Archive for the ‘Vocabolario (A-D)’ Category

Davvero […] Duplicità

21 febbraio 2010

Domanda

DAVVERO
1.
Ti dico Davvero: si può uscire dal pensiero/ ed entrare nel non veduto mai/ che diventa il cielo della luce che si lascia./ Si va a vedere insomma la luce dove si stava immersi,/ che appare così: come stella d’altra vita.

DECADUTO
1.
Mi sorprendo spesso di trovarmi/ in questa posizione umana,/ come se fossi un Decaduto.
2.
Ho perso nobiltà, mi sento in basso,/ anzi in un interno, dentro a una gabbia.

DECIFRARE
1.
Affinando l’ascolto si riceve dall’indistinto/ e Decifrando appare la parola.
2.
La Decifrazione è incidenza di segnali/ finché non compare la parola.

DECRETO
1.
È Decretato ormai che c’è chi resta/ nel giro umano ripetitivamente chiuso.
2.
Il giro umano è un contenimento,/ come ha confini il mare, il cielo, il vento.

DEDIZIONE
1.
Mi sono Dedicato/ al problema della morte/ e l’ho risolto.

DEFORMAZIONE
1.
Che si Deformi questo aspetto del mondo/ trasformando la natura in materiale utilizzato,/ credo che non sarà tollerato oltre a questo punto.
2.
La riduzione della foresta in legname utilizzabile/ non è un piano essenziale della vita/ – quindi dell’Essere –, ma un suo uso limitato:/ la costruzione di un impalcato per salire/ e quindi da smontare una volta utilizzato/ o da lasciare nel museo dell’arte umana.
3.
Similmente sono rimaste tele di ragno/ dighe di castori, alveari, termitai.

DÈI
1.
Gli Dèi tutti sono scesi in terra/ all’aprirsi del giorno della mente/ e la poesia ha raccontato quella festa/ da inizio a fine, fino al terrestre nume.

DEMIURGO
1.
Nemmeno io, che sono il suo Demiurgo,/ riesco a rintracciare capo e coda/ del mio Vocabolario./ E lo stesso – io credo – è accaduto a Dio/ con quell’esterno che chiamiamo mondo.

DEMOCRAZIA-TECNOCRAZIA
1.
Si può prevedere che la scienza-tecnica/ abbandonerà presto la Democrazia delle grandi masse,/ e dal chiuso di cittadelle impenetrabili e di torri di guardia/ sorveglierà e impedirà ogni accesso che non vuole.
2.
La Tecnocrazia/ sarà la nuova padrona/ della terra.

DENSO-DENSITÀ
1.
La veglia è uno stato di apparizioni Dense/ più di quelle che si mostrano nel sonno./ Non accade mai di addormentarsi in un sogno/ ma accade sempre di svegliarsi in questo mondo/ – finché dura la veglia, cioè la vita – / a causa della sua maggiore Densità e continuità.

DENTRO
1.
Dentro la luce del sole splende il fiore/ e Dentro la mente tu sorridi.
2.
C’è una luce da cui siamo usciti: il sole. E un’altra dove siamo dentro: il logos./ E uscire da quest’ultima è un altro varco della vita.

DESERTO
1.
Io la chiamerei una risalita attraverso l’inferno animale/ questa corporeità che ancora ci chiude./ Un’odissea per Deserti di un corpo d’acqua e carne/ che ha necessità d’acqua e carne per sopravvivere.
2.
Il regno dell’uomo di cui tanto si parla,/ e di cui esiste un vasto esempio,/ è in ogni caso il dominio dell’animalità razionale/ la cui terra è il corpo.
3.
La marcia nel Deserto, guidati da una voce.

DESIDERIO
1.
Sai cosa vorrei!/ Ritornare passando per il tuo ventre/ perché è l’unica via per arrivare/ fino alle dorate spiagge del sole/ ed è anche bella e desiderata.

DESTINO
1.
Il Destino è il dio che lascia e che dispone,/ e se qualcuno di noi ora propone,/ deve camminare con il Destino.
1a.
Nella Grecia antica è accaduto/ lo spuntare dell’umano razionale dentro il logos,/ e la sua Destinazione a quella luce.
2a.
Poi il sigillo a quell’ingresso è stato posto,/ ma il rito antico ha avuto un testimone.
3a.
Dopo la fioritura e la raccolta,/ mi sono avvicinato all’ingresso sigillato/ e ho ricordato.
4a.
E ho chiesto a gran voce che si apra,/ perché quella Destinazione è giunta a fine.
1b.
L’Essere non ha bisogno di aspettare,/ ma si parte da te lasciando il gioco./ Quindi non sei privilegiato, ma lasciato./ Però puoi aggrapparti a quel destino.
1c.
Da quando siamo entrati nello slargo luminoso/ che i sapienti antichi hanno chiamato Essere o Logos,/ il dado del Destino era già tratto:/ percorrere la strada del giorno iniziata da Parmenide/ e continuata dalla filosofia/ fino alla sera e alla Notte che ora incombe.
1d.
Siamo consci che è la rotazione della terra/ attorno al sole e a se stessa/ che fa fiorire il fiore/ – e questo è il suo Destino./ Ma per apparire anche diversamente/ il fiore ha inventato l’uomo./ Similmente se l’uomo fiorisce anche fuori stagione,/ fuori del ciclo dove si trova a rigirare/ – quindi indipendentemente dall’apparizione che il Destino gli ha assegnato –,/ deve inventare l’oltreuomo./ Tutto qui il problema:/ si lotta contro dei limiti;/ ci si scontra con una Destinazione,/ che senza la lotta e la vittoria diventa/ ripetizione cieca e illimitata.
1e.
Quando tu dici di seguire il Destino/ senza preoccuparti di quel che accadrà/ ma fiduciosa che tutto non finisce,/ tu segui la via della natura, ma ciecamente,/ come sempre accade in natura./ Ma da un po’, invece,/ la stessa via la si può percorrere a mente sveglia./ Ecco cosa significa “collaborare con il destino”.
2.
Quando il Destino/ mi porterà dall’altra parte/ io gli dirò che voglio ritornare/ come ora mi sto recando nel passato/ verso le plaghe/ del ricordo e dell’amore.
2a.
Il Destino ti riporta sempre,/ perché è il girotondo/ della natura e della vita./ Allora spetta a te conoscere il cammino/ che ha un abisso e un segreto nel suo circolo.
2b.
Valicare l’abisso/ e svelare il segreto della porta/ sono state le due prove/ più difficili, anzi sovrumane,/ per ciò che era l’uomo/ fino a quel momento.
2c.
La parte più nera e profonda/ dell’abisso superato/ era la morte./ La cosa più riposta/ del segreto rivelato/ era la chiave dell’uscita/ dal ciclo dell’eterno ritorno.
3.
M’accorgo sempre più/ d’aver seguito un Destino/ che all’inizio era un’immagine di sogno/ – la chiesetta sperduta –,/ e c’erano soltanto/ indicazioni vaghe/ e misteriose per trovarla.
3a.
Il mio Destino era segnato fin dall’inizio:/ un’immagine sacra – la chiesetta –,/ per un linguaggio oracolare/ dove tutto era detto/ ma enigmaticamente.
3b.
Il Destino mi ha dato/ una chiesetta misteriosa/ e un misterioso piano per trovarla,/ ma io non mi sono tirato indietro./ Ho accettato la sfida del Destino,/ ma forse era quanto anch’io volevo:/ scoprire dell’amore il regno eterno.
1c.
Il Destino mi ha riportato/ lì, dove dovevo arrivare,/ ma ho dovuto imparare/ che inizio e fine sono lo stesso.

DEVASTAZIONE
1.
Con i vostri ventri tesi come palloni gonfiati/ voi state prolungandovi nella Devastazione.
2.
Le mie indicazioni per l’uscita non incontrano nulla,/ o quasi nulla, quando le comunico./ Passano come la luce nel vuoto e sembra che non ci sia.

DISFARE-DISFACIMENTO
1.
Se scendi nella vita,/ questo scenario di luci e di colori/ si disfa e non c’è più.

DIMENSIONE
1.
Non è vero assolutamente/ che l’infaticabile rumore dell’onda/ accade qui ed ora, cioè nel presente,/ perché è l’antico./ Qui ed ora piuttosto io l’incontro/ nella Dimensione della mente.
2.
Quindi si può prevedere:/ io vado ad incontrarlo in riva al mare.
3.
Similmente, anche ripetizioni meno continue e costanti/ si possono prevedere:/ terremoti, sommovimenti del mare,/ spegnimenti di stelle dentro il cielo,/ perché tutto è già accaduto.
4.
Anche il sole che perde la sua luce?/ Certamente, io direi, e, infatti, ne parliamo./ Quest’avvenimento non avverrà, esso è già stato,/ e noi di quella sfera di passato/ non abbiamo colto finora il giro intero.
5.
Sono state anticamente decretate e realizzate/ l’inizio della Terra e la sua fine.
6.
Il cerchio del pensiero chiude il mondo,/ quindi ogni avvenimento che c’è stato,/ e anche i più ampi del passato si possono prevedere.
7.
Quindi la visione/ non è solo constatazione/ ma anche anticipazione.
1a.
Abitare una Dimensione:/ ecco la sensazione dominante e ricorrente./ Abitare l’invisibile Dimensione della mente.
1b.
La Porta che si apre alla fine del cammino umano,/ è soltanto l’uscita dalla Dimensione dove ci troviamo./ Di essa però, a questo punto, si può dire/ che è una soltanto fra le tante.

DIMENSIONE IMMOBILE
1.
Nella Dimensione Immobile: l’Essere,/ avvengono i movimenti delle altre sfere.
2.
Quando si arriva ad essa,/ l’io, partendo la lì,/ compie le sue peregrinazioni/ sapendo quando parte e quando arriva.
3.
Come tu vedi i ciclici ritorni/ e i risvegli di piante e fiori nella luce del sole,/ similmente ti vedrai apparire dentro il Logos e scomparire,/ conoscendo i luoghi e i tempi di questi avvenimenti.

DIMESTICHEZZA CON IL NULLA
1.
È cominciata la Dimestichezza con il Nulla:/ perdo i miei passi, annoto le parole./ E i pensieri! Io non so com’è il fluire/ e il finire di quelli che non segno.
2.
E la luce del giorno chi la raccoglie?/ Un po’ io e un po’ le piante – piccoli vasi –,/ ma il rimanente è nel Nulla che si scioglie.
3.
Dimestichezza con il Nulla – passi lasciati –,/ e Dimestichezza con Dio se ancor cammino.

DIMORA
1.
Nella Dimora umana io sono entrato,/ ma come un pellegrino.
2.
Una Dimora, indubbiamente, il razionale,/ su cui si fermeranno molti ad abitarla/ e a conservarla così: cosa del mondo.

DIO
1.
Iddio è la vita e non l’avrai mai tutta,/ ma mettiti in quel vento se sei seme.
1a.
Iddio vuole e non vuole ogni suo nome.
2a.
Se ti fermi su un nome Egli ti lascia/ e tu lo cerchi nella notte e morte.
1c.
Se Dio aprendo gli occhi/ ha prodotto questo mondo/ che anche noi ora vediamo,/ ciò significa soltanto che Egli s’è fatto uomo,/ o che l’uomo provenendo dal profondo/ ha raggiunto questa illuminazione.
1d.
Bisogna aspettare il tramonto del sole/ se si vogliono vedere le stelle./ Similmente bisogna spegnere la luce della ragione/ perché si mostri Dio.
2d.
Dio è dalla parte opposta della luce/ dove vediamo il mondo e le sue cose.

DIPARTITA
1.
Io canto la Dipartita da questa casa/ abitata dalla vita umana./ E il brivido che mi coglie nel mio passo/ è l’angelo che verrà che scioglie le ali.

DIRE
1.
Io sto Dicendo che si può uscire dal pensiero/ come i pesci sono emersi dal mare/ diventando cose diverse sulla terra e nell’aria/ e indico il cammino e il passaggio.

DISEGNO
1.
Io Disegno l’universo in modo nuovo,/ cioè nel modo in cui giunge alla mia riva.

DISSOLVENZA
1.
È la densità di una lunga veglia che Dissolvo,/ le certezze che durano una vita.

DISTACCARE
1.
Distaccarsi da se stessi/ per vedersi da fuori.

DISTINTO-DETERMINATO
1.
Io sono come un cerchio/ iscritto nel cielo e nell’abisso/ – come quello del simbolo, per intenderci -,/ ed è ciò che è Distinto e Determinato/ nell’indistinta e indeterminata totalità.

DISTRUZIONE ATOMICA
1.
Quest’immagine – luci puntiformi e costellazioni in cielo,/ forme e colori sulla terra ordinate e misurate
,/ è stata estratta dal caos.
2.
L’estremo risultato della composizione/ è questo mondo che ci appare,/ in continua elaborazione tuttavia.
3.
Ed è questa elaborazione che svanisce/ se succede l’irreparabile per essa:/ la Distruzione Atomica.

DISTACCO
1.
So perché una stella è sola dentro il cielo,/ perché apparteneva alla luce e s’è Staccata.
2.
Ti senti solo quando sei slegato./ Allora perdi Dio nell’abbandono./ La cosa è ciò che è stato Distaccato per sempre./ Si muore ad essere cosa.
1a.
Mi Distacco dalle cose/ e dalle parole delle cose conosciute/ per cercare le parole di cose sconosciute/ che saranno, che cioè saliranno alla visione.

DISVELARE
1.
Il fiore Appare quando chiama il cielo.
2.
Ti nascondi anche tu nella tua notte/ e ti Desti al sole del mattino.
3.
Sali per strati di nascondimento/ e varchi balze di luce nel risveglio.
4.
Una vela sulla luce è la mia vita.

DIVENIRE
1.
A me giunge il suo tempo e non la cosa./ Il Divenire è gioco temporale.
2.
Le cose sono già state, non Divengono./ Noi piuttosto commentiamo antiche date./ Chi passa lascia sfere incatenate.
3.
È sempre già avvenuto e non Diviene/ quel che accade in cielo e scende in terra./ Sono io che passando lo ritrovo.
4.
E tu credi che Divengano le cose,/ mentre porti a visione il Divenuto.
5.
Io vedo il Divenire nel passato./ Divenire di cose dentro antichi giri.
1a.
Il Divenire, semmai, è rotolamento/ su centro intatto che raccoglie e tiene.
2a.
Incatenato il pensiero fin dal suo inizio,/ da pesanti catene dice il veggente./ Non è mai Divenuto, è sempre stato.
3a.
Non rompe il cerchio del passato/ Questo volo del gabbiano dentro il cielo./ Non pensare che Divenga, esso è già stato./ Qui raggiunge soltanto la sua riva.
4a.
Quindi tutto rimane imprigionato/ in cerchi antichi, o arriva fino all’uomo.
4b.
Non c’è un Divenire delle cose./ Anche un’eclisse non giunge, ma è già stata,/ e perciò si è potuto calcolarla.

DIVENIRE-ESSERE
1. Il Divenire è nell’Essere,/ cioè in un’illuminazione originaria/ a cui abbiamo avuto accesso/ all’inizio della nostra Storia./ Il superamento del Divenire/ (del nostro lavoro nel dominio,/ già eseguito nella sua generalità)/ è l’uscita da quel nome e aspetto dell’Essere che chiamiamo mente/ diretti a un’altra dimensione della vita.

DIVERTIMENTO
1.
Andiamo a Divertirci con un corpo/ ho detto al mio io dopo il distacco./ Andiamo a rivedere com’è ora la terra.

DOMANDE
1.
Hanno ripreso a farmi domande,/ non gli uomini ancora, ma gli dèi./ Forse hanno curiosità di interrogarci loro che sanno,/ ma poi chiedono, insistono, quasi supplicano,/ e allora m’accorgo che tutto non sanno/ e non possono conoscere./ Non conoscono le notizie dal fronte,/ quelle ultime almeno./ Poi gli accorgimenti, i patteggiamenti, le giustificazioni,/ le astuzie, gli inganni, le gioie, i dolori,/ l’angoscia, il terrore, essi non possono conoscere./ Mi hanno chiesto come va la battaglia./ Si rimane sconfitti, continuamente./ Ma perché continuate?/ Qualcosa ogni tanto si riesce a strappare,/ qualche briciola, qualche palmo di terreno./ Nel nulla?/ In noi stessi, aumentando l’esistente./ Ne vale la pena?/ A noi tocca soltanto questo stato e non c’è scampo./ Nemmeno dalla parte vostra?/ Abbiamo di qua innumerevoli enti che possono rimanere/ e che rimangono, e costituiscono il mondo./ Ma per l’essere nuovo che ciascuno di noi è/ non c’è ancora consistenza per quassù, perché possa rimanere:/ né forma, né materia, né dimensioni fisse e costanti./ E’ tenuto soltanto alla ribalta da chi vive/ come un avamposto nella terra del nemico./ In che posizione vi trovate?/ Sappiamo un po’ cosa siamo,/ un composto i cui componenti sono il cielo e la terra./ La soluzione del problema della conoscenza/ ha ciò a fondamento: conosciamo, riconosciamo,/ perché scopriamo in noi ciò che è fuori quando si cerca./ Così conosciamo il mondo/ e formule di esso in noi si fanno/ e diventano cose dell’anima./ Abbiamo così raccolto cielo e terra dentro di noi./ Dove volete arrivare?/ E’ questione di vita o di morte per ora: vogliamo vivere./ E poi?/ Non risposi, qualcosa mi trattenne./ Un improvviso insopprimibile sospetto,/ un sottile disegno dell’astuzia,/ una remora dell’odio e della pietà/ o il dispetto./ Gli uomini sono diversi dagli dèi.

