Se si conoscono i confini della sfera/ perderanno la loro imperscrutabilità/ gli arrivi e le partenze.
5.
Finora l’ingresso lo chiamiamo “nascita”/ ed è misteriosa e casuale./ L’uscita la chiamiamo “morte”/ ed è indecifrabile e paurosa.

SALTO
1.
L’universo giunge a riva d’uomo/ come l’onda arriva alla battigia/ e se Salti in quel punto lasci l’umano.
1a.
Io so che usciremo come da un sogno/ se compiremo quel Salto del confine.

SALVACONDOTTO
1.
Con la parola scritta c’è chi passa.

SALVAGUARDIA
1.
Ho cercato, è credo di averlo ottenuto,/ un aumento della parte conscia,/ e soprattutto la possibilità di ritornare ad essa/ dopo il grande viaggio notturno./ Questa Salvaguardia di sé è l’uomo nuovo./ L’uomo che rimane è l’uomo nuovo.

SAPERE
1.
Non si sapeva/ che dalla Porta da cui siamo entrati/ si può anche uscire.
1a.
Se vuoi sapere di più passa il pensiero,/ sorpassalo cioè, sormontalo, esci./ Voglio più tempo ed il mio tempo scade/ dentro a questa sfera di visione.
2a.
Superando il Logos/ qualcosa si riesce ad ottenete:/ la Conoscenza delle ripetizioni/ di questa vita, per esempio./ Mi rialzerò ricordando il mio tramonto/ e il lungo percorso nella notte.
1b.
Il Sapere filosofico e scientifico/ e il sogno di un sonno molto lungo./ Ed io perciò non voglio più sapere/ vale dire continuare a sognare/ ora che c’è luce di risveglio.
2b.
Appeso al dormiveglia sono io/ tra un sogno che è finito/ e la sua apparizione nel risveglio.
3b.
Si procede per sonni e per risvegli/ e per sogni che appaiono da altri sonni.

SAPIENZA-SAPIENZIALE
1.
Da visione Sapienziale a visione Sapienziale,/ cioè da Notte e Aurora del V° secolo a.C. visti da Parmenide/ a Tramonto e Notte del XX° secolo visti da Heidegger/ c’è tutto il divenire dell’Occidente,/ che può muoversi ancora dentro a queste sponde/ ma come le mare fra le sue spiagge.
2.
In questa terra d’Occidente/ è stata ormai scorta l’altra sponda/ della luce che chiude ed apre,/ prevista tuttavia fin dall’Aurora.
1a.
La Sapienza è diversa dalla scienza e anche dalla filosofia./ Il suo conoscere è vedere e non percepire soltanto/la luce del Giorno e ciò che appare in essa,/ come fanno la filosofia e la scienza./ Vede cioè anche la Notte e il movimento nelle tenebre/ seguendo il cammino delle stelle./ Sapienza è la visione del totale/ è conoscenza della parte diurna e di quella notturna,/ quindi dell’intero ciclo della vita.
2a.
E si può dire anche di più della Sapienza:/ se è visione di un ciclo intero della vita/ è anche previsione di altri cicli/ ed è indicazione di passaggi.
1b.
È ancora tempo di Sapienza/ nel passaggio dalla Notte al nuovo Giorno.

SASSO
1.
Come un sasso del torrente/ levigato e arrotondato sono io/ che tante volte le piene investono e trascinano/ fra innumerevoli ostacoli./ Ma c’è destinazione verso il mare.
1a.
Lanciamo il Sasso nello stagno,/ come si divertono i ragazzi./ E non c’importa/ di quel che accade/ nell’acqua cheta o morta/ fin sulle sponde/ dove l’onda arriva./ È la forza dirompente di quel sasso/ che poi conta.

SBOCCO
1.
Se non arrivi tu che sei la via/ nient’altro giunge a questo Sbocco del pensiero./ Il mondo intero non c’è o non è qui.
1a.
Se non troveranno lo Sbocco/ si rivolteranno contro tutti e tutto/ fino alla distruzione.
2a.
Lo Sbocco c’è,/ ma nel generale ottundimento/ pochissimi hanno affinato lo sguardo/ per vedere.
3a.
Che si voglia prima la fine/ e poi, semmai, inizio ancora?
4a.
Ma allora ci sarà ecatombe nella fine/ per uno soltanto che ricomincia.
5a.
Tutto dovrà essere sormontato e abbandonato/ in quel cumulo che chiamiamo realtà/ ma che è soltanto densità per appoggiarsi.

SCENA
1.
Fuggire di Scena,/ dalla Scena dei bipedi pensanti.
2.
Non è tutta la scena questa vita/ ma soltanto una rappresentazione/ in un teatro.
1a.
È uno scenario di punti luminosi/ l’apparizione della notte nella vita.
1b.
Nascere e morire/ è l’ingresso e l’uscita/ da una Scena.
2b.
La parte di ognuno/ non mi pare preordinata,/ Chi entra nella Scena/ non conosce tutta la commedia/ e perciò deve anche inventare/ la sua parte.
1c.
Poi si sparisce dalla Scena./ E rimane tutto afflosciato quel costume/ che è stato adoperato per apparire e per agire.

SCHERMO
1.
Gli occhi sono lo Schermo (il video) della mente,/ quindi il visibile di un elaborato. / L’elaborato è il mondo./ Se lo chiamiamo “vero”, qualcosa di vero c’è/ perché sono innumerevoli le stratificazioni./ Immagini stratificate sostenute e ripetute/ sono il mondo./ Se cambiamo gli schermi (telescopi – microscopi)/ muta l’aspetto dell’elaborato/ e si danno altri nomi alle visioni.

SCHIANTARE
1.
I pini più in alto e solitari/ hanno le cime Schiantate dalle folgori./ Sarà meglio non restare troppo in vista al cielo.

SCIAME
1.
Sono circondato dallo Sciame/ ed io che sono vita lo raccolgo./ Ho aperto gli occhi a vibrazioni e ondulazioni,/ e diventa lue e colore la raccolta./ Ho aperto le orecchie presso la spiaggia,/ e diventa suono ogni frangersi dell’onda.
1a.
C’è qualcosa là fuori/ prima d’ogni visione e ascoltazione/ che urta, batte ed entra/ e diventa luce, colori, figure, suoni nella mente.

SCIENZA
1.
Il cielo è azzurro perché si specchia il cielo:/ ecco un bel sapere già tutto pronto,/ e infatti è grigio quando è grigio il cielo/ e si rosola nell’oro del tramonto./ E si sa cos’è colore: onda di luce/ e l’acqua è un composto di cosette,/ quelle dell’aria ma lì stanno più strette/ come quando ci si ammucchia a far l’amore./ Ma quelle non si sciolgono, stanno a letto,/ un talamo perenne è questo mare/ e la Scienza lo sa e ce l’ha detto./ Essa conosce tutto, ha tutte le parole,/ tutte le cose e per ogni cosa un verbo/ ed io sono rimasto troppo acerbo/ in questo soleggiare così fecondo./ Mi trovo all’ombra sotto un nome solo/ non grido, non mi muovo, o giro in tondo,/ Ma se mi accade di uscire mi prende un volo.
2.
Ma così si ritorna al panteismo,/ mi hanno detto, a ciò che già sappiamo,/ a “non si muove foglia che Dio non voglia”,/ ma siamo ormai più avanti,/ c’è la Scienza, e la conoscono tutti quanti,/ che dice che si agita con il vento/ ed esso ha origine dal cielo/ quando strati d’aria si alzano e si abbassano,/ si incontrano e si scontrano./ Ed io vorrei sapere com’essi sanno/ chi sta muovendo ora il mio sorriso.
1a.
In prossimità della mente, come fa Scienza,/ il mondo è solo polvere di luce./ Oppure si tocca con le mani antiche/ e si calca col piede questa terra.
2a.
Se tocco il mondo con la mano,/ esso corrisponde alla mano che lo tocca,/ cioè cosa incontra cosa./ Ma se giungo al livello della mente/ luce incontra luce.
3a.
Il mondo è come tu lo prendi./ Se giungi all’intelletto ha nome Dio/ (la faccia che ci appare)
4a.
Il mondo è sempre un percepito/ e nel cammino fino a questo mondo/ c’è l’intendere degli altri che sono stati.
1b.
La disgregazione estrema cui si è giunti/ è la distruzione di ogni combinazione antica./ Il bambino terribile si mostra.
2b.
Tocca all’uomo la traduzione in luce delle cose/ fin da quando ha mente e cuore./ Poi ha mutato l’uso in un potere/ e lo sta esercitando, ma è già pazzo./ Penetra e disgrega la sua casa.
3b.
L’esplosione atomica del mondo/ sarebbe l’ultima fase di un processo/ cui si sta lavorando alacremente.
1c.
Sto pensando a chi cerca nella cosa/ e trascura il nome che le hanno dato/ e non sa che per scrutare ogni suo stato/ deve partire dal nome e non da cosa./ Ma se arriva al linguaggio appare il verso/ e deve diventare poeta per sapere.
2c.
Tu cerchi in basso ma io son già salito/ e devi alzare gli occhi per vedere.
1d.
La previsione esatta è un’inclusione/ di tempo antico in una nuova data.

