Tabula rasa […] Uscita

Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

TABULA RASA
1.
Allo stato attuale di noi che non siamo ancora usciti/ ma intuiamo e anticipiamo questo evento/ (è la Porta che separa le vie della Notte e del Giorno),/ dopo la Porta c’è una Tabula Rasa./ Si può già intravedere l’intero che si lascia/ ma nulla dell’aldilà dove si esce./ La mente è completamente vuota/ in questo suo progetto d’espansione.
2.
Ciò può significare/ che non ci sono ancora sensi/ formati ed aperti per percepire/ e iniziare a elaborare.
3.
Fin dalle mie prime previsioni/ o anticipazioni dell’uscita/ io infatti non ho mai visto nulla davanti a me/ se non un senso segreto di luce,/ ma tutto invece dietro a me:/ il tutto in una volta che si lascia.
4.
E credo che questa situazione/ sia simile a quella del bambino/ che si trova presso l’uscita/ dal grembo materno./ C’è un tutto che egli lascia/ e un nulla che l’aspetta/ ma che sarà poi luce e visione.
5.
Comunque noi abbiamo già esperienza/ di passaggi: vediamo il bambino/ che esce dal grembo materno/ che è come il bambino che siamo stati/ e conosciamo il passaggio dalla notte al giorno/ avvenuto circa ventisei secoli fa/ attraversando la Porta./ Aurora di civiltà esso fu chiamato.
6.
Ci sarà perciò ancora aurora e ancora giorno/ ma poi si apriranno gli occhi/ e gli altri sensi dentro quel giorno/ e ci apparirà un’altra terra e un altro cielo.
7.
C’è stata la nascita dell’uomo occidentale/ ventisei secoli fa e ci sarà rinascita/ in un’altra dimensione luminosa/ o dentro un’altra sfera della luce/ che è concentrica a quella che si lascia.

TANATOS (THANATOS)
1.
È razza di passaggio quest’umano/ se Tanatos così preme./ Lo vedo agitarsi nella notte.

TANGENTE
1.
Quando uscirò/ uscirò dalla Tangente/ del cerchio intatto/ che da tanto mi contiene.

TAPPA
1.
Per moltissimi/ la vita è solo qui/ ultima Tappa./ Invece per me è soltanto/ stazione di passaggio.
1a.
Il mondo/ – questo suo aspetto/ di spazi e corpi,/ luci e ombre,/ forme e colori  –/ è una Tappa della vita.
2a.
Se non capisco questo: che è una Tappa,/ io non saprò mai da dove arrivo e dove vado.
3a.
Il mondo/ è quel che appare da qui,/ da una Tappa.
4a.
E abbiamo imparato finora/ che è solo una prospettiva/ quel che appare.
5a.
E abbiamo imparato finora/ che non c’è una via/ guardando avanti/ ma solo aprire un cammino/ in un intrico.
6a.
Quest’ultima Tappa/ dell’umanità occidentale/ iniziata sul confine/ del giorno del Logos/ è diventata un accampamento,/ perché sono arrivate e scese/ le ombre del tramonto/ e le tenebre della notte/ e sono state rizzate le tende/ e accese le luci artificiali/ – luci elettriche e atomiche./ Ma quasi nessuna sa/ quanto durerà questo buio/ e riprenderà il viaggio./ Per cui questo accampamento/ potrebbe diventare per moltissimi/ una stabile dimora,/ una nicchia della vita,/ e l’uomo una specie/ anchilosata e superata/ come quelle che affollano il passato/ e che vediamo da qui/ da questa Tappa.
7a.
C’è chi dice che quando/ si riaprirà la Porta del giorno/ l’Occidente si sveglierà/ dal sonno e sogno/ e riprenderà il viaggio/ e anch’io un po’ credo/ alla naturalità dell’evento/ e al destino./ Ma per moltissimi potrebbe diventare/ senza fine l’addormentamento./ Per moltissimi potrebbe non scattare/ il segnale del risveglio.
8a.
Perciò io dico: prepariamoci,/ montiamo di sentinella,/ mandiamo in avanscoperta una staffetta/ lungo la direzione già segnata.

TASTI
1.
Il computer non saprà mai/ chi batte i Tasti/ e similmente l’uomo./ Anche noi elaboriamo/ l’immagine di un mondo/ sulla base di dettature/ – le informazioni che riceviamo dai sensi –,/ che però non sappiamo cosa sono/ e da dove vengono.
1a.
Chi batte i Tasti della “realtà virtuale”/ sappiamo chi è: è l’uomo./ Chi batte i tasti della “realtà naturale”/ non lo conosciamo/ però ci sono nomi che lo indicano.