DONNA
1.
La Donna è la più bella della vita/ o l’ultima spuntata./ Infatti poi non è più stata e più non ci sarà/ un’altra forma di fiore in quest’intero.
2.
Diversamente dal grembo della terra/ che feconda e sviluppa fino al sole,/ tu porti l’umano fino al Logos./ Sei terra d’emersione in un’altra luce.
3.
E ci sarà terra ancora e ancora luce/ e ti porto con me nel gran viaggio.
1a.
Sei il fiore cresciuto dentro il Logos./ Terra liberata dalla Terra/ e sorriso che dalla luce s’è staccato.
1b.
Il luogo più fiorito presso l’arrivo.
1c.
È come terra dove semini il tuo frutto/ ed è dolcissima e accogliente/ fatta di rotondità e di nicchie di ristoro.
1d.
L’altra parte di me che s’è svegliata,/ e che è anche là fuori in tanti aspetti:/ ecco l’origine della dualità, molteplicità, diversità./ Poi tutto è diventato così: multiforme, variopinto, numeroso.
2d.
Parlo con la Donna come con l’altra parte di me,/ quella che nell’aspetto non sono,/ e perciò è quasi un soliloquio il mio/ anche se c’è chi mi ascolta e mi pare che sorrida.
3d.
La metà che in me è donna/ ha le tue sembianze/ nello schermo della vita.
1e.
La detentrice dell’antica porta/ e dell’antico percorso della vita.
2e.
Il cammino che io ho percorso nella mente/ tu lo hai nel corpo./ Il mio è nuovo, tuttavia,/ e il tuo antichissimo,/ realizzato in innumerevoli copie,/ mentre il mio è ancora allo stato di progetto.
3e.
La porta è anche chiamata “Madre”/ nelle reminiscenze antiche
1f.
È una porta come la sua,/ quella che ho scoperto nella dimensione del pensiero./ A un livello più basso la sua,/ ma però funzionante, diventata natura naturata./ Mentre la mia per ora è soltanto in potenza,/ come un nuovo seme nella terra che non è ancora spuntato./ O se ha forato la superficie è solitario e negletto/ come il brutto anatroccolo della favola.

1g.
Tu sei la padrona delle cose/ che mi piacciono tanto./ Nomino solo la bocca,/ ma sono molteplici e varie:/ punte di dolci colline,/ ingressi d’accoglienti cavità.
1h.
È la Donna ideale, eterna,/ quella che per me ha importanza,/ quella che è in me e con me./ Se la troverò anche fuori,/ nell’immenso libro del mondo,/ sarà la fortuna più grande./ E la vita nella dimensione delle cose numerose,/ distinte e contrapposte/ è soprattutto questa ricerca.

DONNA-UOMO
1.
La Donna è la via e lo sbocco./ Non c’è altro modo per arrivare/ alle dorate spiagge del sole e del logos,/ l’ultimo campo base dei viventi./ Poi spetta all’Uomo di condurre/ se non si vuole che si fermi questa vita,/ ma allora su sentieri inesplorati, misteriosi e perfino inesistenti,/ quando il cammino si forma camminando.
1a.
Una Donna che volesse seguirmi/ lungo il cammino della conoscenza/ che conduce alla coincidenza degli opposti,/ arriverebbe con me fino a quel punto/ e dopo c’è l’ingresso nell’eterno.
1b.
La coincidenza degli opposti accade anche ora/ ma per breve tempo e in rare occasioni,/ in modo quasi casuale, quando vuole la natura./ Ma quando avverrà in maggior misura/ perché conosciuta e cercata,/ allora lei sarà ancora il prevalente cammino/ fino alle attuali spiagge della vita/ e poi tu la prenderai per mano fino all’altra uscita.
1c.
Il cammino nel tuo ventre conduce/ fino alle dorate spiagge del sole/ e alla luce della mente e qui si esce/ e si rimane per un po’, per ripetere poi/ a visita finita la stessa lunga strada/ cominciando da primordi assai lontani:/  cellule, spermatozoi, mutazioni innumerevoli./ Ma ora io conosco un nuovo giro,/ uno nuovo arrivo, un’altra uscita nella luce/ e c’è questo patto da firmare: tu mi porti/ dove finora siamo giunti come hai sempre fatto/ ed io ti conduco con me in un nuovo giro,/ fino all’uscita in un’altra luce.
1d.
Che uomini e donne/ non siano essenzialmente diversi/  lo si vede fin dalla nascita:/ hanno un’origine comune,/  si sviluppano nello stesso ventre,/  escono dalla stessa porta.

DOPOTUTTO
1.
Dopotutto io sto cercando/ di programmare e manifestare/ un altro aspetto del mondo/ seguendo la via naturale per uscire da questo,/ (quasi un fuggire ormai)/ che sarà dominato dalle macchine/ e dalle programmazioni artificiose.

DUE
1.
Si tratta di essere in Due/ anche per la continuazione del singolo,/ come già accade  per quella della specie./ E’ solo la conoscenza che s’accresce/ non il metodo.
2.
Oggi ci troviamo in un gradino intermedio/ di tale conoscenza, qui in Occidente./ qualcosa di tale consapevolezza/ è stata raggiunta o almeno intuita./ Poi un’avanguardia è arrivata a vedere.

DUPLICITÀ
1.
Siamo tutti Duplici/ ma volti da una sola parte/ come la luna./ Ci vediamo con una sola faccia/ come nello specchio.
2.
Solo qualche volta è dato di vedere/ la propria faccia nascosta nella luce./ Accade all’improvviso nell’amore.

Cicala […] Cuore

31 gennaio 2010

Cyclamen

CICALA
1.
Ritorna maggio e fa sbocciare la sua rosa,/ ritorna luglio e frinisce la Cicala.
2.
Io non noto niente che veramente muore.
3.
Siamo spettatori di scioglimenti delle cose/ e del loro riapparire sulla scena.
4.
Sono io che non ritorno – ho osato dire –,/ e invece soltanto non conosco chi mi vede.
5.
Io aspiro a vedermi: ecco il mio vero./ Voglio conoscere il giro del mio sole.
6.
C’è una stella in un altro cielo che apre questa vita,/ ed io per vederla voglio uscire.

CICLAMINO
1.
Brillavano al sole,/ d’altro colore vestito,/ su profondo prato in pendio./ Scivolando la luce incontrava/ il loro colore Ciclamino./ Costellato il prato di colore Ciclamino/ stelle del prato andavo a raccogliere./ Lassù sul versante come nube di stelle/ nube di fiori./ Stelle dal colore Ciclamino.

CICLO
1.
È superabile questa Ciclo della vita,/ cioè l’umano, perché ormai di esso/ si conosce giorno e notte/ e la porta per entrare e per uscire.

CIELO
1.
L’altro Cielo/ è quello illuminato dal logos/ se tu esci.
1a.
Cielo stellato è un’antica condizione della luce.
1b.
Cielo stellato è il passato che s’addentra nella vita.
2b.
Abissi di tempo e non distanze/ le nostre separazioni dalle stelle.
3b.
La luce è vista dalla luce/ e le stelle sono punti per la vita.
4b.
Nel campo della mia vita compare questa notte:/ scintille della luce abbandonate.
1c.
Niente mi può confermare che c’è questo scenario/ di luci in cielo, se io non sono.
2c.
Se lo dicono gli altri, ciò significa soltanto/ che ci sono altri osservatori uguali o simili.
3c.
L’intersoggettività è soltanto una quantità/ di punti uguali o simili si osservazione.
4c.
Il Cielo così è uno scenario tutto umano./ Ogni stella è una lampada di scena.
1d.
Piccoli ambiti di luce – le stelle –,/ raccolti in un ambito di vita.

CIELO DELLA NOTTE
1.
Dove è passato Dio ci sono stelle./ Sono tracce di un cammino della luce.
1a.
Ciò che appare nella vita è questa scena:/ tanti punti luminosi in un’ombra scura.
1b.
Se l’uomo si auto distrugge,/ questa visione di stelle e di galassie si dilegua,/ perché essa è il risultato di un’elaborazione e proiezione.

CIELO UMANO
1.
Simile alla luna,/ il corpo umano/ ha una faccia fissa nella notte eterna./ Simile alla terra,/ la vita ha notte e giorni/ risvegli e addormentamenti./ Ma per sapere del sole/ devi avere intuizione e rivelazione,/ devi sbocciare sulla cima della tua pianta/ con un occhio/ e vestire quella luce come un fiore.

CIMA
1.
L’esistente è profondo, e soltanto la sua Cima/ è quella che ci appare e ha nome mondo.
2.
E l’ultimo tratto di salita è il corpo umano/ fino al cervello e all’uscita nella mente.

CIRCUMNAVIGAZIONE
1.
C’è un cammino iniziato nell’aurora/ di circa ventisei secoli fa/ che dopo un immenso giro,/ Circumnavigando la terra,/ Circumnavigando la mente,/ Circumnavigando il cuore,/ sta ritornando in Oriente/, la terra dell’inizio e della fine.
2.
La Circumnavigazione della terra ognuno sa cos’è,/ quella della mente è sapienza, filosofia e scienza,/ e la terza – quella del cuore –, è ricordo, ripetizione e amore.
3.
Lo sai perché ricordo e trovo?/ Perché si ripete completamente/ un’esperienza dopo un giro.

CITTADELLA
1.
Nelle Cittadelle artificiali/ illuminate e protette dalla scienza e dalla tecnica,/ l’Occidente riuscirà a sopravvivere/ e forse a continuare per molto così./ Ma quelle Cittadelle saranno luoghi isolati e limitati/ in un mondo snaturato e devastato.

CIVILTÀ OCCIDENTALE
1.
La Civiltà occidentale volge al tramonto,/ o forse è già nella notte, vicina a un’altra Aurora./ E nell’aurora c’è una porta da varcare./ Al di là si annunciano nuove rappresentazioni per la vita./ In modo analogo, circa venticinque secoli fa,/ siamo entrati nella luce che chiamiamo ragione/ ma è ormai finita l’avventura in questa sfera.

CODICE
1.
C’è il Codice di Dio nella parola.

COINCIDENZA DEGLI OPPOSTI
1.
Io ho compiuto il giro e sono uscito/ dal punto dove Coincidono gli Opposti./ Dove inizio e fine sono lo stesso,/ il conscio è una manifestazione dell’inconscio/ e la vita un sogno della morte.

2.
Superare la distinzione, raggiungere l’indistinto/ almeno fra le parti che hanno sviluppato le più alte affinità,/ è questa la meta più vicina che ci attende./ Uomo e donna sono le due parti,/ e spesso, anche se inconsciamente,/ si sono già trovate a combaciare.
3.
La coincidenza rende indissolubile e interminabile l’unione.
4.
Dopo tanti progetti e tentativi/ è venuto il momento di costruire la strada/ che porta fino alla Coincidenza degli opposti./ Un cammino che prima veniva compiuto/ scalando le cime o calando negli abissi:/ ciò che hanno realizzato in Oriente/ e i mistici di tutte le parti./ Ma alla fine l’appalto dei lavori è toccato all’Occidente/ che ha presentato al concorso la filosofia, la scienza e la tecnica.
5.
La segreta metà di me stesso dopo che l’ho raggiunta/ superando il confine della Coincidenza degli Opposti,/ ora la vedo là fuori in innumerevoli aspetti./ E cerco quello che più gli assomiglia,/ e vorrei trovare quello che combacia.

6.
La metà che s’è svegliata di me stesso/ quando ho raggiunto la Coincidenza degli Opposti/ è donna, ed ora io cerco la sua figura e la sua voce/ fra le tante che passano per le vie e gremiscono i luoghi di ritrovo./ È ormai tardi per trovare ed essere accettati/ perché ho impiegato la maggior parte della mia vita/ per raggiungere il punto di ritrovo sicuro/ e nel viaggio ho investito tutti i tesori della gioventù./ Ma intanto qui mi oriento e cerco. Poi ritornerò.
1a.
È nella Coincidenza degli Opposti/ quando le due metà sono l’uomo e la donna/ che si attua la continuazione della vita./ E io ora dico anche l’immortalità/ se si aggiunge il ricordo a quel continuare/ e l’unità non si scioglie come ora accade.
1b.
Il mio progetto di via/ che conduce alla Coincidenza degli Opposti/ può diventare un cammino della natura,/ simile a quelli che portano i fiori a rispuntare/ e le stelle a riapparire./ Tutto qui il mio segreto contributo/ al nuovo astro che si chiama Io/ e che diventa se stesso dopo un giro.
1c.
Svanisce la morte se si arriva/ alla Coincidenza degli Opposti/ come una notte che lentamente si scioglie/ nella luce del giorno che ritorna.

1d.
Avendo raggiunto la Coincidenza degli Opposti – il maschile e il femminile assieme -,/ l’altra metà in me ha il tuo aspetto./ Perciò ti ho detto che ci sei per sempre./ Queste unioni non avvengono/ dove prevale il finito e il limitato
.
1e.
Il metodo finora seguito per continuare la specie/ sarà anche quello per perpetuare il singolo./ Però è necessario raggiungere un maggior grado/ di fusione e consapevolezza,/ quello che si ottiene con la Coincidenza degli Opposti.
1f.
Raggiunta la Coincidenza degli Opposti/ la metà nascosta si manifesta/ e quella più vicina è la donna./ È con te, sei tu, e non si perde./ Diventa inesauribile l’amore.
1g.
Il prossimo passo avanti dell’umanità/ quello che ha già il piede alzato/ è nella direzione della Coincidenza degli Opposti.
1h.
L’unica Coincidenza degli Opposti/ (o unità dei contrari)/ che l’uomo d’oggi riesce ad attuare,/ è l’unione di uomo e donna,/ ma spesso soltanto per il tempo del coito.
1i.
La Coincidenza degli Opposti/ che in questo mondo di cose a metà/ è un’eccezione, o in tal modo appare,/ io l’ho stabilmente costituita/ nella dimensione della conoscenza.
1l.
Su punta sulla Coincidenza/ di ciò che ora p separato/ e che solo nell’amore/ qualche volta si ritrova.

COITO
1.
Coito è l’ingresso in un mondo antico della vita/ per poi uscire in questo delle stelle./ Ecco cos’è la vita: è un’avventura,/ per notti e luci, fino al nulla e a Dio.

COLLEGARE
1.
La vita Collegata, chiamerei questa mia vita./ Vita Collegata alla terra, all’aria,/ all’acqua, al fuoco e alle loro combinazioni./ E tiro il filo delle perle appese/ che spuntano luccicanti nella mia vita.

COLLOCAZIONE
1.
La presenza è una Collocazione./ È il gretto del torrente, l’alveo del fiume, il fondo del mare./ Un alveo asciutto lo chiamiamo vuoto, un vuoto d’esistenza./ Un corpo vuoto è un corpo senza vita.

COMANDARE-COMANDO
1.
C’è un altro che non vedo che Comanda,/ come io Comando a quelli che stanno sotto./ E mi Comanda di assumere il Comando/ perché egli è stato innalzato.
2.
Se già vedo il vegetale e l’animale che stanno sotto/ allora potrò vedere anche l’umano/ se mi hanno detto di salire sopra.
1a.
È questo il Comando che ho ricevuto:/ inserire Il ciclo e il varco nell’indeterminato vita-morte.

COMMEDIA
1.
Se ho portato ogni cosa sulla scena,/ ho esaurito questa Commedia della vita.

COMPAGNO-COMPAGNIA
1.
Cerco Compagni d’avventura che credono/ che si può vincere la morte,/ e disposti a perseguire questa impresa.
1a.
Sono mortali,/ non sono interessanti./ Ho per Compagni/ solo gli immortali/ o quelli che la cercano.

COMPARIRE-SPARIRE
1.
Il Comparire e lo Sparire sono legati ad una cosa: alla luce del logos./ E perciò i Greci hanno istituito questo andirivieni./ Ma non si tratta della cosa, ma della ragione della cosa/ e quindi del suo essere vista in questa luce./ Similmente spariscono i fiori e poi ritornano/ dopo un altro giro del loro sole./ È perciò frainteso il pensiero degli antichi/ quando si interpreta e si commenta che hanno istituito/ il giungere dal nulla e lo sparire nel nulla.