SCIENZIATO
1.
Lo scienziato ha gli attributi delle talpe,/ è cieco quando giunge in superficie.

SCOCCARE
1.
Poi Scoccheranno/ a punta di freccia/ verso l’aperto/ le parole che raccolgo/ sul confine.

SCONFINARE
1.
Se riduci il mondo ai suoi atomi,/ anzi alle sue particelle subatomiche,/ puoi passare fra le maglie della rete.
2.
È un po’ questo il sistema di Sconfinare che insegno.
3.
Si vedono in tal modo/ buchi enormi e sterminati/ nei muri della cella.
4.
È un’uscita dalle maglie del cervello/ e la mente è colei che vede quel che accade.
5.
Vedo per immagini ciò che accade/ sul confine del cervello.
6.
Vedo per immagini quel che accade/ nel riposto di neuroni e di sinapsi.
7.
Uscire da quest’immagine del mondo/ significa anche uscire dai tracciati del cervello/ già segnati e funzionanti.
8.
È un gioco fra il cervello e le sue proiezioni, la crescenza.
9.
Ciò che dico è che si può uscire dalla rete./ Duplice è la rete: il mondo e il cervello.
10.
Non è neppure escluso che si dia vita/ a un altro corno dell’evoluzione,/ quello dell’intelligenza artificiale./ Ma io continuo per la via antica/ che ha il cervello naturale per protagonista.
11.
Se superi le barriere di chiusura e preclusione/ entri nella dimensione dove nuovi aspetti compaiono,/ dove la creazione gioca con il nulla.
12.
Sospetto che il passaggio/ che si chiama Porta/ che ben ci è apparso e appare/ sul confine della sfera/ abbia la sua corrispondenza/ sul limite del cervello/ in un posto ben preciso.
13.
Comunque Porta è soltanto il passaggio indicato e conquistato,/ quello di cui sai che si va oltre.
14.
Altrimenti puoi anche Sconfinare diversamente/ – ogni confine è come una brughiera -,/ ma passando così non riuscirai mai a sapere dove ti trovi.
15.
Se si Sconfina così/ si precipita nell’alienazione.
16.
Ecco perché è necessario questo cammino./ Ecco perché raccontiamo la sua storia.

SCOPERTA
1.
Scoperta è il mondo che diventa traccia/ di chi è già stato e di chi giunge ancora.
1a.
La Scoperta essenziale è l’albero della vita/ di cui il cervello è la radice.

SCORRERE
1.
Scorre la luce e nasce il suo colore,/ nel fiore che si vede dalla vita./ Scorre il pensiero e sorge la parola./ che qualcuno vedrà se si trapassa.

SEGNALAZIONI
1.
Fra le tante Segnalazioni che si trovano/ lungo il cammino che conduce alla Porta,/ ne ho vista una che si può decifrare così:/L’aspetto del mondo è un interno del Logos./ È ciò che in esso è stato portato e sistemato/ con figure, nomi, numeri e misure.
2.
È soltanto l’organizzazione umana/ dentro la sfera di visione/ che ha montagne, pendii, prati, fiori, caseggiato nella valle./ Che ha sasso che distaccato cade/ rumoreggiando per la conca alpina.

SEGNALI (nella bottiglia)
1.
Non so da dove arrivano i Segnali che traduco/ perché non ci sono se non diventano parola,/ cioè non si vedono, non si odono, non si toccano./ Prima non appartengono a questo mondo.
2.
Da una posizione avanzata,/ ai limiti del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali che tradotti e collegati/ segnano un cammino fino ad una Porta./ È la stessa Porta della Notte e del Giorno/ da cui siamo entrati circa venticinque secoli fa/ iniziando la filosofia e la scienza./ Ma ora si vuole ritoccarla per uscire./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e tradotti.
1a.
Da una posizione avanzata,/ sul confine del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali/ che tradotti e collegati/ tracciano un cammino su quella linea estrema/ fino ad una Porta./ Essa è la stessa da cui siamo entrati/ circa venticinque secoli fa/ iniziando la civiltà occidentale./ Ora si può valicare quella Porta per uscire,/ per una nuova avventura in un’altra luce./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e descritti.
1a.
Io invio Segnali,/ ma sono come quelli nella bottiglia/ affidata all’immenso mare./ Anche se la mappa del tesoro è vera/ e porta ad esso,/ chi raccoglie per caso la bottiglia/ non ci crede/ e noncurante la ritorna al mare.

SEGRETO
1.
Il gran Segreto dove tocchi Dio/ è il volgerti dalla parte dove non sei.
2.
Un’antica parte è la notte/ l’altra è la morte.
1a.
Siamo appresso al Segreto del divino/ noi portati avanti per luci e ombre immense.
2a.
Così appresso al Segreto/ ansima il petto e si attenua la vista./ Il Segreto della luce e della notte,/ di ciò che siamo, viso e nuca ancora/ e vita e morte, i regni separati.
3a.
Il Segreto è il canto e la parola.
1b.
Il Segreto sta nella duplicità./ Il bifronte non c’è in tutto l’ente.
1c.
Il Segreto del tutto è appeso al nulla.
1d.
Mi sono accorto che si può salire ancora:/ Ecco cosa io ti posso dire/ se vuoi conoscere il Segreto e dove vado.
1e.
Il Segreto uomo-donna è lo stesso della vita-morte./ Appartiene al problema della metà e dell’intero./ Nel primo caso le parti sono divise e separate,/ nel secondo c’è la coincidenza degli opposti.
1f.
L’amore, per ciò che è finora e che produce,/ è un Segreto non ancora rivelato./ Ma ora sta scoprendosi il Segreto.
1g.
Il Segreto è tutto lì, dentro il tuo ventre,/ e nella bellezza che si coglie nell’uscita./ Quella tua, voglio dire, la più grande,/ il tuo volto che appare a chi esce da te./ A me, invece, è stato ordinato/ di decifrare il tuo Segreto.

SEI
1.
Tu Sei, se vuoi sapere, come la marea/ che si trascina sulla sua quota il mare./ Senza di te a questo livello non c’è il mondo/ e si può dire soltanto che è più basso.

SEME
1.
Cadiamo a Semi anche noi/ su terre antiche, per rinnovare/ i sostegni a questa vita.
1a.
Come il Seme, c’è da uscir dal guscio,/ come Seme, c’è da uscire dalla terra,/ quando la luce s’avvicina e chiama./ Ma oggi è tempo di lontananza e di silenzio.

SEMICERCHIO
1.
La vita d’uomo è un cerchio che non chiude,/ anzi un Semicerchio io lo chiamerei/ che va dall’aurora al tramonto/ e non conosce l’altra parte.

SEMINATORE
1.
Sono come il Seminatore buono/ che va per il campo/ dove non c’è suono, odore, colore, sapore,/ e come la semente lascio andare/ essa cade, si dispone,/ e tutto appare e si sente./ Poi si raccoglie con la mente.

SEMPLICEMENTE
1.
Semplicemente/ è giunta l’ora del tramonto/ e viene notte/ di quella luce/ che ha sollevato l’uomo.

SENTIERI
1.
Iddio è colui che possiede/ i Sentieri della vita/ da cui si entra e si esce/ e li conosce.

