L’inizio

Yves Klein, People begin to fly (1967)

Yves Klein, People begin to fly (1967)

Sono riuscito a collegare un oggetto al suo ricordo, cosa normale quando i due stanno in una vita e lungo il suo corso. Nel caso che descrivo, però, il ricordo era in un’esistenza prima o dopo di questa, e solo il suo oggetto, ciò che viene colto dai sensi, stava qui e l’ho trovato per caso.
Qui c’era e c’è la chiesetta con i muri in sassi e il tetto in legno di un piccolo paese del Cadore che si chiama Grea; là la chiesetta sperduta, luogo d’appuntamento perenne, ma che quando è sorta dalla prima come un sogno non sapevo dove fosse. Era, appunto, sperduta, e per trovarla ho dovuto percorrere il cammino che le separava. Fra questa vita e le altre, perciò, e c’era un labirinto da cui uscire, un abisso da attraversare, un segreto da svelare e una soglia da varcare.
La cosa m’è riuscita e l’ho raccontata, anche perché quel sentiero, ora isolato e deserto, può diventare un via pubblica ed essere percorsa da tutti quelli che vorranno.
In termini di tempo l’avventura è durata più di cinquant’anni.
La via ora si chiama Eterno ritorno dello stesso.

*

PS: L’Eterno ritorno dello stesso vale per questa nostra vita, per aumentarla e migliorarla, non per passare a un’altra. Perché questa vita com’è ora non si può continuare ad accettarla così, senza che si aggiunga l’Eterno ritorno dello stesso. Così è assurda.

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