TEATRO DELLA VITA E LA COMMEDIA
1.
Un Teatro dove avvengono/ tutte le rappresentazioni/ e le ripetizioni sono innumerevoli.
2.
Io, una comparsa,/ mi sono ormai stancato/ di entrare per comparire,/ ripetere, uscire, ritornare.
3.
Però nutro in cuore/ una parte mai provata/ e perciò mi adatto ancora/ a questa scena.
4.
Svegliarsi, alzarsi, lavarsi, nutrirsi, vestirsi, lavorare, parlare, ricordare, ignorare, acquistare, giocare, vendere… e uscire per riposare e per poi ricominciare. Atti minuti fanno parte della scena: allacciarsi le scarpe, pettinarsi, cercare le chiavi, aprire la porta, chiuderla, aprire il cancello, percorrere un tratto della scena, aprire la porta dell’ufficio il mattino e rinchiuderlo alla sera.
5.
Può cambiare la scena certamente/ nella rappresentazione successiva/ che mi tocca/ perché il cielo muove le sue nubi,/ il sole, la luna e le stelle/ e la terra cambia i suoi colori/ e gli aspetti delle cose./ Ma sono mutamenti prefissati.
6.
Una luce soltanto illumina la scena.
7.
Poi nella scena giorno e notte delle stelle/ fuoco e lampade negli interni,/ luci riflesse da copri illuminati.
8.
Sono antichi tutti gli scenari/ che compaiono ogni volta sulla scena./ Antico è il teatro, gli attori e le comparse.
9.
Rientri nella scena quando ti svegli.
10.
E il Teatro inventato dall’uomo? Per imparare a diventare spettatore/ dopo le lunghe parti della vita.
11.
E l’attore del teatro umano?/ È uno spettatore della vita.
12.
E la maschera?/ lampo della luce/ su un volto di comparsa.
13.
Accesa la luce della vita/ si ripete la scena stamattina./ La prima variazione consistente/ è una comparsa nuova/ che incontro nell’uscita.
14.
Innumerevoli variazioni/ sono indistinguibili,/ altre impercettibili./ di altre ancora/ sospetto l’esistenza.
15.
Io: spettatore fisso di rappresentazione./ Anche della luna che sta entrando in cielo.
16.
Spettacoli antichi che torno a rivedere.
17.
È grande il suo occhio fra le stelle.
18.
Più nessuno mi introduce nella scena/ e perciò mi è apparsa così la gialla luna:/ occhio dipinto nell’ombrato cielo.
19.
Quadri di vita sorpassata.
20.
Il mondo è il sorpassato/ e quindi anche il veduto./ E si contano i tempi delle apparizioni:/ della terra, dell’albero, dell’animale, dell’uomo.
21.
La Commedia più grande/ è il mondo intero.
22.
Ed io mi sono spinto a vedere/ punti di luce che ho chiamato stelle./ E dove sono? In cielo ho detto io.
23.
Sono sicuro che la stella è un punto mio/ e non è tanto grande da poter qui rimanere/ se si chiude ad esso la mia luce.
24.
Anche il piede che la può toccare/ ha bisogno dell’occhio e della mente/ o niente tocca il piede e non c’è stella.
25.
Per illimitati gradi di composizioni/ e di visioni, si arriva al cielo,/ alla pianta, all’animale.
26.
Io, una pianta che arriva ad una luce/ e guardando accende luci antiche.
1a.
A differenza di Hume/ penso di avere individuato/ il Teatro nella sfera del Logos,/ o meglio il Teatro è quella sfera./ Ed è pregno di tempo questo Teatro/ dell’immobile presente in ogni dove.
1b.
Le onde dell’aria e della luce/ che la vita raccoglie con i sensi/ e che poi nel cammino dai sensi al cervello/ trasforma, sviluppa, collega, intreccia/ e quindi trasmette con quell’aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ hanno somiglianza con le onde/ che le apparecchiature della tecnica/ quali la radio e la televisione/ ricevono dallo spazio/ e trasformano in voci e figure./ Anzi non quelle assomigliano a queste/ ma queste a quelle/ perché ogni costruzione umana/ è fatta ad immagine e somiglianza della vita./ C’è però una differenza che ancor si coglie/ fra la vita e le sue imitazioni:/ nella vita non c’è – o non appare –/ il Teatro dove si recita/ e non ci sono – o non appaiono – gli attori/ le cui voci e immagini vengono trasmesse/ e ricomposte dalla radio e dalla televisione./ O se anche c’è un Teatro e c’è un attore/ a monte della vita, esso è Dio.
1c.
Abbiamo allestito un Teatro per la vita/ e questo Teatro lo chiamiamo “mondo”.
1d.
C’è un caos primordiale/ che viene utilizzato/ per comporre questo aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ come i pittori adoperano i colori/ i poeti le parole/ e i drammaturghi gli attori/ nelle scene e nel Teatro.
2d.
Un inconcepibile caos sta dietro ai volti/ che vediamo comparire e scomparire.
3d.
Il Teatro dove appaiono/ le innumerevoli Rappresentazioni/ della natura e degli uomini/ è ancora quello antico/ che videro per primi i sapienti/ del sesto e quinto secolo a.C./ Essi l’hanno chiamato Essere, Logos, Mente/ che indicano la stessa cosa apparsa allora.
4d.
Il tutto che vediamo,/ sentiamo e tocchiamo/ è contenuto nella sfera/ che si chiama Essere, Logos, Mente.
5d.
Poi può essere anche di carne ed ossa/ ogni componente della scena,/ o di fibre vegetali e minerali,/ o d’atomi e molecole./ Ma questa e un’altra cosa./ Sono gli attori e le scene e non il Teatro.