COMPOSIZIONE DEL CIELO
1.
Questa Composizione di cielo è un gioco umano/ e la vede anche Iddio se guarda l’occhio/ e l’intricato intreccio della mente.
2.
In uno specchio di tempo, scena di luci.
3.
Se non hai la luce della vita,/ non c’è luogo d’appoggio del tuo piede.

COMPOSIZIONE D’UOMO
1.
Si parla di quattro miliardi d’anni di evoluzione biologica/ per arrivare a questa complessa Composizione che si chiama uomo.
2.
Una Composizione che accende di figure la sua vita.
3.
Una figura è il cielo stellato e un’altra/ la terrestre rotondità che è giorno e notte.

COMUNICATO
1.
Alla specie umana io Comunico questi segnali – queste voci del vocabolario –,/ che indicano l’uscita dalla sua condizione di homo sapiens-sapiens.

CONCLUSIONE
1.
Il vocabolario è la raccolta di tutti i vocaboli/ e ogni vocabolo è un’indicazione./ Le indicazioni costituiscono il tracciato/ di un cammino che conduce alla Porta del Giorno e della Notte./ Questa Porta è l’entrata e l’uscita dal logos/ e logos è la sfera di luce razionale dove siamo immersi./ In essa siamo entrati nell’aurora,/ e quell’ingresso è stato l’inizio ufficiale della filosofia,/ della scienza esatta, della storia, della civiltà occidentale./ Ora siamo giunti alla fine del viaggio/ e il cammino qui segnato conduce verso l’uscita./ L’uscita è la stessa porta da cui siamo entrati./ Molte indicazioni prospettano anche il di là, il dopo porta./ Dopo ci sarà un’altra rappresentazione in una nuova luce.

CONDANNA
1.
Tu sole, condannato. Ti ho visto ieri sera presso la linea del tramonto e ti ritrovo stasera nello stesso punto dopo un giro, e così per sempre.
Tu terra, condannata. Eri nell’ombra ieri che precede la notte e lo sei anche oggi, e così per sempre.
Tu luna, condannata. Eri una falce quando ti ho visto da questo luogo in quest’ora, e sono venuto a ritrovarti dopo un giro, e sei ancora così, instancabilmente così.
Solo io, non condannato in eterno, perché ho trovato modo di lasciare il ciclo.

CONDIZIONE UMANA
1.
Questa Condizione umana deve essere superata,/ – incombe su di essa lo sterminio./ Soprattutto questo Occidente/ terra del tramonto e della sera/ con gli abitanti già immersi nell’oscurità./ Superamento è l’attraversamento della tenebra,/ma l’aurora è ancora lontana,/ le masse dormono negli accampamenti/ o bivaccano angosciosamente attorno a luci artificiali.

CONFINE (linea di)
1.
Mi trovo sulla linea di Confine/ fra questa dimensione e un’altra./ Escursioni aldilà ne ho già fatte.

CONOSCERE-CONOSCENZA
1.
Io non miro/ a conoscere le cose/ o il loro creatore,/ a meno che non serva/ all’uomo questo sapere:/ ad aumentare la sua vita/ e il suo disegno,/ a ridurre i suoi limiti/ e a superarli.
1a.
Conoscere significa poter disporre/ della cosa conosciuta/ nel modo in cui ci dice la scienza:/ quello di poterla ripetere./ Non significa invece sapere cos’è/ o solo per quanto concerne/ la possibilità di proporla e di usarla./ Sapere cos’è, è invece cosa che sconfina/ in un campo più vasto, anzi,/ per quanto finora ne sappiamo illimitato,/ Quello che appare dalla domanda:/ perché infine l’essere anziché il nulla?

CONTINUAZIONE
1.
La vita si è svolta sempre così: semine e raccolte, inverni ed estati,/ notti e giorni … e così si ripete ininterrottamente./ E perché non dovrebbe Continuare ancora così oltre i limiti raggiunti?/ E di che cosa, infatti, io vi parlo ancora/ in questo Superamento che è già iniziato e appare!/ Di Notti e Giorni, Tenebre e Luci, Ingressi e Uscite…/ Io non immagino e non invento, non sono un creatore./ Continuo la strada e s’addensa il superato alle mie spalle.
1a.
L’amore è sempre la Continuazione della vita./ Anche la più cieca e indistinta/ congiunzione dei due sessi/ porta a questo risultato:/ Continuazione della specie in questo caso./ Ma qui si sta parlando d’altro,/ di un’altra congiunzione:/ la coincidenza degli opposti./ E il fine è un altro;/ la Continuazione del singolo,/ anzi dei due indissolubilmente uniti./ La Continuazione del Sé.
1b.
Già come specie è necessario/ essere in due per continuarla,/ e lo si fa nei modi della natura/ come è ben noto: attrazioni, bisogni, piaceri./ Non diversamente però è richiesto/ per la continuazione del singolo:/ anche in tal caso è necessario essere in due./ Ma tale procedere richiede una nuova consapevolezza.

CONTRATTO A TERMINE
1.
L’umanità occidentale, quella che sta rinchiudendosi/ nei luoghi protetti della scienza e della tecnica,/ si avvia a diventare Contratto a termine/ nell’immensa fucina dell’evoluzione.

CONFINE
1.
Se vuoi sapere dove muore il mondo guarda l’uomo,/ è quella la sua fine, il suo limite estremo./ Se vuoi sapere cosa manca al mondo, guarda l’uomo,/ manca il tempo per la vita./ Ti posso dire però che stiamo tentando d’allargare i Confini/ e aumentare la conquista.

CONFINE ESTREMO
1.
È come lontananza o dimenticanza/ ogni voce d’Occidente sul suo confine estremo.

CONFINE DELLA LUCE
1.
Il punto di luce dentro il cielo/ (questa sera l’intravedo rosseggiante dentro il bosco)/ ha sollevato la mia pianta fino al pensiero./ Ma chi solleva il pensiero io non lo vedo.
2.
Intravedo, vedo, un superamento/ di tutta la visione che ci è data,/ quindi del Confine della luce.

CONOSCERE
1.
Conoscere – quest’insaziabile fame per chi cerca –/ è vedere l’aspetto della vita, il suo inviolato esterno.
2.
Io prospetto quindi che ci sia/ anche se è il non visto mai per chi sta dentro.
3.
Così internato siamo le esistenze/ che colgono vite sormontate,/ cioè le presenze che sono apparse nel sorpasso.
4.
Sormontare se stessi: ecco/ la Conoscenza estrema, il vedere.
5.
Ho chiamato ignota presenza quest’invisibile visione.
6.
C’è un legame ormai con essa/ che mi dà l’ardire di invocarla e presentarla.
7.
Ma non c’è davvero se non c’è/ l’occhio per essa e il sormonto.
8.
Comunque per me ancora non c’è, ma io la sogno,/ e questa visione mi è più vera della vita.
9.
Non soltanto la Conoscenza è un aspetto della luce/ ed è ciò che è introdotto ed appare nel suo campo,/ ma è anche una dimensione come una stella nella notte./ Come la luce della stella è circoscritta/ e perciò limitata la Conoscenza umana./ Questo globo luminoso o “sfera” – così l’ha chiamata Parmenide –,/ e ciò che appare in essa e l’uomo che l’ha raggiunta e l’abita,/ ha anche un altro nome: è la mente./ E quello che entra o è introdotto appare ed è presente./ Altrimenti non è, non è presente.
1a.
Ho inaugurato l’era della Conoscenza/ per ciò che prima appariva soltanto un destino./ Un destino l’amore che sorgeva improvviso e misterioso./ Un destino la coincidenza degli opposti:/ la metà dell’anello che combacia con l’altra metà/ anticamente distaccata.
2a.
Ho inserito la chiave della Conoscenza/ nella toppa della porta dei segreti,/ che era chiusa,/ e noi di qua, da una parte solamente./ Ed ora si può aprire, guardare, entrare.

CONSCIO-INCONSCIO
1.
Il Conscio sorge dall’Inconscio/ come il sole dalla notte.
1a.
Penso che L’Inconscio/ abbia bisogno della Coscienza,/ cioè del distinto e determinato./ Vale anche l’inverso./ Il Conscio ha bisogno dell’Inconscio/ da cui attingere./ Così i vivi hanno bisogno dei morti/ e i morti dei vivi.

CONTEMPORANEITÀ
1.
Contemporaneità è la luce della vita.
2.
La Contemporaneità del cielo e la sua continuità/ è una luce illuminante il cielo.

CONTRADDIZIONE (principio di non contraddizione)
1.
Ciò che conta è che non si possa Contraddire ciò che dico,/ e dico che c’è tramonto, notte e nuova aurora di quest’aspetto/ che chiamiamo umano, perché di esso c’è stata nascita e fiorire.
1a.
Principio di non contraddizione:/ un uomo non è una donna,/ e perciò sono distinti e separati./ Ma se si scopre la loro unità,/ – la coincidenza degli opposti –/ allora il Principio non vale più/ in quella dimensione.

CONVENZIONE
1.
Il mondo – i colori che vediamo, i suoni che sentiamo, le cose che tocchiamo –, è una Convenzione,/ da lungo tempo predisposta e continuamente perfezionata./ Ma possono accadere ancora smarrimenti di pagine e rifacimenti/ ed anche distruzioni complete./ E ogni volta è accaduta – e forse ancora accadrà – un’altra riscrittura.

CORPOREITÀ UMANA
1.
So che le Corporeità umane/ sono sovrabbondanti e soverchianti le altre./ Ma chi è attendato sul confine della vita/ vede entrare dall’altra parte il falciatore.
2.
Può entrare la sterilità sulla terra umana.
3.
Sulla Corporeità umana il cui uso è codificato,/ manca solo la data del finire./ Però si può dire che si arriva fino al logos/ per questa strada di terra e di sormonti.
1a.
Canalizzazioni che immettono nel logos.
2a.
Per il condotto del Corpo arriva il cielo/ e compare la faccia delle stelle.
1b.
Non necessariamente ci sarà Corporeità umana/ così sottomessa e fragile dopo il passaggio della porta./ Anzi un innalzamento di essa è già avvenuto.
1c.
Rinsecchisce con gli anni e si corrompe/ questo condotto della vita che sbocca nel logos.
1d.
Il Corpo non ha molta importanza./ Esso è il sostrato/ ed oggi può venire riprodotto/ anche per clonazione,/ o ci pensa la natura a fornirne un altro/ dopo la decadenza e fine di questo./ Importante è la conoscenza/ dell’intero giro della vita.

CORRENTE
1.
Il fiume che scorre della vita/ ha attraversato la sfera del pensiero/ come una corrente dentro il mare.
2.
E giunta alla sua riva è diventata ondata./ È simile al pensiero che attraversa/ però si dissocia con quel balzo.

COSA
1.
Io mi trovo a sapere delle Cose,/ delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni, come accade e perché, / che cosa cade perché resti la Cosa./ E si sa quando Cosa s’aggiunge a ciò che in fondo giace./ Ecco che Cosa mi dà pace: essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Iddio.
2.
Le Cose sono mondi attingibili per l’uso/ e perciò così si danno,/ ma non chiedere di più che rimarranno mute e cieche/ e nel loro cielo racchiuse./ Se vuoi sapere di più devi salire fino al tuo cuore,/ oltre la tua mente,/ devi scoprire che cosa di recente/ ti ha spinto a indagare e a cogliere Cose.
3.
La Cosa è come il gioco degli scacchi,/ ma con innumerevoli pedine, torri, cavalli, alfieri e regine,/ e c’è poi il re che non farai mai matto/ se c’è davanti lo schieramento immenso/ e mosse senza fine ordinate e precisate./ Nessuna abilità può compiere tanto,/ cioè aprire al re, perché se perde un pezzo/ non è perciò di meno quel che rimane/ e se trovi un passaggio il vuoto è immane/ prima di arrivare a un altro segno./ Così chi entra si smarrisce/ e tenta inutilmente il suo disegno,/ e di contro è facile cadere in un agguato ed essere mangiato./ Da un pezzo nobile e veloce come il fulmine/ che dal ciel ti coglie,/ ma anche da una pedina/ la più esposta e disposta stranamente:/ da un filo d’aria, una goccia d’acqua,/ da un vaso che ti cade sulla testa/ da una finestra che si apre./ Perciò dopo aver tanto indagato/ io mi sono accordato per giungere alla fine,/ lasciando in cambio la mia abilità e il mio impegno/ che ancor di più complica il disegno/ e aggiunge pena a chi sta ancor giocando./ Ma quando sono giunto dove sta il re,/ come ormai immaginavo lui più non c’era./ Occupava il suo posto il mondo e la sua trama/ e poi – è accaduto di recente –, l’uomo e la sua mente./ Il re era già stato, ci ha lasciato il suo gioco/ e se n’è andato.
4.
Si dice che ci sono e non si sa dell’essere,/ ma si rompe, si scompone e ricompone,/ si cercano passaggi, collegamenti,/ si affinano strumenti per entrare./ Finché non si incontra un altro labirinto, e in quel vagare,/ si dice che la Cosa è tante Cosettine che ci stanno/ e le altre che non si vedono, ma si prevedono, si conosceranno./ Ed approntano ed affrontano piani quinquennali,/ decennali, millenari, illimitati,/ ma non importa, tanto si va avanti./ L’hanno già data a tutti quanti/ la certezza di arrivare./ E qualcuno ancora ne è convinto:/ c’è solo da aspettare e abbiamo vinto.
5.
Le rimaste del cammino della vita,/ quindi le orme, i segni del passaggio.
1a.
Se le Cose sono tracce del cammino,/ io devo arrivare fino alla fine./ e infatti ho finito la mia Cosa.
2a.
Delle Cose antiche ci si può fidare,/ per esempio del ritorno della luna./ Io voglio Cose, capisci, nel mio cuore,/ come ha fatto Dio dentro il suo cielo.
1b.
Diventare Cosa è un gradino per salire,/ lasciar Cose è un sostegno per la vita.
1c.
I finiti temporali sono immersi/ e perciò essi non sono, sono già stati/, ma arrivano fin qui se li sollevi.
1d.
Ma io vado a vedere il pensiero nell’uscita/ per farne Cosa, cioè la Cosa mia./ Non mi coglie neppure il dubbio che esso non sia corpo,/ come la stella, la mano, il fiore, il cielo.
1e.
È il sorpasso/ che lascia qui la Cosa.
1f.
Tutte le Cose stanno sprofondate/ e per vite ininterrotte sono sollevate.
2f.
Le Cose portate alla misura della vita/ sono questo mondo che vediamo.
3f.
La Cosa è uguale a pianta di altra terra,/ a terra di altre piante in essa radicate/ e a luci sormontate che si vedono.
4f.
Uscendo da una vita resta la Cosa.
1g.
La composizione che chiamiamo Cosa/ è energia, elementi/ e la loro illuminazione nelle menti./ Ciò che fuoriesce è un nodo di visione.
2g.
Le superate che diventano le Cose,/ cioè le vedute dalla vita.
3g.
Dai fori della Cosa umana/ appaiono le Cose alla mia vita.
4g.
Ecco la Cosa, la rinchiusa in sé e trasportata/ dai flussi e riflussi della vita,/ come pianta strappata che galleggia.
5g.
Per gradi, il mondo è sempre dentro ad una vita,/ e similmente lo è la Cosa che noi siamo.
1h.
Antiche superficie riflettenti/ che si sono offuscate,/ sono le Cose.
1i.
Le Cose sono apparizioni nella mente.
1l.
Ogni Cosa è la trasportata in una vita,/ e in quella vita viene adoperata.
1m.
Se si cade a Cosa,/ poi si rimane nel rinchiuso.
2m.
È abbastanza comune uscir da Cosa./ Da un seme, da una pancia, da una casa/ e perfino da una luce./ Ma uscir da Cosa implica una fine.
1n.
Cosa: espressione di un enigma senza fine./ Dipende da chi la guarda cos’è Cosa.
2n.
Cosa è un apparire dentro una vita./ E se non appare cos’è, dov’è la Cosa?
3n.
Dopo il sorpasso le chiamiamo Cosa./ E Cosa è ogni stabile apparizione dopo il sorpasso.
1o.
Cos’è la Cosa È espressione dell’essere,/ la totalità che si condensa in un tempo e in un luogo.
2o.
Spazio e tempo sono assieme con la Cosa,/ sono il suo ambito e sviluppo.
1p.
Le apparizioni costantemente ripetute sono le Cose.

COSA-SCIENZA
1.
La luce che ci illumina/ – un sogno conquistato nelle tenebre -,/ è declinata, e ciò che è rimasto/ è la Cosa che chiamiamo Scienza.