SENZA VOLTO
1.
Io che vedo non mi vedo./ Io che sono vita/ colgo gli aspetti delle vite superate,/ ma non il mio.
2.
Soprattutto cerco la mia faccia/ e perciò si può capire il gioco/ e la scommessa.
3.
Mi dedico al mio gioco,/ immensamente,/ e accetto ogni posta.
4.
Noi, i Senza Volto che guardano le cose/ e quella cosa nostra che chiamiamo faccia.

SERRA
1.
Dopo il tramonto del Logos/ le piante umane che abitano l’Occidente/ stanno realizzando le Serre/ e le cittadelle con luci artificiali/ per sopravvivere./ Ma il posto non c’è per tutte quante/ e perciò molte di esse hanno già perso/ ogni slancio vitale/ e stanno decadendo e morendo.

SESSO
1.
La penultima terra è la tua donna/ ma l’ultimo sei tu da cui si esce.
1a.
Voglia di Sesso e voglia di vita/ non sono cose essenzialmente diverse.
2a.
Ci sono due luoghi che valgono davvero:/ il ventre della donna e la sfera del Logos./ Maturando nel primo si arriva fino al sole/ e superando il secondo, come astronauti nello spazio,/ è il Logos stesso che appare tutto intero/ sfera di luce anch’esso.

SEZIONE
1.
La vita apre Sezioni nel caos./ Ogni vita apre una Sezione./ E dal caos che si trae e si compone/ ciò che poi si vede.
2.
E si tenta un ordinamento,/ nominando, numerando, collegando.
3.
Gli abitanti di una Sezione/ sono soltanto quelli/ che la compongono e la conservano.

SFERA
1.
Questa nostra posizione temporale che ha inizio e fine,/ (cioè spunta improvvisa dal passato, rimane nel suo giro e cade intera),/ è soltanto la visione di corpi da un corpo/ e la loro inclusione nella Sfera.
1a.
In Sfere di contenimento/ si chiude ogni vivente per sopravvivere/ e le ripetizioni di ognuno nella sua Sfera/ sono illimitate.
1b.
Le Sfere della vita sono innumerevoli e varie:/ dentro la terra, dentro ad una donna,/ in un ambito di luce come il sole…/ Anche dentro la mente c’è chi vive/ e c’è attesa d’esser tratto in un’altra luce.
2b.
Uscendo da una Sfera la si vede/ e quell’esterno lo chiamiamo cosa.
3b.
Anche la mente è una Sfera della vita/ che avrà un’uscente ormai, o l’ha già avuto,/ e lo ripete ancora come ogni cosa.
1c.
Sfera di animazione è anche l’essere parmenideo,/ la razionalità filosofica e scientifica./ Un incremento d’anima, mi pare.
1d.
Di per sé, dire che il pensiero/ è una rotonda Sfera/ dentro la quale ci troviamo,/ non è idea inimmaginabile/ perché essa assomiglia ad aspetti già noti,/ alla terra per esempio o al cielo stellato/ e non è inconcepibile se si dice/ che ci troviamo presso il suo confine/ e che c’è una Porta da varcare/ perché a superare confini e a varcare porte/ siamo abituati da tempi immemorabili./ Difficile è invece credere che sia vera/ e che il suo superamento sia possibile/ perché ci troviamo nel pensiero, relegati nel suo interno,/ e non c’è stata finora nessuna esperienza/ della totalità della visione e della sua verità/ fuorché questa che io qui presento/ e che qualcun altro prima di me ha indicato.
2d.
Intanto abituatevi ad immaginarla/ questa nostra condizione nella Sfera/ e poi giungeranno le certezze.
1e.
Chiarissimamente chi sorpassa quella Porta/ conosce ingresso e uscita dalla Sfera.

SFERA TRASCENDENTALE – SFERA ASTRALE
1.
Sfera trascendentale e Sfera di Parmenide sono la stessa cosa.
2.
La Sfera Trascendentale – come si sa –/ ha una Porta da cui Parmenide è entrato,/ che ora per noi è diventata Sfera d’uscita.
3.
La Sfera Trascendentale ormai è in preda ai mostri/ che sono usciti dalle tane dopo il Tramonto.
4.
Io non perderò questi miei fiori/ quando uscirò da questa Sfera,/ ma li vedrò semmai da luce sulla luce/ e perciò più colorati e luminosi.
5.
Passare per la via umana dall’Alba al suo Tramonto,/ come se si fosse visitatori e non gettati e tolti/ in un effimero e incomprensibile possesso,/ è ciò cui aspira la mia vita.
6.
Luce sulla luce e ti accorgerai che passi.
7.
Sfera Astrale è chiamata quella che viene dopo/ e si dice che in Oriente l’hanno raggiunta/ e qualcuno anche in Occidente.
8.
Non c’è motivo di dubitare,/ ma il nostro e un cammino ormai consolidato/ e non un volo o un passo fra le cime/ e molti segnali conducono fino alla Porta dell’ingresso/ alla Sfera Astrale./ Ci mancherebbe poco perché potesse diventare/ un’aperta strada di frontiera accessibile a tutti./ È necessario soltanto passare e ripassare/ sulle impronte già lasciate, cioè seguire le tracce/ con tutta l’intelligenza e tutto il cuore.
1a.
Se vuoi vedere la Sfera Trascendentale/ tutta intera e luminosa, devi uscire da essa/ ed entrare nella notte del Logos ad occhi aperti,/ o con la certezza che essi spunteranno.
1b.
Ci sono due Sfere che sono due aspetti della Luce:/ quella del sole e quella del Logos./ Noi, salendo dal profondo, siamo arrivati fino alla seconda./ Le piante e i fiori si sono fermati dentro la prima./ Guardando dalla seconda nella prima,/ ha nome mondo la figura immensa che ci appare.
2b.
I fiori che stanno dentro il sole/ entrano ed escono dalla sua luce ciclicamente,/ ma essi non lo sanno./ Lo sappiamo noi che da fuori li vediamo.
3b.
Anch’io nel Logos, come il fiore dentro il sole,/ dovrei entrare, uscire e ritornare,/ ma non conosco i tempi e non ricordo.
4b.
Devo salire al terzo livello della Luce/ per vedere di me e per sapere.
5b.
Abitando il secondo livello – quello del Logos –,/ noi abbiamo esperienza soltanto della parte in luce,/ cioè del suo Giorno e nulla sappiamo della sua Notte,/ anzi è il nulla per noi quella tenebra inesplorata./ Del primo livello – quello del sole –,/ conosciamo invece giorno e notte e i ciclici ritorni./ Allora è chiaro l’insegnamento: dobbiamo arrivare al terzo livello/ per vedere tutto il giro che sta sotto.
1c.
Ora sappiamo di esistere in due luci:/ quella del sole e quella del Logos./ E c’è un’uscita verso un’altra ancora.
2c.
L’Io abita la terza sfera/ la ragione la seconda/ il corpo la prima.

SIGNIFICATO
1.
Non si trova il Significato dell’universo/ perché questo non è l’universo/ cioè il tutt’uno che crediamo/ unico e immutabile e anche eterno./ Questo è scena e rappresentazione/ e io invito a cambiare luogo e commedia.

SILENZIO
1.
Il Silenzio lo segna suono o canto,/ ciò che resta di fonte prosciugata.
2.
Dietro al muggito e al nitrito/ c’è il Silenzio.
3.
Il Silenzio accade dopo il suono/ e c’è suono pietrificato dal Silenzio.
4.
La parola senza la sua fonte!/ è suono antico d’animali e cose/ e c’è Silenzio da ogni parte illimitato./ Solo un’altra vita lo può alzare.
5.
Stanno nel Silenzio i suoni antichi/ come le rinchiuse cose nel passato./ Poi c’è un varco che porta fino all’uomo.
6.
Captiamo cose dal tempo e suoni dal Silenzio./ Così Dio è anche voce che s’avanza/ e non punto di suono abbandonato.
7.
Si va per indicazioni del Silenzio.
1a.
Il Silenzio è come il vuoto della fisica,/ da cui giungono le informazioni e le apparizioni/ che diventano le cose./ E dal Silenzio arriva la parola.
2a.
Il Silenzio è tutto l’alfabeto/ moltiplicato e immischiato tante volte./ È da lì che arriva la Parola/ quando io l’aspetto e la porto nella mente.
1b.
Ho pescato nella fonte del Silenzio questo dire.