TECA
1.
Ai più avanti nella vita/ tocca ogni volta di crescere/ su se stessi e di modificarsi./ Ora questa avventura accade all’uomo,/ l’ultimo dei mammiferi./ Sessantacinque milioni di anni fa/ toccò ai dinosauri l’estinzione/ per lasciare il campo/ alle prime schiere dei mammiferi.
2.
Non sempre però la fine di un ciclo/ è l’estinzione della specie di quel ciclo./ Lo dimostrano i minerali, le piante/ e gli animali esistenti./ Però dopo il suo superamento/ ogni specie rimane immutata e immutabile/ dentro una gabbia che si chiama cosa.
3.
Cosa è il non saper più uscire/ dalla parte a notte/ di un ciclo della vita.
4.
Se ci troviamo a un passo/ da un mutamento evolutivo/ ci sarà dunque estinzione/ o conservazione della specie/ come natura naturata/ in una Teca del tempo./ Questa è la visione/ che appare dal confine./ Però c’è il passaggio/ per chi vuole.

TELEVISIONE
1.
Il cassonetto dove scorrono le immagini/ cui normalmente ci si affida.
2.
Il nuovo divenire nell’immutabile!/ È una scia che continuamente/ si scioglie e ripresenta,/ e l’immutabile è una scatola ben piantata/ un’infima quadratura raccogliente.

TEMPO
1.
Sto passando fra Tempi e non fra cose,/ o fra cose ancora se mi tiro indietro./ Ma io misuro ormai con un nuovo metro/ con il Tempo mio i Tempi che son stati.
1a.
Iddio che lascia/ ha chiuso l’uomo in un Tempo./ E cadono le parole dalla mente,/ come le foglie d’autunno./ Giacciono a terra ammucchiate e immischiate.
1b.
Il Tempo è il tessitore/ e non il tessuto,/ perciò è la vita/ non quello che rimane.
1c.
Il Tempo si estende/ come l’onda d’acqua, d’aria e della luce./ Si misura a cerchi il suo cammino/ e ogni cerchio racchiude la sua cosa.
2c.
È il Tempo il gioco immane/ del veduto e del vedente./ Il Tempo che solleva la pietra della via/ e ti stacca la stella dal suo cielo.
1d.
Tempi immutati nella loro misura/ e non passati come noi si dice./ Tempo delle selci, dei pini,/ dei sassi colorati e del torrente./ Passati siamo noi di grado in grado/ fino al Tempo nostro che li vede.
2d.
Sono ormai certo di poter portare/ il Tempo a trattare/ perché posso coglierlo nel suo sonno/ o nell’estasi di quando spunta/ e scompare con la vita.
1e.
Il fenomeno avviene così:/ la nostra cosa antica (il corpo)/ la portiamo fra le cose/ (una antica città questa mattina)/ è la scena è registrata/ nel presente della mente.
1f.
Il Tempo è immobile e immutabile./ Semmai sei tu che entri, passi ed esci./ E lungo la tua vita ricordi e aspetti.
2f.
E poi il Tempo/ è sfere concentriche di Tempo/ e dentro a quella del Logos/ ci sta il sole.
3f.
Io non sono una pianta/ contenuta in un solo tempo: quello del sole,/ ma semmai in due: il sole e il Logos,/ e sto incontrando il confine anche di esso.
1g.
Impianti la pietra miliare/ e in un indefinibile futuro/ se ripassi la ritrovi./ Il tuo presente/ è la coincidenza di te/ con quel passato./ Anche il sole/ è un corpo già lasciato/ che tu abitualmente qui rivedi./ Quindi il passato sei tu/ che lo sollevi,/ quindi il presente sei tu/ il sollevante,/ quindi il futuro sei tu/ che vuoi tornare./ Altro non c’è di tempo/ in cielo e in terra./ Il Tempo è misura della vita.
2g.
Di un cielo che non conoscevo,/ quello del Logos,/ ora vedo il giro intero/ e le ripetizioni.
1h.
In verità il tempo non c’è nei suoi tre modi,/ vale a dire passato, presente e futuro./ Non c’è questa strada di tempo/ che parte da un punto indecifrabile/ e arriva ad un altro altrettanto oscuro./ C’è piuttosto il viaggiatore che percorre la via,/ la quale poi all’improvviso termina sul ciglio di un abisso./ Ed è l’abisso che suggella la forma della strada./ Con un tratto già percorso, cioè il passato./ Con un incomprensibile e instancabile passaggio/ ad ogni passo nel futuro che è il presente./ E con un altro tratto da percorrere che si chiama futuro.
2h.
È il viaggiatore e non il cammino/ il titolare di quest’aspetto della via,/ perché ne percorre solo un tratto./ Ma la terra è sferica e gli astri ruotano nel cielo/ mentre la sua parte cosciente/ s’accende e si spegne dentro un giro.
3h.
Se si supera l’abisso invece tutto cambia./ Si arriva nel passato passando per il futuro./ A questo punto però i nomi delle due vie si contraddicono ed oppongono./ Come si può secondo la ragione arrivare al passato dal futuro,/ e come può il passato, che per noi significa/ che non c’è più, essere ancora?/ Sarebbero degli ex quei nomi: ex via del futuro/ ex presente, ex via del passato.
4h.
Il tempo che ha nomi, numeri e misure è quello della vita/ di un uomo, di un popolo, di una civiltà./ Ma si tratta in ogni caso di scampoli di tempo/ ricavati dall’immutabile ed eterno.
5h.
Tempo passato è perciò scia di vita che appare nell’immutabile,/ come quella di un aeroplano dentro il cielo.