COSE-SOGNI
1.
Semmai le Cose sono i Sogni più densi/ ma non più veri.

CASA UMANA
1.
La figura di qualcosa: dell’albero, del mare, del sole,/ e perfino di quello che ancora non appare come l’Essere,/ è Cosa Umana./ È ciò di cui abbisogna la vita che continua,/ perché continui./ O quello che si afferra per continuare.

COSE-VITA
1.
Che le Cose divengano tali dalla Vita,/ cioè stelle, alberi, fiori, animali,/ mi sembra indubitabile ormai.
2.
Le specchiate nella vita/ sono le cose.
3.
Costruttori di apparenze e apparenti noi stessi / – il nostro corpo – negli specchi del tempo.
4.
Fra la Cosa e la Vita c’è un sormonto/ e la Cosa è vita antica sormontata/ che si vede in faccia:/ cioè minerale, vegetale, animale.
5.
Fra la Cosa e la Vita c’è un sormonto. La Vita è l’apparizione della Cosa.
6.
Fra la Cosa e la Vita c’è il superamento di un confine,/ e rimane la traccia del passaggio.
7.
Il corpo umano è la strada di salita,/ e per sormonti si arriva alla visione.
8.
Io arrivo da sormonti e passo ancora,/ lascio le cose che sono state incanto/ e mi spingo verso il volto sconosciuto/ della Vita, fuor di misura.
1a.
Davvero una Cosa non c’è mai./ Se c’è davvero è sempre immersa in una Vita.

COSCIENZA
1.
Coscienza è il superamento degli starti/ di cui in qualche modo si conserva la memoria./ E c’è Coscienza di ciò che siamo stati/ e di chi misteriosamente ora li guarda.

COSCIENZA e AUTOCOSCIENZA
1.
Coscienza e Autocoscienza sono pietre miliari/ della scala che sale dal caos al logos,/ dal visibile all’invisibile e dall’uomo a Dio./ Una tappa intermedia con un altro punto fisso./ È l’oltreuomo la tappa che stiamo raggiungendo.
1a.
Estendere la luce della Coscienza/ anche nella parte a Notte./ Non è necessario che diventi luminosa/ come il giorno./ Importante è che possa  penetrarla/ e arrivare di nuovo fino all’aurora.

COSE
1.
Io mi trovo a sapere delle Cose./ Delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni,/ come accade e perché,/ che cosa cade perché resti la Cosa./ E si sa quando cosa s’aggiunge/ a ciò che in fondo giace./ Ecco che cosa mi dà pace:/ essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Dio.

CRITERIO
1.
Siamo noi uomini,/ perché non abbiamo ancora risolto/ il problema vita-morte,/ che applichiamo il nostro Criterio/ a tutti gli altri viventi.

CRONISTI
1.
Siamo cronisti dell’insensato giorno/ e delle sue instancabili ripetizioni./ Perché nient’altro esso è così da solo,/ interrotto continuamente dalla notte.
2.
Cronisti dell’insensato giorno gli uomini,/ se non hanno presente e in cura anche la notte.

CULTURA
1.
Tutta la Cultura di ventisei secoli/ è diventata ormai una pietra per salire.
2.
Ho camminato a lungo seguendo il confine/ del pensiero filosofico e scientifico/ finché ho trovato la Porta per passare.
1a.
Io sto raccontando un’esperienza./ La Cultura sta tutta alle mie spalle.

CUORE
1.
Il Vocabolario prospetta l’uscita dal razionale/ partendo dal Cuore stesso del razionale
2.
Non si tratta di qualcosa/ che si oppone a qualcosa,/ perché oggi non c’è nulla di più potente/ di scienza e tecnica/ ma di un movimento che nasce da quel Cuore/ come una liberazione.

Cadere […] Chiesetta sperduta

13 gennaio 2010

Maurits Cornelis Escher, Ordine e Caos

CADERE
1.
Dall’essere all’ente c’è Caduta./ Cade come pioggia la parola.
2.
Essere: è come il cielo che non ha acqua./ Ma tutta l’acqua cade giù dal cielo.
1a.
C’è Caduta dalla luce della vita/ quando si consuma il tuo sostegno come cera.

CADUTA-RISCATTO
1.
Certamente la donna è la causa delle Ricadute/ negli immutabili cicli della natura/ per cui sono anche inganni il suo volto/ il suo sorriso, le forme tenere e rotonde,/ dei suoi seni e dei suoi fianchi,/ i fori d’ingresso e d’uscita dal suo corpo./ Ma la ripetizione instancabile della vita/ rappresenta anche l’unica speranza/ di cercare e trovare l’uscita da quei giri,/ ciò che ho già incominciato a comunicare e insegnare./ E in questa scoperta è contenuto/ il completo Riscatto della donna.
2.
Il Riscatto completo della donna/ come molla e genitrice degli eterni giri/ in questa prima linea che è la vita umana,/ ci sarà quando l’esistenza nostra non sarà
più/ un continuo ritorno dal misterioso e inesplorato/ dominio della morte, ma ci sarà vittoria e conquista./ Fino a quel momento l’ingresso nel suo ventre/ e ciò che segue è una Caduta/ e uscire da esso una sconfitta annunciata/ un’altra bocciatura all’ultimo esame.
1a.
Per chi aspirava all’Uno, a Dio, all’Atman, al Nirvana,/ era naturale addebitare alla donna la caduta/ negli immutabili giri della natura/ e quella colpa è rimasta finora incancellata./ Solo se si riuscirà ad uscire dalla rete/ ci sarà completa riabilitazione.

CALEIDOSCOPIO
1.
Siamo figurazioni – aspetti del Caleidoscopio –,/ di un totale che chiamiamo Dio,/ ma tutte le figure non le conosciamo./ Ed è perciò che continua questa vita/ fino a confini e a porte di passaggio.

CALTE
1.
Ho quest’oggi un appuntamento con dei fiori,/ con le Calte che sbocciano il ventun marzo.
2.
L’appuntamento è avvenuto./ Sono andato lontano per un po’/ ma sono ritornato in tempo per quest’inizio,/ per il loro primo sbocciare ai lati del pantano/ e lungo i molli bordi del ruscello che discende./ E il premio ambito è un fiore arancio nella mano.
3.
Si sboccia nella luce come i fiori,/ ma ora è notte e inverno sulla nostra terra.
4.
Si è chiuso un ciclo del fiorire, mi sembra,/ e siamo caduti come semi sulla nostra terra.

CAMMINO-CAMMINARE (della natura e della conoscenza)
1.
In Cammino da millenni per varcare/ la sfera della luce che fa splendere le stelle.
2.
È questo Camminare nella vita che m’importa,/ perché vedo uscita ormai da questa sfera.
3.
Io che Cammino e non mi volto indietro,/ se non da alture e da tappe di ristoro.
4.
Alla sorgente del pensiero sono diretto.
1a.
Innumerevoli i Cammini fino allo slargo della vita umana./ Fanno parte dell’onda del vissuto/ dentro ad un mare che le onde le produce.
2a.
Poi sta tutta nelle circonvoluzioni del cervello/ l’estrema strada che ti porta in cima.
1b.
Sto indicando anch’io che c’è un Cammino/ e c’è alla fine una porta da passare.
1c.
Ma io Cammino verso il superamento/ perché mi appare limpidamente/ che questo corpo non è un insediamento fisso,/ ma un accampamento provvisorio./ Poi rimarranno le tendopoli, ma vuote di passaggi e d’avventure.
2c.
E il mio Cammino è giunto fino all’uscita/ ed io la grido questa mia scoperta.
3c.
La vita trae da se stessa le sue pietre di sormonto./ Sono le sedimentazioni della vita superata./ Sono cioè le cose e sono il mondo.
1d.
Si va da ingressi ad uscite di sfere animate o illuminate./ E io sto semplicemente indicando un’altra porta.
2d.
Non è esercizio il mio,/ non è cultura, non è letteratura, né poesia./ E soltanto l’avanzare della vita.
3d.
Io e il mio bastone stiamo percorrendo questa strada,/ e annoto alcuni passi del Cammino/ per lasciare tracce e ricordarle un giorno.
4d.
Sopra questa sfera dove siamo internati/ forse la vita è bella, ma non qui./ Qui la bellezza qualche volta appare,/ ma poi rapidamente si dilegua.
5d.
Per il gretto del torrente asciutto,/ uno dei miei Cammini preferiti,/ aspetto la mia piena/ che mi sollevi e porti fino allo sbocco.
1e.
Ora che so di poter ricordare,/ annoto le tappe del cammino/ e anche i passi più importanti a volte.
2e.
Non c’è altro perché, solo il Camminare,/ e vedere andando avanti quel che accade.
3e.
Anche la scienza è il mondo visto da una tappa,/ che dura ormai da duemilaseicento anni./ Ma io punto a spiantarmi dalla tappa,/ a smontare la tenda e andare avanti.
1f.
Io sono un Cammino e non principio e fine./ Semmai essendo circolare il mio procedere,/ il principio e la fine è in ogni punto.
1g.
È un Cammino lontano dalle strade d’ogni giorno,/ e molto più lungo di una vita.
1h.
Il sonno,/ quello che va dalla fine di una veglia all’inizio di un’altra,/ è un Cammino della natura, inconoscibile in sé dal singolo/ che pur lo compie.
2h.
L’inconscio,/ quello che va da uno stato di coscienza ad un altro,/ è un Cammino della natura/ che lo si compie da trasportati, bendati e spenti,/ qualche volta aiutati a fare prima.
3h.
Uguale è la morte,/ anche se è così lungo quel cammino/ che chi arriva non ricorda più la sua partenza.
4h.
Cammini della natura, dunque, sonno, inconscio e morte./ Una via della conoscenza, invece, quella che io ho trovato,/ che parte da dove partono le altre e arriva dove arrivano./ Ma chi la percorre in tal modo come aquila vola, solitaria e alta,/ e vede le altre cose e vite che stanno sotto.
1i.
Il Cammino oscuro che io ho compiuto nella mente,/ in natura avviene nel corpo della donna./ Quest’ultimo è la via della specie,/
l’altro quello del singolo.

CAMMINO TENEBROSO
1.
Il cammino che ho percorso nella mente,/- la metà oscura del ciclo vita-morte -/ è anche nel tuo ventre./ L’altra parte di te che sei completa/ è il tuo volto ridente e il tuo corpo luminoso.

CAMPO
1.
Il Campo dove il tuo cervello,/ che è cosa limitata e si vede – sta nella testa, / si applica, è anch’esso limitato/ anche se contiene terra, mare e cielo./ Si chiama mente il Campo.
1a.
Non è un’avventura nel Campo/ dove gli uomini ancora cercano e conquistano,/ cioè nella sfera che chiamiamo mente,/ ma è la conoscenza dell’ingresso e dell’uscita da questo Campo/ e quindi il superamento di nuove Colonne d’Ercole.
1b.
Il mondo è ricavato dall’immenso,/ è un Campo coltivato e dissodato.
2b.
Questi Campo immenso che tu chiami mondo,/ è per me solo un sogno della vita.
3b.
Questo mondo che tu percepisci, dove si svolge la tua vita/ è solo un Campo dissodato e coltivato./ Il resto è caos, mostruoso avvicendarsi./ O è il divino, un sogno senza tenebra.
4b.
Luce è il sole, luce è il logos./ Ma c’è tenebra che incombe da ogni parte.
5b.
Pulsioni nella tenebra e nella luce/ sono i tentativi di sapere.
1c.
Io accendo un Campo quando mi sveglio,/ e divento un osservatore di quel Campo.
2c.
È entrata prima la luce/ poi il canto di un uccello.
3c.
Un piccolo Campo è apparso dentro il Campo:/ la stanza dove mi trovo/ con la porta e la finestra della luce.
4c.
E fuori dalla finestra un altro Campo:/ il giorno del sole appena spuntato/ dalla notte delle stelle.
5c.
Si dice che quest’ultimo ha un diametro/ di quindici miliardi d’anni luce,/ una misura trovata di recente.
6c.
All’inizio, invece, c’era soltanto/ luogo di punti luminosi e movimenti./ Ancora non c’erano intrecci e calcoli.
7c.
Essere è stato chiamato il Campo in quell’inizio.
8c.
E anche noi del Campo siamo apparizioni, movimenti e osservazioni./ La vita apre Campi dove poi pone anche le sue cose più vicine,/ che sono aperture su quel Campo.
9c.
Nel Campo che s’è aperto il mio corpo/ e ancora di più i miei occhi, sono minuscoli oggetti,/ e si aprono e si chiudono, appaiono e scompaiono./ Ma però sono un osservatorio di tutto il Campo,/ di tutto quello che s’è aperto alla mia vita.
10c.
In questo Campo che chiamiamo anche mondo,/ sono entrate tutte le stelle che vediamo con gli occhi/ e con i prolungamenti di essi: i telescopi.
11c.
E il fuori Campo?/ Il fuori Campo non c’è/ o ha nome Caos.
12c.
Limite di campo è dove comincia a tintinnare/ o a baluginare ciò che poi accade dentro il Campo./ Perché un limite c’è: il campo è finito,/ anche se sono illimitate le apparizioni dentro ad esso.
13c.
Io che sono entrato nel campo come una cosa e come osservatore,/ so che ne uscirò un giorno./ Ma ora che conosco i limiti del Campo, che è linea dell’ingresso e dell’uscita,/ potrei ritrovarla un giorno, se mi piace.

14c.
A Dio appartiene il fuori Campo e chissà cos’altro./ Ma questo Campo può vederlo soltanto con i nostri occhi.
15c.
Gli occhi d’inviati nelle lontane terre.

CANDELABRO
1.
Il corpo è il Candelabro della luce della vita./ La mantiene in verticale nell’aperto, e quindi accesa./ Vita su vita è il mantenersi della vita,/ su vite antiche diventate cose nei sorpassi.

CANE
1.
Io vado qui come Cane randagio,/ dopo che un’ala ha valicato il cielo.

CANNA UMANA
1.
Il corpo umano è una Canna di salita/ per la vita che arriva fino ala logos.
2.
Provenendo dal cielo più profondo,/ passa la vita per la Canna umana,/ che dunque rimarrà dopo il sorpasso.
3.
Canali della vita che si chiudono e si seccano./ Vitalità portate ad una misura e poi lasciate.
4.
A volte soltanto capillari tanti umani,/ e a volte torrenti e fiumi in piena,/ e aperti oceani all’estremo d’uomo.
1a.
C’è il sole e il mondo vegetale si è alzato verso di esso./ Ma poi c’è anche un’altra luce, più alta e più splendente,/ e l’uomo è la canna che continua fino a quella
dimensione.

CANTARE
1.
Canteremo il superamento della notte del logos,/ com’è stato Cantato il superamento del deserto./ Sta scritto all’inizio del cammino: “Io vi porterò fino alla luce/ che illumina il sole e le altre stelle.

CANTO
1.
Il Canto ha il verso,/ la primavera il fiore.
2.
Io cerco la parola/ come cerco il fiore.
2a.
E vado a coglierla là/ dove c’è il prato.
2b.
Anzi è così simile il raccolto/ che cerco la parola e trovo il fiore.
2c.
E una mano tiene i fiori/ e l’altra annota.
2d.
Oppure la terra ha per respiro il Canto/ e giunge il fiore fino alla parola.
2e.
C’è un numero finito di parole dentro il Canto:/ le parole del Vocabolario./ Ma illimitato è il loro sorgere e occultarsi./ Senza fine inverni e primavere/ e forme e sfumature di colori./ Illimitate le rarefazioni e addensamenti.
2f.
Se vuoi vedere un Canto antico guarda il cielo./ Un altro Canto è un prato a primavera.
2g.
È la sua corporeità che già m’attira,/ una forma rotonda dentro il cuore.
2h.
Darò alle cose l’eterno ritornare/ e a me stesso a memoria della vita.
3.
Prorompe il Canto quando chiama Iddio.
3a.
Io continuo a tessere la trama/ che avvolge il pensiero per il sormonto.