SISTEMA
1.
Ai Sistemi della scienza fisici e formali/ che ammuffiscono nel chiuso e nella contraddizione,/ noi apriamo la porta alla luce e al vento/ di una nuova conoscenza.
1a.
Se noi cogliessimo davvero/ quel che c’è fuori,/ vedremmo il nulla e Dio.
2a.
Invece il mondo è una sfera di visione/ e siamo gli ideatori e produttori della sfera/ e di tutti gli dentro ad essa.
1b.
Un Sistema è l’uomo/ che produce una visione/ e a superare questo Sistema/ sono diretto.

SMUSSATURA
1.
La Smussatura estrema è il cerchio della cosa.

SOFFITTA
1.
La Soffitta del mio Signore/ è il mondo intero./ Poi egli ha stanze/ nel mio cuore.

SOGGIORNO
1.
Stai dentro la casa della luce/ che illumina l’intero già compiuto./ Il sole è una lampada là dentro/ in un luogo prefissato: il tuo soggiorno.

SOGLIA DIFFERENZIALE
1.
Nell’inconcepibile frazione che mai ha chiuso/ il cerchio del pensiero, c’è il passaggio./ Ma lo esperimenta il vivente che oltrepassa.
2.
Achille e la tartaruga,/ l’incommensurabile lunghezza della circonferenza,/ il Principio di indeterminazione di Heisemberg/ e la scoperta dell’incoerenza/ esistente nei sistemi formali di K. Gödel/ sono alcune indicazioni di quella soglia/ finora ignota a tutti, fuorché ai sapienti/ da cui sono entrati in Logos./ E da cui si potrà anche uscire per sapere./ Soltanto dopo finirà la corsa./ Soltanto dopo si chiuderà il cerchio del pensiero.
1a.
Le soglie differenziali/ delle scienze formali e di quelle fisiche/ che chiudono i loro sistemi/ nella indefinibilità e nella precarietà,/ hanno a che fare, nei rebus e negli enigmi,/ con la Porta che separa le vie del Giorno e della Notte.

SOGNARE-SOGNO
1.
Soltanto un Sogno che ricorda un Sogno/ aspira a diventare la mia vita.
1a.
La morte è un tentativo che fallisce/ di andare avanti, di valicare un Sogno.
2a.
Ma innumerevoli tentativi provocheranno la vittoria.
3a.
E uno dei miei nascerà invitto.
1b.
Sognando di essere un Sogno Sognato.
1c.
Passo di Sogno in Sogno,/ da quello della notte a quello del giorno./ Ma da quello del giorno non esco mai,/ lo ripeto soltanto, instancabilmente,/ finché non si esce nel lungo Sonno/ che chiamiamo morte.
1d.
Si va da Sogno a Sogno:/ da quelli che compaiono nel sonno/ a quelli ripetuti di ogni giorno./ Finché non ho compiuto il grande passo.
1e.
Dal regno eterno/ è giunto questo Sogno,/ ma io non sapevo/ da dove giungeva./ Però era così bello/ che non l’ho più lasciato/ e lui alla fine mi ha portato/ dove non è fuggevole/ ma immortale.

SOGNO COMUNE-MONDO
1.
Possediamo un Sogno comune/ che chiamiamo mondo/ e ci manteniamo in esso ripetendoci.
2.
Il Sogno della notte è il Sogno di uno solo./ La vita invece è Sogno comune e generale.
3.
Si conosce una strada per arrivare, quella del sesso e dell’amore./ Ma chi arriva così non è colui che è partito, anche se a volte gli assomiglia.
4.
Quindici miliardi di anni luce è il diametro – si dice –/ dell’apparizione che si può cogliere da qui con occhi e mente./ Ma ciò che non si dice normalmente e generalmente/ e che rimane nascosto e insondabile,/ è che un’apparizione così appare dall’uomo./ In altri occhi e in altre menti non è la stessa cosa.
5.
Io non sono il Sogno, sono il sognatore./ Semmai il Sogno è il Mondo, invisibile in Sé e inattingibile,/ che sognando io porto alla visione mia/ e a quella degli altri sognatori./ E così la rafforziamo e la arricchiamo.
1a.
La via lungo cui si giunge al Mondo/ è comune a tutti i viventi animati,/ ma è una via della specie e non del singolo./ Io invece prospetto un cammino/ che si può percorrere anche da soli, ad occhi aperti,/ sapendo da dove si parte e dove si arriva.

SOGNI-FANTASIE-FILOSOFIE-SCIENZE
1.
Ci sono visioni che chiamiamo Sogni, fantasie,/ che non hanno legami stabili e sicuri/ con il già dato, cioè il mondo,/ e altre invece che abitano sicuramente e stabilmente/ in esso fin da quando si formano./ Sono le Filosofie e le Scienze queste cose.
2.
Poi dipende dall’altezza dove si formano,/ se rimangono librate e se decadono./ Comunque, alla fine, sono sempre risucchiate/ come l’antica metafisica che è diventata tecnica.
3.
E il sognatore dove prende il materiale dei suoi Sogni?
4.
C’è chi dice che non c’è nulla/ oltre il sogno stesso, o se c’è qualcosa/ è una ripetizione o un accumulo di Sogni.
5.
Sentite un po’ il mio Sogno/ lungamente sognato e ripetuto/ e che può essere comunicato/ perché anche se è lontano dal mondo/ è legato saldamente ad esso/ come il confine di una cosa alla cosa,/ è cioè il suo limite./ Il mio Sogno è l’uscita/ da tutto il sognato finora/ da un punto dove c’è un Passaggio./ Per andar dove – si dirà –/ se fuori non c’è nulla!/ Per non essere gettati e tolti/ io dico a tutti,/ ma per entrare e uscire/ quando ci piace.
6.
Io credo d’aver trovato il modo d’entrare e uscire,/ non da un Sogno della Notte come già accade/ ma da quello immenso e ripetuto che chiamiamo mondo.
7.
Se ci sono altri domini dopo il mondo/ essi hanno nome nulla e nome Dio.

SOGNO LUCIDO
1.
Se sai di doverti risvegliare/ questa vita non può essere che Sogno.
2.
La vita è il Sogno della morte.
3.
La mia vita è diventata un Sogno lucido/ dove chi sogna sa che sta sognando.
1a.
Il Sogno di una notte lo conosco,/ quello della vita sta passando,/ ma io voglio entrare in un altro ancora,/ più lungo di una notte e di una vita/ che ripete la vita./ Come la vita ripete i Sogni della notte.

SOGNO-VERO
1.
Ogni cosa in sé è Sogno ed è veduta/ da un sognatore emerso da quel sonno.
1a.
Perché diventi lunga vita questo Sogno/ è necessario che ci sia risveglio/ e che si cominci a raccontare.
2a.
Se ho sognato lo so se però mi sveglio./ E mi sveglio sulla mia vita per sapere.
1b.
Ed io m’intrometto per argine di Sogno/ sognato tante volte che par Vero./ Perciò Veri li chiamiamo il bosco e il prato,/ i sentieri serpeggianti e gente attorno.
2b.
Se il vero davvero vuoi trovare,/ mischialo con il nulla e ottieni il risultato.
3b.
A me non importa se la vita è un Sogno/ come si dice e come spesso appare./ Quel che m’importa è rivedere il Sogno,/ di trovare il cammino per l’uscita/ e di vederlo da fuori in un nuovo giorno./ E cos’è infatti questa vita/ se non strato su strato che hai sognato?
1c.
Un Sogno sognato/ continuamente e ininterrottamente/ da tanti sognatori/ è questo mondo/ che chiamiamo Vero./ L’altro è il mondo dei sogni/ vale a dire quello di uno solo/ continuamente interrotto dal risveglio.
1d.
Per stratificazione di Sogni arrivi al Vero.