TEMPO – UOMO
1.
In riva al Tempo si sta addensando l’uomo./ Rivolgersi è l’accettazione di una sorte.

TEMPO LINEARE
1.
Nel tempo c’è un tempo: la condizione umana/ che assomiglia ad una Linea in una sfera.
2.
L’animalità è una Linea dentro il tempo/ e spesso è traccia che si scioglie indietro/ e davanti non è ancora sviluppata.
3.
La maggior parte svanisce della vita/ come il vuoto fra un’orma e un’altra orma.

TEOLOGIA NEGATIVA
1.
Dopo la faccia che ci mostra Dio/ – l’universo stellato, o Logos, o Mente –,/ null’altro percepiamo./ Dopo c’è il Nulla.
2.
E chi arriva fino al nulla/ aspira a Dio.
3.
Devi cercarlo aldilà/ dove non ci sono cose né segni,/ né i luoghi dove appaiono e scompaiono.
4.
Alla ricerca del Dio sconosciuto/ tu aprirai nuove luci per vedere.
5.
Troviamo facce dell’Essere avanzando,/ ma l’essere giammai: ha nome Nulla.
6.
Perciò Eraclito ci ha detto/ che “l’unico, il solo saggio,/ vuole e non vuole essere chiamato/ con il nome di Zeus”. (Framm. 32 D.K.)

TEORIA – TEORICAMENTE
1.
Teoricamente la vittoria sulla morte è possibile/ e il Vocabolario è lo svolgimento della Teoria./ Praticamente non lo sappiamo ancora./ Lo sapremo quando verrà l’ora di partire.

TERRA – RADICI – VITA UMANA
1.
I corpi umani sono Terre e Radici della Vita.
2.
E si vedono le Terre e le Radici.
3.
Oppure le Radici stanno nella Terra/ ma diventano visibili se si apre.
4.
Invece la Vita non si vede.
5.
La Vita ha liberato la parola/ e si lasciano segni della Vita.
6.
Le impronte del cammino tu le vedi,/ ma è invisibile il viandante.
7.
Io lo imito a volte il viandante/ quando lascio le impronte e non c’è meta.

TERZO
1.
Si arriva al Terzo cerchio della luce/ superando la Porta per la Terza volta./ Il primo sta sotto la vita razionale,/ il secondo sta in mezzo e lo circonda/ e il Terzo sopra.

TESTA – CERVELLO – MENTE
1.
Uscire dalla propria dimensione/ quella che mi dà l’illuminato/ è la ragione che mi guida e desta./ Ma qui aggiungo che quello che è già stato/ ha l’estremo suo cerchio nella testa.
2.
Uscire da se stessi è quindi uscire da cosa/ qualunque essa sia, Mente o Cervello.
3.
Ed io che quaggiù sono sempre cosa – dalla nascita alla morte –,/ mi sono volta alla morte per uscire.
4.
O alla notte, se più dolce è la parola.
5.
O all’Essere di cui l’ente è sempre traccia.
6.
O aldilà del presente della mente,/ cioè del tempo che ci è dato.

TESTAMENTO
1.
Testamento: è bella la parola./ Non la dice chi muore ma chi lascia.
2.
L’uscente supremo è il vivente eterno.

TESTAMENTO BIOLOGICO
1.
Quando non sarò più autosufficiente,/ desidero andarmene quanto prima./ Anche perché ho altre cose da fare dopo/ e non voglio perdere tempo/ in situazioni impossibili e disumane.

TOCCARE
1.
La sorgente della vita è arrivata fino al mare/ e perciò io posso Toccare ogni cosa,/ dove ogni acqua si è raccolta./ Ma non è la stessa cosa del viaggio.
2.
Il Toccare è una raccolta in un luogo solo.
3.
Le cose stanno lì nel loro ventre/ di cielo e terra e non ne escono./ Non c’è contemporaneità fra me e la pianta:/ essa è un passato e io sono presente./ Il mio Toccare e il mio vedere non è la pianta/ ma il mio viaggio fin qui, fino alla mente.

TOMBA
1.
La Tomba del gran re, le sue vestigia,/ è il mondo che s’accende alla tua luce./ E ti sovviene l’antico tuo passaggio.

TONFO
1.
Semmai qualcosa si solleva e vola/ è solo piume e polvere/ dai Tonfi della morte.