CAOS
1.
L’assenza di presenza è il Caos.
2.
Assenza di presenza nel logos (o nell’esistenza).
3.
Caos prima del logos/ cui è poi toccato un ordinamento
4.
Il collegamento è realizzato/ dalla pianta umana, la fuoriuscente.
5.
Il Caos che entra nell’esistenza è il mondo.
6.
L’uomo è il collegamento fra il Caos e il mondo.
7.
Quest’uomo è un primo attore, come ogni vita,/ Ogni vita solleva la sua parte./ La terra e il sole li collega il fiore.
8.
È dal Caos che è stato tratto questo ordinamento/ che chiamiamo civiltà occidentale./ Essa infatti inizia con Il Caos,/ e poi si differenzia con ordini e misure.
8a.
Uscendo un giorno – questo giorno della mente –,/ un cielo intero ha acquistato ordine e misura.
8b.
Io so che nei miei sogni, nelle mie visioni,/ sto attirando un’altra luce dall’informe./ Non c’è prima la luce e poi la vita,/ e non c’è la vita e quindi c’è la luce,/ ma l’una e l’altra si costituiscono/ in un’uscita concordata.
9.
I primi fuoriuscenti dal Caos sono stati gli dèi,/ i non esistenti ancora ma i potenti,/ gli inizianti la differenziazione.
9a.
Mi sembra che sia ancora tempo di dèi.
9b.
So di certo che la luce che intravedo/ è solo un seme che vuole illuminare,/ come io sono vita nuova che attende di spuntare.
9c.
Altre cose appariranno./ Esistenze invisibili da qui/ e non mai viste.
9d.
Gli dèi i primi: i fuoriuscenti appena dal Caos/ e i rientranti io credo,/ o che stanno sul limitare dell’abisso.
9e.
Hanno lasciato all’uomo l’avventura, all’incarnato,/ e così hanno evitato finora/ le pene della differenziazione.
9f.
I primi incarnati furono gli eroi:/ ecco l’inizio antico in questa luce.
10.
Ciò che è fondamentale è l’indistinto, il Caos,/ (che forse è anche il nulla e anche Dio),/ da cui la vita trae le sue visioni.
11.
Le nicchie o isole che l’uomo ha ricavato dal Caos/ elaborando le informazioni che arrivano dai sensi e rappresentandole,/ sono luoghi e tempi della vita, – della sua manifestazione ed espansione –./ Il totale di esse è diventato immenso/ dopo le recenti scoperte della fisica atomica e dell’astronomia./ E tuttavia non si sciolgono i suoi limiti:/ esso è soltanto un’elaborazione e rappresentazione/ e non supera i confini della mente.
11a.
Ogni vita è un’isola nel Caos,/ come questo universo per l’umano.
11b.
Poi come corrente nell’oceano immenso/ anche la vita ha direzioni dentro il Caos.
12.
Il mondo dentro il Caos/ è simile a un giardinetto/ in una sterminata landa/ che un abile e operoso giardiniere/ ha coltivato.

CAOS QUANTICO
1.
Caos quantico è uno dei nomi dell’abisso/ da cui gli scienziati, con i loro mostruosi macchinari,/ traggono nuove possibilità di far disegni/ per aumentare e complicare quelli che ci sono già:/ la terra e le sue cose, il cielo e le sue stelle./ Invece soltanto Caos lo chiamavano i poeti dell’ottavo secolo a.C./ da cui poi è stato tratto il Cosmo che normalmente e comunemente/ è ancora la rappresentazione che vediamo./ Ma tutto, come già nel tempo antico,/ è misteriosamente sospeso nell’abisso.
2.
Per costruire disegni c’è la vita/ e sono anche luoghi e case i suoi intrecci.
3.
Non c’è molta diversità fra i poeti dell’ottavo secolo a.C. e i moderni scienziati/ nei metodi seguiti per ottenere immagini del mondo./ I primi sono partiti dal Caos e sono giunti al Cosmo,/ i secondi dal Caos quantico e hanno ampliato e complicato/ la visione antica, in vista di un’altra che verrà.
4.
Poi però ciò che si porta alla visione,/ continuamente sostenuto e mantenuto,/ diventa struttura da abitare./ Soltanto questa è la realtà dove viviamo.
5.
L’ingresso al Cosmo aprendo gli occhi della mente/ è avvenuto nel sesto secolo a.C.,/ ma da circa trecento anni è stato aumentato e complicato il suo aspetto/ guardando con telescopi e microscopi.
6.
Ci troviamo così nel Caos quantico,/ luogo non completamente diverso/ dal Caos di quasi tremila anni fa,/ e si sta studiando un nuovo ordinamento,/ una nuova genealogia possiamo dire.
7.
I poeti come Omero ed Esiodo sono stati i sognanti/ un risveglio nella luce, che poi è avvenuto./ Ed io credo che alcuni dei maggiori scienziati d’oggi/ siano sognatori anch’essi. Uno di loro mi sembra Heisemberg./ Ma chi si accorge che sta sognando è più avanti ancora:/ è vita presso il risveglio e non nel profondo sonno.

CAPIRE
1.
Si Capisce che ci sono dei passaggi/ all’inizio e alla fine di ogni ciclo della vita,/ e incominci a Capire quando vedi.
1a.
Capire che siamo dentro nel pensiero/ come un pesce dentro il mare/ è quello che c’è ancora da Capire./ E uscire è un altro passo della vita.

CAPOVOLTO
1.
Cresciamo dall’interno e si avanza a ritroso/ come un pallone che si gonfia.
2.
Tutti rivolti all’interno/ dove c’è il mondo che si vede./ E si avanza così a faccia Rovesciata.
3.
Si cresce a ritroso/ e si vede il sormontato.
4.
I Capovolti, io li chiamerei,/ o i vedenti luci antiche e non la luce.
5.
Senz’occhi per la luce/ che illumina le stelle.
6.
Sei di spalle al Logos/ che ti illumina la scena.

CARNAIO
1.
Questo homo sapiens sapiens/ si trascina da molti millenni/ nel Carnaio di un’era evolutiva./ Ma è giunto il tempo di oltrepassare.

CARNE
1.
La materialità del mondo dipende/ dalla profondità della Carne dove si abita.
2.
Se occupi i piani bassi e interni di quest’abitazione/ tutto è più Carnale e materiale.

CASA
1.
Si abita il mondo e non si sa di essere abitazioni./ Poi giunge lo straniero alla mia Casa.
2.
Farmi abitare è la destinazione mia./ Io sono la Casa di chi arriva da lontano.
3.
Abito mondo corpo e mente,/ ma mondo è Casa che vedo dal di fuori/ e corpo ha prolungamenti vasi e fori/ da cui si esce, e sono tante le sortite./ Solo la mente ancor mi racchiudeva.
4.
Il divino è l’abitante/ dell’ultima sua Casa.
1a.
Stai dentro alla Casa della luce/ che illumina un intero già compiuto./ Il sole è una lampada là dentro/ in un luogo prefissato: il tuo soggiorno.
1b.
Il mondo è la Casa/ di cui non abbiamo la chiave della porta,/ e perciò non si entra e non si esce quando si vuole,/ ma siamo gettati e tolti./ Ma almeno in un’occasione uno ha visto ed è entrato/ ed ha lasciato testimonianze
dell’avvenimento.
1c.
Io non abito più dentro una Casa/ senza le porte e senza le finestre,/ com’è il mondo per i più e com’è la mente./ ma so che ci sono le porte e le finestre/ e che si può uscire e rientrare.
2c.
Quando attraversi tutta la Casa per uscire / – che ha zona giorno e zona notte –,/ incontri tutta la filosofia e tutta la scienza dentro la luce/ e poi l’invisibile e misterioso delle tenebre./ Ciò che non è ancora arrivato sulla scena con una parte.

CASTELLO
1.
Non posso abitare ancora a lungo/ nei piani bassi di questo mio Castello,/ o lasciarmi trattenere./ Ma devo ormai salire alla stanza del pensiero/ come compete a quel signore che io sono./ E poi sulla torre aperta al cielo.

CATASTROFE
1.
Quest’umanità sarà oscurata da catastrofi./ Ma c’è un passaggio verso un’altra
luce.
1a.
La soluzione che ho indicato/ nel “Il ritorno a casa” e nel “Compendio”,/ sembra ormai certo che non avverrà/ prima della catastrofe./ Goderà di essa chi viene dopo/ se nuovi germogli spunteranno.
1b.
Si arriva pur sempre nel punto da cui si è partiti./ A casa se si è partiti alla casa ed è quello più frequente./ E l’intenzione è pur sempre di Tornare,/ per cui si svolge su un cerchio ogni viaggio,/ o per strade in cui una va e un’altra Torna,/ o per la stessa volgendosi indietro./ Allora soltanto perché qualcosa impedisce il Ritorno/ non si Torna./ Perché non si ricorda più la strada/ non si Torna./ Perché è stata troppo lunga l’andata e manca il tempo/ non si Torna./ Perché sulla via della vita c’è una direzione soltanto/ non si Torna.
2a.
Sarà necessario allora andare contro corrente/ e non lasciarsi soltanto trasportare.

CATENA
1.
Forse la Catena è lunga/ ma è legata a un palo e ci giriamo attorno./ e sembra che sia il mondo il roteante.

CECITÀ
1.
Noi, i guardanti dalla parte illuminata,/ e Ciechi alle spalle: al sonno e morte.
2.
Dove la Cecità è più profonda mi son volto.

CENTRO
1.
Mi trovo nei luoghi incantati
nel Centro della mia vita
dove c’è calma e pace
anche se tutto vortica attorno.

CERCARE
1.
Ti giri attorno se ti cerchi/ finché ti trovi dove hai incominciato.

CERCATORE
1.
Sono un Cercatore del Divino/ e poi di fiori quando mi rivolgo.

CERTEZZA
1.
Come il fiore ha il sole l’uomo ha Iddio./ Ma la Certezza del sole la possiede l’uomo.
1a.
La Certezza l’avete guadagnata rimanendo e sedimentando./ Ma io me ne vado e lascio ogni Certezza.
2a.
Le nostre Certezze sono tracce antiche./ Anche la terra e l’albero che tocchi.
1b.
Una cosa è Certa: io sto parlando da pari a pari/ con i sapienti che mi hanno preceduto,/ con Anassimandro, Parmenide, Eraclito…

CERVELLO-RADICE
1.
Il Cervello è la radice della pianta/ che vive dentro il logos.
2.
Dai racchiusi Cervelli voglio uscire/ e dalla pianta che produce la parola.
3.
La radice sviluppata nella testa (il Cervello)/ sostiene e alimenta la pianta del pensiero.
4.
In questa terra animale da millenni è radicata/ la pianta della mente. Il Cervello è la Radice.
5.
Il Cervello è la Radice di una pianta/ che trasforma l’antico in una visione.
6.
Il Cervello è la Radice della vita/ e sostiene e mantiene la sua pianta/ fin dentro la sfera del pensiero.
7.
Similmente l’albero è sostenuto/ e mantenuto dentro il sole.
8.
Certamente c’è continuità e collaborazione/ fra la parte nella terra e quella nella luce:/ se s’innalza la pianta s’allarga e s’affonda la Radice.
9.
La pianta che chiamiamo vita umana è invisibile all’occhio,/ che invece coglie la sua terra e la Radice.
10.
Quindi piante della vita sollevate/ fino al logos, questi umani.
11.
Ed io che invento nuove terre e nuovi cieli/ per radicarmi e innalzarmi in un’altra luce.
12.
La nuova terra sarà la luce che si lascia.
13.
Quando una vita lascia la sua sponda,/ il suo antico cielo diventa la sua terra.
14.
Similmente è accaduto a questo sole,/ che è vita delle piante e terra umana.
15.
E poi io che cavalco la mia vita,/ che appoggia sulla luce e lascia impronte.
1a.
Il Cervello riceve, ma che cosa non si sa,/ perché anche “ondulazioni” e “vibrazioni” sono parole/ e quindi già composizioni./ Il Cervello comunque riceve, elabora e proietta,/ e questa apparizione ha nome mondo.
1b.
Dal momento che tutto è elaborazione e proiezione del Cervello umano,/ – un lavoro che ha coinvolto tutta l’umanità fino ad oggi/ nella costruzione che chiamiamo mondo -/ io penso che non si possa più parlare/ di mondo oggettivo indipendente dal soggetto.
1c.
Il Cervello è il computer che ci dà/ questa visione, cioè il mondo./ Ma a questo punto è il programma (il software) che ci manca,/ e non sappiamo chi è che batte i tasti./ Autocoscienza potrebbe essere un indizio/ di questa conoscenza.

CERVELLO ANIMALE
1.
Il Cervello animale abita assieme a quello umano/ ma è sito ai piani bassi della casa.

CHIACCHIERA
1.
Immersi nella Chiacchiera gli umani./ E Chiacchierando continuamente giungono/ alla fine del viaggio.
2.
Ed io da incontro a incontro conto un anno,/ e fra un anno – io spero – ritornerò/ a rivederlo questo fiore azzurro/ che sboccia nell’autunno presso il mare,/ finché non finiranno questi miei giri./ Ma non cesserà questo mio fiore di fiorire./ Per cui sembra che io mi sia distaccato per morire./ Ecco cos’è la vita umana d’oggi./ Chiacchiera di grandezza solamente.
3.
Il fiore non muore e nemmeno l’animale./ Il loro è un lungo sonno nella specie/ e un ritorno in tempi prefissati./ Soltanto l’uomo muore sapendo di morire/ da quando s’è staccato e vaga solo.
4.
Una grande Chiacchierata,/ senza ritegno ormai e perfino senza pudore/ anche l’immensa letteratura e la nobile filosofia.
1a.
A una grande Chiacchierata s’è ridotta/ l’infaticabile e pomposa letteratura/ e perfino l’aristocratica filosofia.

CHIESA
1.
Finora ho trovato immagini di porte del tempo/ fra gli ingressi delle Chiese/ e tracce di percorsi del tempo/ lungo i sentieri che portano ad esse.

CHIESETTA SPERDUTA
1.
C’è quella Chiesetta/ che era lontana e sperduta/ dove incontrerò quelli che son stati/ e che sto ora indicando ai vivi.
1a.
Finché sono qui, ritorno alla Chiesetta/ seguendo la via del ricordo,/ vale a dire tornando indietro/ per la strada sulla terra/ che ho già percorso tante volte./ Ma il mio sogno è raggiungerla/ dalla parte del futuro/ anche se davanti c’è la morte,/ valicando perciò quell’abisso/ che non mi appare più insuperabile.
1b.
La prima volta/ l’appuntamento non era fissato/ e il luogo era ignoto./ Solo l’amore ci ha fatto ritrovare./ La seconda volta/ il luogo è noto, il tempo no./ Ma si tratta allora di aspettare,/ a meno di non riuscire ad introdurre/ anche il tempo.
1c.
Per ritrovare la Chiesetta sperduta/ ho dovuto superare l’Abisso più profondo/ e scoprire il segreto della Porta./ Aldilà la Chiesetta e con essa anche tu/ com’eri allora e come sei ancora,/ perché nulla muta o trascorre/ in quella dimensione.
1d.
Ritrovare la Chiesetta che era sperduta/ è stato come rivedere il faro/ che mi guiderà nel porto,/ quando arriverò ancora/ dall’oceano tempestoso e misterioso.
1e.
Qui arriveranno tutti coloro/ che sono in attesa di passare/ perché ora la Porta è aperta.

Bambina […] Buio

13 dicembre 2009

Galathus nivalis, Bucaneve

BAMBINA
1.
La gioia schietta della mia Bambina/ non c’è nel mondo o in ogni altro fiore,/ e la sua voce è canto di parola./ Ecco cosa accenna l’anima al mondo./ Ci sarà gioia un giorno fatta luce,/ ecco un indizio del profondo.
2.
Poi guardo quando essa (la gioia) si mostra e si ritrae,/ come la luce su bianche nubi a primavera./ Solo il cielo assomiglia alla mia Bimba,/ ma esso è antichissimo/ mentre lei è nuova al cuore.
3.
Bambina mia,/ non sei come il gran sole/ che scalda i corpi e li mantiene in vita,/ ma illumini la vita, questo mio cuore,/ perché avvenga la parola di poesia.

BARATRO
1.
Si va inesorabilmente verso il Baratro,/ ma io ho cercato di conoscerlo prima/ e l’ho affrontato nel pensiero/ che è la posizione dove si può superarlo.

BATTISTRADA
1.
Io devo solo aprire la via fino al confine/ per il giorno del sorpasso che s’intravede/ e forse già s’annuncia./ Sono il Battistrada e non il conquistatore.

BEARE
1.
A Bearmi dei colori dell’autunno,/ prima che si spengano e precipitino.
2.
Per le chiome degli alberi nell’autunno,/ incanutire vuol dire trascolorare dal verde all’oro/ fino al rosso acceso,/ obbedienti alla luce che declina./ E poi rimangono nudi ad aspettare/ che salga il sole di un’altra primavera.

BELLEZZA
1
Bellezza è vaso, quel che fuori appare./ Vasi di tesori antichi sono le cose fisse.
2.
Bellezza è con un vuoto, essa sta in cima,/ ed è invito ad entrare nella casa.
3.

Il racchiudente vuoto è la Bellezza.
4.
Bellezza è un esterno e sfugge alla scienza.
1a.
Io lo conosco il Dio che addensa cose/ e piani di sormonto per vederle.
2a.
E addensa luce perché compaia la Bellezza.
3a.
La Bellezza è la luce che s’addensa/ ed io la vedo nel fiore e nel tuo viso.
1b.
Si può dire certamente che è Bella questa vita,/ perché sei Bella tu da cui si arriva.

