Raccoglimento (quarta parte)

René Magritte, Colpo al cuore (1952)

Va’ dove ti porta il cuore può essere il titolo del cammino che ho seguito per molti anni, ma a un certo punto mi è parso chiaro che con le sole indicazioni del cuore non sarei arrivato alla fine della via. O non alla fine della via chiara e distinta dove avrei trovato la chiesetta che era sperduta. Non bastava il sentimento, o esso non era una stabile illuminazione e segnalazione, era come un lampo nella notte. Ci voleva anche la ragione: ecco il pensiero che s’era fatto avanti, dapprima timidamente, poi in modo sempre più palese e deciso. E la ragione a questo punto aveva un nome: filosofia. Duemilacinquecento anni di filosofia entravano così a far parte del patrimonio occorrente perché la Via dell’eterno ritorno dello stesso si mostrasse da inizio a fine con i due estremi coincidenti, perché essa è rotonda. In quel punto appare la chiesetta.
Ma perché la filosofia?
Perché, nel suo aspetto di “conoscenza a vantaggio dell’uomo” è essa stessa Via dell’eterno ritorno dello stesso. Il vantaggio è la vita che ritorna dopo le morti, come oggi la veglia dopo i sonni. Perciò l’una e l’altra via sono titoli della medesima cosa e si va più diritti allo scopo se non si tiene conto dei paesaggi circostanti e se non si perseguono le tante deviazioni, come quelle, per esempio, che si addentrano su territori particolari o limitrofi quali la politica, la morale, la fisica, o sulle domande se il mondo sia eterno o sia stato creato, se sia infinito o limitato.
Se via filosofica e via dell’eterno ritorno dello stesso sono la medesima, allora lungo di essa e fino a dove è arrivata in modo chiaro e distinto troviamo tutti i filosofi elencati nelle storie esistenti, o almeno i maggiori, a partire da Socrate che ha iniziato la segnalazione e illuminazione del grande anello. Poi tutti gli altri, dunque ‒ e si arriva fino a Nietzsche, che ha riportato alla ribalta in tutta la sua drammaticità l’eterno ritorno dello stesso, e a Heidegger e a Jünger che insieme sono arrivati fin sulla sponda dell’Abisso, la linea zero l’hanno chiamata, e hanno progettato il suo attraversamento. Fra Socrate, che ha iniziato l’opera nell’Aurora ‒ Aurora della filosofia e della civiltà greca diventata poi Occidente ‒, e Heidegger c’è quasi tutta la via filosofica segnata da pietre miliari con i nomi degli innumerevoli progettisti e costruttori. Ne citiamo alcuni fra i più grandi.
Dopo Socrate, nel Giorno già iniziato, ci sono Platone e Aristotele, e dopo il lungo sonno del Medioevo si riprende in forze. La ripresa si chiama filosofia moderna e nella chiarità del Giorno non c’è soltanto la via ma appare anche il viaggiatore. Si chiama Io penso e, continuando quell’andare, diventerà Io trascendentale con Kant, poi Io assoluto con Fichte , Schelling, Hegel. Infine con l’ingresso nella Notte il nome Io muta in .
Comincia ad apparire l’uomo nuovo, il viandante dell’intero cammino circolare, colui che arriva nello stesso punto da cui è partito, ma non per caso o trasportato.

 

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