TORRENTE
1.
Se la vita si raccoglie a Torrente/ sulla terra dell’umano,/ deve poi sfociare,/ e neppure il mare del linguaggio/ più non la contiene.
1a.
Il vedere della mente/ è il bosco, il pino, il faggio,/ l’acqua, il macigno, il sasso colorato./ E poi il mio gioco fra le cose:/ ascolto l’acqua, immergo la mia mano,/ salto fra i sassi, risalgo la corrente,/ guado il Torrente e m’immergo dentro il bosco.

TOTALE
1.
Noi di Totale come cielo e terra/ cogliamo solo punti e cose sparse.
2.
Percepire il Totale e non i singoli isolati/ è il contributo che noi diamo a un’altra conoscenza.

TOTALITÀ
1.
È questa continuità fino al pensiero/ che mi dà la Totalità./ E perciò mi trovo accanto ai fiori e ai funghi/ fra acque di torrente e cieli chiari.
1a.
Questa Totalità sta rapprendendosi/ per diventare pietra di sormonto.
1b.
Della Totalità che chiamiamo “natura”/ siamo onde di superficie e schiuma/ che si forma e che si scioglie/ sulle cime e presso la riva.

TRABOCCO
1.
Questo pensiero di superamento della morte/ che Trabocca dal vaso della comprensione umana/ è la mia croce e delizia.

TRACCIA
1.
Io passo soltanto e non mi fermo,/ o cui sosto per guardare antiche Tracce/ e ricordare quale è stato il mio cammino.
2.
Tracce predilette sono i fiori nel giorno e le stelle nella notte.
1a.
Nessuna Traccia viene perduta, non lo vedi!/ Non abbiamo smarrito né albero né stella/ fino a questo punto del cammino.

TRADURRE
1.
La cosa antica che si Traduce in “mare”,/ “azzurro”, ”onda” e “schiuma” sulla cima.
2.
Traduco un dato antico a punto luminoso/ e lo chiamo “stella della notte”.
3.
Conosco il codice e compio Traduzioni.
4.
“Orsa” è sette stelle ed è “polare”/ quella che m’indica un cammino.

TRAGHETTARE – TRAGHETTAMENTO
1.
È prerogativa della specie,/ di Traghettare i suoi singoli/ riducendoli a semi dentro a protezioni/ quando finisce un ciclo/ e la luce è insufficiente o assente./ Ebbene, è questo che cerco come singolo:/ il segreto del Traghettamento/ che io chiamo attraversamento della notte/ portando nella mano il Logos che illumina e riscalda.
2.
Solo questo è stata la filosofia per l’uomo,/ per ogni singolo che ha osato e ancora osa: la conquista della luce della mente,/ per adoperarla come lampada nella notte.
3.
Io invito ad attraversare / le terre misteriose ad occhi aperti,/ cosa mai riuscita finora completamente,/ o mai diventata aperta strada di frontiera.
4.
Finora quelle terre proibite che si succedono periodicamente/ – la notte dopo il giorno, l’inverno dopo l’autunno, la morte dopo la vita –,/ sono state affrontate sospendendo la vita cosciente,/ riducendola a seme e rinchiudendola in profondità./ Così sono state superate le tenebre, i geli, i vuoti,/ ma senza vedere però, senza sapere.
5.
A questo livello però e in questo tempo/ si presenta una prospettiva nuova:/ di attraversare ad occhi aperti la notte del Logos/ dopo il suo lungo giorno e il tramonto.
6.
Non è mai riuscita quest’impresa/ singolarmente nei livelli più bassi,/ ma in questo dove ci troviamo/ sembra proprio di sì./ C’è un progetto predisposto/ e l’avventura è già iniziata.

TRAMONTO – ALBA
1.
Come si rinchiude il fiore a sera/ così io so del Logos che tramonta./ Perché sono cieco anch’io come una pianta/ all’astro esterno che mi dà il pensiero.
1a.
Nel tramonto della luce della vita,/ se rimani sveglio essa ti appare come stella.
2a.
I limiti della Notte che chiamiamo morte/ sono il tramonto e l’alba della vita./ Una razza – l’Occidente – è entrata nel tramonto/ e una sua avanguardia e diretta verso l’alba.
1b.
Quando giungerò al Tramonto/ – e ormai vicino ci sono –,/ come il sole scenderò sotto l’orizzonte,/ ma come lui m’attendo di riapparire/ dall’altra parte del cielo della vita/ dopo il misterioso viaggio nel nascosto.

TRAMUTARE
1.
Questo Tramutare della vita in cosa.
2.
È continuo e universale il Tramutare.
3.
L’intero Tramutato è questo mondo.
4.
Un’arte del Tramutare chiamerei la scienza.
5.
Ma anche un’opera d’arte: la poesia,/ il dipinto, la statua, il palazzo,/ è il già versato dalla fonte della vita.
6.
Semmai delle ultime cose si può dire/ che è il già versato dalla fonte che è più alta.
1a.
Sfera di tempo questa vita,/ dove s’introduce l’invisibile come stella cadente./ E si Tramuta in visione e poi si versa.
1b.
Ma perché la filosofia è decaduta?/ Perché la luce del Logos ha iniziato il declino ed è precipitata/ come quella del sole dentro il mare, nella sera./ E perché si è Tramutato in scienza e tecnica quel pensiero?/ Per accendere luci artificiali, per costruire ripari artificiali/ contro le tenebre e il freddo della notte./ Allora era un destino questo Tramutare in manufatti quel pensiero,/ perché anche nelle terre degli umani gli astri sorgono e tramontano.