BERKELEY
1.
Lo so anch’io che tu ci sei, ma non so dove,/ quando non ti vedo e non ti penso./ Quando ti vedo e ti penso sei nel Logos.
2.
Oppure – diceva Berkeley – / sei in Dio, se io non sono.

BIFRONTE-ENTE
1.
Ecco perché si presenta la porta dell’uscita,/ perché è stata la porta dell’ingresso./ Ecco perché ho visto le antiche impronte/ di chi è entrato, e mi sono appassionato a seguirle/ lungo il sentiero estremo del pensiero.
2.
Ed ora, così appresso all’uscita, sono tentato/ di sormontare quelle impronte e metto il piede,/ ma dove si trova la punta preme il tacco./ E c’è un lampo del segreto del Bifronte.
3.
Gli entrati,/ o che entrano nel giorno,/ sono aperti dalla parte dove sono volti/ e chiusi a tergo./ Il Bifronte è l’uscente.
4.
Fra l’essere e l’ente c’è il distacco di una Fronte.
5.
L’umano è un volto solamente/ esposto a camminare in un verso solo.

BINARIANI
1.
Io conierei un termine nuovo per gli umani: i Binariani,/ cioè gli abitanti del sistema binario.
2.
Non c’è niente di semplice, è tutto doppio./ C’è l’altro lato che bilancia la tua faccia/ fino allo scadimento della parte.
3.
L’avanti tutto che si trascina dietro il nulla.

BINOMIO
1.
C’è il Binomio maschio-femmina, uomo-donna,/ che concatena questo aspetto e lo mantiene.
2.
Il fondamento è indubbiamente il corporeo, l’animale,/ ma poi si sale per strati di cervello fino al razionale.
3.
L’intravedere si vede dalla cima.

BIPEDE
1.
Sui guardanti il mondo mi soffermo,/ sui Bipedi e lo strano animale che mi trovo.
2.
Se vuoi vedere di più cambia la pelle./ Non dovrai rimanere molto in questo stato./ Il Bipede non guarda ancora il cielo, ma solo avanti.
1a.
Lascia andare l’animale e fatti avanti.

BONTÀ
1.
È  un fiore delicato dentro il rovo.
1a.
Potrebbe essere bianco il colore di quel fiore/ che dentro il logos ha il nome di Bontà.

BOSCO
1.
Mi appare vita sospesa/ la gran parte dell’umano,/ come il Bosco nell’inverno.
2.
Ho imparato qui, dentro nel Bosco,/ che sono pianta anch’io tesa alla luce/ e con profonde radici dentro il sole.
3.
Poi ho alzato gli occhi alla tua luce/ per vedere quello che tu senti.
4.
E sento luce ancora: questa vita.

BOMBA DEMOGRAFICA
1.
Il ventre di donna ha due aspetti/ come ogni altro cosa./ Quello di origine e sviluppo della vita/ e l’altro di Bomba Demografica./ Oggi è il secondo che prevale/ e si può capire perché è inconsciamente rifiutato,/ perché ci sono tanti omosessuali e lesbiche./ La continuazione della specie/ in modo così dirompente e dilagante/ è diventata oggi una iattura, un pericolo,/ e  perciò c’è reazione contro la causa./ Ma un giorno ridiventerà preziosa la donna/ come è già stata, anzi lo è già immensamente/ per chi conosce la “coincidenza degli opposti”/  e sa che il prossimo gradino di sviluppo/ non è la continuazione della specie/ ma quella dei due uniti in uno solo.

BRECCIA
1.
Dalla Breccia aperta sul pensiero/ esce la vita, ma può entrare il nulla.

BUCANEVE
1.
Macchie di biancore in mezzo al bosco/ che il tepore restringe e scioglie./ E sulla terra che si sveste/ punti di fiore bianchi: i Bucaneve.
1a.
Fra le cose che ho più care è questa data,/ in cui giungo a ritrovare i Bucaneve.
2a.
Da un sorpasso ho raccolto questi fiori,/ questa luce del sole nella mano.
3a.
È  vita che trasforma quella luce/ in petali e colori: la bellezza.
1b.
Quando chiama la luce ti prepari e spunti,/ come accade al Bucaneve il cinque marzo.
2b.
Questi antichi sollevamenti dentro il sole,/ io li raccolgo, da questa porta nella vita.

BUCARE
1.
C’è questa grande voglia di Bucare/ e accostarmi a guardare quel che c’è fuori:/ fuori dei giri consueti della vita/ e dell’ultima galassia.

BUIO
1.
L’intero della luce è il Buio./ È  la notte dove brillano le stelle.

Anassimene […] Azzurro

4 luglio 2009

Anassimene di Mileto

ANASSIMENE
1.
Condensazioni e rarefazioni di un unico elemento:/ e ti appare il mondo./ Aria l’ha chiamato il grande antico.

ANDARE
1.
Sono Andato stamattina dove il mare è verde,/ dove le nubi galoppanti spopolano la spiaggia,/ e l’onda profondamente penetra la riva.

ANGELI
1.
Noi, gli Angeli dei fiori./ Angeli buoni e Angeli cattivi,/ comunque vita sulla vita che vede quei colori.
2.
Un Angelo che cammina in me, come io nel bosco,/ io non lo nego, anzi è naturale.
3.
Né il colore di sé né il suo profumo,/ il fiore vede e sente./ Li coglie l’uomo./ E l’Angelo è un uomo con le ali/ che è volato fuori di sé/ per vedere la sua faccia.
4a.
Dopo di me l’Angelo./ Annuncerà e guiderà la rinascita.

ANIMA
1.
L’Anima tu la senti,/ come il fiore, la luce./ Quella è il divino più vicino a te/ e quando si allontana cominci ad appassire/ e a morire, come d’autunno il fiore.

ANIMALE
1.
L’Animale vede da un’altra posizione temporale,/ quindi non come noi sicuramente,/ cioè non vede le cose dentro ad una mente, come l’uomo./ Non c’è la linea retta illimitata,/ il cerchio, il punto, il piano./ Non c’è la mano, il viso, il sorriso, il pianto./ Non c’è l’incanto delle albe e dei tramonto./ Non c’è numerazione e neppure una ragione/ che lui ci sia e che ci sia la cosa./ Per l’Animale ogni cosa si sporge in una notte,/ perché manca il Logos che le unisce.

2.
Guarda un Animale e vedi un blocco della vita,/ una strada senza uscita che è rimasta.
1a.
Gli Animali mi appaiono tentativi innumerevoli/ per formare e perfezionale la struttura del cervello.
2a.
E prove innumerevoli per accrescerlo.
3a.
E mutamenti innumerevoli per evolverlo.

ANIMALITÀ
1.
L’Animalità è ormai tempo di lasciarla.
2.
È quasi tutto legato ad essa:/ tempo di vita, per esempio,/ dalla nascita alla morte,/ e quindi una direzione prefissata/ e l’essere rivolti da una parte sola.
3.
Quest’Animale tutto indirizzato non può bastarmi più./ Il gioco è fatto da tanto tempo ormai, che è sciocco il rimanere.

ANNEGAMENTO
1.
Sfera d’Annegamento è ormai il pensiero.

ANNI
1.
Se dici che il cielo ha tanti anni,/ li ha soltanto ora che lo dici.

ANTICIPAZIONE
1.
Non è strano, anche se lo sembra, anzi non può essere che così:/ la Porta di cui tanto ho qui parlato/ è quella che divide la vita umana e morte./ E perciò è uno solo il luogo e il momento del passaggio./ Il resto, quello che ci accade nella vita e che anch’io racconto/ è conoscenza e Anticipazione.
2.
La mia vita è quest’Anticipazione della fine,/ che è, dunque, simile ad un progetto/ svolto fin nei dettagli.

ANTRO
1.
Il mondo è un Antro discoperto/ da questa ragione mia che vede ed espone.

APERTA
1.
È Aperta soltanto la Porta di Dio nella tua casa./ O trovi quella o rimani qui rinchiuso.

APOCALISSE
1.
Dobbiamo solo aspettare per l’Apocalisse./ Incamminati come siamo da quella parte,/ non tarderemo molto ad incontrarla.

APODITTICO
1.
Si dice che non c’è più niente d’Apodittico:/ principi, certezze, fondamenta./ Invece c’è la morte.

APPARENZA
1.
È il corpo appresso alle Apparenze:/ al sole che sorge e che tramonta,/ all’albero che nasce e sembra nuovo./ E tu appresso al corpo e non ti stacchi.
2.
Se ti stacchi lasci le Apparenze,/ queste antiche apparizioni della vita.
3.
Mi hai detto che è vero questo mondo/ e che un sogno non è e non rimane./ Ed io ho scritto una parola sulla sabbia/ che immantinente l’onda l’ha spianata.

4.
Intessere con la luce è un altro sogno,/ che poi scompare quando scende notte.
1a.
Il pensiero è l’Apparenza d’ogni cosa.

1b.
Siamo dei composti abbastanza elaborati e complicati, o almeno così sembra,/ che hanno costruito e continuano ad ampliare un ambiante/ adatto per la vita e lo sviluppo./ L’ambiente è stato reso visibile e udibile attingendo da fonti sconosciute./ L’ambiente e il mondo, ma da dove si è attinto non si sa,/ o si sa soltanto che movimenti per lo più invisibili – vibrazioni e onde -,/ diventano suoni e figure./ Sappiamo ancora che ciò che si vede e si sente,/ può diventare anche denso e pesante quando lo tocchiamo,/ perché i movimenti circolari e vorticosi degli atomi/ che lo compongono, si oppongono alla penetrazione./ Siamo Apparenze, perciò, in un mondo Apparenziale,/ che l’intelletto ordisce e i sensi proiettano.
1c.
Cosa c’è di là dalle apparenze, o prima di esse?/ ecco il mistero da scoprire;/ perché ciò che è prima – appunto le apparenze -,/ sono già costruzioni umane/ o combinazioni dove c’entra anche l’uomo/ che ognuno poi rivede, risente, ritocca ogni volta che si sveglia,/ e cui può aggiungere, se gli riesce,/ qualcosa di personale prima di lasciare il campo./ Ma cosa c’è prima io non lo so,/ e non l’ho trovato scritto da nessuna parte./ O si conosce soltanto qualche nome/ dato a quel prima, da chi come ho fatto io/ s’è posto la domanda:/ Dio, Tao, Abisso, Tenebra, Innominabile – perché i nomi li ha tutti -,/ Invisibile – perché è tutto contemporaneamente./ Ma io che cerco cosa c’è prima delle apparenze, / o chi c’è prima, conosco forse me stesso,/ da dove vengo, dove vado!/ Allora non è solo là fuori il segreto da svelare,/ è anche dentro, è uno-tutto, cioè io e il mondo./ Dio, Tao, Abisso, Innominabile, Invisibile…è il segreto/ e se potessi svelarlo sarei Dio, Tao, Abisso, Innominabile, Invisibile…
1d.
Non posso certo dire che sia cambiato il suo Sostrato/ se il mondo è così diverso stamattina,/ è tutto ricamato d’oro e brina/ bianca la terra e colorato il cielo./ Non posso immaginare d’essere io il suo autore/ se era così diverso le altre volte,/ e tuttavia è legato ad una sorte/ che io viva e veda per dar fuoco al cielo.

APPARIRE
1.
Il mondo Appare nel pensiero, che è il nulla/ (o il tutto) della cosa che appare.
2.
Io so dove Appare la cosa,/ in ciò che la cosa non è,/ e non c’è se non appare la cosa.
1a.
L’Apparente è sempre un emergente in una luce.
1b.
Si può pensare a perfezionamenti d’Apparenze,/ cioè a visioni di visioni.
1c.
In quest’apparente nella vita/ che abbiamo chiamato spazio e tempo,/ c’è una Porta.

APPARIZIONI – SPARIZIONI
1.
A trarre volti dal nascosto/ siamo chiamati,/ e parole dal silenzio.
2.
Si manifesta così il pino e il bosco,/ il cielo azzurro e la luce della stella.
3.
Se si perde l’esistenza sparisce quest’azzurro,/ se si chiude l’occhio sprofonda questa luce.
4.
Innumerevoli presenze hanno accesso all’esistenza/ e in essa sono trattenute e mantenute.
5.
Si contano e si collegano le stelle/ con disegni della vita e del pensiero.
6.
Sono costanti le Apparizioni delle stelle/ dentro la sfera del risveglio umano./ Ad intervalli regolari il Risvegliato attinge al cielo.
7.
Sono ben fissate le stelle nell’antico./ Pietre del cammino ben impiantate.
8.
Altre Apparizioni cominciano e finiscono./ A volte velocemente appaiono e scompaiono./ Anche il corpo del vegliante ha inizio e fine.
9.
La cosa è un’Apparizione nella vita,/ e se la vita si mantiene resta la cosa.
1a.
Se la vita è un interno dove appaiono le cose,/ la nuova avventura è aprire fori sulla scorza che le contiene/ per vedere un altro aspetto della Luce.

APPARTENENZA
1.
Appartenenza al Logos è la mia vita./ Quella del fiore è l’Appartenenza al sole.

ARCA
1.
La parte alata di me dovrebbe uscire/ come la colomba dall’Arca./ Ma è ancora tempo di diluvio.

ARCANO
1.
Un Arcano ci sembra questo mondo/ sospeso fra un fondo oscuro imperscrutabile/ e una cima irraggiungibile di luce.
2.
E ciò che sale dall’abisso e scende dalla cima/ diventa suono e figura: ecco l’Arcano.

3.
Un Arcano sospeso, un sogno sostenuto/ e mantenuto è questo mondo./ E tuttavia è questa la dimora.
4.
È solo una scrittura tutta nostra/ questa figura di cielo, mare e terra.
5.
Nel nostro lungo sonno che perdura,/ abbiamo collocato basi in terra/ e punti di riferimento dentro il cielo.
1a.
Ma io riesco a vedere solo due passi,/ uno in su e uno in giù di quest’Arcano.
2a.
Per aumentarlo semmai, e poi nient’altro./ Aumentarlo per me e compagnia.
3a.
Iddio, se c’è, è uno molto avanti,/ che ha più cielo e più terra di noi per apparire.

ARRIVO – ARRIVARE
1.
S’Arriva nella sfera del Logos.
2.
“Da pesanti catene incatenata”./ Così la percepì il veggente quando è entrato.
3.
Quindi una pianta iscritta/ dentro il Logos quest’umano.
4.
L’iscrizione dentro il Logos, come l’albero nel sole,/ sembra la prigionia di questa vita.
5.
Il fiume è arrivato alla sua foce/ e il mare ha raggiunto la sua piena.

ARROCCAMENTO
1.
Gli uomini stanno perpetrando/ e attuando intensamente la loro fine di mondo./ Di questa civiltà rimarranno soltanto Arroccamenti/ simili ai ruderi di fortezze delle epoche buie/ del passato che si stagliano sui dirupi./ Essi saranno illuminati da luci atomiche/ e controllate da intelligenze artificiali.

ARTE
1.
Incontro di cose della terra e del sole,/ pietre, legno, terre colorate,/ col soffio di vita dell’umano,/ e intercede la mano, l’occhio e il cuore.

ARTIFICIALE
1.
Le donne d’oggi,/ sono uomini artificiali.
2.
La luna e le stelle sono offuscate/ dalle lampadine elettriche/ e scompaiono le loro profondità.

ASCENDERE
1.
Ascendere alla luce che sta/ sopra l’ultima luce che si vede/ è la via dell’immortalità.

ASCENSIONE
1.
Quest’Ascensione dalla terra al cielo,/ dalle tenebre nella luce,/ quando il sole chiama e il Logos chiama,/ ha nome vita umana.
2.
Si può anche cadere a cosa chiusa e ristagnare/ come accade alle piante nell’inverno,/   a tanti animali nelle tane/ e all’uomo in questa fine di civiltà./ Ma se il battito non cessa della vita/ e se non si spegne il sogno,/ si è pronti a risalire quando la luce chiama,/ o con altra veste si è invitati a riapparire.

ASCOLTO – ATTESA
1.
Quando ti trovi nell’Attesa e nell’Ascolto/ per carpire dall’invisibile un altro segnale del cammino/ puoi tenere gli occhi chiusi e gli orecchi tappati/ perché non sono essi che lo colgono.

ASPETTATIVA
1.
Sei in Aspettativa nel tuo corpo/ come un seme nella terra./ Ma soltanto se giungi a primavera/ esce il tuo fiore.

ASPETTI DEL MONDO
1.
Noi lo solleviamo dal profondo l’Aspetto che ci appare,/ e immantinente s’inabissa dopo il passaggio./ O c’è memoria che lo tiene a galla.
2.
Chi si ferma crede il mondo cosa ferma,/ un immutabile aspetto crede che sia.

