Archive for the ‘In morte d’Isabella’ Category

4. Non è più tempo di vani convegni ciarlieri

13 marzo 2015

È necessario che la più insensata delle cose – la morte – sia battuta sul terreno della conoscenza, o noi continueremo ad essere solo esperimenti, cavie del laboratorio che si chiama “natura”.

Edward Hopper, Rooms by the Sea (1951)

Edward Hopper, Rooms by the Sea (1951)

Per Parmenide ci sono l’Essere e le apparenze. L’Essere è “l’animo inconcusso della ben rotonda Verità” (Parmenide, La natura, framm. 1). Le apparenze sono “ciò che appare ai mortali”.
Per Eraclito c’è il Logos, “che è sempre”, “luce che non tramonta mai”, e ci sono le cose “che accadono secondo questo Logos”. Ma di esso “gli uomini non hanno intelligenza”.
Per Lao-tzu ci sono il Tao e le “diecimila creature”, espressione idiomatica che significa “tutte le creature”.
Per Heidegger ci sono l’Essere e gli enti, o apparenze. L’Essere è sorto un po’ prima dell’inizio della filosofia, e fin da allora è cominciato anche il suo declino e oblio, e il conseguente sopravvento degli enti, ciò che ora appare in modo mostruoso. È quel che si chiama fuga degli dèi nella notte, dissacrazione, e anche l’origine del relativismo sta in questo allontanamento. Sostanzialmente l’Essere e gli enti di Heidegger sono gli stessi di Parmenide.
Per me c’è l’Essere e ci sono le apparenze, che sono quel che dell’Essere appare, seguendo in ciò, come già Heidegger, la tradizione iniziata da Parmenide. Nel frattempo – nei duemilacinquecento anni che seguirono –, la via che collega i due aspetti è stata illuminata e segnalata, e gli ostacoli sono stati superati – e questa è l’opera della conoscenza: dov’è l’Abisso è stato costruito un Ponte (vedi Postilla alle pagine del ritorno a Parmenide, o anche Valico del confine fra apparenza ed Essere, che sono i due modi dell’eguale); dov’è la Porta c’è ora anche la chiave per chi entra e chi esce (vedi su Vocabolario: l’evoluzione della lingua, il vocabolo Porta); l’aspetto della via è ora un circolo completo, apparso così quando si è giunti alla fine della via ed essa coincideva con l’inizio; in quel punto fine e inizio sono lo stesso.
Ma per Severino, unica eccezione, non ci sono Essere ed enti, ma solo gli enti, ed ognuno possiede tutti gli attributi dell’Essere, è cioè eterno, immutabile, immobile eccetera.

Dunque, ci sono i due modi dello stesso che vale per tutti ad eccezione di Severino: sono Essere e apparenze, e c’è una via che va dall’uno all’altro. Ed ora la proposta.
Affinché la filosofia, almeno in questo campo, non sia sempre e solo vano convegno ciarliero, occorre darsi dei traguardi, delle mete. Io me li son dati: è l’Eterno ritorno dello stesso, e dico: se non c’è questo ritorno, se non si può ripeterlo volendolo, se ciò non accadrà nel mondo delle apparenze, se non si può dimostrare che accade, allora continuerà quel che assomiglia a un blabla: il vano convegno ciarliero di cui ho detto nel titolo.

P.S.
Riuscirà anche Severino, la cui dottrina non ha i due aspetti Essere ed enti, ma solo i secondi, ognuno con le doti dell’Essere, a rintracciare sua moglie che è morta prima della mia! Sappiamo da lui che i suoi “enti” sono eterni, immutabili, immobili, e la moglie è il più importante di tutti. Perciò credo che vorrà anche lui ritrovarla, come accade a me.
Sappiamo inoltre che i suoi enti non hanno mai cessato di essere, neppure nella loro veste di carne e ossa. Sono solo usciti ed escono dal cerchio dell’apparire, ma anche ritornano come gli astri del cielo. Ma quando, quando e come rivedrà la moglie che è sparita nel nascosto? Speriamo che ce lo dica.
Per noi c’è l’Eterno ritorno dell’eguale e la via circolare che lo consente. Ma per lui no. Che c’è, allora?

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3. La metempsicosi è la preistoria dell’Eterno ritorno dello stesso

22 febbraio 2015
John Everett Millais, Ophelia (1851 circa)

John Everett Millais, Ofelia (1851 circa)

Non è le prima volta che si ritorna nelle apparenze dopo averle lasciate con la morte; anzi è ciò che sempre accade e a tutti. Ogni nascita è un ritorno. O si deve pensare che ci sia ogni volta un dio che ci crea dal nulla!
Ma la maggior parte di quelli che arrivano non hanno riferimenti precisi, e dicono che non sono mai stati, che sono nuovi, che è la prima volta.
Un’altra parte cospicua però può affermare: “ho già vissuto questo momento”, “ha già visto questo luogo”, “ho già incontrato questa persona”, “mi pare di averti sempre conosciuta”.
C’è infine chi ha avuto ricordi precisi e dettagliati. Fra i personaggi storici che figurano in una nutrita schiera ci sono Buddha, Ermete Trismegisto, Pitagora…
Buddha, la notte precedente l’illuminazione, come ha scritto di lui il suo biografo Asvagosa, ha richiamato alla memoria “migliaia di vite, come rivivendole” e le ha collegate fra loro.
Ermete Trimegisto, nato tre volte i Egitto, ogni volta si è dedicato alla conoscenza, finché nell’ultima vita terrena si è illuminato, si è ricordato delle precedenti esistenze, ha ricuperato il suo vero nome, e poi è salito al mondo superiore dov’è l’origine.
Pitagora ricordava anche il suo precedente nome: Euforbo; era un milite nella guerra di Troia e ha perso la vita in battaglia sotto quelle mura, ucciso da Menelao.