TRAPASSARE
1.
Siamo alla fine di un periodo evolutivo e all’inizio di un altro./ Oggi però è quasi tutta fine quel che appare./ E c’è punta d’inizio di chi ha Trapassato/ e che attirerà l’attenzione probabilmente fra qualche decennio/ se ci sarà continuità dall’uno all’altro.

TRASCENDERE – TRASCENDENZA
1.
Se tu che guardi il cielo costellato della notte/ e la terra sotto il sole brulicante di forme e di colori/ cominci a riflettere e a conoscere che un mondo così fatto/ non è quello che entra dagli occhi, ma quello che da essi esce/ dopo un labirintico percorso nel cervello,/ allora ti troverai sulla via indicata che conduce alla Trascendenza./ A Trascendere questa immagine del mondo/ e a Trascendere tu stessi che così vedi.
2.
Il te stesso che la vede/ è il non veduto mai da sponda umana,/ ma Trascendendo lo vedrai quel misterioso/ che da millenni ormai ti porti appresso,/ o egli ti trascina nel cammino.
3.
Soprattutto per vedere quella faccia/ abbiamo iniziato questo mutamento./ E chi finora ha tanto camminato/ sa già che quella faccia è un nuovo mondo.

TRASFORMARE – TRASFORMAZIONE
1.
La vita: questa Trasformazione/ di luce invisibile in visione.

2.
Se coglie luce angelica/ c’è un angelo che appare.
1a.
Vedi la luce che si Trasforma in fiori/ e splendono i colori dentro il prato./ Così è anche l’uomo, è luce Trasformata.
2a.
Soltanto questa Trasformazione è la tua voce./ E vibrerà sempre il mistero quando parla della fonte.
3a.
Ma il sole non è la fonte./ Esso è una scintilla sbalzata nella notte./ Però anche la scintilla è imitazione,/ è vita colorata dentro il prato.
4a.
Ed io con i colori della voce/ costruisco caleidoscopiche figure./ Sono gli aspetti del mondo che vediamo.

TRASFORMATORI
1.
Io procedo per visioni e vedo la terra umana/ immersa nella notte punteggiata da luci artificiali./ Sono le città turrite della scienza e della tecnica,/ deposizioni del Logos in luci atomiche e intelligenze artificiali,/ dove si sono rifugiati e si rifugeranno/ i Trasformatori della terra/ cui è negata un’altra aurora.

TRASUMANARE
1.
È il Trasumanare che perseguo, non la conoscenza./ La conoscenza, semmai, serve a raggiungerlo.
2.
Serve a conoscere il confine per affrontarlo e superarlo.
3.
Serve sapere che il nostro limite è la morte/ per affrontarla e cercare di superarla.
4.
Quando la si supera, se ciò accadrà,/ quello è il Trasumanare.
5.
C’è un viaggiatore solitario/ che conosce soltanto/ una piccola parte del cammino/ e poi normalmente si perde./ E se rientra, come a volte gli sembra,/ come è accaduto non lo sa./ Perciò io ho impiegato/ tanta parte della mia vita per sapere/ e mi pare di aver Trasumanato.

TRATTO
1.
Ci troviamo alla fine di un Tratto/ dell’evoluzione e all’inizio di un altro.
2.
Le soglie differenziali diventano/ accessibili e superabili in questo punto./ In esso Achille raggiunge la tartaruga.
3.
Se ciò accade anche in altri Tratti,/ per esempio fra i corpi del mondo che si vedono/ dove il più lento è sempre raggiunto e sorpassato,/ ciò significa soltanto che quei Tratti/ stanno prima di questo che stiamo nominando/ e che sono già stati riempiti e superati./ E così sono rimasti nell’esperienza/ e nel ricordo di ogni giorno.
4.
La Porta che si trova dopo il labirinto/ è il passaggio che intuisci ma che non puoi aprire,/ se non esci dall’intreccio e dal travaglio./ È il messaggio ripetuto che non riesci a decifrare.

TRAVAGLIO
1.
Si richiede il Travaglio prima di uscire,/ come accade a ogni vita che sbocca nella luce./ Il Travaglio è la via del labirinto.
2.
Vocabolario e labirinto sono la stessa cosa.