3.
Un passaggio per luoghi del Signore è questa vita,/ e ogni volta il più luminoso sta più avanti,/ e spesso mi sembra di andare tanto piano.
4.
Se non ti muovi, rimane fermo quest’Aspetto/ che chiami mondo, ma è solo una sua faccia.
5.
Camminando per le terre del Signore/ cogliendo Aspetti, ma è lento quest’andare.
6.
A volte si rimane una vita dentro ad un solo Aspetto,/ e tu lo senti ma non riesci a superare.
7.
Io so che c’è terra sulla terra, luce sulla luce,/ e conosco il passaggio e ho intravisto./ Ma ancora non ho mezzi per emigrare.
8.
Nelle terre del Signore una luce è il sole,/ e lo ripetono le altre stelle in plaghe più lontane.
9.
Gli occhi non mi servono più per qui trovare./ Ci sono strati più in alto che non vedi/ se cammini guardando spiaggia e mare.
1a.
C’è un aspetto affiorato e comunemente presentato/ che chiamiamo natura, ed è quello/ che vediamo, sentiamo, tocchiamo./ Ma certamente non c’è questo solo./ È solo un’onda che è giunta a questa riva/ e continuamente e instancabilmente si ripete.

ASSIOMA
1.
Che ci sia sopra il sole un astro illuminante la pianta umana/ è l’Assioma del Vocabolario,/ ma non lo considero principio indimostrabile./ Però si deve uscire per vedere.

2.
Non c’è indimostrabilità del principio,/ ma occorre arrivare al compimento/ perché si sveli il segreto dell’inizio./ Perché il principio e la fine stanno assieme./ Sono lo stesso.
3.
Il Dio vivente, se c’è,/ è legato ad ogni vita precedente./ Non può essere altrimenti,/ questo è un Assioma.

ASTRO
1.
Astro invisibile io chiamo il Logos.

ASTRONOMIA
1.
Quest’Astronomia è una specie più evoluta dell’astrologia.
2.
Però più evoluta soltanto da una parte:/ da quella dell’osservazione e della numerazione./ Una faccia deformata con gli occhi a cannocchiale/ ed enormi orecchi che colgono ultrasuoni.

ASTUZIA
1.
L’Astuzia, il suo più alto grado!/ è scendere a patti con il divino, trattare./ Lasciare l’umano, il limite raggiunto,/ in cambio di nuova luce per il giardino.

2.
Io devo far valere il mio raccolto/ verso chi ha cielo e terra e può aspettare./ Ed io che invece ho fretta di trattare/ devo essere Astuto:/ attaccare, ritirarmi, invadere, inquietare,/ finché si dica: chiamiamolo a parlare.
3.
Devo vendere a Dio questa mia luce/ perché mi dia la notte,/ o resto fermo e chiuso.

ATOMO
1.
Quest’universo potrebbe diventare un Atomo,/ o un sistema d’Atomi, in altri occhi.

ATTESA
1.
Stasera ho colto Attesa fra la radura e il cielo./ Attesa di rispondere con i fiori/ alle stelle scintillanti della notte.

2.
Quest’immobilità che vado a ritrovare,/ è simile alla mia Attesa nel silenzio.

ATTILA
1.
Forse solo Attila sapeva.
2.
Recidere sembra opera di bene.
3.
O si riesce a carpire il segreto del fuoco che sta sopra,/ o è inutile raggiungere il livello dove ci troviamo e poi sparire.

ATTIRARE
1.
C’è quella Luce che Attira,/ ma siamo immersi nel sole e nelle stelle/ come i semi nella terra./ Soltanto a tratti c’è affioramento,/ ma non si rimane per molto nell’altra Luce.

2.
Perché diventi luogo di vita e sbocci il fiore,/ è necessario spuntare in tanti, sostenerci/ in quell’esterno luminoso, e cominciare ad abitare.
1a.
C’è la non visibilità di un’altra luce/ (o della stessa ma con vesti differenti)/ che alcuni hanno chiamato Essere/ e molti Dio.
2a.
Ma dovrebbe presto arrivare/ il tempo di vedere/ come si vede il sole/ spuntando dalla Notte e dall’Inverno.
3a.
È quella luce che chiama/ e perciò a nulla servirebbe ogni fatica/ di forzare e di anticipare./ Solo la preparazione può servire.
1b.
Nel tempo dell’Inverno e della Notte/ non c’è luce che chiama/ e perciò qui ed ora non si spunta./ Poi verrà tempo di grande illuminazione,/ di chiamata a spuntare e a sbocciare.
2b.
Non c’è solo il sole, ma c’è anche Dio./ La luce ha strati come quelli della terra./ E dopo questo sole c’è l’aperto.

ATTRAVERSAMENTO
1.
Io credo che ci troviamo alla fine/ di quest’Attraversamento desertico,/ dove ogni carne è stata nutrimento/ e quindi sopraffazione e morte.
2.
Luogo di sopraffazione e di morte, l’animale./ Se qualcosa davvero vale ancora,/ è la posizione raggiunta,/ la fine dell’Attraversamento.
1a.
Da vita a vita,/ superando l’abisso misterioso della morte,/ sarà come da veglia a veglia/ attraversando il sonno.
2a.
Ho imparato il cammino che congiunge/ la vita che muore a quella che nasce.

ATTRAVERSARE
1.
Per Attraversamenti si arriva./ E da qui si vedono luci Attraversate/ e notti Attraversate.
2.
Come punti di luce nella notte/ appaiono le sfere Attraversate.
3.
L’intero firmamento è stato percorrenza.
1a.
Attraversando il dominio del logos,/ che è luce sulla luce che vediamo,/ si arriva fino all’ultimo tratto di cammino/ e si seguono i segnali ormai stabilmente conficcati./ Si può smarrirsi ancora tuttavia/ ma c’è una mappa nell’interno che si può consultare./ Poi si arriva alla fine e c’è una Porta.

AURORA
1.
Verso un’altra Aurora mi sono incamminato/ con la fiaccola del logos nella mano.

1a.
Ci sono Aurore di un’altra luce della vita/ che non accadono ogni ventiquattro ore/ come quella che vediamo./ Una ce n’è che l’aspettiamo da venticinque secoli/ e io l’ho già intravista.
1b.
Nella luce radiosa di un nuovo risveglio/ sarò vita ancora.
3b.
Ci troviamo nel tramonto e c’inoltriamo nella notte./ Per una misteriosa predisposizione,/ io ho anticipato il cammino comune nell’oscurità/ ed ora mi trovo presso un’uscita./ Ecco cosa vi posso raccontare./ Ma dovete stare attenti per sapere.

AUTOCOSCIENZA
1.
L’onda di pensiero aggiunge veste ed aspetto/ a deposizioni antiche come il mare.
2.
Ed oggi mi sono avvicinato/ fino ad ascoltare l’instancabile rumoreggiare.
3.
E ancora di più m’avvicino per toccare l’onda/ dove più in alto spumeggiando arriva.
4.
Così si aggiunge ad un’elaborazione/ che ha raggiunto la parola mare/ antichi elementi del concepimento.
5.
Perciò ogni ritorno è come un rito/ che avvicina la parola alla sua fonte.
6.
Autocoscienza è il mondo che componi/ dal luogo di visione dove tu sei.
7.
La visione è l’uscente/ dall’elaborazione,/ cioè il risultato.
8.
L’Autocoscienza è la conoscenza di dove ci troviamo/ e di come siamo entrati in questo luogo./ Ci troviamo nella dimensione del pensiero/ e siamo entrati in esso dalla Porta del Giorno e della Notte./ La pienezza dell’Autocoscienza è questa chiarissima visione.
9.
Gli dèi ci hanno concesso/ la conoscenza di un ingresso della vita/ avvenuto ventisei secoli or sono./ Ed ora la conoscenza dell’uscita dalla stessa Porta.
1a.
Un altro corpo, la stessa Coscienza./ Può benissimo crescere/ nel terreno dei corpi/ ma essa è come un seme/ in quella terra.

AVAMPOSTO
1.
Quando arriva la voce da quel posto io l’annoto.
2.
Io ricevo i segni dell’Avamposto da chi sta avanti e li traduco./ Giungono ondate e le tramuto in canto./ Come se la vita cominciasse dalle parole ad apparire, simili a fondamenta./ Poi l’immenso lavoro d’interpretazione e di derivazione.

AVANGUARDIA
1.
Profonda è la notte./ Non è neppur certo che l’umanità n’esca./ C’è tuttavia un’Avanguardia diretta verso il confine,/ ma potrebbe rimanere isolata e smarrita in plaghe inconquistate/ se si determina una frattura con chi segue.

AVANZARE
1.
Avanziamo/ portando con noi/ tutta l’esperienza conquistata,/ tutte le soluzioni ottenute/ e sono il mondo./ Avanziamo/ raccogliendo le forze/ e sono il mondo./ Non andiamo avanti sprovveduti e soli./ E’ tutto l’esistente che fa fronte./ Il nulla ha davanti l’universo/ raccolto in un punto solo,/ come un cuneo.

AVVENIRE
1.
Se mi dici/ che il tuo Avvenire è un altro giorno,/ cioè il domani e gli altri che verranno,/ io ti dico di si, non ti confondo,/ però essi stanno nel giorno del Signore./ E’ quel tempo/ che hanno visto nell’inizio/ e che ora riappare al tramontare,/ dopo millenni di vita nell’umano.

AVVENTURA
1.
Rivolto a morte,/ la luce della mente è l’astro/ che m’illumina il cammino.

AZZURRO
1.
Ho raccolto l’Azzurro della luce/ dentro un prato./ In un calice di fiore/ l’ho trovato.
2.
Ecco l’ente cos’è: forma e colore,/ che la luce diffusa non possiede.
3.
Precipita a fondo la conchiglia/ e dentro è nascosta la sua perla.
4.
Chi è sceso nell’abisso/ l’ha sollevata e aperta,/ chi s’è staccato dalla terra/ coglie l’Azzurro.
5.
Soltanto i tesori del logos/ sono più preziosi di quelli del sole,/ ed io sono intento a separarmi/ per vederli e raccoglierli.
6.
L’universo giunge a riva d’uomo/ come l’onda lambisce la battigia,/ e se salti in quel punto/ ti stacchi dall’umano.

Achille […] Amore

25 maggio 2009

Il Pelìde Achille

ACHILLE
1.
Il mondo tu lo vedi rotondo/ soltanto perché il tuo cervello è sferico.
2.
O almeno c’è uniformità nella progettazione/ e nella visione di ogni cosa.
3.
Tutto gira e rigira/ nei cieli e nel cervello.
4.
E mi sembra di capire che sta qui il segreto/ fra il cerchio e la sua misura a cui tendiamo.
5.
Similmente la gara fra Achille e la tartaruga non è finita/ e ancora si rincorrono i due eterni duellanti.
6.
Il mondo non è vero, è una parvenza,/ che portiamo quassù con occhi e mente.

7.
E il vero, semmai, è sovrapposizioni di parvenze,/ sostenute e mantenute dalla vita.

ACQUA
1.
In genere, come acqua si versa questa vita/ da sponde di terra dentro il mare,/ e scompare il suo corso.

ACUTEZZA
1.
Io parlo di Acutezza della vita/ che fora il suo guscio di pensiero.
2.
Sono anche le piante fatte a punta per uscire,/ e quindi si può anche capire/ che ogni vita antica e nuova/ ha un’Acutezza e un varco.
3.
All’inizio, ogni vita affiora da un intero./ Da un luogo racchiuso punta e varca./ Ed esce e sale nella luce.
4.
La primavera è ripetizione/ di varchi antichi e di affioramenti.

ADATTARE – ADATTAMENTO
1.
Tutti si Adattano/ ad apparire e sparire dalla scena senza perché,/ e questo insegna qualcosa sulla qualità della vita/ raggiunta qui sulla terra./ Anche se qualcuno prevede e persegue un Mutamento/ non si presta attenzione in questo verso.

ADDENSAMENTI
1.
Mi giungono Addensamenti e non le cose/ e Addensamenti trasformo in stelle e fiori.
1a.
Ho visto la cieca morte/ farsi notte, punteggiata di luci/ quando penetrano in essa le parole.
1b.
Il biancore della neve nella notte/ è come il lumeggiare della parola.
2a.
Mi basta d’aver appreso in questa notte/ che punti di biancore come la neve/ suscitano l’ombra nella notte fonda.
3h.
Addenserò le parole del mio canto/ per rischiarare tenebra profonda/ come fa la neve quando scende a notte.
1c.
Sono Addensamenti della luce i fiori,/ luoghi di sosta prediletti/ del Suo diuturno infaticabile operare.

ADDITARE
1.
Nessuno mi crede se dico/ e perciò devo solo Additare/ e accompagnare chi vuole proseguire.

ADDORMENTARE
1.
Mi addormentano le vite primitive/ e mi svegliano il loro arrovellarsi.

AFFIORARE
1.
Dal canto, Affiora la parola, e poi s’immerge,/ per riapparire in un’altra primavera.
1a.
Mi sovvengono Affioramenti e separazioni da altre terre./ Dal fiore, pesce, mammifero, uccello, uomo./ Chi è lasciato, poi diventa cosa.
2a.
Il giorno del sole e la notte delle stelle/ entrano in una sfera illuminante/ seguendo cunicoli della vita.
3a.
Il corpo è cosa dentro il mondo,/ ma il mondo sta dentro nella vita.
1b.
La vita è un cammino nel tempo/ e il vivente si muove nello spazio./ Non può essere diversamente, se si guarda bene.
2b.
Il viaggio nel tempo per noi è predisposto/ fino all’Affioramento nella vita umana.
3b.
Da cui appare la visione di luci antiche/ e di vite antiche in quelle luci.
4b.
Io so che è stata sormontata/ tutta la struttura che appare dalla vita.
5b.
Tutta la struttura è il cammino/ fino allo sbocco.

AGGIRARE-AGGIRAMENTO
1.
Dobbiamo Aggirare la tenebra in noi/ quella più vasta e profonda/ e che ha il nome più nero, cioè morte,/ com’è già accaduto con la veglia e il sonno.

ALA
1.
La mia vita è ala sul pensiero/ come volo di gabbiano sopra il mare.

ALATI
1.
L’era dell’animale è ormai finita,/ l’uomo è l’ultimo modello,/ e inizia l’era dell’angelo./ Appena si aprirà la porta dalle due parti/ usciranno gli Alati a conquistare
1a.
I bianchissimi li chiamerei, forme di luce,/ gli Alati che s’avvicinano all’umano.

ALBERI – UOMINI
1.
Essi, senz’occhi per il sole./ E noi, senz’occhi per il Logos.

2.
Non c’è senza di te l’albero che vedi./ Precipita nel suo tempo, cosa non veduta,/ e luce non veduta la sua vita.
1a.
La maggior parte di noi/ neppur si apre all’altra luce/ che pure scalda il cuore./ E’ come pianta verde senza il fiore.
2a.
Se gli Alberi spuntano nel sole e gli uomini nel Logos,/ qualcuno apparirà ancora più in alto.
1b.
Incapaci gli Alberi di aprire gli occhi al sole/ e incapaci gli uomini di aprire gli occhi al Logos./ Ma qualcosa di nuovo sta accadendo e c’è l’attesa.
2b.
Gli Alberi si sono alzati verso il sole/ che non vedranno mai,/ perché siamo noi gli occhi e la mente./ E gli uomini si sono alzati verso il Logos/ che alcuni hanno già visto,/ ma che molti non vedranno/ se si lasceranno troppo sorpassare.
1c.
Guardate gli Alberi!/ Hanno sopra di loro il sole luminoso/ che con il suo moto apparente li fa nascere, crescere, declinare e morire/ in un sempiterno giro di vita e di morte,/ in cicli fissi e immutabili./ Se ogni uomo si potesse vedere dall’alto o da fuori/ come vede l’albero,/ similmente si scorgerebbe:/ dentro ad una luce, dentro ad un’oscurità./ Ed è questo cielo più alto/ che stiamo cercando di avvicinare e capire/ attraversando strati luminosi e penetrando zone oscure.
2c.
Abbiamo tutto un passato da osservare/ per vedere e capire quel che siamo ora./ Il mondo è il libro dei rimasti/ e della loro storia raccontata e instancabilmente ripetuta./ Di cui tu occupi l’ultima pagina/ ma che ha tante pagine bianche dopo di te/ se vuoi scrivere ancora.

ALBERI – ANGELI
1.
Quelli che tu vedi, ed essi non ti vedono./ Quelli che ti vedono, e tu che non li vedi.

ALBERO D’INVERNO
1.
Io conosco il tuo sole che ti veste/ e sto cercando chi conosce il mio.