SOGNO-VITA
1.
Un Sogno è la Vita/ che l’umanità/ sostiene sulle sue spalle/ come Atlante il mondo./ Altrimenti esso precipiterebbe/ dentro il sonno eterno.
1a.
Ed è il Sogno di un sonno/ finora senza alcun risveglio, o quasi./ Soltanto alcuni filosofi dei nostri giorni/ hanno smesso di sognare/ e sono entrati nel sonno e nella notte/ che ha lampi di risveglio/ e barlumi di aurora./ Fra essi Heidegger che ci ha detto/ prima di lasciarci:/ “Ci sarà un lungo sonno/ e poi il momento improvviso del risveglio”.
1b.
Uscire di vita è uscire da un Sogno,/ di cui non si conosce sonno e risveglio./ Ma c’è chi ha intuito e ha intravisto,/ lasciando indicazioni del cammino.
1c.
Stiamo risvegliandoci dal Sogno della vita/ per  oltrepassare una notte finora insuperata.
1d.
So che si sta procedendo verso il superamento/ di quel sonno immenso che chiamiamo morte,/ e la Porta è l’uscita da esso.
1e.
Il Sogno della notte è un Sogno dentro un Sogno/ e dal secondo non ci siamo mai svegliati.
1f.
La vita è un Sogno ripetuto/ da cui non ci riesce di svegliarci/ ma solo di passare da Sogno a sonno.
1g.
Se la mia Vita fin qui/ è stata un lungo Sogno/ non mi sto avvicinando/ alla morte/ ma al risveglio.

SOLDI
1.
Se lo scopo della vita umana d’oggi/ è quello di far Soldi e basta,/ è estremamente difficile separare/ i modi leciti da quelli illeciti e criminali.

SOLE
1.
Il Sole è per me fondo di luce.
1a.
Il Sole è cosa che ti aiuta,/ è gradino illuminato verso la luce.
1b.
Il Sole è una fiaccola dentro la mia casa.
2b.
Luce illuminata appare il Sole/ e che illumina antiche stanze della vita.
1c.
Per l’uomo questo Sole è luce disseccata/ che mantiene in vita e non attira.
2c.
Appartiene anch’esso al rinchiuso dove stiamo.
3c.
Da quel sorpasso di luce che è la vita/ ti appaiono le cose dentro il Sole.
1d.
Per diventare cosa ed essere veduta/ anche il Sole sta dentro ad un’altra luce/ dove le piante umane si sono avventurate.
2d.
Se acquisti un altro occhio/ salti una vita.
1e.
Il Sole è innumerevoli cose/ ma da questa posizione nella vita/ esso è rotondo e luminoso in cielo.
1f.
Dopo il Sole ci sei tu a illuminare.
1g.
Cos’è che entra e che poi uscendo si fa Sole,/ cioè questo globo luminoso in cielo?
2g.
Il Sole esce dagli occhi e così appare:/ un globo luminoso in un cielo azzurro./ Ma cos’è che entra da antichi fondi non si sa.
1h.
Sole sarà sempre il divino delle piante/ che apre e chiude le corolle ai fiori,/ che li solleva e poi li fa cadere.
1i.
Vedremo un Sole diverso/ un’immagine più vicina a Dio/ quando entreremo nella nuova luce.

SOLIDALE-SOLIDARIETÀ
1.
Io sono Solidale con l’umano/ ma avverto che è ora di partire/ e incombe la devastazione su chi resta.

SOLITUDINE
1.
Noi non siamo chiamati: ci chiamiamo.
2.
Nessuno ci chiama dalle stelle,/ nessuno ci invoca dagli abissi.
3.
Ognuno nomina se stesso/ o si fa chiamare da un somigliante/ in cambio di un eguale trattamento.
4.
Vieni voce di Dio,/ fatti sentire,/ solo così saprò/ che non son solo.
5.
E gli altri, i miei simili,/ sono soltanto ripetizioni della solitudine.

SOLLEVAMENTO
1.
Noi Solleviamo/ queste figure che vediamo:/ il fiore, il cielo azzurro, la luce della stella,/ dall’indistinto e dal caos,/ usando i sensi ed il cervello/ che diventano a loro volta apparizioni o cose/ quando funzionano./ E l’insieme d’ogni figura che così emerge/ lo chiamiamo mondo.

SOLO
1.
Se nessuno mi segue vado Solo,/ anzi sono già stato e mi volgo a raccontare/ per lasciare indicazioni del cammino.
1a.
Mi sembra d’essere Solo/ ad occuparmi come individuo / – e non come imperscrutabile/ intelligenza della specie –,/ dell’evoluzione del cervello umano/ e della sua rappresentazione/ che chiamiamo mondo./ E ciò anche per contrastare/ la minaccia che incombe/ dell’intelligenza artificiale,/ perché non sia sbalzato/ l’uomo dalla vita.
1b.
Non può essere che ci sia Solo Dio,/ è come dire che c’è Solo la luce.

SONDE
1.
Il toccare, il vedere, il sentire,/ sono Sonde nel passato./ Attiviamo meccanismi e riceviamo.
2.
Con la Sonda che sei/ sollevi il mondo/ fino allo sguardo/ e fino alla parola.
1a.
La vita è il presente d’ogni cosa.
2a.
Le nostre Sonde sprofondano nei tempi/ e raccolgono cose in altre luci.

SONNO
1.
Io chiamerei il Sonno/ il gran riposo/ dalla fatica/ di sostenere il mondo.
2.
Oppure è gioia/ – un peso tanto lieve –/ se mi trovo ora/ a sollevare un fiore.
1a.
La corolla che si chiude dentro il sole/ è il Sonno che discende nell’umano.
2a.
Eterno è il Sonno/ dove non c’è l’occhio.
3a.
Il Sonno umano è una notte sormontata/ e viene illuminata dal risveglio.
1b.
Mi pare che sia tutta un Sonno la mia vita/ e perciò non distinguo sogno e veglia.
2b.
Semmai la veglia è sogno di un altro Sonno/ se da molto ormai a un risveglio mi dirigo.
3b.
E perciò, perché esca la parola,/ io chiudo gli occhi.
1c.
Il Sonno di ogni notte/ è la cicatrice di morte che è rimasta/ di quando si moriva come le piante/ a ogni giro di sole, a ogni inverno.
1d.
Il Sonno è un’antica morte sormontata/ di cui è rimasta la cicatrice, vale a dire il Sonno./ Similmente ci accadrà con questa morte/ che diventerà un altro Sonno dopo il Passaggio.
2d.
Sorella del Sonno/ era chiamata la morte/ dagli antichi.

SONNO-INCONSCIO-MORTE
1.
Noi che usciamo dal Sonno, dall’Inconscio e dalla Morte/ abitiamo soltanto le dimensioni luminose/ e ignoriamo quelle di provenienza,/ o siamo in esse simili a  larve/ o a punti materiali come il big-bang./ Nelle altre invece abbiamo conquistato/ un luogo, un tempo, un nome.

SORMONTO-SORMONTARE-SORMONTATO
1.
Sormonti di luce è la visione.
1a.
La spinta della vita/ Sormonta luci e terre.
2a.
E Sormontando il Logos?
3a.
Diventa un atomo – mi sembra –/ il sole e i suoi pianeti/ dentro lo slargo/ della nuova luce.
1b.
In questo tempo di Sormonti/ non rimarrei poeta/ a raccogliere parole/ del mio Logos./ Così sarei soltanto un obbediente.
1c.
Da un cielo di luce invisibile – il Logos –/ si passa ad un altro che pure non vediamo,/ ma nel Sormonto diventa visibile/ quello che lasciamo.
1d.
Con gli occhi che tu hai/ tu guardi in basso/ e vedi il sole, il tuo corpo/ e le altre cose./ Ma la luce non la vedi/ che li mostra.
2d.
Da Sormonti della luce/ vedi i tuoi occhi/ che vedono il sole/ e le altre cose.
3d.
C’è da credere semplicemente e fermamente/ che ci sono occhi non veduti ma che vedono/ sopra gli occhi che tu porti in faccia.
4d.
E l’occhio estremo lo chiamiamo Dio.
1e.
Sormontando vedo i Sormontati/ che stanno sotto/ e li ordino e misuro./ Ma poi son fermo anch’io/ su questa strada che sale/ e l’ultimo che vede/ è invisibile a sé/ non è ancor cosa.