TU
1.
Ho seguito orme antiche dall’aurora fino al tramonto,/ ho camminato per i sentieri di confine nella sera fino allo spegnimento della luce,/ ho tradotto i segnali che ho incontrato perché sia rintracciabile il cammino/ e li ho indicati ripetutamente ma finora quasi inutilmente./ E ora pensaci Tu se non vuoi che si rimanga completamente senza luce/ e se non trovi intempestiva la crescenza.
1a.
Come passano i giorni/ interrotti dal sonno,/ così trascorrono le esistenze/ interrotte dalla morte./ Per dire ieri, oggi, domani./ Per dire che siam stati e che saremo,/ e che sei solo Tu la aspettata.

TURBINE
1.
Se sei terreno appresso alla riva come sabbia/ ti solleva nel cielo il Turbinio/ e ti ritrovi dilungato e alto.
1a.
Dentro il Turbinio della tua cosa/ c’è terra, luna, sole e ogni stella.

TUTTOTONDO
1.
Il finire dell’uomo è un Tuttotondo dell’evoluzione.

TUTT’UNO
1.
È apparenza perché lo vediamo fuori e lontano il sole/ mentre Tutt’uno siamo solo con Dio.

 

ULTIMA FACCIA
1.
Io che continuo a cercare la mia faccia:/ l’esterno della vita.
2.
E perciò insisto nell’uscita/ di cui parlo e verso cui mi muovo./ O giammai conoscerò chi sono io.
3.
Nella luce del Logos vedo il mio volto antico/ collegato ai movimenti delle stelle.
4.
Una cosa incompleta è l’esistenza/ che non mostra la Faccia alla sua vita.

ULTIMA FARFALLA
1.
Fiore dell’aria/ è la luce che ti porta/ se t’alzi poco/ e stancamente cali.
2.
Il tuo volo è il più breve che ho mai visto.
3.
E appoggi sopra sterpi e foglie morte/ piegandoti su un’ala.
4.
Non c’è più fiore per te/ che a te s’aggiunga.
5.
Scomposto il battere di ali/ in brevi voli/ da sterpo a sterpo/ da foglia a foglia a terra.
6.
Una vita come quella di Farfalla/ sui fiori e nella luce e poi la fine.

UMANITÀ
1.
Io vedo l’Umanità perdere luce/ e più s’attenua più si mostra cosa.
1a.
Cos’è l’Umanità? È il sostenersi e il mantenersi/ di un gran sogno/ dentro ad un sonno che non ha risveglio.
1b.
L’attuale umanità è un passaggio/ rapidissimo di perturbazione.
2b.
Poi verrà la quiete sulla terra e il nuovo azzurro/ o il rivedere le stelle della notte.

UMANO
1.
Non sono come il mare racchiuso dalla sponda/ né come terra che si erge sopra l’onda,/ ma piuttosto come la palude/ in questo estremo confine della vita./ Come il mare non ancora limitato/ e come la terra che si alza e che s’affonda.

UNIVERSO
1.
Quest’Universo così destato dal giorno umano/ e dalla sua luce vestito e ricamato/ è come il prato che sboccia a primavera.

UNO – DUE
1.
Io non vedevo te perché eri dietro./ Dividendoci, sei passata davanti: ecco la donna./ Oppure Eva è stata tratta dall’interno./ Oppure nel mito sono stati gli dèi a separarci.

UNO – MOLTI
1.
Il mondo è il luogo delle divisioni,/ l’Uno diviso in due e anche più./ Uomo e donna e sono due./ Madre, padre e figlio e sono tre./ Oppure con più figli e sono quattro,/ cinque, Molti, innumerevoli./ E l’Uno perché si è lasciato così dividere?/ Per vedersi nella sua molteplicità/ in sé indistinta e indeterminata!/ Deve essere accaduto proprio così/ se ora che si è visto nelle sue parti/ vuole ritornare com’era/ ma guardandosi nello specchio del suo mondo.

UOMINI
1.
I partenti dalle spiagge della vita/ per l’oceano tenebroso della morte.
2.
Se non sei un Uomo,/ non troverai mai la terra così/ con boschi, prati e nubi che corrono nell’azzurro./ E se sei un Uomo devi nascere da una donna.
3.
Dopo l’Uomo,/ se egli decreterà la sua scomparsa/ per pagare il fio della sopraffazione in atto,/ chi terrà desto il mondo,/ anche se in sotto tono,/ sarà un altro mammifero/ – un cane per esempio –,/ o un uccello, o un pesce,/ un’indecifrabile formica,/ o una stella alpina sopravvissuta sulla roccia.
1a.
Queste apparizioni sulla scena/ che vogliono durare di più/ in contrasto con il naturale/ succedersi di comparse e attori.

UOMINI – ANGELI
1.
Nella cecità si scontreranno/ fino ad acquistare giusta misura/ e guarderà un Angelo chi resta.
2.
Oggi la caduta tocca all’Uomo/ perché compaia l’Angelo,/ il nuovo messaggero dell’eterno./ E gli Angeli si appoggiano agli Uomini.