1a.
Assomiglio anch’io all’Albero d’inverno,/ ma io cammino per incontrare ancora luce.
2a.
La primavera che verrà io la conosco,/ ed essa allieta ma non mi sveglia il cuore.
3a.
Albero d’inverno/ tu stai fermo ad indicare/ che si esce dalla vita/ che abbiamo avuto.
4a.
E in quest’esistenza io conto di trovare/ un’altra uscita, e perciò cammino,/ cammino sulla neve.
5a.
Anche il Logos sarà presto un sormontato.
6a.
Di più dell’invisibile/ non c’è nulla che m’attira.
1b.
Soltanto se si preme s’apre il foro,/ come fa il fiore quando spunta dalla terra./ Non s’apre prima il foro e poi si passa./ Chi passa a foro aperto non è mai primo.
2b.
E ognuno che passa per un foro aperto,/ è ripetizione di chi ha scoperto quel passaggio,/ o continuazione di un’opera già iniziata.

ALDILÀ
1.
L’aldilà non è fuori o lontano./ Appena dopo la veglia comincia l’Aldilà/ ma non c’è dall’una all’altro passaggio che conosci/ e perciò quando sei di là non ti conosci./ O appena dopo la coscienza comincia l’aldilà, e si chiama inconscio,/ o appena dopo la vita e si chiama morte./ Ma esso è siffatto che tu/ ci arrivi soltanto addormentato/ o incosciente, o morto.

ALETHEIA
1.
Se è vero che la radice della pianta umana/ ha il nodo nella testa e poi affonda/ da ogni parte nella sua terra,/ allora la pianta è rivolta o è aperta ad una luce.
2.
Quando è sbocciata la prima volta/ lo sappiamo: nell’Aletheia.
3.
Il luogo del risveglio è la sfera di Parmenide.
4.
Il foro d’uscita/ ha l’aspetto di una porta/ nella visione antica.
5.
L’ingresso nel pensiero è l’inizio di una vita:/ la vita razionale, l’ultimo aspetto,/ io credo, dell’umano.
6.
L’Aletheia non è l’accesso al sole/ perché l’ingresso in esso/ è accaduto molto prima,/ ad altri: agli alberi e ai fiori.
7.
Per noi il sole è un passato/ che entra ogni mattina nella luce/ dove ora ci troviamo,/ e viene illuminato.

ALTOPIANO
1.
Io so che il cielo è come un Altopiano,/ e biancheggiano i narcisi come galassie./ Ma qui io tocco stelle con la mano,/ e non ditemi che non è luce questo chiarore.
2.
Ma se è ondulato come un altopiano,/ non si vede che cosa c’è dopo quel dosso./ E perciò sono uscito dal biancore, sono salito,/ e un altro cielo si dispiega più lontano./ E c’è un altro versante dopo la cima.
3.
Il versante che è apparso non ha stelle./ Le stelle stanno dalla parte della luce.
1a.
Su ripidi declivi stanno le stelle/ e a volte su orli di baratri e abissi.
2a.
Sono addensamenti della luce abbarbicati./ Perciò io credo ai buchi neri dentro il cielo,/ ai venti del tempo,/ e alle ondulazioni e distorsioni dello spazio.
3a.
Io credo a quasi tutto ormai e per ciò voglio uscire,/ ma per saperne di più e non per chiudere l’occhio./ Per aprire un nuovo occhio che colga l’invisibile.

ALTRO
1.
C’è un Altro che attende la mia vita,/ ma io ho lasciato segni indecifrabili/ sulla sabbia del mare e dentro il vento,/ perché sia costretto ad accordarsi per sapere.

ALVEO
1.
Anche il mio corpo è un Alveo della vita/ ed io uno sradicato dalla piena.
2.
Un Alveo asciutto è un corpo senza vita.

AMBASCIATORE
1.
Il volto dell’Essere è il ciclico apparire della totalità./ Io sono Ambasciatore presso quel regno/ e dovrò annunciare il volto del Signore.
2.
Sto trascorrendo per luci di sogni per immaginarlo quel volto,/ per non rimanere senza parola quando verrà la pienezza,/ perché il mio compito è comunicare quel ritorno./ Il ritorno è un aspetto dell’intero.

AMBEDUE (io e il mio Signore)
1.
Ci avviciniamo Ambedue a punti della luce./ Tu alle stelle in cielo, immagino,/ ed io alle genziane dentro il prato/ e in quest’occasione non T’invidio./ Le mie luci sono azzurre e le tocco con la mano.

AMBIENTE
1.
La vita compone degli Ambienti,/ e per la sua manifestazione e sviluppo/ la vita umana ha composto questo mondo/ che confina con le stelle e le galassie.

AMBITI DI LUCE
1.
Io dico di uscire dalla luce del lampione/ quando ritorna buia la mia strada./ Quindi ci sono ambiti di luce e limiti.
2.
Se non ci fossero, come il sole che è vicino,/ ogni stella colmerebbe questa notte.
3.
Se ci sono Ambiti di luce,/ non esce la luce dal suo luogo./ Eppure si vede la luce del lampione/ se mi volgo dopo averla superata.
4.
Qui parlo delle luci della note/ e non del giorno.
5.
Uscendo da Ambiti di luce – luoghi di vita -,/ possiamo guardare notti antiche.
6.
Se la stella della notte non mi giunge,/ sono io che arrivo ad essa: la disvelo.
7.
Non è vero il viaggio della luce/ oltre il suo limite di stella./ Può circolare soltanto nel suo tempo.
8.
Se esco dalla luce del lampione/ più non mi giunge – è evidente – la sua luce./ E se mi volgo e ancor m’appare da lontano/ interviene l’altro aspetto: la visione.
9.
Io illumino le stelle quando le guardo,/ cioè vedo luce da luce.
10.
Perciò la visione non è mai/ soltanto ciò che giunge,/ come sembra quando è giorno.
11.
È anche notte e morte/ e una luce non percepita,/ come il logos.
12.
Tu dici che arriva il cielo della notte,/ ed io dico che lo portiamo alla presenza.
13.
Come la voce giunge all’orecchio o mai arriva,/ così la luce incontra l’occhio o mai arriva.
14.
Il gioco della luce/ si gioca con l’occhio e una lontana stella./ Oppure con il sole nel suo giorno.
15.
Non credo a luce perennemente in fuga/ e indirizzata in un cielo dove la sua fonte è già scomparsa./ Va raccontata meglio questa storia.
16.
Il racconto del cielo lascia buchi,/ come la luce che sempre corre e mai arriva.

AMBITO
1.
Il sole è l’Ambito di luce delle piante.
2.
Il logos è l’Ambito di luce della pianta umana.
3.
La pianta umana ha superato l’Ambito del sole./ Lo vede e vede lo stellato cielo.
4.
Prospetto che si può uscire anche dal Logos.
5.
L’ambito del Logos comprende il sole e le altre stelle/ ed è la vita razionale per l’umano.
6.
Uscire dal cerchio della sua luce/ dove da millenni siamo immersi,/ è vederlo con nuovi occhi, come si vede il sole.
7.
Appariranno altre terre e altri cieli./ Apparirà la pianta che si lascia.
8.
Vedrai la faccia della tua vita quando uscirai.
1a.
C’è la vita dentro la donna,/ c’è la vita dentro il sole,/ c’è la vita dentro il Logos./ E dopo un’altra ancora, che raggiungeremo.
2a
Raggiungeremo Ambito e apparizione.
1b.
Logos è un Ambito di luce immenso,/ perché contiene tutta la visione che abbiamo:/ cioè la terra, il sole e l’universo.

AMORE
1.
C’è una nostra età che il sogno ci arriva nel volto./ Un antico sogno che giunge da dove si crede la morte./ E si può riconoscerci e amarci./ Ci sono cose che non si sanno, e una è l’amore./ Ma io dico ora di esso che è voce d’eterno.
1a.
Quando la metà oscura/ – il sonno, l’inconscio, la morte -,/ acquista forma ed aspetto di donna,/ o quando forma ed aspetto l’uomo lo ritrova/ nel gran mondo delle cose contrapposte,/ allora è amore.
1b.
Dietro siamo ciechi,/ non solo nel corpo/ ma anche nella mente. Soltanto che la mente/ ha potuto superare quel suo stato aggirandolo,/ come ha fatto la scienza/ con la faccia nascosta della luna./ Quel che si scopre è un altro volto/ che non si sapeva d’avere/ ma che quando ci appare/ – finora ce l’ha presentato soltanto Amore -,/ per esso stravediamo.
1c.
Quando la parte oscura che tu sei/ acquista forma ed aspetto di donna,/ e quando forma ed aspetto/ lo ritrovi e riconosci nel gran mondo/ delle cose contrapposte/, allora è amore.
1d.
Che tu sei l’unico Amore io l’ho riscoperto/ dopo un cammino lungo quarantasette anni/ della mia vita/ e più di tremila anni di Storia./ Ma la prima volta io non lo sapevo,/ lo sentivo solamente./ E’ la conoscenza che s’è aggiunta/ nella riscoperta.
1e.
La vittoria sulla morte è l’Amore./ Anche sul piano fisico/ l’unione è la continuazione della vita della specie./ E si va verso l’altra meta: l’immortalità dell’io,/ o meglio del Sé, che comincia/ l’unità di conscio e inconscio.
1f.
Ci stiamo inoltrando/ nei segreti dell’Amore/ quando si dice che quel sentimento/ che ci prende e sconvolge/ è la scoperta là fuori/ di quel che è in noi in altro modo.
1g.
Ho vissuto in gioventù/ l’amore terreno/ ed ora mi sono legato/ a quello celeste./ L’uno si nutre dell’altro/ mi sembra./ Ma ora che sono qui/ vorrei essere là/ e quando ero là/ volevo arrivare dove ora mi trovo.

1e.
Ritrovare e riconoscere:/ quello è il grande amore./ Io ho ritrovato/ ma non ho subito riconosciuto/ in modo chiaro e distinto,/ perciò ho cercato/ per quasi tutta la vita/ finché il segreto della metà nascosta/ s’è svelato.
1f.
L’Amore, per chi o trova,/ è uno, uno soltanto./ Il resto è ricerca.

Aborto, Accendere, Accumulo

20 marzo 2009

ABORTO
1.
Portano nel ventre la cavità da cui si arriva./ Si proviene dalla notte e dal profondo/ e si entra in un’altra sfera di sviluppo.
2.
Quanti sono gli Aborti in quest’ultima sfera?/ Si dice che sono tutti, perché la via d’uscita/ non appare aperta fino alla fine.
3.
Ma le ricerche fin qui condotte e il cammino/ mi hanno fatto arrivare fino alla Porta,/ che si apre spingendola dall’interno.
4.
La conoscenza è la via umana verso l’uscita,/ verso il superamento della propria sfera di sviluppo./ La religione è la strada divina.

ACCENDERE
1.
Quando entri nel logos,/ si Accendono le stelle.

ACCUMULO
1.
Il Cumulo di morte aumenta alle tue spalle,/ se procedi così per un verso solo.

Abbasso, Abboccare, Abisso

8 marzo 2009

ABBASSO
1.
Da sormonti già compiuti vedo le stelle Abbasso./ Sono immerse in un baratro di tempo.

ABBOCCARE
1.
Abboccando a briciole il presente,/ passa la vita.

2.
Ci manteniamo nel presente con Boccate di presente,/ come il corpo con respiri rimane dentro il cielo.

3.
Abboccando il presente si rimane a questo livello,/ e la vita così è un continuo Abboccamento./ E si getta all’indietro ciò che accade./ L’accaduto è la deiezione e il suo accumulo il mondo./ Anche queste parole che sto annottando vengono così gettate e ammucchiate./ E io monto sempre su un deposito:/ sul sentiero che si snoda verso la vetta,/ e sul mio corpo che mi porta in cima.

4.
L’intero universo che mi appare è il tutto già gettato, (non sta sopra né davanti),/ e se un giorno si dovesse navigare fra le stelle e le galassie,/ sarà solo un viaggio nel passato.

5.
Ed io sono stato uno strano messaggero nei domini già conclusi del passato.

6.
E di questo viaggio io porto nel presente/ le ricchezze raccolte nelle lontane terre./ E molte di esse hanno già il nome e sono state ordinate e misurate,/ e dovrei fare così con tutte quante./ Il Vocabolario è il luogo dei nomi, della raccolta e della sistemazione.

ABISSO
1.
Non l’ho certamente superato/ io così pesante – c’è un ponte da gettare –,/ ma l’ha varcato il cuore.
1a.
Io so che non c’è nulla là fuori senza la vita./ Senza di essa tutto precipita e si perde nell’Abisso.
1b.
È superabile l’Abisso della morte./ Già nei modi della natura lo si può attraversare/ riducendosi a seme/ e percorrendo il cammino oscuro che si trova nella donna,/ fino all’uscita nella mente./ In questo caso però, normalmente e pressoché generalmente,/ non si ricorda da dove si viene, quel che siamo stati, e dove si va,/ perché non è sentiero che compie ad occhi aperti.
1c.
L’Abisso è la metà di te che non conosci/ e precipiti in te se non la trovi.
1d.
Per ricordare la vita precedente/ e quelle ancora più lontane/ è necessario superare l’Abisso della morte/ ad un livello alto:/ quello della conoscenza/ sviluppata dall’Occidente/ in più di venticinque secoli/ della sua storia.

2d.
Superare l’Abisso della morte/ nel modo della conoscenza/ vale a dire ad occhi aperti e mente sveglia/ è forse la prima volta che accade,/ anche se non è la prima volta/ che viene varcato in altri modi.

Abbandono

4 marzo 2009

1.
Abbandoni antichi, li chiamiamo cose.

2.
Non c’è Abbandono senza abbandonato./ Se vedi solo il mondo, cerca Iddio.

2a.
Voi dite che il mondo è immenso, e sta nell’occhio./ Io direi che immenso è l’Abbandono.

1b.
È tempo d’Abbandono dell’ultimo animale.

Il Vocabolario: l’evoluzione della lingua

27 febbraio 2009
I vocaboli sono segnavia
Che tracciano il cammino
Fino al confine della mente
E indicano il suo superamento

Il Vocabolario è il luogo di tutti i vocaboli. Però, inserendo le parole, in questo si sono presentate anche combinazioni di vocaboli, nomi propri, numeri, frasi; ed altro ancora di diverso che ha credenziali per entrare può farsi avanti ed esigere, perciò sospetto che le inclusioni nella raccolta siano illimitate. Fra le combinazioni di vocaboli è già inserita, per esempio, PRESENZA-ESISTENZA; fra i numeri sono già stati introdotti UNO, DUE, TRE; fra i nomi PARMENIDE, ERACLITO eccetera.

Poi i ritorni. Una parola già raccolta e scritta si ripresenta, e io devo accoglierla ancora e includerla, sotto la prima apparizione. La prima apparizione è indicata con i numeri 1, 2, 3…; la seconda con i numeri seguiti dalla lettera “a”: 1a, 2a, 3a…; la terza con i numeri e la lettera “b”: 1b, 2b, 3b… eccetera.

Le apparizioni avvengono nei miei giorni e nelle mie notti, quindi nel mio tempo; tempo che altri tempi ha ad incontrare: le stagioni, la nascita dei fiori, il loro sciogliersi e sparire, l’arrotondarsi della luna dentro il cielo, il sorgere delle costellazioni; e ritorna la neve e ritorna la parola, si apre il fiore e canta la mia vita. Non c’è limite ai ritorni perché ogni parola gira con le stelle; si nasconde e riappare; ritorna in un altro momento della vita e io l’aggiungo sotto a quella che è già stata. Uguale è il luogo ma s’allarga il suo respiro.

Perciò il luogo è lo stesso, ma non è mai uguale e definito; sulle pagine aumentano i segni ma ognuna non è mai piena e mai è vuota. Può capitare che la fine di una manifestazione giunga a fine pagina, ma quel limite di pagina e di parole è soltanto casuale; in un’altra manifestazione s’aggiunge un’altra pagina che fa giustizia di quell’effimera pienezza.

Alle ripetizioni che si succedono nel tempo sono legate le estensioni senza fine nello spazio e quindi non sono eliminabili i vuoti; essi costituiscono il Vocabolario quanto i pieni, cioè i luoghi delle parole. Se non ci fossero o venissero eliminati collegando le parole, non rimarrebbe più spazio per i ritorni, non si potrebbero includere i nuovi vocaboli che si presentano e che hanno il loro ordine nell’insieme. Perché c’è l’ordine alfabetico che mai si potrebbe trascurare. Mi è capitato, infatti, che arrivando a fine pagina con l’illustrazione di un vocabolo, ho ottenuto continuità con il vocabolo che seguiva nell’ordine e che iniziava un’altra pagina; ma quella successione ininterrotta si è dimostrata in breve effimera e vana, perché un’altra parola si è introdotta fra le due, nel posto che le spettava, sciogliendo un impossibile legame e alimentando nuovo spazio nell’interno.