Raccoglimento (seconda parte)

René Magritte, La reconnaissance infinie (1933)

Ho portato l’Apparenza
a coincidere con l’Idea.


M’aspetto l’Eterno ritorno dello stesso ora che sono vicino a lasciare la presente rappresentazione. Se non dovesse accadere il ritorno, di nient’altro m’importerebbe, e si entrerà nell’Essere senza alcuna voglia di uscirne, o si uscirà ancora segretamente per le vie dettate dalla natura come è accaduto fino ai nostri giorni. Ma se il ritorno consapevole invece avverrà, ci sarà un giovane che andrà a guardare La via d’uscita dal nichilismo e ben presto molte idee, molti pensieri, diventeranno chiari e distinti e comincerà il ritorno.
Per una strada già disegnata.
Per luoghi noti alla memoria.
A cercare chi è stato caro e prezioso finché non lo trova.
E la Via dell’eterno ritorno dello stesso sarà nella sua prima fase Via delle rimembranze.

Il posto che vado più spesso a ritrovare nelle prove che sto ancora conducendo in questa vita finché sarà possibile è la chiesetta e i luoghi attorno. Vado da quelle parti perché cose e aspetti si incidano sempre più nella memoria.
La chiesetta è la più importante perché da essa è cominciata l’avventura e lì si è conclusa. Di essa ho raccontato molto (vedi La chiesetta sperduta in Le indicazioni del Destino), ma su un aspetto voglio ancora soffermarmi: sul fatto che appena scoperta la chiesetta con i muri di sassi e marmi e il tetto di legno che si trova a Grea, piccolo paese del Cadore, un’altra ne è apparsa, uguale alla prima, ma nel cielo azzurro sopra le più alte montagne. O era un miraggio, un sogno.
Ed io, dopo aver visitato la prima, verso la seconda mi son mosso per raggiungerla, ciò che è accaduto dopo cinquant’anni di cammino e dopo aver attraversato l’Abisso e superata la Porta. La chiesetta celeste era al di là, nella dimensione che Parmenide ha chiamato “Essere” e Platone “Mondo delle idee”. Era un’Idea.
Di qua, invece, la chiesetta di Grea, cioè nelle apparenze, e la sua duplice natura appariva chiaramente in quel punto di passaggio.

Dunque la chiesetta di Grea è l’aspetto sensibile di quel che è anche intelligibile, e una è in Terra e l’altra in Cielo. Una è la Cosa, l’altra la sua Idea. La prima è nelle apparenze che sono notte o giorno, inizio o fine, passato o futuro, e la seconda nella “luce che non tramonta mai”.
Ma quando ho iniziato il mio cammino le chiesette apparivano staccate. Poi si sono sempre più avvicinate fino a sovrapporsi e son diventate una sola. Perduta, all’inizio, era solo l’apparenza, ma alla fine è stata ritrovata.

In tal modo ritroverò tutto ciò che di bello e caro è scomparso nel passato, ciò di cui si dice non c’è più (vedi La tredicesima indicazione del Destino).

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