UOMO – DONNA
1.
All’inizio erano la stessa cosa l’Uomo e la Donna, due in uno/ e sono stati divisi dai Signori del cielo e dell’abisso,/ perché non sapevano di essere perfetti e potenti così interi/ e si sono lasciati sorprendere nel dormiveglia dell’inizio./ Ma ora hanno cominciato a sapere, qualcuno possiede già la soluzione,/ e si tratta di ricomporre l’unità perduta.
1a.
L’ho amata tanto la ragazza che hai visto nella foto./ Per lei ho trovato la chiesetta sperduta./ Un’impresa sovrumana per un amore immenso./ Ecco cos’è una Donna e cos’è un Uomo.

UOMO–UMANO
1.
La più lunga strada del divino ha nome Uomo.
2.
Egli è faccia di Dio quando cammina/ ed è Uomo quello che rimane.
3.
Un sommovimento fin sulle stelle e all’origine del cielo/ ha nome Uomo./ Egli è già stato libro dell’esistente,/ ma ora sta leggendo le parole.
4.
La mia cosa porta la deità/ e perciò mi vedo dai miei occhi.
1a.
L’animale eretto fino al pensiero.
2a.
La fine dell’animale preparata da millenni.
1b.
Addentro al sole con un corpo antico/ ma fuori da ogni stella con la vita.
2b.
La luce è chiusa se non è veduta,/ ma sono uscito e si riversa fuori./ Similmente ha lasciato ombrato il cielo/ e narrano le stelle il suo passaggio.
1c.
La vita umana è l’appartenenza al giorno del Logos.
2c.
Anche la pianta Umana s’infiora con la luce/ e perciò si può sapere cos’è la poesia.
1d.
Siamo grosse molecole organiche,/ dotate di facoltà e aperture/ con cui abbiamo visualizzato un vasto territorio/ che chiamiamo mondo,/ che ora adoperiamo e sfruttiamo/ per le nostre necessità/ e per l’evoluzione della specie e l’espansione.
1e.
I trasformatori di un esterno/ altrimenti inestricabile o presunto/ in figure, luce, colori, suoni, contatti…
1g.
Costruzioni che crescono e si disfano.
1h.
Usciremo dall’uomo/ come un fiore dal suo ramo/ a primavera.
1i.
L’Uomo è una pianta di un’altra terra,/ un altro cielo, un’altra luce.

UOMO – VITA
1.
Continuare a tessere trame/ con la mente/ non serve più/ se non le segue/ il tutto in una volta/ che chiamiamo uomo,/ che chiamiamo vita.

USCIRE – ENTRARE
1.
Uscire da se stessi, ecco il segreto,/ ma quello originale l’abbiamo dimenticato,/ cioè ci è dato di Entrare e Uscire/ ma in modo più banale:/ da una casa, da un bosco, da un tempio,/ o anche da un fosco evento o da uno lieto,/ o da un esempio che si fa di sé/ e perfino anche dal sonno./E tuttavia sempre si accetta/ o si lascia un altro ente,/ mentre l’originale Uscire è uscir dal mondo.
2.
Un po’ si può dire quello che accade quando si Esce:/ so che decade il Logos a luce esterna/ e diventano elementi di quella sfera/ il sole e ogni stella./ Uscire per vedere la corporeità dell’idea,/ il suo aspetto, e che sia bello,/ come il fiore nel suo sole.
3.
Uscire dalla luce che illumina le stelle.
4.
Sospetto che la vita splenda nella morte/ come la stella dentro la sua notte.
5.
È l’Uscita che m’incanta e mi trascina/ e la vita aldilà su nuova terra/ o terra antica che si vede in faccia.
6.
Seguire l’indicazione dell’uscita/ e lasciare la traccia del passaggio.
7.
Si esce dalla pianta dove scorrono/ i pensieri, i sentimenti, i sogni,/ le visioni trascendenti./ Si Esce dalla pianta/ che è radicata nella testa.
1a.
Come sarà l’Uscente! Esso si appoggia/ e quindi può sembrare uomo o pensiero./ Ma non ha sensi l’umano per la cima,/ come non gli ha l’animale per la mente.
1b.
L’Uscita da un grembo luminoso/ è l’occhio che si forma su una luce.
1c.
Fu per passate Uscite che si arrivò all’esterno/ di queste vite antiche in terra e in cielo.
1d.
Ciò che s’addensa e che rimane cosa/ ha ogni orma della vita che è passata./ E noi qui siamo scrutatori d’orme.
1e.
Se dite che può esserci l’Uscita/ datevi da fare per nascondere l’Ingresso/ ora che l’avete riscoperto,/ perché Ingresso e Uscita sono la stessa cosa.
2e.
L’invito è verso quell’uscita/ ora che si sa che c’è la Porta/ e che da essa siamo entrati nell’aurora./ Entrata e Uscita sono salti nella vita/ e apertura di aspetti nel totale.
1f.
Ho seguito per Uscire dall’umano/ tutta la strada illuminata dalla sua luce./ Ho percorso il suo dominio/ dall’aurora fino al tramonto.
1g.
Io preparo la strada a chi Uscirà nella nuova luce.
2g.
L’Uscita dal “sapiens sapiens” è ormai vicina.

USCITA (dalla Porta)
1.
È come sporgere la testa/ dal confine dell’universo.
2.
Lo vedi da fuori/ tutto in una volta.

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