SORPASSO
1.
Tu fai così Signore quando sorpassi/ lasci la bellezza e vai a guardarla.
1a.
Il percorso della vita/ dentro la carne/ sta giungendo a fine./ Fra poco si Sorpassa.
2a.
“Il pensiero diventerà/ struttura portante della vita”/ si legge in un’indicazione.
3a.
Si sale per pensieri fino alla fine.
4a.
Lo sento nella fronte in mezzo agli occhi/ il culmine dove è tesa la mia vita.
1b.
Siamo giunti all’ora del Sorpasso/ – non è un’ora del sole ma del Logos,/ corrispondente a cento anni circa o forse meno –,/ in cui l’ultimo mammifero lascerà l’avamposto a qualcos’altro/ di cui ancora non appare l’aspetto/ ma di cui già s’intuiscono/ alcune essenziali caratteristiche.
1c.
Il Sorpasso dell’uomo razionale/ teoricamente è già avvenuto.

SOSTANZA
1.
La Sostanza è il mare./ Le apparenti e le sparenti/ sono le onde./ Similmente sono onde/ gli uomini nell’umanità.

SOTTERRATO
1.
Tu rimani Sotterrato/ se non arriva la luce che solleva.
2.
E Sotterrata è l’anima/ di chi non spunta a Dio.

SOTTO-SOPRA
1.
L’universo che tu vedi è Sotto l’occhio/ ma Sopra tu non sai cosa ci sia./ Arrivi a vedere soltanto ciò che superi.
1a.
Nessuno mai saprà cosa c’è Sotto:/ Sotto il gioco di apparenze che vediamo.
1b.
Mente è il visibile di un invisibile/ che forse sta Sotto, ma davvero/ nessuno sa dov’è.
2b.
Sappiamo però che Sotto e Sopra le immagini/ che vediamo con gli occhi, ce ne sono delle altre/ quelle che appaiono usando telescopi e microscopi./ Ma poi ancora più in là non c’è più nulla.
3b.
O le cose – si dice – appaiono dal nulla/ oppure da Dio, dipende da chi guarda.
4b.
Per cui si deduce a volte che poi c’è ancora/ che non lo vedono gli occhi né i loro prolungamenti.
5b.
Sopra il confine della mente lo chiamiamo/ o Sopra l’ultima circonvoluzione del cervello.
6b.
Io a quell’invisibile sono volto e quindi ad uscire/ dall’ultima circonvoluzione o dal confine.

SPAZIO-TEMPO
1.
Lo Spazio è tutto pieno./ Il mio viaggio è nel Tempo.
2.
Un viaggio nel Tempo è dentro a un ventre,/ Spazio ricurvo e lo riempie questa vita/ fino all’uscita in un altro cielo.
3.
Ritorcimento di Spazio/ a formare luogo di sviluppo e di sormonto./ Perciò io tendo reti nel pensiero.
4.
Il luogo abitato totalmente erige il Tempo.
5.
Il corpo va per Spazi/ ed è portato, cosa fra le cose./ Ma la mente, la pianta della vita,/ sta nel Tempo.
6.
I viaggi e le soste del corpo/ sono viaggi e soste nel passato,/ cioè nell’aperto illuminato dalla vita.
7.
Viaggio nello Spazio:/ è la vita che muove la sua sonda/ fra le cose.
1a.
Lo spazio è ciò che appare/ riguardando dalle tappe,/ è quello che si vede della strada già compiuta.

SPECCHIO
1.
Anch’io antico mi Specchio nel presente/ e mi domando chi sono a questo punto.
2.
Si giunge ad uno Specchio e tu ti guardi/ e si Specchia il passato nella vita.
1a.
L’albero è una sfera d’apparenza/ dentro il caos, che si Specchia/: l’umano. in un’altra sfera che mi sembra concentrica.
2a.
Queste apparizioni (e sparizioni)/ di verde, rami, tronchi, fiori sulle cime/ sono costanti comunque e si ripetono/ finché almeno permane l’altra sfera/ quella dove la pianta si riflette.
3a.
Anche il volto del vedente si riflette/ come l’albero e la stella più lontana./ Comunque io voglio dilatare il riflettente/ perché si Specchi la vita che si lascia.
4a.
In tal modo possederai la signoria/ dello specchiato estremo./ Potrai chiamarti il signore degli Specchi.
1b.
Lo Specchio di Logos/ non è una superficie ma una sfera/ e le immagini sono a tre dimensioni:/ il tridimensionale che chiamiamo mondo./ Inoltre le immagini sono colte con cinque sensi/ e così intrecciate e precisate le chiamiamo cose.
1c.
Le specchiate nel Logos sono le cose.

SPECCHIARE
1.
Se tu Specchiassi il tuo Dio/ come i fiori il sole/ saresti meraviglioso sulla terra.

SPECIE UMANA-UMANITÀ
1.
La notte dell’Umanità è la notte del Logos/ dopo che il suo giorno è già trascorso./ Stiamo vivendo ormai, nello stato di sonno,/ la parte tenebrosa della sfera.
2.
È nella notte dell’Umanità che siamo entrati/ pericolosa, certamente, ma naturale/ come la notte del sole./ Ma dell’intero giorno, che comprende questa notte/ conosciamo l’aurora, la parte diurna e il tramonto,/ e il sonno con un sogno di risveglio.
3.
L’aurora è la visione che i sapienti hanno raccontato nel VI° secolo a.C.,/ il giorno è la filosofia e la vita nella semisfera luminosa,/ il tramonto e la notte sono ciò che viene indicato oggi/ con il nome nichilismo, diventato condizione normale,/ anche se pochi hanno orecchie che sento e occhi che vedono./ E il sogno immenso, né assurdo né strano,/ è un sogno della morte che l’inficia.
1a.
Per l’individuo, la notte dell’Umanità/ è spegnimento in quella tenebra immensa/ di cui non conosce i confini./ E subentrano i figli e le generazioni.
2a.
L’Umanità è la Specie, e soltanto alla Specie/ appartiene la notte e non la morte.
3a.
Dico semplicemente/ che ciò che per l’Umanità è la notte del Logos/ per l’individuo è la sua morte./ L’individuo non supera quell’immensità tenebrosa./ Ma a qualcuno è stato concesso/ di vedere il totale e di capire./ Le sto comunicando le notizie/ di un intero giro della Specie nella sfera del Logos,/ che comprende aurora e giorno, tramonto e notte.
4a.
Sospetto che sia l’inconscio la notte dell’Umanità/ di cui è contaminato ogni suo membro.
5a.
In moltissimi e per numerose generazioni/ si parte e si cammina per arrivare,/ ma poi ad uno solo, di volta in volta,/ è dato di traforare il segreto e il limite./ Così è già accaduto e accade anche in altre sfere.
1b.
Dunque, ciò che è notte per la Specie/ per il singolo è la morte/ vale a dire il precipitare in quell’immenso nero/ che ha nome anche inconscio./ Ma da un po’ alcuni individui/ stanno guardando in quell’abisso/ e qualcuno ha colto il giro intero della Specie.
1c.
Il giro è sempre lo stesso/ e un esempio è il sole/ nel suo infaticabile riandare/ e nel succedersi dei giorni delle stagioni./ Ma ad ogni sormonto – il sole è soltanto un antico sormontato –,/ si percepisce la luce in modo nuovo/ e in modo nuovo risultiamo illuminati.
2c.
Nel giro della vita dove ci troviamo/ la luce che ci illumina è il sole./ Ma dopo il sorpasso apparirà il Logos,/ cioè la luce che ora solamente intuiamo / e che oscuramente percepiamo.
1d.
Si estingue una Specie/ o diventa un fossile vivente/ quando inizia l’uscita dalla notte.

SPEDIZIONE
1.
Una Spedizione attraversa la notte./ Devo preparare questa Spedizione/ ora che c’è direzione e previsione.
1a.
“Una Spedizione nella notte per attraversarla/ fino alla sorgente della luce”/ è il titolo dell’avventura che andiamo a incominciare.
1b.
La luce è una sola/ ma quello che si vede/ dipende da dove ci troviamo./ Dall’umano – per esempio –/ si vede il sole e le altre stelle/ e si intuisce il Logos se si è aperto ad esso/ come il fiore a primavera.
1c.
Una sola è la luce,/ ma noi andremo a vederla in modo nuovo/ salendo le circonvoluzioni del cervello/ quando essa esce dalla notte.