Così le esperienze di alcuni dei più celebri. Ma ci sono anche nomi di non noti nella lunga lista, anche Isabella. Lei ricordava una sua precedente esistenza a Portogruaro (Venezia). Passando di là un giorno – era la prima volta −, ha visto la casa dove in un lontano passato ha abitato e poi, qualche centinaio di metri più avanti, il fiume dove è annegata e il posto preciso: vicino a un ristorante chiamato Tre gradini, in centro città. Ricordava anche esattamente com’era vestita: una camicetta ed una gonna a larghe righe orizzontali, una dall’altra distinte dai colori dell’autunno: verde, giallo, marrone, rosso… e dalle varie sfumature di essi. Ma sono io che ricordo ora solo imperfettamente, per esempio il colore della camicetta, perché la sua descrizione è stata minuziosa come quella di chi aveva davanti tutta la scena e ogni particolare, e nel corso degli anni l’ha ripetuta sempre uguale, come una poesia.
Però, si dirà, a fronte di una lunga schiera di aderenti alla metempsicosi, c’è l’altra, ancor più numerosa, che non ci crede, o è scettica, o la pone fra le cose possibili ma non dimostrabili, o fra ciò che non è comune a tutti. Ma davvero non è comune? Non sono di tal natura i sentimenti, ai quali nessuno si sottrae, e non sono essi i legami di questa esistenza con le altre che l’hanno preceduta, non sono essi gli intricati fili che davvero le collega! Così io dico ora di loro: ogni volta che l’amore, l’amicizia, o i contrari, spuntano improvvisi e travolgenti, è un legame con le altre esistenze che appare, si stabilisce, si consolida.
Poi sull’indecifrato cammino della metempsicosi si è messa la filosofia che l’ha illuminato e segnalato fino a farlo diventare Via dell’eterno ritorno dello stesso. Un’opera che è ancora in corso finché non apparirà ciò che soprattutto è: aperta strada di frontiera dalle apparenze all’Essere e c’è ritorno. (Per la Porta sul confine e il suo segreto vedere Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte. Parte quarta, capitolo 3).

2. La via del ritorno

1 febbraio 2015
Odilon Redon, Ophelia (1903)

Odilon Redon, Ophelia (1903)

Dov’è andata Isabella? La sua parte immortale è andata nell’Essere, il suo corpo nella terra, fino a trasformarsi in essa.
È andata in ciò che Parmenide, all’inizio della filosofia e della civiltà occidentale, ha chiamato Essere. In ciò che Eraclito, contemporaneo di Parmenide, ha chiamato Logos. In Dio, dicono i mistici, i santi e i fedeli di tutte le religioni.
È andata nell’Essere lasciando le apparenze, vale a dire questo mondo multiforme, colorato e numeroso. Ma l’apparire dell’Essere sono le apparenze e perciò c’è un solo modo per vederci ancora: riapparire. Quindi ritornare, rientrare nelle apparenze uscendo dall’Essere, trasmutare.
È questo che chiamiamo Eterno ritorno dello stesso o dell’eguale; è questa la via che è stata illuminata e segnalata nel corso di oltre cinquant’anni di ricerche e di scoperte, quelle descritte nel nostro blog. Tra le maggiori: il Ponte sull’Abisso, la coincidenza degli opposti, lo svelamento del segreto della Porta (vedi i post Valico del confine fra apparenza ed Essere che sono i due modi dell’eguale e Postilla alle pagine del Ritorno a Parmenide).

Ma la Via filosofica o Via dell’eterno ritorno dello stesso non è stata ben capita da Isabella, che non aveva tanta dimestichezza con la filosofia, per cui gli ho promesso, quand’era presente in questo mondo, che l’avrei trovata e accompagnata, specialmente dove il cammino è più misterioso e arduo. Dovrà solo aspettare un po’, perché mi ha preceduto, finché non arrivo dove lei si trova. Poi, naturalmente, ci aiuterà anche il Destino (per i rapporti con il quale si veda Le indicazioni del Destino).

1. In morte d’Isabella

19 gennaio 2015
Marc Chagall, La passeggiata (1917-18)

Marc Chagall, La passeggiata (1917-18)

L’eterno ritorno dello stesso
È ora per me come quest’inverno
Che non c’è più il fiore
Ma è certo che ritorna.

Sapevo che dovevamo ritrovarci nel tempo e nei modi di quando abbiamo scoperto assieme la chiesetta di Grea cinquantasette anni fa, con lo stesso aspetto, per esempio, per riconoscerci; e lei, nel letto d’ospedale dove è morta, si è presentata così, con il volto e il profilo di allora, che poi ho continuato a vedere per le otto ore notturne che l’ho vegliata. Non c’è stata meraviglia in me fin dal primo sguardo, ma solo un pensiero che poi si è ripresentato varie volte durante la notte: non può avere ottantun anni questa ragazza qui.
Poi quelli delle funzioni funebri sono venuti a prenderla al mattino e l’ho rivista dopo mezzogiorno, ma l’incanto era finito. Ora nella cassa non c’era più una ragazza ma una signora anziana composta nella morte.

Ed io che mi chiedevo: quando la rivedrò com’era allora immaginando tempi lunghi per trovarla, m’accorgo invece di averla già veduta. Ora mi rendo conto che si è già presentata prima di ogni aspettativa, prima di compiere il cammino di ritorno in questo mondo.