SPERANZA
1.
Spero che di quest’opera/ non rimangano solo i frammenti./ Non si capirebbe l’intero./ Ma vuole già così, forse, il destino.
2.
Perché egli accenna ma non dice/ e perciò distacca e allontana le parole.
3.
Però una parola chiama le altre e si intuirà.
4.
Sento che andrà disperso questo mio canto./ La parola non avrà tanti legami./ Ogni cosa s’interna in luoghi e tempi.

SPERMATOZOO
1.
Se c’è un Dio degli Spermatozoi, egli è l’uomo.
2.
Egli l’estrae e lo getta quando gioca, desidera, ama.
3.
Solo ad uno, su innumerevoli,/ riesce di combinarsi e trasformarsi/ se viene immerso nella terra adatta/ e se viene accolto con amore.
4.
E diventare un umano/ cioè un Dio degli Spermatozoi.
1a.
Uomini e Spermatozoi hanno in comune un eguale destino:/ di innumerevoli soltanto uno di volta in volta si combina e si trasforma./ I trasformati diventano aspetti della luce.
1b.
I trasformati di un ordine più alto, gli uomini,/ dentro ad una sfera che si chiama Logos.
2b.
E si può ritrovare nella nuova sfera/ congiunzione e sviluppo, maturazione e ancora uscita.

SPETTATORE
1.
Lo Spettatore esterno che guardi la mia parte/ e se non gli piace che cerchi un altro attore/ perché io non ritorno sulla scena.
2.
Si è esaurita la commedia/ di luci, suoni, canti, pianti,/ cioè tutta la commedia della vita.

SPIEGAZIONE
1.
Devo ora Spiegare che dove uscito/ – l’aperto che ho più volte nominato –,/è l’antico dominio della morte.
2.
Devo anche Spiegare che la mente/ diventa luce e calore alle mie spalle./ L’ente incomincia con la luce.
1a.
Ma senti un po’ il mio pensiero:/ mi sembra davvero che da Socrate in poi/ questo corpo sia soltanto una tappa della vita./ Io – per esempio – sento forte la tensione del distacco/ già su questa strada ancor fiorita e da molto./ Penso all’arrivo tenebroso, ma c’è un’uscita./ Anzi ho già compiuto quel passo estremo in cuore.
2a.
Ma per lo più rimango inascoltato/ in questo dire che esce di misura.
1b.
Siamo piante di una luce che non vediamo/ ma che ci fa vivere come il sole i fiori./ La percezione intellettuale del cielo aurorale/ l’hanno avuta i solitari delle cime che l’espressero./ Ma quel dire originario non fu inteso/ neppure dai loro contemporanei./ È lo stesso occultamento di cui parla/ chi è rivolto oggi verso il tramonto./ È apparsa nel mattino e si rivede nella sera,/ la luce che alimenta la parola.
2b.
Nel frattempo però la pianta umana/ ha tutto invaso lo spazio in questa luce.
1c.
Il cervello è soltanto la radice/ della pianta che cresce dentro il Logos/ e ogni uomo e la terra che l’alimenta.
1d.
La radice della pianta del Logos/ ramificata nella terra umana/ è visibile: è il cervello./ Però non si vede la pianta/ che si sviluppata in quella luce,/ quella che noi chiamiamo vita.
1e.
Spiego che questo è un universo superato:/ sopra le sue cose e fuori dalle luci./ Anche l’occhio è una sonda del passato.
1f.
Ciò che mi attrae veramente è la possibilità che si è aperta/ di uscire da questa sfera della conoscenza dove siamo immersi/ e che limita la conoscenza a questa illuminazione./ In altre parole, se rimango in questo interno/ io non saprò mai da dove vengo e dove vado,/ né mai mi saranno intelligibili i ritorni che si sospettano.
2f.
Se io mi dirigo verso altri cieli e altre terre/ o meglio verso l’organizzazione di altri cieli e altre terre/ – a meno che non li trovi già organizzati/ da altri che mi hanno preceduto -,/ lo faccio con la chiarissima intenzione di aprire/ la Porta fra un dominio e l’altro e di lasciarla aperta./ La genziana che a maggio mi aspetta sul pendio,/ io non l’abbandono, e neppure il sorriso/ che qui è acceso dalla luce di questa vita.
1g.
Chi ti dà la Spiegazione di cos’è la coscienza (o il cervello)/ è la coscienza (o il cervello) che tu vorresti Spiegare.

SPIRITUALE
1.
Lo Spirituale è un invisibile reale./ Invisibile per te che stai nel guscio.
2.
Il visibile appare dall’invisibile/ come il cielo e la terra dalla vita.
3.
Un aumento di visione è un’insinuazione nell’invisibile.

SQUARCIO
1.
Squarci di mistero chiamerei le illuminazioni / come le stelle e come questa vita.
2.
Fra Squarci di mistero c’è il filo della vita/ che collega le luci in una collana.

SQUILLARE
1.
Io vorrei Squillarlo questo annuncio:/ che si può uscire dalla Porta/ da dove siamo entrati,/ ma è come un ultrasuono./ Oppure arriva all’orecchio/ ma non è stato ancora trasmesso ed elaborato.

SCENA
1.
Se il mondo è la rappresentazione/ che abbiamo detto/ è semplice l’idea per superarlo:/ basta uscire di Scena./ E a questa semplicità/ ci stiamo preparando.
2.
Ma la Scena è una luce/ e fuori c’è la notte,/ e soltanto dopo/ c’è un altro sole che ci innalza.

SRADICARE
1.
Devi Sradicarmi dalla terra dell’umano/ per affrontare la notte mai veduta.

STAFFETTA
1.
Il tratto di strada/ che ho realmente percorso nella vita/ è la mia vita./ Ma poi ho saputo/ che sono un portatore di Staffetta/ che riceve e consegna/ e ho conosciuto un po’ la lunga strada che facciamo.

STANZA
1.
È la Stanza di un palazzo questo mondo.
2.
La Stanza dell’animale razionale è questo mondo.
3.
Per Stanze del tempo si arriva fino all’uomo.
4.
C’è un corridoio che si vede/ da cui si arriva fini a questa Stanza.

STAZIONE
1.
Come una Stazione è questa vita/ dove nell’attesa si bivacca/ fino alla partenza/ che però giunge improvvisa/ e per ignota destinazione.
1a.
Potrebbero essere alcuni di noi/ – alcuni di questa folla variopinta –,/ soltanto dei viaggiatori dentro a corpi,/ E forse fra gli alcuni ci sono anch’io/ che mi pare questo mondo una Stazione.

STELLE
1.
Da esse mi sono tanto allontanato/ che le raccolgo tutte in un solo giro.
1a.
L’onda della luce ha lasciato queste tracce.
2a.
Fossili e frammenti della luce.
1b.
Ma sono lucciole di luce e lo si vede.
2b.
Distanziate così per essere colte/ in quest’ampio abbraccio della vita./ E poi contate, misurate, analizzate/ le Stelle e le galassie.
1c.
Questi punti luminosi in un’ombra oscura/ sono una visione dall’umano.
2c.
Stella è un filo ininterrotto della luce/ ma si presenta alla mia vita:/ un punto luminoso in un’ombra scura./ È uno specchiamento nel Logos/ quest’apparizione.
3c.
Una Stella (o una pietra, un albero)/ cioè la luce puntiforme che si vede,/ è soltanto una presenza nella vita umana./ Ma dove affonda e quanto affonda/ e fin dove si solleva, non sappiamo.
1d.
Visioni già elaborate da innumerevoli anni e proiettate sono le Stelle/ e perciò appaiono tutte assieme nel cielo della notte.
1e.
Sono punti di biancore abbarbicato/ come i miei narcisi lungo i declivi./ Io credo che Dio cammini su quei prati.

STELLA DEL MATTINO
1.
Il passaggio dalla vita alla morte/ non sarà dalla luce alle tenebre senza fine/ ma dal giorno alla notte segnata dalle Stelle./ E fra esse quella del Mattino/ la più vicina all’Aurora e la più bella.
1a.
Dobbiamo puntare direttamente/ verso la Stella del Mattino/ che indica la fine della notte.

STELLATO
1.
Più dello stellato, ormai, m’incanta l’ombra.

STERPAGLIA
1.
Sterpaglia è la cultura dominante/ che l’inverno ha ormai atterrato/ e ora ostacola i virgulti della nuova primavera.

STESSA-STESSO
1.
Conformazioni visive, auditive, tattili…il mondo e le sue cose/ che si vestono d’umano in questa sfera/ ma che avranno un altro manto in un’altra luce./ Ma saranno le Stesse, tuttavia,/ in un’altra convocazione/ o giungeranno gli Stessi a nominare.
2.
Io credo che dopo l’uscita si indosserà/ veste invisibile per questi nostri occhi/ e impercepibile dagli strumenti/ che misurano il sole e le sue onde.
1a.
La Porta sul confine della vita umana/ e quella sul confine della mente/ sono la Stessa./ Lo si vede quando si è vicini o accanto.

STORIA
1.
Entrati noi siamo nell’aurora/ e siamo arrivati nel tramonto/ di questo giorno che chiamiamo Storia.
1a.
Stiamo uscendo dalla sfera luminosa/ dove siamo entrati nell’antico./ Ma si ritornerà in questa terra coltivata/ a rivedere la trascorsa Storia.
1b.
La Storia umana è un giorno del suo sole.
1c.
Storia è quella che va dall’Aurora al Tramonto./ L’ha cominciata Erodoto, nato nell’Aurora./ Prima della Storia c’era il Mito./ Ed ora di nuovo è oscurità.

STORIA DELL’INGRESSO
1.
Per conoscere l’uscita e per sapere quando si esce e come/ è necessario imparare la Storia dell’Ingresso:/ quando è avvenuta e cosa è cambiato da quel giorno./ Di quell’avvenimento sono state lasciate testimonianze./ E alla fine del secolo scorso e agli inizi di questo/ i frammenti sparsi dell’antica opera/ sono stati ricuperati e raccolti e quindi tradotti/ in tante lingue e interpretati e commentati./ Io invito a prendere visione di quel ritrovamento insigne/ e dell’ampia letteratura che lo illustra e indaga./ E poi da questa posizione nel tramonto,/ si può vedere e ricordare voltandoci.

STRADA-VIA
1.
La Strada è segnata/ nei loro cuori/ nelle loro anime./ Quella bisogna aprire./ E allora vedrai grande folla/ riversarsi per essa e conquistare./ Io l’ho vista quella Via/ e basta che chiuda gli occhi/ perché ricompaia,/ fatta ad immagine/ delle strade di qui/ anche se tanto deserta./ Ancor non è molto/ avevo pensiero/ di non poterla trovare/ e invece è tracciata/ a me tanto vicino/ e quasi m’accorgo/ di andare per essa./ Una Strada di periferia/ nella sera/ e case ai lati/ ma con chiuse finestre./ Poi s’aperse/ uno spazio di cielo/ e mai mi parve/ d’aver scorto ancora/ più limpide stelle/ nel cielo chiaro di luna./ Mi dicevo/ che la Strada è trovata/ e piangevo di gioia.
1a.
La Strada di Dio è la più lunga,/ e si svolge nelle altezze il suo tracciato./ E ci sono immensi campi di sosta/ e di ristoro lungo il cammino./ Uno di essi è la terra e il mondo intero.
2a.
Si può anche non camminare più, decreta il Dio,/ perché ci sia il mondo e ogni cosa lungo il tracciato.
3a.
Io non voglio salire da solo per uscire/ e perciò ora avverto del cammino.
4a.
Quando vado solo è per provare la sortita/ e ormai fino alla Porta sono arrivato.
5a.
La luce che entra dalla Porta/ già illumina il sole e il pensiero.
1b.
Conoscere la Via percorsa/ per continuare quella che rimane/ fino all’uscita./ E per sapere rientrare./ Perché ogni Strada che porta fuori/ è anche il cammino del ritorno.

STRADA-SENTIERO
1.
Però c’è Strada e Strada/ per attraversare il regno dell’umano./ Io ho indicato la filosofia/ ma ci sono anche Sentieri misteriosi, scorciatoie./ Le Vie del cuore le ho chiamate.

STRANIERO
1.
L’antica fissità del mondo/ si è sciolta/ quando è giunto lo straniero.

STRATAGEMMA
1.
Il Big-Bang  è uno Stratagemma per iniziare qualcosa./ Ma cosa? L’universo o il racconto di come esso è cominciato? Il racconto – sembra ovvio./ L’altro – vale a dire l’universo –, ammesso che ci sia/ non ha bisogno dello Stratagemma.

STRATO
1.
Siamo fatti a Strati/ cresciuti uno sull’altro./ Perciò vediamo quelli più in basso/ e ci vediamo in tanta parte./ E l’ultimo confina con l’esterno/ – il cielo del Logos –,/ ma per lo più oggi/ siamo volti verso l’interno./ Procediamo a testa china/ come quando si camminava a quattro zampe.
2.
E se indurisce ancora l’ultimo mio Strato/ quello che è stato tenero e leggero/ – mente lo abbiamo chiamato e lo chiamiamo –,/ io salirò su di me come su scala/ innalzata nell’aperto e nel divino.
3.
Dai piedi fino alla testa/ sono salito/ e poi per le circonvoluzioni/ del cervello.
4.
Che la mente/ ultimo Strato umano/ prima dell’aperto/ con le sue idee e le sue immagini/ e la sua aura/ stia solidificando/ lo sappiamo da un po’ ormai/ – da quando la filosofia/ è diventata scienza/ e la scienza tecnica./ È ciò che con altre parole/ chiamiamo svalutazione dei valori,/ declino e caduta della civiltà./ E tuttavia è questo/ il modo umano di avanzare/ ponendo avanti idee/ che diventano cosa/ che diventano gradini/ per salire.
5.
Io ho imparato/ che si aumenta a Strati/ e che si monta su ogni ultimo/ per salire.
6.
La tecnica è l’ultima Stratificazione cui siamo giunti.
1a.
La vita è così fatta/ che diventa Strato/ quella che precede/ il balzo estremo.

STRATIFICAZIONI
1.
Si sa che ciò che finisce/ sedimenta e diventa cosa e mondo/ da una tappa della vita.
2.
Ci depositiamo a Strati anche noi/ come le rocce./ Sono Strati di cervello/ i più recenti/ e fiorirà nuova vita se si esce.
3.
Le indicazioni sono quelle di un superamento,/ di un’emersione./ Emergeremo sull’ultimo Strato di cervello/ che ha provocato in antico la vita razionale.
4.
Verso il superamento della corteccia cerebrale/ lo chiamerei il nuovo slancio della vita/ e ci troviamo ora in salita verso quel passo.
5.
Dopo il passaggio/ diventa luogo e tempo/ quel che si lascia.

STRUMENTO
1.
Gli occhi non vedono/ ma sono Strumenti che servono per vedere,/ come i telescopi e i microscopi/ che sono prolungamenti degli Strumenti naturali.

STUPIDITÀ
1.
La Stupidità è il modo/ cercato e scoperto/ di sfuggire alle pene/ e alla condanna della vita.
2.
Ce le teniamo ben stretta la Stupidità,/ è la droga universale/ che ci ottunde e ci trascina/ per la strada dolorosa della vita.
1a.
La Stupidità è l’antidoto universale/ contro le pene e la condanna della vita.

SUPERFICIE
1.
L’antica Superficie della terra/ raggiunta un tempo assai lontano/ provenendo dal mare/ mi ricorda all’improvviso quell’altra/ che ho toccato da poco:/ la Superficie del pensiero./ E il gabbiano che s’invola/ è un’indicazione di come la si lascia:/ aprendo nuove ali nell’aperto.
1a.
Superficie del mondo è ciò che appare.

SVEGLIRE-SVEGLIARSI
1.
Tale è il problema: Svegliarsi dalla vita/ che è un sogno che appare dalla morte.

SVOLTA
Dovrà aumentare la minaccia/ perché si arrivi alla Svolta./ allora queste indicazioni si vedranno.

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